La grazia delle lacrime | L’Osservatore Romano

pagina 6 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 26 aprile 2019

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Mons. Claudio Giuliodori

di CLAUDIO GIULIODORI


Da sant’Agostino a Papa Francesco

Il tema delle lacrime, che unisce Agostino e Papa Francesco, è stato al centro dell’omelia pronunciata la sera di martedì 23 aprile a Pavia dal vescovo emerito di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, assistente ecclesiastico generale dell’Università cattolica del Sacro Cuore, durante la messa per la festa della conversione (battesimo) del santo di Ippona. Ne pubblichiamo per intero il testo.


Tra le tante grazie che ho ricevuto nella mia vita c’è quella di abitare oggi in via Lanzone a Milano, vicino alla chiesetta dedicata a sant’Agostino che si trova in prossimità della basilica di Sant’Ambrogio.

Alcuni studiosi ritengono, ma forse senza adeguato fondamento, che lì si trovasse il battistero originario della basilica trasformato, in seguito, in un luogo di devozione e culto di sant’Agostino.

benozzo-gozzoli-battesimo-s-agostinoÈ comunque certo che in quella zona è avvenuto l’evento che ha determinato la svolta decisiva per la vita di Agostino. Con il battesimo ricevuto da sant’Ambrogio nella veglia di Pasqua del 387, esattamente nella notte tra il 24 e il 25 aprile, l’instancabile cercatore di Dio iniziava la sua vita nuova in Cristo.

Grande è la sua riconoscenza verso sant’Ambrogio di cui dice scrivendo a Paolina: «Per bocca di lui soprattutto il Signore mi liberò dall’errore e per il suo ministero mi accordò la grazia del battesimo che ci salva» (Lettera 147, 23. 52). L’esperienza di essere stato, e sono parole testuali di Agostino, «piantato e innaffiato» nella fede dal santo vescovo di Milano lo accompagnerà per tutta la vita, nella consapevolezza che Dio opera in modo prodigioso e imprevedibile secondo le trame nascoste della sua infinita misericordia.

benozzo-gozzoli-s-agostinoSono davvero toccanti le parole con cui Agostino ricorda i sentimenti che lo accompagnavano mentre riceveva la grazia del battesimo: «In quei giorni non mi saziavo di considerare con mirabile dolcezza i tuoi profondi disegni sulla salute del genere umano. Quante lacrime versate ascoltando gli accenti dei tuoi inni e cantici, che risuonavano dolcemente nella tua chiesa! Una commozione violenta: quegli accenti fluivano nelle mie orecchie e distillavano nel mio cuore la verità, eccitandovi un caldo sentimento di pietà. Le lacrime che scorrevano mi facevano bene» (Confessioni, IX, 6. 14).

Quanto accade nel cuore dell’uomo nel momento in cui si apre alla misericordia di Dio è sconvolgente e le lacrime sono il segno di questo evento che cambia radicalmente la vita.

benozzo-gozzoli-s-agostinoNarrando quei momenti cruciali della conversione, poco prima di ascoltare la voce che gli diceva «tolle, lege, prendi e leggi» Agostino ricorda il fiume di lacrime che non riusciva a contenere. «Quando dal più segreto fondo della mia anima l’alta meditazione ebbe tratto e ammassato tutta la mia miseria davanti agli occhi del mio cuore, scoppiò una tempesta ingente, grondante un’ingente pioggia di lacrime. […] Io mi gettai disteso, non so come, sotto una pianta di fico e diedi libero corso alle lacrime. Dilagarono i fiumi dei miei occhi, sacrificio gradevole per te, e ti parlai a lungo» (Confessioni, VIII, 12. 28).

