Colmare il vuoto di fede per isolare maghi e fattucchieri | L’Osservatore Romano

pagina 6 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 22 marzo 2019


fra-benigno-palillaA colloquio con l’esorcista fra Benigno Palilla direttore del Centro Giovanni Paolo II a Palermo

21 marzo 2019 di Francesco Ricupero

L’espandersi di pratiche magiche ed esoteriche in Sicilia da parte di sedicenti maghi, falsi profeti e operatori dell’occultismo, finalizzati soltanto a estorcere denaro e chi vi ricorre, è stato uno dei principali temi al centro dei lavori della sessione primaverile della Conferenza episcopale siciliana (Cesi) riunitasi a Palermo nei giorni scorsi e presieduta dall’arcivescovo di Catania, monsignor Salvatore Gristina.

A fare il punto con «L’Osservatore Romano» della situazione nell’isola è fra Benigno Palilla, esorcista di 78 anni, dei frati minori rinnovati di Palermo, direttore del centro Giovanni Paolo II che, su incarico dei presuli siciliani, si occupa di organizzare e coordinare incontri di formazione con gli esorcisti di Sicilia attualmente incaricati nelle singole diocesi e con eventuali presbiteri che, segnalati dai rispettivi vescovi, si preparano a svolgere questo servizio.

Quante sono le persone che ricorrono all’aiuto dei cosiddetti maghi e perché?

Purtroppo, ogni anno il numero di persone che ricorre all’aiuto dei maghi, perché crede di essere posseduto dal demonio o per risolvere problemi familiari, lavorativi o sentimentali, aumenta sempre di più.

Lo scorso anno in Italia sono stati circa 13 milioni le persone che hanno cercato rifugio nella magia. Si tratta di una cifra altissima che tende ad aumentare se noi pastori non facciamo qualcosa di concreto per impedirlo.

Manca la fede, c’è un vuoto di evangelizzazione che non permette ai fedeli di assumere un atteggiamento critico dinanzi alle proposte che rappresentano un surrogato del vero senso religioso. Una diffusione molto più ampia dei casi di possessione diabolica che mettono in discussione l’identità stessa del cristianesimo e del suo annuncio agli uomini di oggi. Dobbiamo fare un’opera intelligente di evangelizzazione che metta in guardia i fedeli e li illumini sui pericoli di un modo sbagliato di concepire il cristianesimo.

Nei giorni scorsi, lei ha presentato ai vescovi siciliani una relazione approfondita circa le attività svolte nei 15 anni dall’istituzione dal Centro Giovanni Paolo II. Cosa è emerso?

Ho sottolineato la necessità, da parte dei sacerdoti, affinché mettano in guardia i fedeli dal ricorrere a queste pratiche che, oltre a opporsi alla fede, provocano conseguenze negative sia a livello psicologico che spirituale. Ciò è possibile solo con una formazione adeguata dei sacerdoti già a partire dal seminario e con l’istituzione di una pastorale dell’esorcismo.

Chi è posseduto dal demonio o chi soffre di serie turbe psichiche deve avere la certezza di trovarsi davanti un pastore preparato che sappia risolvere i suoi problemi. Invece, molto spesso, capita che queste persone non trovano nella Chiesa quel conforto e quel sostegno che a loro serve, ed ecco che la richiesta di aiuto ai maghi è automatica. In questo particolare momento storico, c’è un vuoto di fede, per questo motivo dobbiamo aiutare gli operatori pastorali ad affrontare queste criticità.

Quali iniziative promuove la Chiesa in Sicilia per fare fronte al problema?

In questo quadro, grazie all’azione svolta in questi anni dal centro Giovanni Paolo II, la Sicilia è diventata un punto di riferimento per gli esorcisti d’Italia e dell’estero.

In Sicilia siamo una trentina. Mi auguro che nelle 18 diocesi vengano costituite delle équipe composte da laici ben formati, da affiancare al ministero dell’esorcista, che possano prendersi cura di coloro che, in maniera sempre più frequente, vi ricorrono: che i candidati al sacerdozio siano formati anche sull’angelologia e sulla demonologia e che si instauri una più intrinseca collaborazione tra la pastorale degli esorcisti e la pastorale della salute.

Compito di noi esorcisti non è solo quello di proferire esorcismi sugli ossessi, ma è anche quello di accogliere quelle persone che pensano di essere vittime dell’azione straordinaria del diavolo, ma che in verità non lo sono.

