L’originalità di Maria, Icona del Mistero, nella poesia di PIO VIGO | Antonino Grasso

 

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L’originalità di Maria, Icona del Mistero, nella poesia di PIO VIGO 

Articolo del prof. Antonino Grasso in LAOS XVI (2009) , 1 Gennaio-Aprile, pp.123-144


«I TUOI OCCHI CI PARLANO DELLO SPLENDORE DEL CIELO»

L’originalità di Maria, Icona del Mistero, nella poesia di PIO VIGO

di Antonino Grasso
Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Luca”

I. LA POESIA DI PIO VIGO

1.1. Pio Vigo

Pio Vittorio Vigo nasce ad Acireale (1)  il 4 novembre 1935. Entrato nel seminario di Acireale nel 1948, è ordinato sacerdote il 20 settembre 1958. Dal 1957 al 1960 è alunno dell’Almo Collegio Capranica (2) di Roma e frequenta la Pontificia Università Gregoriana, conseguendo nel 1963 la laurea in filosofia. Ritornato in Diocesi, insegna filosofia nel seminario vescovile e religione nelle scuole medie e superiori statali. Fino al 1980 è anche Vicedirettore dell’O.A.S.I. “Maria SS. Assunta” di Aci Sant’Antonio, a fianco del carismatico fondatore mons. Michele Cosentino (3).  Nel 1975 è nominato Vicario Generale della Diocesi di Acireale e, sei anni dopo, il 13 gennaio 1981, è eletto Vescovo Ausiliare di Catania. Un mese dopo, il 14 febbraio, riceve la solenne ordinazione episcopale per mano del Card. Salvatore Pappalardo che aveva al suo fianco, come co–consacranti l’Arcivescovo di Catania Domenico  Pichinenna  e  il  Vescovo  di  Acireale,  mons.  Giuseppe Malandrino. Il 7 marzo 1985 è eletto Vescovo di Nicosia (4);  il 24 maggio 1997 diviene Arcivescovo di Monreale (5) e il 15 ottobre 2002, ritorna come Arcivescovo –Vescovo nella Diocesi di origine, della quale prende possesso il 30 novembre del 2002 (6)

2. Il nonconformismo cristiano nella poesia di Pio Vigo 

1. Pio Vigo è uno degli autori di maggior risalto nel panorama letterario italiano. Nelle sue opere si trova un discorso unitario che si evolve nel tempo, impostato ad un cammino consapevole e intimamente vissuto, sia dal punto di vista poetico che da quello umano. C’è un dualismo sempre presente nel suo animo che si sostanzia e si dissolve nel desiderio di libertà dalle miserie umane, spesso espresso con la metafora del volo, nella brama delle ali che incarnano ed esprimono il desiderio del non appiattimento ma del vivere in piena sintonia con la Luce. È, quindi, forte e palese la volontà di contrastare quegli aspetti che più offendono la dignità dell’uomo o mortificano la sua piena realizzazione (7).

2. La poesia di Pio Vigo sfata il diffuso pregiudizio contro la poesia religiosa per cui si pensa che la fede mortifichi lo slancio creativo mettendole a disposizione i già fatti stilemi espressivi tradizionali della Liturgia, che offrono la visione di un mondo in sé conclusivo, perfetto e rivolto verso Nella poesia di Vigo è presente, invece, lo stimolo originale della ricerca esistenziale, il brivido sempre nuovo del contatto col mistero e della sua scoperta, il rumore angoscioso della tempesta che spesso avvolge l’umana esistenza. Nulla, quindi, di prefabbricato, ma una visione che guarda sempre al sorgere di un arcobaleno di speranza (8),dove la fede non è un principio statico di appiattimento, ma dischiude e delinea nella drammaticità del vivere, i sentieri sfavillanti della vera liberazione (9). La presenza di Dio, non mortifica l’uomo, ma diventa culla, espressione, anima e respiro di un amore che lo salva e gli restituisce dignità e serenità, ricordandogli che è chiamato, in e oltre ogni contingenza, sempre e comunque, ad una comunione personale, originale e trasformante con l’Infinito (10).

3. Anche nella poesia di Pio Vigo, il cammino dell’esistenza, nel suo variegato quotidiano, è fatto di gioie e dolori, affetti e delusioni, ideali alti e brucianti amarezze, in un continuo alternarsi di luci ed ombre: la sofferenza, la prova, la tentazione, il peccato, sono sempre e significativamente presenti nella vita dell’uomo. Ma a tutto questo, la risposta non è il rifugiarsi nella disperazione e nel nulla. Per Pio Vigo il dramma dell’esistenza non può trascinare l’uomo verso il baratro ma le contingenze umane possono riscattarsi e illuminarsi sempre dello splendore della salvezza (11). Al “giorno è finito, la notte si avvicina” di Krapp, Pio Vigo risponde che “ancora è giorno” e, cioè, che la notte non è fine a se stessa, ma prelude il chiarore di un’alba che sempre ritorna. I momenti del silenzio, non sono l’inizio della fine o l’espressione estrema dell’esistenza, ma soltanto la sofferta vigilia in cui la vacuità trova nella saggezza l’invincibile principio della sua rinascita. Il sereno e spesso anche sofferto Amen che il poeta pronuncia, non è altro che il rinnovarsi dell’Eccomi di Samuele e cioè il grido altissimo dell’anima che, malgrado sia buio, ha gli occhi aperti e il volto rischiarato dagli splendori del mistero che redime (12).

