Ragusa: il vescovo chiede scusa per Fara, l’eritrea vittima di razzismo in ospedale | Repubblica.it

29 novembre 2018 di Giorgio Ruta

Dopo la visita del sindaco di Pozzallo, l’appello di Emma Bonino, il j’accuse di monsignor Cuttitta: “Non possiamo dirci cristiani e poi negare il Vangelo. Clima di insofferenza figlio di una politica che mira a dividere”

Vestitini, biberon, pannolini. Sono tantissime le persone che si sono fatte avanti per dare una mano a Fara e alla sua neonata. Qualcuno ha persino dato la propria disponibilità per aprire le porta di casa ai due, arrivati al porto di Pozzallo sabato notte. “Abbiamo ricevuto tantissimi messaggi di gente che ha saputo di Fara e di sua figlia e che vuole dare una mano. La nostra provincia è rappresentata da queste persone, non da quel fatto increscioso accaduto ieri”, racconta Angelo Gugliotta della Misericordia di Modica. All’ospedale di Ragusa, dove è ricoverata la piccola, Fara è stata insultata da un gruppo di donne: “Ha un virus, è inaccettabile che stia qui”.

Ieri sera in cattedrale a Ragusa, dopo l’omelia pronunciata per i tre anni del suo episcopato a Ragusa, il vescovo, Monsignor Carmelo Cuttitta ha voluto chiedere scusa, da parte della comunità cristiana, alla giovane migrante aggredita verbalmente all’ospedale Paternò Arezzo. “Una donna eritrea, che si temeva, per il solo colore della sua pelle, potesse contagiare chissà quali malattie agli altri bambini, ci induce a qualche riflessione. Come vescovo di Ragusa – ha detto il vescovo – questo mi induce a chiedere scusa perché ad agire sono stati ragusani, sicuramente battezzati che magari si professano cristiani. E allora spetta anche al vescovo chiedere scusa perché l’umanità non ha colore, perché siamo tutti figli dello stesso Padre, perché non possiamo professarci cristiani e poi assumere comportamenti che negano il Vangelo”.

Monsignor Cuttitta ha poi proseguito dicendo: “Viviamo in un clima di crescente insofferenza, alimentato anche da una politica che mira a dividere, a creare allarmi e genera paura e su questa paura e su un linguaggio e su atteggiamenti spregiudicati fonda la sua capacità di accrescere i consensi. L’episodio di ieri è un figlio di questo clima che vuol negare valori come l’accoglienza e la solidarieta’ e vuol privare a una consistente parte di umanita’ anche il diritto al futuro e alla speranza. Questa donna, mamma un bambino appena nato, si era avvicinata ed è stata allontanata in malo modo. Non possiamo rimanere inerti quando ne va di mezzo la vita degli altri e i disagi degli altri”.

Sull’episodio è intervenuta anche Emma Bonino: “Di fronte a tutto ciò non possiamo non sentire l’obbligo di reagire e provare a fermare quest’ondata di odio e xenofobia che sta pervadendo il nostro Paese, cominciando a denunciare pubblicamente ogni episodio, più o meno grave, di cui si ha notizia”, ha scritto su Facebook la leader dei Radicali.

Per fortuna a bilanciare l’episodio ci sono gli attestati di solidarietà di tanti cittadini: “Posso adottare entrambi?”, ha scritto una donna alla Misericordia. “Ogni piccolo gesto può essere utile, io posso portare delle copertine?”, scrive un’altra signora. E ancora: “Io ho biberon, vi servono?”. Tanti i messaggi, ognuno offre qualcosa: dai passeggini ai pannolini.

A mostrare solidarietà a Fara, vittima di violenza sessuale in Libia, e sua figlia ci ha pensato anche il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna che ha incontrato la donna all’hotspot di Pozzallo. “Quello di ieri è un episodio intollerabile, nei confronti di una giovanissima mamma che ha pure subito violenza, dal quale prendiamo le distanze. Non dobbiamo dimenticare che quando si parla di migranti, si parla di persone, essere umani e non di pacchi postali” dice il sindaco che ha regalato un mazzo di fiori e un giocattolo alla diciannovenne eritrea.

Sorgente: Ragusa: il vescovo chiede scusa per Fara, l’eritrea vittima di razzismo in ospedale – Repubblica.it

 


«Porta malattie», mamma eritrea aggredita in ospedale | Avvenire

Alessandra Turrisi, Palermo mercoledì 28 novembre 2018

Era andata a vedere la sua bimba, nata due settimane fa in Libia e ricoverata in Terapia intensiva. Sono intervenuti i carabinieri
 

La paura che quella giovane mamma straniera, arrivata in ospedale per accarezzare di nuovo la sua bambina nata in un capannone in Libia due settimane fa, potesse avere malattie contagiose ha scatenato una reazione violenta da parte di un gruppo di madri ragusane. Ha dell’incredibile l’episodio che si è verificato martedì pomeriggio nel reparto di Terapia intensiva neonatale all’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa, dove Aster, 19 anni, eritrea, è stata aggredita, rendendo necessario l’intervento dei carabinieri per sedare gli animi.

