Terremoto in Sicilia: una Giornata di preghiera e di solidarietà nelle parrocchie delle 18 diocesi | AgenSIR

2 febbraio 2019 Maria Chiara Ippolito

Sono state colpite le diocesi di Catania e di Acireale: Fleri, frazione di Zafferana Etnea, Santa Venerina, Pennisi, Monterosso e Santa Maria La Stella. Per la Protezione civile regionale (dato del 31 dicembre), gli sfollati sono 1.096. È quanto si apprende dalla Protezione civile regionale. Ma la maggior parte sono ospitati in alberghi convenzionati con la Regione Siciliana, mentre meno di 300 persone hanno fatto ricorso a sistemazioni autonome. Sono più di 4mila le richieste di sopralluoghi. Sono inagibili scuole e chiese dei quartieri colpiti


Il 26 dicembre 2018 un terremoto di magnitudo 4.8 ha scosso le pendici dell’Etna. Sono state colpite le diocesi di Catania e di Acireale: Fleri, frazione di Zafferana Etnea, Santa Venerina, Pennisi, Monterosso e Santa Maria La Stella. Per la Protezione civile regionale (dato del 31 dicembre), gli sfollati sono 1.096. È quanto si apprende dalla Protezione civile regionale. Ma la maggior parte sono ospitati in alberghi convenzionati con la Regione Siciliana, mentre meno di 300 persone hanno fatto ricorso a sistemazioni autonome. Sono più di 4mila le richieste di sopralluoghi. Sono inagibili scuole e chiese dei quartieri colpiti.

“Nel corso dell’ultima Conferenza episcopale, noi vescovi delle diocesi colpite dal terremoto dello scorso 26 dicembre alle pendici dell’Etna abbiamo illustrato ai nostri confratelli la situazione ed ecco che c’è stato un grande senso di condivisione della preoccupazione: è stata espressa vicinanza che si concretizzerà domenica 3 febbraio in una giornata di preghiera. Questa sarà anche l’occasione propizia per chi desidera compiere un gesto di solidarietà”. Così mons. Salvatore Gristina, arcivescovo di Catania e presidente della Conferenza episcopale siciliana, presenta l’iniziativa di domenica: una Giornata di preghiera e di solidarietà che verrà realizzata in tutte le parrocchie delle diciotto diocesi della Sicilia.

“Pregheremo il Signore e condivideremo i sentimenti buoni di attenzione, di affetto e di solidarietà, ciascuno per quello che può fare. Quello che sarà raccolto – spiega mons. Gristina – sarà destinato alle famiglie: saranno le comunità parrocchiali che hanno vissuto il terremoto a disporre per il meglio quanto la generosità dei siciliani metterà a disposizione. Certamente non sarà risolutivo, ma è sicuramente importante. Saranno, infatti, scelti degli interventi che possano essere anche segno di incoraggiamento. E per questo, già da adesso ringrazio di cuore tutte le persone che si lasceranno coinvolgere in questo gesto. Grazie! Da parte della Chiesa di Catania e di quella di Acireale”.

Per mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e vice presidente della Cei, “questa solidarietà espressa dalle Chiese sorelle è segno di profonda ed evangelica fraternità: tutti i vescovi, coralmente, hanno ritenuto opportuno fare qualcosa. Questa giornata di preghiera e solidarietà che l’intera Chiesa di Sicilia condivide – aggiunge il vescovo – significa davvero, nel concreto, accorgersi ed esserci, farsi vicini, nonostante le grandi difficoltà che viviamo tutti e di cui ci rendiamo conto. Ma, come si è fatto in altre occasioni e di fronte ad altri eventi che hanno richiesto la nostra solidarietà, la gente di Sicilia risponde aprendo il cuore e la mente, perché tutti abbiamo ricevuto gratuitamente e nulla possiamo tenere per noi. Del resto, sappiamo che chi dona con gioia riceve poi dalla Provvidenza tutto il necessario. Ce lo insegnano i poveri che mai rifiutano di condividere anche il pochissimo che hanno, facendoci sperimentare la vera prossimità. Una solidarietà corale quella delle Chiese di Sicilia e dei siciliani che sa toccare il cuore e le coscienze”.

Mons. Raspanti pone poi l’attenzione sulla preghiera, elemento principale della giornata.

“Penso che il vero grande problema che ci troviamo ad affrontare, oltre quello materiale che è nell’immediatezza, è quello della fiducia e della speranza.

Un popolo che manca di questo – dice il vescovo – non si rialza: guarda le macerie di ciò per cui ha lavorato e che è distrutto, ma non si pensa e non si crede pronto a rialzarsi. Invece, se riacquista fiducia, ha la possibilità di ricominciare, si rialza e può tornare a sperare, a combattere. La speranza e la fiducia cambiano tutto, perché davvero poi le mura e le cose materiali sono ciò che segue la forza del cuore e dell’anima, la progettualità e la fiducia. Ciò che può realizzare questo – prosegue mons. Raspanti – è solo la preghiera, con una comunione dello Spirito di Dio nell’unico corpo di Cristo. La preghiera può arrivare e dare sostanza. Questo è ciò che ho visto – spiega -, anche in questa circostanza: quando si va nelle parrocchie, tra le famiglie, in mezzo alla nostra gente che soffre, che è ferita, non conta solo se riesci o meno a portar qualcosa, ma l’esserci stato e il come ci sei stato”.

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