4. Emerge con chiarezza, infine, come la poesia di Pio Vigo si stacca con decisione dai giudizi paritetici e complementari della cultura dominante, perché si rifiuta di guardare all’esistenza con gli schemi interpretativi comuni e, cioè, rinnega ogni possibile compromesso con il pensare e l’agire dominanti di una società in cui spesso la morte della speranza, il non-valore e l’assenza di Dio sono segni di appartenenza e di creatività. Pio Vigo non lascia minare da questo la sua genuina personalità espressiva ma, al contrario, offre un forte richiamo alla necessità dell’essere sé stessi; alla coerenza verso irrinunciabili valori fondamentali; al significato autentico della vita umana, tutte cose che, spesso, il processo di alienazione dell’individuo e l’uniformazione generalizzata lasciano volentieri Per Pio Vigo l’uomo è ciò che vuole essere non quello che è e nessuno può sottrarre allo spirito umano la possibilità del suo volo autentico verso la vera libertà, oltre l’abbagliante ma vuoto clamore dell’appiattimento. Egli ridona, in definitiva, voce all’uomo esiliato nel suo egoismo e nel suo conformismo, ripetendo le divine e immortali parole che riscattano l’uomo – numero e ne fanno l’uomo – persona. Pio Vigo scardina quella visione corposa, raziocinante, disumanizzante, economocentrica, alle cui logiche le vite umane sono costrette, proponendo la libertà di un pensiero e di un modo di vivere atti a superare la perdita di senso e di entità etica che spesso permea e corrode la modernità sfiancandola e privandola di autentiche prospettive (13).

II.   L’ORIGINALITÁ DI MARIA, ICONA DEL MISTERO, NELLA POESIA DI PIO VIGO

 2.1.  Presenza di Maria nella poesia di Pio Vigo 

In questa visione culturale, religiosa, etica ed esistenziale che abbiamo appena delineato, si inserisce la poesia “mariana” di Pio Vigo. Basta scorgere i titoli, per comprendere subito come la Vergine sia una presenza costante in tutte le raccolte: nove in “Inseguirò  la luce” (14) due in “Lasciatemi le ali” (15); uno in “Scintille di gioia” (16); tre in “Mani cariche di pianto” (17); uno in “Ancora è giorno” (18); 5 in “Come un raggio di sole” (19);  dieci in “Oltre il silenzio” (20).

Pio Vigo guarda a Maria con soavità, tenerezza e stupore ma sottolinea spesso in Lei la forza, la passione e il coraggio anticonformista. Mentre ne contempla il fascino del mistero che la avvolge, evidenzia egualmente la forza e l’impegno della sua testimonianza e della sua opzione radicale per l’Amore, per cui in Lei l’umanità avvolta di sofferenza e bisognosa di comprensione, può leggere un eterno messaggio di vita:

[…] Non ti dà pace vedere i tuoi figli
indifesi, smarriti o concordi soltanto
nel momento della guerra.
I piccoli, i poveri, i deboli, le famiglie intere
presenti in ogni parte della terra
hanno bisogno di ripararsi
sotto l’ombra del tuo pianto.
Il tuo dolore mescolato con l’arsura
dei nostri passi
squarcia i veli della notte che ci soffoca.
I tuoi occhi lasciano intravedere
come aurora
il Volto di Dio
e ci parlano nel silenzio
dello splendore del cielo (21)

Per Pio Vigo, Maria è una Donna di frontiera: la frontiera di Dio, che in Lei realizza il mirabile evento dell’Incarnazione, per cui diviene la Donna per eccellenza, inserita a pieno titolo e con peculiari funzioni nella Storia della Salvezza; la frontiera dell’uomo chiamato ad accogliere la salvezza che, nelle propaggini della sua notte, gli permette di intravedere i chiarori del giorno. Per questo, la Vergine è la Stella del mattino; la Porta del cielo; la Nuova Creatura in cui si conclude un processo cronologico centrato sulla giustizia e se ne matura uno nuovo centrato sulla misericordia:

O Vergine Maria
ti riconosciamo come unica “Porta del cielo”.
Il Verbo di Dio
e l’Amore che da sempre il Padre e il Figlio
si sono dati
entrano nella nostra storia attraverso Te.
Sei “Porta dorata” della pioggia abbondante dello Spirito;
“Arco trionfale” della misericordia
che lasci passare, con la gioia di Madre,
il perdono divino donato a noi tuoi figli (22).