Quali sono le norme stabilite dalla Chiesa?

marc-chagallL’esorcista sappia distinguere bene i casi di aggressione diabolica da quelli derivanti da una certa credulità, che spinge alcuni, anche tra i fedeli, a ritenersi oggetto di malefici, sortilegi o maledizioni fatti ricadere da altri su di loro o sui loro parenti o sui loro beni.

Non neghi loro l’aiuto spirituale, ma eviti assolutamente di ricorrere all’esorcismo; può fare, con loro e per loro, alcune preghiere adatte, in modo che ritrovino la
pace di Dio. L’aiuto spirituale non si deve negare neppure ai fedeli che, pur non toccati dal maligno (cfr. 1 Giovanni, 5, 18), soffrono tuttavia per le sue tentazioni, decisi a restare fedeli al Signore Gesù e al Vangelo.

Ciò può essere fatto anche da un sacerdote non esorcista, o anche da un diacono, utilizzando preghiere e suppliche appropriate (Praenotanda, n. 15). Questa norma non esclude che dietro le tante sofferenze addebitate a un maleficio, ci possa essere in qualche caso un’aggressione diabolica, che va curata con la terapia esorcistica.

Negli altri casi, se vieta di fare esorcismi, stabilisce però: di accogliere queste persone che pensano di essere vittime di malefici, sortilegi o maledizioni fatte ricadere da altri su di loro o sui loro parenti o sui loro beni; di dare loro l’aiuto spirituale; permettono, anche, di fare con loro e per loro alcune preghiere adatte in modo che ritrovino la pace di Dio. E concedono che tutto ciò possa essere fatto non solo dall’esorcista, ma anche da un sacerdote non esorcista o anche da un diacono, utilizzando preghiere e suppliche appropriate.

Come fa un esorcista di una grande città ad accudire tante persone, che, sì, non hanno bisogno di esorcismo, ma che, soffrendo, hanno bisogno che qualcuno le accolga e le ascolti, e che dia loro un aiuto spirituale in modo che ritrovino la pace di Dio? E come fa un sacerdote, impegnato in parrocchia in mille attività, a venire incontro a questa specifica emergenza pastorale?

Io ho risolto questo problema, chiedendo la collaborazione a 22 fedeli laici, spiritualmente maturi e ben preparati, che affiancano la mia attività di esorcista e creando per mezzo di loro i cosiddetti Centri di ascolto, che operano nella stessa sede dove faccio gli esorcismi.

Questi 22 laici svolgono differenti compiti, quali quelli di segreteria, di servizio di accoglienza e di servizio di ascolto e di discernimento.

Com’è strutturato il Centro di ascolto?

C’è una segreteria, dove vengono raccolte le numerose chiamate telefoniche. Tutte le richieste vengono smistate a seconda dei casi e vengono assegnate a coloro che svolgono il servizio di ascolto.

Poi, c’è un servizio di accoglienza, dove altri volontari incontrano tutti coloro che accedono al Centro. Dopo c’è un servizio di ascolto e di discernimento: delicato e importante servizio di compassione a beneficio di tutti i feriti della vita e di coloro che manifestano ogni sorta di malessere. È composto da volontari, dotati di non comune pazienza, dovendo stare ore intere ad ascoltare tante storie di gente che chiede aiuto.

Essi tentano davvero di fare un primo discernimento, una sorta di cernita che fa da filtro, riducendo il più possibile il numero di coloro che hanno veramente bisogno dell’esorcista. Pertanto, accolgono non solo quelli che hanno bisogno di una terapia esorcistica, ma, attraverso questi Centri di ascolto, anche quelle persone che “pensano” di essere disturbate dal maligno, ma che di fatto non lo sono, non per fare loro l’esorcismo, ma per dare un aiuto spirituale e fare per loro e con loro alcune preghiere come vogliono i Praenotanda al n. 15.

Utilizzo a questo scopo l’Appendice I del Rito degli esorcismi, con esclusione delle preghiere di esorcismo vere e proprie ivi contenute, in modo che queste persone possano trovare pace e conforto ed evitare che vadano da maghi e fattucchieri, che, purtroppo, “spellano” i clienti, chiedendo a volte compensi esosi in denaro.

Cosa fa di concreto fra Benigno per avvicinare a Dio le persone più deboli?

Vengono fatte preghiere, non singolarmente, ma comunitariamente e sono precedute dalla recita del rosario e da un annuncio kerigmatico. Il quinto incontro è costituito da un ritiro spirituale, che dura tutto il giorno, offerto a tutti coloro che sono approdati ai Centri di ascolto. Viene celebrata la messa. Viene, poi, fatta la preghiera di guarigione e di liberazione, seguita dalla preghiera di effusione dello Spirito Santo, fatta da un gruppo appartenente al Rinnovamento nello Spirito.

