Quaresima, il messaggio dell’arcivescovo Francesco Montenegro | Arcidiocesi di Agrigento

By Marilisa Della Monica Mar 6, 2019

card-francesco-montenegroArriva puntualmente la Quaresima con i suoi riti, le sue pratiche religiose, le sue tradizioni. È tempo di leggerezza che rende più spedito e desiderato il passo verso la gioia pasquale, che porta già nel cuore le note crepitanti e gioiose dell’Alleluja. Mi viene in mente il passo veloce di Giovanni che arriva prima di Pietro alla tomba vuota.

La Quaresima è come il fiume che scorre veloce verso il mare, senza questo non si spiegherebbe ed è il mare a dargli senso e a completarlo. Il tempo di Quaresima non va affrontato con spirito “vecchio”, quasi fosse un’incombenza pesante e fastidiosa, ma con lo spirito nuovo di chi ha trovato in Gesù e nel suo mistero pasquale il senso della vita, e avverte che tutto ormai deve riferirsi a Lui. Era questo l’atteggiamento dell’apostolo Paolo, che affermava di essersi lasciato tutto alle spalle per poter conoscere Cristo, “la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti (Benedetto XVI). È il passo che tutti dovremmo tenere in questo tempo. Invece – è solo la mia impressione – in questi giorni sembra che il passo si appesantisca, i piedi si trascinano, la tristezza prenda il sopravvento, la pasqua sembra lontana. Quasi quasi si dubita che possa arrivare… con tanto male che c’è attorno… Alberto Maggi scrive: «Il periodo della quaresima è uno dei periodi più belli dell’anno, che, per un errore di traduzione, è stato trasformato in una pena senza fine: “è triste come una quaresima”».

E intanto la Pasqua continuiamo a celebrarla ogni giorno nelle nostre chiese, anche nella quaresima, perché senza pasqua non si può vivere. È vero che la Quaresima è tempo di preparazione, è come un viaggio che porta con sé disagi ma è diretta a una meta sicura e luminosa. Ogni volta che si prepara il viaggio la fatica dello stesso viene dimenticata per la gioia del traguardo da tagliare. Il Risorto, in questo periodo, è già tra noi, con noi. Continua a chiederci: «ma non mi riconoscete? Sono io». Non viviamo, perciò, questa storia come se fosse la prima volta, la conosciamo già e sappiamo come andrà a finire. Non sarà una sorpresa. La conosciamo. È una certezza. Il risorto vincerà la morte, l’ha già vinta.

Noi già sappiamo che far Pasqua è essere coinvolti in una straordinaria storia d’amore, dove il nostro peccato sarà sconfitto dall’amore del Dio della vita. Lo ripeto. È una storia d’amore e con l’amore non si scherza.

Ripenseremo ai passi dolorosi di Gesù di Nazareth che si dirige al Calvario, ma sono gli stessi passi trascinati e doloranti di chi oggi è costretto a caricarsi della vita alla men peggio sperando che anche per lui ci sarà a risurrezione. Ci saranno ancora Pilato, Erode, il sinedrio – sono sempre esistiti – anche oggi esistono, protagonisti fissi di un’identica storia che però oggi trova noi a gridare: Crucifige. Loro si lavano le mani, ma noi stabiliamo chi deve subire la morte. Vuol dire che la Pasqua dipende da noi, da come ci sentiamo coinvolti in questa storia d’amore che se fosse solo un ricordo del passato potrebbe restare com’è, ma che essendo attuale merita che finalmente cambi. Troppe pietre chiudono sepolcri dove c’è gente che vive, e il risorto oggi chiede a noi di spostarle. Non è possibile commuoversi per il povero Cristo che soffrì, quando i poveri Cristi con la carne sanguinante aumentano di numero e vicino a noi.

Sì, la quaresima è tempo di mortificazioni, di fioretti, ma è tempo di vivificazioni, di vita da donare, di vite da addolcire, di condivisione da partecipare, di sorrisi da fa rifiorire, di cuori che si sentono amati. Sul Golgota non rimase la Croce, rifulse la Pasqua.

È quaresima. Ma questa si comprende se c’è Pasqua. Se dovesse restare quaresima (un fiume senza mare!) mancherebbe Colui che fa la Pasqua: il Risorto. E senza Lui sarebbe soltanto una storia triste, senza l’alba della risurrezione!

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