La sua è una vitale presenza accanto a tutti gli uomini, ma soprattutto accanto a chi soffre, ai poveri, agli oppressi, ai rifugiati, a tutti coloro che nella loro indigenza fanno paura al nostro perbenismo. Lei ci insegna a non ingrossare i cordoni di sicurezza, a non alzare ancora di più i muri delle frontiere dell’odio e del disinteresse, ma ad aprire le porte dell’amore dell’accoglienza. In Lei sopravvive ed è testimoniata la speranza degli uomini tutti figli di Dio e, per questo, è e rimane, il “Segno” perenne del cielo:

[…] Accoglienza e ascolto
è stata la tua vita.
Eri piccola e sei rimasta tale;
ma l’Infinito ti ha chiesto
di restare in eterna udienza con te.
Sorgente della vita sei divenuta
capace di ascoltare da madre
le nostre suppliche
e di asciugare le lacrime
che abbondanti segnano
il nostro cammino […].
Insegnaci a farci
accoglienza ed ascolto come te
e scopriremo il dono della pace (23)
………………….
[…] Il tuo cuore si è fatto
storia di tutte le genti
il tuo Magnificat innesto di luce
nei passi del povero […] (24)
………………….
Grandi cose hai sentito vivere
nel tuo grembo
e la gioia ti ha fatto trasalire d’esultanza
fino a farti messaggera e serva
dei lontani e dei poveri (25)

Dalla poesia di Pio Vigo, la Vergine, inoltre, emerge come il prototipo di una Donna che, sebbene segnata dalla sofferenza e dai silenzi della solitudine angosciosa del dolore, non ha mai passivamente accettato le circostanze avverse della vita personale e sociale, non è stata vittima dell’alienazione, ma ha combattuto, ha affrontato gli ostacoli a viso aperto, si è ribellata all’ingiustizia del suo tempo. Con estremo coraggio, ha affrontato le croci della sua travagliata esistenza e la Croce del Figlio, con la consapevolezza che l’essere Madre di Dio, non la esimeva dai tormenti violenti della vita. Una Donna, quindi, controcorrente, coraggiosa e forte, in cui  si condensa ed è rappresentata tutta la sofferenza del mondo. Per questo motivo, ci è maternamente sempre accanto, proprio per aiutarci a portare il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l’animo dei disperati, ma con la serenità di chi ha impresso nel suo cuore la Parola consolante e rigeneratrice del Dio Salvatore.

Con la tua presenza hai sorretto
tuo figlio e la sua Croce.
Non poteva restare senza risposta
quell’ora.
Da Madre
hai voluto vivere accanto
tutta inchiodata al dolore.
Il tuo silenzio
ha fatto scorrere l’offerta
come incenso che si consuma.
Anche il creato
ha voluto condividere l’angoscia del Golgota:
ripiegato in sé stesso
ha reso più dense le tenebre.
Solo il tuo cuore è rimasto a vegliare
lampada di ogni vivente (26)
………………….
[…] Il chiarore dei tuoi occhi
mi ha insegnato a riporre le mie angustie
Sul braccio dell’Onnipotente (27)

Emergono, pertanto, da tutto il contesto delle raccolte, oltre a questi aspetti generali, alcuni aspetti specifici della figura di Maria, che il poeta ama con più insistenza sottolineare e che, adesso, analizzeremo brevemente, riassumendoli in questi quattro titoli teologicamente e mariologicamente significativi:

– Maria, Donna di Nazaret
Hai accolto la Parola
Cuore di Madre
– Una Bellezza chiamata Maria 

2.2.  Maria, Donna di Nazaret

1. L’annuncio a Maria (Lc 1,26-38) è il momento sorgivo della Nuova Alleanza ed ha sorprendenti consonanze con la ratifica dell’Antica Alleanza avvenuta alle pendici del Monte Sinai. Il Verbo di Dio scende, per opera dello Spirito, nel grembo verginale della fanciulla di Nazaret, inaugurando così la nuova creazione e l’inizio del Nuovo Popolo della (28)

[…] E la potenza dell’Altissimo
ha collocato in te
la sua Parola.
[…] Abbracciata al cielo
hai inaugurato
le feste di Pasqua per tutte le genti (29).

[…] Nel pozzo di luce
mi è stata consegnata ancora
la Parola come germoglio[…] (30).

[…] Il soffio di Dio ha coperto interamente la Vergine
e le ha consegnato il Figlio (31).

Maria è, così, riempita del favore divino che opera in lei una profonda e radicale trasformazione in tutta la sua persona (32)

Il tuo essere donna
è riemerso nello splendore di Dio;
la piccolezza è diventata statura
dell’Infinito;
l’umiltà un trionfo;
la purezza
il volto umano scelto dall’Onnipotente (33).

La Vergine Annunziata è l’icona esemplare di ogni discepolo del Signore. Anche noi siamo chiamati ad essere “teofori” e cioè “portatori” di Dio, quando sotto l’impulso dello Spirito Santo (Gv 4,23) apriamo il cuore e la mente alla sua parola di verità. L’Alleanza sancita nell’Annunciazione, si prolunga, così, nella persona che asseconda l’azione dello Spirito. Il credente diventa “Madre di Gesù” e “tabernacolo” della sua presenza (34):

Quanti attingono la gioia alla sua ombra
imparano a saltellare
anche sulle strade impervie di montagna (35).
………………….
Sorretto al palo della tenda
chiedo di diventare grotta
per custodire l’Annunciazione (36).