Perché un così grande effluvio di lacrime? Che cosa esprime e che cosa significa per Agostino ma anche per tutti noi che sul battesimo e sulla conversione moduliamo il nostro cammino spirituale? Quale messaggio ne possiamo ricavare per il nostro tempo?

benozzo-gozzoli-s-agostinoQuello delle lacrime, del resto, è un tema di grande attualità e particolarmente caro a Papa Francesco che parlando ai giovani dell’Università Santo Tomas a Manila affermava: «Al mondo di oggi manca il pianto! […] Certe realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime. Invito ciascuno di voi a domandarsi: io ho imparato a piangere? […] Se voi non imparate a piangere non siete buoni cristiani. E questa è una sfida […] Siate coraggiosi, non abbiate paura di piangere!» (Manila, 18 gennaio 2015).

Questo testo, non a caso, è ripreso e riproposto ai giovani nella recente esortazione apostolica postsinodale Christus vivit (cfr. n. 76).
Qualcuno ha definito i ricorrenti richiami di Papa Francesco a questo tema un vero “magistero delle lacrime”. Mi sembra utile quindi prendere spunto da questa ricorrenza per domandarci sulla scia della testimonianza del padre Agostino e degli insegnamenti di Papa Francesco che cosa esprimano le lacrime e quale possa essere il loro significato per i nostri giorni.

benozzo-gozzoli-s-agostinoPossiamo cogliere in questa realtà delle lacrime quattro grandi significati, tra i tanti possibili e ugualmente importanti.

Un primo significato è legato alla consapevolezza dello smarrimento esistenziale, degli errori compiuti e della miseria — o vergogna, come la chiama Agostino — dei propri peccati. È l’esperienza della lontananza da Dio e il rammarico per non aver riconosciuto la sua presenza e la sua bontà, per non aver attinto alla sua misericordia.

Il culmine di questa esperienza è certamente quella di Pietro che prima del canto del gallo rinnega Gesù, come gli era stato preannunciato. Per questo «uscito fuori pianse amaramente» (Luca, 22, 62). È l’avventura drammatica del figliol prodigo che, prendendo coscienza del suo stato e degli errori fatti, si ricorda della casa paterna, come abbiamo ascoltato dal Vangelo: «Ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio” […]» (Luca, 15, 17-20).

Riscoprire che cosa davvero è fonte e condizione della dignità umana è una sfida formidabile anche per i nostri tempi. Quanti patrimoni umani, spirituali, culturali e sociali sono dispersi e devastati da visioni, atteggiamenti e scelte che allontanano da Dio. Sedotti dai beni materiali, dalle logiche consumistiche, dalla schiavitù dell’individualismo e dell’edonismo, dimentichiamo l’origine, il senso e il termine della nostra vita.

Quando prendiamo coscienza di tutto questo solo le lacrime possono purificarci e rinnovarci, preparandoci a morire e risorgere in Cristo, rinnovando così la grazia del battesimo. In questo modo, come ricorda san Paolo, «gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce».

Ma non bastano le lacrime della contrizione e del pentimento, perché è necessario — ed è il secondo aspetto — un continuo e profondo lavacro della purificazione. Lavare le scorie del peccato, rigenerare la terra arsa dell’anima, rivitalizzare i tessuti spirituali esigono che le lacrime siano compagne di viaggio nelle diverse stagioni della vita.

Ce lo ricorda soprattutto san Francesco che non smetteva di piangere fino a pregiudicare la sua vista: «Benché avesse già raggiunto una meravigliosa purezza di cuore e di corpo — leggiamo nelle Fonti francescanenon cessava di purificare gli occhi del suo spirito con un profluvio di lacrime, senza badare al danno che ne subivano gli occhi del corpo. Infatti, in conseguenza del continuo piangere, aveva contratto una gravissima malattia agli occhi».

Ai medici che lo scongiuravano di smettere di piangere, ricordava che «il dono della vista non l’ha ricevuto lo spirito per il bene del corpo, ma l’ha ricevuto il corpo per il bene dello spirito». Talmente intenso era il suo cammino di purificazione ed elevazione spirituale che non temeva di perdere la vista. «Preferiva evidentemente perdere la luce degli occhi, piuttosto che soffocare la devozione dello spirito, frenando le lacrime, che mondano l’occhio interiore e lo rendono capace di vedere Dio» (Fonti francescane, 1096).

