Formazione, il prete sia persona libera, capace di ascolto e dialogo | Diocesi Mazara del Vallo

14 novembre 2018 Mons. Domenico Mogavero

mons-domenico-mogaveroNella recente sessione straordinaria della Conferenza Episcopale Siciliana i Vescovi hanno puntato l’attenzione sulla formazione dei seminaristi delle Chiese di Sicilia. In un tempo in cui si avverte in forme sempre più evidenti la diminuzione (irreversibile?) dei ministri ordinati si è ritenuto opportuno e necessario affrontare i criteri, le modalità e le prospettive dell’itinerario formativo dei futuri preti. E ciò soprattutto in considerazione del fatto che le urgenze pastorali potrebbero indurre ad allentare il dovuto rigore nei confronti del discernimento vocazionale e dell’esigente verifica della formazione umana, teologica, ecclesiale e spirituale dei candidati al presbiterato.

Se, infatti, l’aspettativa dei Vescovi è orientata verso un incremento delle vocazioni, la speranza dei fedeli cristiani è quella di avere pastori con personalità robuste, mature sotto il profilo umano, capaci di relazioni vere, con il carisma di guide delle comunità in ottica sinodale, sperimentate nella vita spirituale, con attitudine alla corresponsabilità.  Se questi sono gli obiettivi è chiaro quanto sia impegnativo il discernimento vocazionale e come debba essere rigoroso il percorso formativo, anche con riferimento alle esperienze collaterali allo studio della teologia.

Un punto critico è quello dell’autocandidatura, che riconosce – in qualche modo – al soggetto la verifica della propria vocazione, avvalorata dal parere del proprio parroco o di un sacerdote amico. In proposito non si può fare a meno di notare i tratti di ambiguità di tale concezione, soprattutto nel caso di soggetti non più giovanissimi. In particolare, non è escluso il rischio che il convincimento soggettivo del candidato possa determinare forme di nascondimento a motivo delle quali egli non mostri il suo vero volto, con ricadute pericolose sulla valutazione dello stesso da parte di chi è chiamato a verificare e garantire l’autenticità della chiamata.

Altre problematiche sono state rilevate circa gli aspetti della formazione, soprattutto con riferimento al fatto che la vita di seminario può risultare troppo protetta, senza le criticità sperimentate dai pari età dei giovani seminaristi nel loro percorso scolastico. Sotto questo profilo si è notato come tale condizione possa creare illusioni a proposito dell’andamento della vita reale, determinando impreparazione nell’affrontare le difficoltà e gli imprevisti del quotidiano.

Con riferimento al modello di prete che risponda alle attese delle comunità nelle attuali condizioni, è stato notato che il percorso formativo deve mirare a far sì che il ministro ordinato sia persona libera, riconciliata con se stessa e con quanti incontra sul suo cammino, accogliente, capace di ascolto e di dialogo, in attitudine di servizio. Sono questi i preti di cui le nostre Chiese hanno bisogno e deve essere questo l’obiettivo che devono perseguire i seminari.

Domenico, Vescovo

Sorgente: [L’EDITORIALE] Formazione, il prete sia persona libera, capace di ascolto e dialogo – Diocesi Mazara del Vallo

 

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