2. Maria è la Figlia di Sion. Proprio l’evangelista Luca vede in Lei la personificazione ideale dell’Israele degli ultimi tempi, la realizzazione perfetta del popolo di Dio, Colei in cui giunge a compimento il cammino del “resto di Israele” verso il Messia Nella pienezza del tempo, al momento della sua venuta, Dio andrà ad abitare nel suo seno, come era andato nell’Arca dell’Alleanza, per cui ella sarà il tabernacolo vivente di Dio tra i suoi. Maria perciò può esultare di gioia e, con lei, anche tutta la Chiesa, nuovo popolo. La ragione di questa gioia infinita è Cristo che, avendo preso dimora nel suo grembo verginale, è diventato per sempre il “Dio con noi”, Colui che ci salva dalla schiavitù e dall’esilio del peccato e ci introduce nell’esultanza del suo regno (37).

Mani e cuore hanno cominciato a danzare
con la contentezza dei poveri.
La casa di Nazareth si è vestita di splendore.
È rimasta piccola
ma capace di trattenere il cielo (38).
………………….
Grandi cose hai sentito vivere
nel tuo grembo
e la gioia ti ha fatto trasalire d’esultanza (39)
………………….
Viene la Figlia di Sion
con i primi accordi del giorno;
porta nel grembo e nelle labbra
l’Onnipotente.
[…] Tra i monti e i prati
il mattino e il vespro della vita
intrecciano capriole di gioia
con il Magnificat (40).

3. Dal cuore esultante della Figlia di Sion, nuova Arca dell’Alleanza, sgorga il Magnificat, il canto della liberazione Maria ci appare come la Donna profetica che promuove la giustizia che libera l’oppresso e la carità che soccorre il bisognoso e come la testimone perenne e operosa dell’amore salvifico di Dio che interviene nella storia con forza e potenza per instaurare il suo regno di giustizia e di pace. Proprio la Donna del Magnificat risveglia i cristiani dalla loro tranquilla o cattiva coscienza nei riguardi degli oppressi, dei poveri, degli emarginati; non li lascia languire nel loro perbenismo, né permette che si trincerino in atteggiamenti di neutralità o di indifferenza di fronte ai tragici e pressanti problemi della miseria e dell’ingiustizia (41)

Prostrato ora ai tuoi piedi
ti adoro e desidero
nutrimi presto di te.
Così i miei passi
potranno farsi leggeri
come quelli di tua Madre
inviata ai poveri che attendono
l’oceano di pace (42).
………………….
Il tuo cuore si è fatto
storia di tutte le genti.
Il tuo Magnificat innesto di luce
nei passi del povero (43)
………………….

Le tue mani
hanno generato
tenerezza e abbondanza.
Il cammino dei poveri e dei perseguitati
l’infanzia e la vecchiaia
sono diventati profezia
per tutte le genti (44).
………………….
Il tuo saluto
una palla di luce
che ha infranto le tenebre e l’attesa.
[…] Fontana zampillante
è divenuta la tua casa
col tuo magnificat.
I piccoli
hanno riconosciuto Dio
nella loro carne (45).
………………….
[…] La tua umiltà
ci faccia capire che nel servizio
si trova il segreto di essere grandi;
la tua gioia
ci solleciti ad accogliere tutti come fratelli.
I giorni del nostro cammino con Te
siano tempi di grazia,
invito di conversione,
inizio di crescita più intensa di comunione (46).

2.3.  “Hai accolto la Parola”

1. La maternità divina e verginale conferisce a Maria una singolare dignità e istituisce tra lei e Dio rapporti unici e strettissimi. La conseguenza è la sua eccellenza e dignità anche sul piano cultuale. La maternità divina di Maria è una maternità: oggetto di un particolare disegno di Dio, alla quale la Vergine è stata liberamente predestinata; salvifica perché il seme di Maria schiaccerà il capo del serpente e sarà il Salvatore del mondo; umana cioè non in riferimento alla persona che nasce da lei, che è una persona divina, ma in riferimento alla realtà umana che il Verbo assume; libera e responsabile accettata liberamente da Maria senza nessuna costrizione da parte di Dio; sponsale: nel suo grembo sono avvenute le nozze del Verbo con la natura umana; Epifanico- trinitaria perché manifesta l’agire di tutte le tre persone della SS. Trinità; epifanico – escatologica perché il parto di Maria determina la pienezza del tempo, cioè il compimento definitivo del tempo dell’attesa e l’inizio dell’epoca nuova che da significato a tutta la storia; singolare perché avviene per opera dello Spirito Santo e perché il frutto del grembo è il Figlio di Dio fattosi uomo (47).

