Il dolore del Papa per la sciagura aerea in Etiopia – Una parte dell’Italia migliore | L’Osservatore Romano

pagina 1 L’OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì 11-12 marzo 2019


Il velivolo è precipitato subito dopo il decollo da Addis Abeba causando 157 morti

ADDIS ABEBA, 11. Cordoglio e vicinanza sono stati espressi da Papa Francesco ai familiari delle vittime del tragico incidente aereo avvenuto in Etiopia, dove un velivolo si è schiantato domenica nei pressi di Addis Abeba provocando la morte di 157 persone.

In un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il Pontefice assicura le sue preghiere «per le vittime di vari paesi e raccomanda le loro anime alla misericordia di Dio Onnipotente». Nel rivolgere un pensiero alle loro famiglie, il Papa invoca la benedizione di Dio, affinché dia «consolazione e forza» a «tutti coloro che piangono questa tragica perdita».

Al momento si ignorano le cause tecniche dell’incidente, mentre aumentano in queste ore i dubbi sulla sicurezza del nuovo velivolo Boeing 737 Max 8. L’Ethiopian Airlines ha difatti deciso di lasciare a terra gli altri velivoli dello stesso modello in attesa dell’esito dell’inchiesta sulle cause dell’incidente. La compagnia, considerata quella in più rapida crescita in Africa, in un comunicato divulgato questa mattina ha precisato che si tratta di una «misura di sicurezza in più».

Lo stesso provvedimento è stato annunciato dall’Autorità per l’aviazione civile in Cina (Caac), che in attesa di verifiche, ha deciso di sospendere l’uso dei Boeing 737 Max 8 in dotazione. D’altronde quello di domenica è il secondo tragico incidente aereo in appena cinque mesi per il Boeing 737 Max 8. Il velivolo della Ethiopian Airlines è un aereo simile a quello della compagnia indonesiana Lion Air precipitato in analoghe circostanze lo scorso ottobre a Giacarta, causando 189 morti.

Due tragici fatti che stanno spingendo altre compagnie e agenzie a sospendere l’uso dei velivoli di questa serie, peraltro nuovissimi. Il Boeing è precipitato sei minuti dopo il decollo. I piloti avevano segnalato problemi e ottenuto l’autorizzazione al rientro. Anche i radar avevano evidenziato una velocità verticale instabile.

L’esplosione è stata fortissima, le fiamme si sono propagate rapidamente e nell’impatto l’aereo si disintegrato, rendendo complicata l’opera di soccorritori e tecnici. Le due scatole nere sono già state recuperate.

Nulla poteva far presagire l’incidente — ha afferma il Ceo della compagnia aerea, Tewolde Gebremariam, in una conferenza stampa — poiché si trattava di un velivolo nuovo. Inoltre, l’aereo, consegnato a metà novembre, aveva passato l’ultimo controllo di routine di manutenzione il 4 febbraio scorso.

L’Ad della compagnia ha anche sottolineato che il comandante e il primo ufficiale dell’aereo erano piloti di grandi esperienza con numerose ore di volo all’attivo. Sottolineando che è prematuro «fare illazioni» sulle cause della sciagura, Tewolde Gebremariam, ha specificato ci saranno ulteriori indagini e l’assistenza di «tutte le controparti, inclusi il produttore Boeing, l’autorità dell’aviazione civile etiope e altri enti internazionali».

Gli Stati Uniti, ha affermato il National Transportation Safety Board, invieranno un team di quattro persone per assistere le autorità etiopi nelle indagini e anche l’Italia potrebbe chiedere di partecipare all’inchiesta, designando un proprio esperto.

A bordo dell’aereo c’erano anche molti delegati dell’Assemblea dell’Onu per l’ambiente che si apre oggi a Nairobi. Tra le vittime del disastro anche otto italiani: si tratta di esponenti di organizzazioni internazionali del mondo della cooperazione e del mondo della cultura, come riferiamo in un altro articolo.

Sconcerto, dolore e vicinanza ai famigliari e agli amici di tutte le vittime della sciagura aerea sono stati espressi in queste ore dal mondo della politica, della cultura e della società civile italiana.


Una parte dell’Italia migliore

Avremmo preferito parlare di loro in altre circostanze, magari dando conto del loro impegno civile e sociale, dei loro progetti di solidarietà. Ma alcune persone preferiscono operare nell’ombra, facendo del bene senza clamore.

Eppure oggi dobbiamo parlarne perché non ci sono più, morte nel tragico schianto di quell’aereo che le stava portando nei luoghi remoti in cui avevano deciso di spendere parte della loro vita aiutando gli altri.