La giovane era arrivata dall’hotspot di Pozzallo, per fare visita alla neonata ricoverata pochi giorni fa in condizioni di deprivazione notevole, ancora con tracce di cordone ombelicale, dopo tre giorni di navigazione nel Mediterraneo su un barcone, assieme a 264 migranti. Alcune mamme, gridando che era una persona malata e che se ne doveva andare immediatamente, hanno aggredito la ragazza. Non è bastato l’intervento dei medici a protezione della giovane, che è in buona salute, nonostante il forte stress per il viaggio e le violenze continue subite in Libia.

La bimba è in fase di miglioramento, è stata reidratata, si alimenta e sta iniziando anche a prendere peso, ma deve rimanere in ospedale.

«Un episodio increscioso» ha commentato oggi il sindaco di Pozzallo (Ragusa), Roberto Ammatuna. «Nel primo pomeriggio – ha annunciato – farò visita alla giovane mamma, omaggiandola di un mazzo di fiori ed un omaggio alla piccola. La nostra città è sempre stata ospitale ed accogliente e questo episodio, anche se verificatosi a Ragusa, risente del clima di intolleranza che da qualche tempo si registra nei confronti dell’immigrato». Il sindaco Ammatuna «apprezza il gesto del suo collega di Ragusa, Peppe Cassì, che riceverà in Comune la giovane mamma».

Sulla triste vicenda è intervenuto il vescovo di Ragusa, Carmelo Cuttitta, concludendo l’omelia della solenne concelebrazione in cattedrale in occasione del terzo anniversario del suo ingresso in Diocesi. «Come vescovo di Ragusa, quanto accaduto in Neonatologia mi induce a chiedere scusa perché ad agire sono stati ragusani, sicuramente battezzati che magari si professano cristiani. E allora spetta anche al vescovo chiedere scusa perché l’umanità non ha colore, perché siamo tutti figli dello stesso Padre, perché non possiamo professarci cristiani e poi assumere comportamenti che negano il Vangelo. Viviamo in un clima di crescente insofferenza, alimentato – ha aggiunto – anche da una politica che mira a dividere, a creare allarmi e genera paura e su questa paura e su un linguaggio e su atteggiamenti spregiudicati fonda la sua capacità di accrescere i consensi. Quanto accaduto è un figlio di questo clima che vuol negare valori come l’accoglienza e la solidarietà e vuol privare a una consistente parte di umanità anche il diritto al futuro e alla speranza. Questa donna, mamma di un bambino appena nato, si era avvicinata ed è stata allontanata in malo modo. Non possiamo rimanere inerti quando ne va di mezzo la vita degli altri e i disagi degli altri. Ecco cari fratelli e sorelle guardiamo attorno a noi, scopriamo tutto ciò che c’è da scoprire e sbracciamoci e lavoriamo perché – ha concluso monsignor Cuttitta – in questo mondo siamo tutti fratelli e sorelle e tutti veniamo dallo stesso Padre».

++ Donna migrante allontanata da ospedale: mons. Cuttitta (Ragusa), “non possiamo professarci cristiani e poi assumere comportamenti che negano il Vangelo” ++ | AgenSIR

DISCRIMINAZIONE

29 novembre 2018 @ 13:37

mons-carmelo-cuttittaCome vescovo di Ragusa, quanto accaduto in Neonatologia mi induce a chiedere scusa: ad agire sono stati ragusani, sicuramente battezzati che magari si professano cristiani. E allora spetta anche al vescovo chiedere scusa perché l’umanità non ha colore, perché siamo tutti figli dello stesso Padre, perché non possiamo professarci cristiani e poi assumere comportamenti che negano il Vangelo”.

Così mons. Carmelo Cuttitta, vescovo di Ragusa e presidente della Segreteria pastorale della Conferenza episcopale siciliana, nell’omelia pronunciata ieri in una Cattedrale gremita di sacerdoti e fedeli laici, in occasione della ricorrenza del terzo anniversario del suo ingresso in diocesi.

Il riferimento del presule è alla donna eritrea fatta allontanare dal reparto di Neonatologia dell’ospedale Maria Paternò Arezzo, dove è ricoverato il suo bambino nato durante uno dei viaggi della speranza attraverso il Canale di Sicilia.

Viviamo in un clima di crescente insofferenza, alimentato anche da una politica che mira a dividere, a creare allarmi e genera paura e su questa paura e su un linguaggio e su atteggiamenti spregiudicati fonda la sua capacità di accrescere i consensi. Quanto accadutoha aggiunto il vescovoè frutto di questo clima che vuol negare valori come l’accoglienza e la solidarietà e vuol privare a una consistente parte di umanità anche il diritto al futuro e alla speranza. Questa donna, mamma di un bambino appena nato, si era avvicinata ed è stata allontanata in malo modo. Non possiamo rimanere inerti quando ne va di mezzo la vita degli altri e i disagi degli altri”.

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Sorgente: ++ Donna migrante allontanata da ospedale: mons. Cuttitta (Ragusa), “non possiamo professarci cristiani e poi assumere comportamenti che negano il Vangelo” ++ | AgenSIR


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