La Parola generata dal Padre
eguale in tutto a Dio
è diventata tuo Figlio
quando le hai aperto
col tuo “si” pronto e gioioso
il cuore e il grembo
invasi dallo Spirito (48).
………………….
[…] Il Verbo di Dio
e l’amore che da sempre il Padre e il Figlio
si sono dati
entrano nella nostra storia attraverso Te.
[…] Con prontezza hai risposto e senza opporre resistenza
alla richiesta dell’Onnipotente di volerti far diventare
madre del suo Figlio e Madre dell’umanità intera .(49)
………………….
Segui stanotte
la stella come guida:
ti farà trovare il nido di Dio.
La Vergine ti aspetta
con la Parola consegnatale adesso
nelle mani (50).
………………….
Con la tua presenza
hai sorretto
tuo figlio e la sua croce.
Non poteva restare senza risposta
quell’ora.
Da madre
hai voluto vivere accanto
tutta inchiodata al dolore.
Il tuo silenzio
ha fatto scorrere l’offerta
come incenso che si consuma (51).
………………….
In un turbine di luce
la compiacenza di Dio
si è posata sulla tua culla,
calda ancora d’infanzia,
e sei diventata madre.
Il figlio che nascondi in grembo,
fragile come terra,
porta il vigore e la limpidezza di Dio
nelle vene.
Come sorgente, adesso,
zampilla in te la vita
senza mai fine (52).

2. 4. Cuore di Madre

Col suo assenso di fede, Maria ha liberamente acconsentito a diventare la Madre di Cristo rappresentante di tutta l’umanità. È un primo fondamento della sua  maternità spirituale nei confronti degli uomini. Concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, patendo insieme con il Figlio suo morente in Croce cooperò in modo davvero singolare all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza, l’ardente carità, per rinnovare la vita soprannaturale delle anime. Per questo motivo divenne per noi madre nell’ordine della grazia. Questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura incessantemente, dal consenso che fedelmente prestò nell’Annunciazione, e che sotto la Croce confermò senza interruzione, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Infatti assunta in cielo non abdicò a questo ufficio salvifico, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni dell’eterna salvezza. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti sulla terra ed esposti a tanti pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata (53). Tutta la poesia mariana di Pio Vigo è pervasa di un mistico afflato, da un desiderio di contemplare il volto luminoso della Vergine, che, avvolto dagli splendori di Dio, si manifesta tenerissimo volto di Madre. I versi incantati che la riguardano, sembrano un commosso commento ma anche la teologica e socio – politica esplicitazione della più antica preghiera mariana della Chiesa: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio; non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta» : (54)
Tu […] che sei […] posta come custode e difesa
del nostro navigare di ogni giorno,
conosci i pericoli che ci insidiano […].
Sii dunque, o Madre, per noi
aiuto e conforto […].
Accompagnaci nel segreto del nostro cammino
per cogliere la verità che illumina di pace
i nostri passi (55).
………………….
[…] Dal primo istante ti sei rivolta a noi
e in fretta sei venuta a consegnarci la Pace
che avevi ricevuto in abbondanza.
[…] Noi volgiamo accoglierti nella nostra casa
come Madre e Maestra:
illuminaci con gli esempi della tua vita
e accompagnaci per mano senza stancarti […] (56).
………………….
[…] Noi tuoi figli
veniamo a bussare al tuo cuore
perché sentiamo il bisogno
di essere accolti
dal calore della tua tenerezza.
[…] Il peso do ogni giorno
ci soffoca con logiche e richieste
che non ci lasciano liberi e in pace.
Noi affidiamo alle tue mani
la vita […] (57).
………………….
Non ti stancare di accogliere i tuoi figli
con le sporte cariche di dolori:
hanno bisogno sentirsi accolti
sotto il manto della tua pace
e sentire una voce
che aiuta ad intendere il cielo (58).
………………….
[…] Sorgente della vita sei divenuta,
capace di ascoltare da madre
le nostre suppliche
e di asciugare le lacrime
che abbondanti segnano
il nostro cammino (59).

