Don Corrado Lorefice: «A Palermo in ascolto di chi ha bisogno» | sicilymag.it


Pubblicato il 03 novembre 2015 – Aggiornato il 16 novembre 2015 alle 13:36 – di Concetta Bonini

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Il nuovo Arcivescovo di Palermo (si insedierà il 5 dicembre) si approccia al nuovo compito assegnatogli da Papa Francesco con la stessa umiltà che ha caratterizzato la sua lunga vita pastorale. Come ha fatto per anni Don Pino Puglisi su cui Lorefice ha scritto un libro: «Io non ho conosciuto un prete antimafia ma un prete che lottava per la libertà delle coscienze»


«Sabato mattina ci siamo ritrovati nel reparto di Rianimazione, a Modica, accanto a Célestin». Célestin è un ragazzo nigeriano morto a 22 anni e a cui sono stati espiantati alcuni organi. Solo. Con i reni a pezzi, ha sfidato il deserto, ha sfidato il mare, ha sfidato tutto. Non ce l’ha fatta: e io mi sono ritrovato lì, per grazia, portandogli l’ultima carezza, non solo la mia ma anche la vostra. Lì, lì passa Dio”. Don Corrado Lorefice “si confessa” a cuore aperto ai suoi parrocchiani di San Pietro, a Modica, la prima domenica dopo l’annuncio della sua nomina ad arcivescovo di Palermo: «Non sto facendo carriera, non è carriera questa. E se mi dite così, allora mi volete male. Se considerassi questo, avrei vanificato il mio ministero a Modica e in seminario e lo andrei a vanificare a Palermo. Don Corrado resta un figlio del popolo santo di Dio, a cui Dio ha chiesto di fare un servizio. Punto. Quale servizio? Il servizio del Vangelo. Per cui se volete capire qual è la carriera che sto facendo, oggi qui c’è il mio programma pastorale…”. E il riferimento è al passo delle Beatitudini, che – ironia della sorte – più di tutti gli dà occasione di chiarire quale sarà l’ispirazione dell’episcopato che avrà inizio il 5 dicembre, con la sua ordinazione nella Cattedrale di Palermo.

 

mons-corrado-loreficeIl racconto del viaggio di Célestin e della vicinanza alla sua morte, dice tutto di come un parroco come lui, dal cuore sempre vicino alle persone, affronterà l’incarico anche rispetto al ruolo “politico” che gli sarà chiesto di assumere in qualità di Arcivescovo di Palermo (e potenziale Cardinale, com’è da tradizione per questa sede). «Quando parliamo di profughi, dovremmo evitare i luoghi comuni: io so da dove vengono, sono stato in mezzo ai drammi da cui fuggono, le Diocesi della Sicilia devono avvertire che hanno un compito» parola di uno che le “vacanze” della sua vita se l’è fatte in Salvador, in Congo, quest’anno pure in Siria. «Quando ho accettato di andare a Damasco, l’ho fatto forse con un pizzico di incoscienza. Ma sentivo fortemente di dover andare a portare la Chiesa più vicina a un popolo in sofferenza. Una mia ex studentessa, araba, gestiva un nucleo di focolarine e mi aveva messo in contatto con una famiglia a cui una bomba aveva fatto perdere due figli: ho accettato il loro invito e vissuto giornate intense, insieme ai religiosi di Damasco a cui ho tenuto lezioni sul Concilio Vaticano II. Ma attorno a noi le bombe non hanno smesso di cadere un secondo: ecco, quando parliamo di chi fugge da lì dovremmo farlo con serietà, lontani dalle banalizzazioni».

mons-corrado-loreficeLe missioni sono solo una delle cifre dell’impegno sociale del parroco ispicese che da un lato insegna Teologia Morale al San Paolo di Catania, ma dall’altro non si è mai allontanato un istante dalla gente e dalle mille difficoltà. A Modica si è occupato per anni di assistere non solo i poveri, gli anziani, i bambini, ma soprattutto le imprese e le famiglie in difficoltà economica, cercando con loro non tanto aiuti materiali, ma piuttosto sostegni legali e normativi per far fronte alle conseguenze dei fallimenti, delle cartelle esattoriali, delle case all’asta. Tutte problematiche che probabilmente a Palermo saranno ingigantite, ma che lui intende affrontare con lo stesso approccio, «mettendosi in ascolto». C’è chi lo ha già definito il Don Ciotti siciliano, a maggior ragione ricordando la sua amicizia con Don Pino Puglisi, ma lui preferisce precisare di «non aver avuto a che fare con fenomeni mafiosi o di racket» e ricordare il beato palermitano, sui cui discorsi ha scritto il libro “La compagnia del Vangelo. Discorsi e idee di don Pino Puglisi a Palermo”, «non come un prete che ha lottato a muso duro contro la mafia, ma piuttosto come un prete che ha lottato per parlare alle coscienze, dar loro il senso della dignità e della vera libertà».

Esempi di una Chiesa semplice, umile, zelante, che si mette sulla scia di Papa Francesco, «il pontefice – secondo Don Corrado – che finalmente sta portando la Chiesa ad attuare il Concilio Vaticano II». Un presupposto che il nuovo arcivescovo di Palermo ribadisce anche per commentare i temi del Sinodo appena concluso: «Qual è la Chiesa del Concilio? Una chiesa consapevole di essere nel mondo per annunciare il Vangelo, non per annunciare etica o norme. Le ricadute che il Vangelo ha sull’etica, come nel caso del matrimonio, fanno i conti con i problemi che ci pone la storia, che tuttavia ci sollecita proprio ad una ricomprensione del Vangelo stesso. Il matrimonio cos’è per la Chiesa? L’amore di uno che accoglie l’altro nella sua totale diversità. Ma la Chiesa è chiamata anche ad avere misericordia, e a riscoprirla in senso evangelico, per la fatica e il limite degli uomini, nei confronti del quale la prima parola del Signore non è mai il giudizio. Ecco che ci troviamo a riscoprire l’essenza del Vangelo a partire dalla realtà e dal senso che ne hanno i fedeli: anche i temi legati alla famiglia possono essere trattati secondo la prospettiva di questa misericordia. Al di là delle conclusioni del Sinodo, tuttavia, credo che la cosa più importante sia stata la conduzione sinodale in sé e per sé che il Papa ha deciso di dare a questa riflessione sui problemi e sui cambiamenti: insieme, in una dimensione in cui il Vescovo di Roma si pone nel ruolo di favorire la comprensione, la convergenza, il mettersi all’ascolto del mondo senza pregiudizi».

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