Sono Paolo Dieci, 58 anni, romano, presidente del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli e della rete Link 2007, che raccoglie 14 onlus impegnate in Africa; Carlo Spini, 75 anni, medico in pensione di Sansepolcro, presidente di Africa Tremila, la moglie Gabriella Vigiani, 74 anni, volontaria della stessa ong di Bergamo, come Matteo Ravasio, 52 anni; Maria Pilar Buzzetti, 31 anni, e Virginia Chimenti, 26 anni, romane, funzionarie del World Food Programme: andavano a Nairobi per la conferenza Onu sul clima, come molti dei 35 funzionari delle Nazioni Unite morti nella sciagura.

Ciascuno di loro era su quel volo maledetto perché aveva fatto una scelta precisa: spendersi per chi è in difficoltà. Qualcuno aveva scelto l’Africa, le popolazioni di questo continente, come riferimento del suo impegno; altri erano impegnati in progetti globali lavorando in organizzazioni internazionali. Tutti avevano deciso di aiutarli a casa loro, si potrebbe dire citando uno slogan tanto di moda ma il più delle volte svuotato da un uso propagandistico. Loro ci credevano sul serio.

E nulla spiega meglio delle parole di Paolo le motivazioni di tale scelta: «Non ho la velleità di cambiare il mondo, ma quella di cambiare la vita delle persone sicuramente sì».

E per cambiarla bisogna sporcarsi le mani, impegnarsi personalmente. Come faceva lui, come facevano Carlo, la moglie Gabriella e Matteo; stavano andando a
Nairobi per raggiungere il Sud Sudan per seguire l’ultimo progetto in corso: la realizzazione di un grande dispensario a Juba. Come facevano Maria Pilar e Virginia attraverso l’agenzia dell’Onu.

Tutte queste persone — tra le vittime italiane c’è anche Sebastiano Tusa, 66 anni, noto archeologo prestato alla politica come assessore alla cultura della Regione Siciliana — erano parte di quell’Italia esemplare, migliore si potrebbe dire, che s’impegna per il bene comune, che vuole costruire ponti e non muri, aiutando chi è più debole e ha più difficoltà, che si tratti del vicino della porta accanto o degli abitanti di una terra lontana.

Lo ha sottolineato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rendendo omaggio alla loro memoria: «Il paese guarda con riconoscenza al loro impegno professionale e di vita, speso sul terreno della cultura e dell’archeologia, della cooperazione, di organizzazioni internazionali a servizio dello sviluppo umano». (Gaetano Vallini)

Source: Il dolore del Papa per la sciagura aerea in Etiopia – Una parte dell’Italia migliore | L’Osservatore Romano


Sebastiano Tusa, il dolore dello zio: “Era un uomo inarrestabile” | TGR Sicilia

11 MAR 2019 di Agnese Licata – – montaggio Fabio Grisafi

Sgomento e incredulità tra i parenti di Sebastiano Tusa, tra le vittime dello schianto del Boing 737 in Etiopia. La famiglia aspetta notizie dalla Farnesina per capire se partire verso il luogo dell’incidente

Trattiene a stento le lacrime, Alessandro Tusa, lo zio di Sebastiano Tusa. Racconta le difficoltà d’incontrarsi, da quando era diventato assessore regionale, l’inarrestabile energia che metteva in ognuno dei progetti che portava avanti

“Mi sento solo perché mio padre era la persona che contava di più nella mia vita” – così ha scritto sui social Andrea, uno dei due figli di Sebastiano Tusa, 24 anni, studioso di archeologia preistorica. Vincenzo, anche lui archeologo, dovrebbe rientrare oggi dall’Inghilterra.

Allo sgomento per una morte così improvvisa si aggiunge un altro peso, per la famiglia: quello dell’attesa. Attesa di capire dalla Farnesina se sarà necessario partire per l’Etiopia dove il Boing 737 si è schinatato non lasciando superstiti tra i passeggeri.  

Il resto verrà dopo: gli interrogativi sull’aereo, sulle cause dell’incidente, le responsabilità. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo, ma non si parla di questo tra chi nella casa di Sebastiano Tusa e Valeria Patrizia Li Vigni, a Palermo. Si ricorda solo chi si è perso.

SourceSebastiano Tusa, il dolore dello zio: “Era un uomo inarrestabile” | TGR Sicilia


L’assessore Tusa morto sul volo Ethiopian, la moglie: «Avevo presentimenti» | Corriere della Sera

Chi sono gli 8 italiani morti nell’aereo caduto in Etiopia | Corriere della Sera

Annunci