2. 5. Una Bellezza chiamata Maria

1. La via pulchritudinis, è un cammino, nella e attraverso la bellezza, di progressiva ascesa dalle forme sensibili del bello, fino alle altezze dello splendore divino. Essa è, quindi, un’avventura dello spirito che si apre ad una crescita verticale, protesa alla comprensione dell’infinito e dell’assoluto. La bellezza è ponte e mediazione tra cielo e terra, è segno della presenza di Dio nel mondo: esiste, infatti, una scrittura cifrata che è intima a tutte le cose autenticamente belle e che ci rimanda all’Autore. Contemplata con animo puro, la bellezza parla direttamente al cuore; eleva interiormente dallo stupore alla meraviglia, dall’ammirazione alla gratitudine, dalla felicità alla contemplazione, dalla memoria all’anticipazione; afferra interamente l’uomo, mente e cuore, intelligenza e ragione, capacità creatrice e immaginazione; mette in moto un dinamismo di profonda trasformazione interiore che genera gioia, sentimento di pienezza e riconoscenza. Dio, Uno e Trino, che diffonde la sua bellezza e la sua carità nel mondo da Lui creato, comunica, in modo particolare queste sue qualità alle creature umane per mezzo del perfettissimo Mediatore, il suo Figlio Gesù Cristo, modellandole e santificandole con la potenza dello Spirito Santo, affinché siano sante e immacolate al suo cospetto nella carità (60). Maria di Nazareth eccelle tra tutte le creature quale specchio fulgidissimo della bellezza divina perché, essendo stata preservata dal peccato originale e colmata di grazia, è talmente animata e pervasa dalla bellezza e dall’amore di Dio, da diventare il prototipo della persona umana che, nella maniera più totale e senza alcuna riserva, accoglie il Figlio di Dio e si lascia trasformare da Lui. Se Maria è la Tota Pulcra, si comprende e si apprezza l’inesausto sforzo dei poeti e degli artisti di tutti i tempi, per esprimere in versi e immagini la verità segreta e manifesta di Lei; quel suo essere nel contempo donna del nostro mondo e dei nostri giorni e realizzazione piena del mondo futuro. Il suo splendore, che esprime la bellezza massima e sublime della redenzione, appare anche a Pio Vigo un unicum dal punto di vista esistenziale, teologico e teologale (61).
Nei tuoi occhi rileggo
il colore del cielo
e la profondità dell’infinito.
La tua pupilla si nutre di luce
fin dal mattino
e consegna a tutti
il suo sorriso […] (62)
………………….
[…] Sotto il manto della Madre
di tutte le grazie
hai posto i tuoi passi:
di lei hai cantato la bellezza
e i riflessi della bontà stessa di Dio (63).
………………….
[…] Sei stata chiamata in terra
con la voce esultante dei tuoi figli
desiderosi di contemplarti
avvolta degli abiti di Dio.
[…] I tuoi occhi luminosi
rivelano la purezza del cielo
che hai portato in grembo
senza perdere il tuo immacolato splendore (64).
………………….
[…] Madre del Verbo eterno
e segno mirabile dello splendore di Dio (65).
………………….
[…] Il sorriso della Madre si è affrettato
a consegnarmi
il profumo della sua gloria (66).
………………….
L’infinito ha penetrato
la tua piccola casa
di terra battuta
Innocenza e stupore
lo hanno abbracciato
e sei divenuta Madre
di quell’unica Parola
che può comprendere
Dio (67).
………………….
[…] Il tuo canto si è tessuto con la luce del cielo:
carne e cuore
sono diventati splendore (68).
………………….
[…] Il tuo essere donna
è riemerso nello splendore di Dio:
la piccolezza è diventata statura
dell’Infinito (69).
………………….
[…] I tuoi occhi lasciano intravedere
come aurora
il volto di Dio
e ci parlano nel silenzio
dello splendore del cielo (70).
………………….
[…] Lo splendore del tuo corpo
riflette il chiarore del cielo
e ci parla della potenza
che ha vinto per sempre le tenebre.
Il tuo sorriso
è per noi abbraccio e carezza;
il tuo sguardo
pioggia di luce
che ci rasserena e ci illumina (71).
………………….
Metti nelle nostre braccia
o Vergine,
il tuo unico Figlio
venuto con i passi del silenzio.
Non ti ha chiesto la vita
solo per la tua contentezza:
vuole donare la sua carne
per lo splendore di ogni uomo (72).

CONCLUSIONE

La poesia di Pio Vigo ci mostra la Vergine nel suo mistico splendore e nella mitezza della sua maternità, non, quindi, come una realtà fredda, lontana, astratta e piatta, ma piuttosto come una presenza originale e singolare vicina a noi, che ci conduce ai porti della gioia e della vita in modo amorevole, instancabile e prodigioso. Questa “mediazione materna”, derivante dal suo inscindibile legame con il Figlio e, di conseguenza, con l’umanità intera, si inserisce con forza e determinazione in tutte le pieghe della nostra vita personale e sociale, esercitandovi un salutare influsso che ci spinge ad uscire dall’abituale appiattimento umano e religioso, per diventare davvero protagonisti della storia (73). Anche la Vergine di Pio Vigo, ripete ad ognuno di noi che è “ancora giorno” che, cioè, il buio delle notti della nostra esistenza, può essere sempre illuminato dalla Luce ineffabile e trasformante di Cristo per cui “non vi sarà più notte e i servi dell’Agnello non avranno più bisogno di lampade, né di luce del sole, perché il Signore Iddio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli “ (74): con e come Lei, Donna del Magnificat, Icona e Testimone del Mistero (75), la prima dei Servi del Signore.