Vediamo così, ed è il terzo elemento, che le lacrime sono davvero un dono, un segno della grazia divina. Annoverate anche tra le beatitudini: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati» (Matteo , 5, 4).

Le lacrime hanno una fonte e un modello nel Signore Gesù che si commuoveva e piangeva, per l’amico Lazzaro, per la donna che aveva perso il figlio, per Gerusalemme, e soprattutto nel momento supremo dell’obbedienza al Padre pregando sul monte degli Ulivi, dove non solo gli occhi ma tutto il corpo del Signore trasuda di acqua mista a sangue, come evidenzia l’evangelista Luca: «Il sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra» (Luca, 22, 44). In questo amore infinito e salvifico del Signore ogni lacrima trova senso e pienezza così che tutti possiamo essere consolati, come ricorda il libro dell’Apocalisse: «Asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (Apocalisse, 21, 4).

Il grande mistero della consolazione ci ricorda che il Signore asciuga le nostre lacrime affinché noi possiamo consolare gli altri. Così la tristezza può lasciare il posto alla gioia come assicura Gesù ai discepoli (cfr. Giovanni, 16, 20).

Il quarto elemento che può aiutarci a capire il mistero delle lacrime è pertanto la solidarietà. Ci sono anche le lacrime frutto della condivisione, della premura e della dedizione ai fratelli. Lo testimonia san Paolo quando ricorda agli anziani di Efeso le lacrime che ha versato per loro e li esorta dicendo: «Vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi» (Atti, 20, 31). Il Signore ci insegna a piangere per i fratelli e le lacrime sono il segno più alto e forse più efficace per invocare la misericordia di Dio e la conversione.

Le lacrime di sant’Agostino non a caso sono precedute da quelle di santa Monica. Lo ricordava Papa Francesco nell’omelia tenuta nella basilica di Sant’Agostino a Roma per l’inizio del capitolo generale dell’Ordine di Sant’Agostino il 28 agosto 2013: «Quante lacrime ha versato quella santa donna per la conversione del figlio! E quante mamme anche oggi versano lacrime perché i propri figli tornino a Cristo! […] Lo stesso Agostino, dopo la conversione, rivolgendosi a Dio, scrive: “Per amore mio piangeva innanzi a te mia madre, tutta fedele, versando più lacrime di quante ne versino mai le madri alla morte fisica dei figli(Confessioni, III, 11, 19)».

Da questa esperienza Papa Francesco fa scaturire delle domande che non possiamo sfuggire e da cui è bene lasciarsi interpellare: «Come siamo con l’inquietudine dell’amore? Crediamo nell’amore a Dio e agli altri? […] Ci lasciamo inquietare dalle loro necessità o rimaniamo chiusi in noi stessi, nelle nostre comunità, che molte volte è per noi “comunità-comodità”?».

Concludo con quanto scrive monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano: «Le lacrime di cui parla Papa Francesco non ci rimandano a un cristianesimo piagnone, ma a un cristianesimo desideroso di incontrare persone con le quali tuffarsi nell’acqua della misericordia di Dio, l’unica in grado di sciogliere la durezza del cuore umano e inondarlo con la gioia del Vangelo» (Presentazione al volume di Luca Saraceno La saggezza delle lacrime e il significato del pianto (Edb, Bologna, 2015, pagina 21).

Il Signore ci doni di sperimentare, per intercessione del santo padre Agostino, la grazia di un fiume di lacrime, segno di pentimento, fonte di purificazione, espressione del compatire testimoniato da Gesù Cristo, potente mezzo di condivisione e solidarietà.

Source: La grazia delle lacrime | L’Osservatore Romano