Quante persone vengono accolte nei Centri di ascolto di Palermo?

Ogni mese vengono circa 160 persone. Nell’arco di un anno sono oltre 1600 le persone che vi approdano e che, in occasione della preghiera di guarigione e di liberazione, vengono evangelizzate.

In questo modo ho recuperato un dato evangelico, che è quello del ministero della liberazione esercitato nel contesto dell’evangelizzazione sull’esempio di Gesù, che esercitava il suo potere di liberazione nel contesto del suo annuncio del Regno di Dio.

Di questa mia esperienza ho coinvolto gli esorcisti di Sicilia, esortandoli a fare altrettanto. All’interno, poi, dei 22 volontari, che oltre a operare nei Centri di ascolto, collaborano anche nelle preghiere di esorcismo facendo attenzione alle persone possedute perché nelle loro reazioni violente non si facciano male e non facciano del male, c’è anche un’équipe medica che fa parte del cosiddetto Centro diagnostico psico-spirituale, formata da una psichiatra, uno psicopatologo forense e criminologo, uno psicoterapeuta, una psicoterapeuta e due medici di famiglia.

Una volta al mese convoco questa équipe per esaminare insieme i casi più complessi. La persona espone al gruppo di lavoro tutti i suoi disturbi. Ognuno, secondo le proprie competenze, fa delle domande. Poi, tutti partecipano all’esorcismo per osservare gli elementi che affiorano. Facciamo uscire la persona. Ci
consultiamo e tiriamo le somme che potrebbero essere: la persona ha solamente bisogno della terapia esorcistica essendo sana; la persona ha in corso solamente una patologia fisica o psichica o psichiatrica; la persona ha bisogno tanto dell’esorcista che del medico, avendo contemporaneamente una patologia e un disturbo spirituale di natura diabolica.

Tutti i laici che collaborano con noi esorcisti vanno formati e guidati. Il mese scorso, per esempio, a Pergusa, in provincia di Enna, si è svolto il 15° corso di formazione organizzato dal centro regionale Giovanni Paolo II, voluto dai vescovi dell’isola.

Ritiene che l’avvento dei social media possa aver contribuito ad allontanare dalla Chiesa e da Dio le persone più deboli?

Con l’avvento dei social media, molti giovani trascorrono una vita in solitudine nell’impossibilità di comunicare e si aggrappano a qualunque cosa pur di risolvere i problemi. Ma anche perché i mezzi di comunicazione o alcuni generi musicali rappresentano un ponte con questo mondo, con cui si tenta di colmare la sensazione di vuoto che uno avverte. Il virus dell’occultismo si diffonde soprattutto perché alla società mancano gli anticorpi per affrontarlo.

Un altro aspetto su cui tenere alta la guardia, è la diffusione dell’esoterismo tra i giovani, attraverso determinati tipi di giochi di ruolo, anche videogame, dove l’individuo si smarrisce tra reale e virtuale, in un mondo totalmente immaginario. Il tema dell’esoterismo deve essere affrontato dagli operatori pastorali e dai noi
sacerdoti. Il rigore e la prudenza, nell’esercizio del ministero dell’esorcismo, contro una deriva pericolosa del “fai-da-te”, sono fondamentali.

Davanti ai segni di possibili vessazioni e possessioni, l’esorcista autorizzato dal vescovo deve agire accertandosi sempre prima, con la collaborazione di professionisti, che non si tratti di malattie psichiche, ma reale presenza del maligno.

Nell’esercizio del ministero bisogna esprimere la fede della Chiesa, non un atto di magia, e non ammettere mezzi di comunicazione sociale.


Per una buona formazione

Ogni anno, a Roma, presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum si svolge un corso, offerto dall’Istituto Sacerdos, su «Esorcismo e preghiera di liberazione» che vede la partecipazione di numerosi sacerdoti e laici impegnati nella lotta contro l’influenza del diavolo, in modo da portare conforto spirituale a coloro che ne hanno bisogno.

L’evento viene organizzato dal Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa (Gris) con il patrocinio della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e della Congregazione per il clero. 

Per l’anno prossimo è già previsto un altro importante appuntamento, che si svolge a cadenza biennale, promosso dall’Associazione internazionale esorcisti (Aie), che ha tra i suoi scopi irrinunciabili e prioritari quello di rendere sempre più ecclesiale il ministero dell’esorcistato, sia in termini di inserimento nella pastorale ordinaria della Chiesa locale, sia in termini di una corretta comprensione e applicazione dei principi che regolano il servizio prestato dall’esorcista.

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