(1) Città in provincia di Catania, le cui origini leggendarie si confondono con la mitica storia d’amore, narrata da Virgilio e Ovidio, della ninfa Galatea e il pastorello Aci, ucciso per gelosia dal gigante Polifemo. Secondo tradizioni storiche più consolidate, Acireale e le altre Aci trassero la propria origine da Xiphonia, città greca completamente scomparsa, sui resti della quale, in epoca romana, sorse un conglomerato urbano di nome Akis, già noto durante le guerre puniche. Nel corso dei secoli, il nucleo proprio dell’attuale città, ha cambiato più volte denominazione divenendo Jachium sotto i Bizantini, Al-Yag con gli Arabi e, quindi, Aquileia e Aqileia Nova. La città è stata più volte segnata da eruzioni dell’Etna e terremoti, il più catastrofico dei quali fu quello del 1693. Acireale è famosa oltre che per la sua splendida architettura barocca, anche per le sue terme, divenute un punto di attrazione a livello europeo. Le acque di Acireale, infatti, sono classificate come sulfuree, ricche di idrogeno solforato, con eccellenti qualità terapeutiche. Posta su un territorio ricco di straordinarie bellezze naturali, circondata da limoneti e in posizione privilegiata tra l’Etna e il Mar Jonio, dalle sue splendide terrazze lo sguardo si estende al Golfo di Catania e alla Calabria. (Cfr. M DONATO – M.C. GRAVANO, Liber privilegiorum civitatis Jacis, Galatea, Acireale 2007; M.C. GRAVANO – A. SCACCIANOCE, Imago Urbis. Acireale tra architettura e scenografia, Galatea, Acireale 2004; A. FICHERA, Visita alla Basilica di San Sebastiano, A&B, 2001; (AUTORE NON SPECIFICATO), Acireale. Una città attraverso il barocco, Skira, Milano 1999).
(2) L’Almo Collegio Capranica, una delle più importanti istituzioni ecclesiastiche dell’Urbe, fu fondato il 5 gennaio 1457 dal Card. Domenico Capranica (1400-1458) allo scopo di fornire la possibilità di un’adeguata formazione ai giovani aspiranti al sacerdozio di Roma e di Fermo, di cui era Arcivescovo. Chiuso per un decennio, dal 1798 al 1807, durante il periodo della cosiddetta Repubblica Romana, il Collegio ha proseguito nel tempo la sua attività, estendendo la sua ospitalità anche ai seminaristi d’Italia e dell’Estero. I Sommi Pontefici – Benedetto XV e Pio XII ne furono anche alunni – hanno sempre guardato con interesse al Capranica sostenendo la sua specificità e l’identità capranicense, che consiste nell’offrire alla società un clero più preparato sotto l’aspetto culturale e spirituale, convinti che la qualità del Clero dipende dalla sua formazione. (Cfr. BENEDETTO XVI, Discorso alla Comunità dell’Almo Collegio Capranica del 19 gennaio 2007, in AAS 99[2007], 80 ss).
(3) Si deve all’amore per il sacerdozio e per i sacerdoti di Mons. Michele Cosentino, la fondazione dell’O.A.S.I., una provvidenziale opera per l’assistenza dei sacerdoti anziani e malati. L’istituzione prese avvio proprio nel palazzo di mons. Cosentino e poi via via si estese nei terreni circostanti. Questo santo ed illuminato sacerdote fu per lunghi anni direttore spirituale del seminario vescovile e punto di riferimento sicuro per il clero anche a livello ultradiocesano. Mons. Cosentino sostenne anche il sorgere dell’Opera di Betania (Ancelle di Gesù Sacerdote), fondata a Randazzo da suor Maria Addolorata Vagliasindi, per l’assistenza e il servizio dei sacerdoti. (Cfr. La Mamma dei Sacerdoti. Giuseppina Dilettoso Vagliasindi fondatrice dell’Opera Betania Ancelle di Gesù Sacerdote. Edizione fuori commercio, Stabilimento Tipografico ACI, Acireale 1994).
(4) Diocesi suffraganea dell’Arcidiocesi Messina, è stata eretta da Papa Pio VII con la Bolla “Superaddita diei” del 17 marzo 1816, su desiderio del re Ferdinando I e dei Vescovi di Sicilia, allo scopo di “consolidare la fede, l’osservanza della legge di Dio e la pratica dei sacramenti”. La diocesi comprende 12 dei 20 comuni della provincia di Enna ed è suddivisa in 41 parrocchie. Mons. Pio Vigo ne è stato il dodicesimo vescovo (Cfr. Annuario Pontificio, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2007).
(5) L’Arcidiocesi di Monreale è una sede suffraganea dell’Arcidiocesi di Palermo. È stata costituita nel 1176. Il territorio si estende su circa 1.509 Km2, è suddiviso in 88 parrocchie e conta circa 190 mila fedeli.  Primo vescovo fu Teobaldo, che la resse per due anni fino al 1178. Pio Vigo è stato il 55° Vescovo. Attuale Arcivescovo è mons. Salvatore Di Cristina, che ne ha preso possesso il 2 dicembre del 2006 (Cfr. Annuario Pontificio, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2007).
(6) Dopo alterne vicende, iniziate con un decreto di Ferdinando II nel 1838 e la prima bolla Quodcunque ad catholicae religionis incrementum” di Papa Gregorio XVI del 27 giugno 1844, la Diocesi di Acireale venne ufficialmente eretta nel 1872 come una delle poche sedi vescovile siciliane direttamente soggette alla S. Sede. Nella sua storia, la Diocesi, ora suffraganea di Catania, ha avuto 10 vescovi: Gerlando Maria Genuardi [1872-1907]; Giambattista Arista [1907- 1920], del quale è in corso il processo di beatificazione; Salvatore Bella [1920-1922]; Fernando Cento [1922-1926], poi cardinale; Evasio Colli [1927-1932] poi vescovo di Parma; Salvatore Russo [1932-1964]; Pasquale Bacile [1964-1979]; Giuseppe Malandrino [1979-1998], poi vescovo di Noto; Salvatore Gristina [1999-2002], oggi Metropolita di Catania. La Diocesi conta 230.00 abitanti ed è suddivisa in 111 parrocchie sparse in 18 comuni. (Cfr. Annuario Pontifico, Città del Vaticano 2005; A. MAGRO, Il cammino pastorale della Diocesi di Acireale nel post-Concilio 1980-1994. 150° di fondazione della Diocesi, Acireale 1995, 10; 352-358; 418; 498; 165ss).
(7) Cfr. A. RIVERA, Prefazione, in PIO VIGO, Mani cariche di canto, La Palma, Palermo 2003, 7-10.
(8) Cfr. G. CRISTINI, Prefazione, in PIO VIGO, Come un raggio di sole, La Palma, Palermo 1993, 7-16.
(9) Cfr. R. LA DELFA, Prefazione, in PIO VIGO, Oltre il silenzio, Abbadir, San Martino delle Scale 2007, 7-13.
(10) Cfr. A. RIVERA, Prefazione, op. cit., 7-10.
(11) Cfr. I. SIVIGLIA SAMMARTINO, Prefazione, in PIO VIGO, Scintille di gioia, Il Pantocratore, Palermo, 5-7.
(12) Cfr. A. CORSARO, Prefazione, in PIO VIGO, Ancora è giorno, Tringale, Catania 1982, 7-11.
(13) Cfr. D SCUDIERO, Prefazione, in PIO VIGO, Lasciatemi le ali, La Palma, Palermo 2004, 13-16.
(14) Cfr. PIO VIGO, Inseguirò la luce, Multigrafica Troinese, Troina 1987: A Nazaret, 15; Visitazione, 59; Riempita del vigore di Dio, 65; Essere madre è il tuo cielo, 69; Nazaret: un catino colmo di azzurro, 75; 15 Agosto, 85; Nella tua voce porti l’eterno, 88; Mi afferra un nuovo mattino, 89; Tra le tue mani povere, 99.
(15) IDEM, Lasciatemi le ali, op. cit.: Assunzione, 40; All’ombra di Nazaret, 48.
(16) IDEM, Scintille di gioia, op. cit.: Aprici il cuore, 54; Col manto azzurro, 56.
(17) IDEM, Mani cariche di pianto, op. cit.: Rivestita di stelle, 32; Messaggere di vita, 75; Nel tuo manto la nostra casa, 90.
(18) IDEM, Ancora è giorno, op. cit.: Madonna di Loreto, 41.
(19) IDEM, Come un raggio di sole, op. cit.: Esultando sui passi di Dio, 35; Con le campane di gloria, 39; Con te sono madre, 103; Lottando con le tenebre, 110; Con la voce dei pastori, 118.
(20) IDEM, Oltre il silenzio, op. cit.: Lembo d’eterno, 27; È viva la tua luce, 44; Nel giubilo della gloria, 74-75; Preghiera a Maria Bambina, 100; Preghiera a Maria Ausiliatrice dei faraglioni di Acitrezza, 107; Preghiera a Maria porta del cielo, 111; A Maria Pellegrina, 117; Canto alla Vergine di Terrasini, 133; Preghiera alla Madonna del Carmelo, 137; Preghiera a Maria SS. della Libertà, 138.
(21) Messaggere di vita, in PIO VIGO, Mani cariche di canto, op. cit., 75.
(22) Preghiera a Maria, in PIO VIGO, Oltre il silenzio, op. cit., 111.
(23) Nel tuo manto la nostra casa, in PIO VIGO, Mani cariche di canto, op. cit., 90.
(24) Visitazione, in PIO VIGO, Inseguirò la luce, op. cit., 59.
(25) Aprici il cuore, in PIO VIGO, Scintille di gioia, op. cit., 54.
(26) Lottando con le tenebre, in PIO VIGO, Come un raggio di sole…, op. cit., 110.
(27) Nella tua voce porti l’Eterno, in PIO VIGO, Inseguirò la luce, op. cit., 88.
(28) Cfr. A. SERRA, Maria di Nazaret. Una fede in cammino, Paoline, Cinisello Balsamo 1993, 9.
(29) Riempita del vigore di Dio, in PIO VIGO, Inseguirò la luce, op. cit., 64-65.
(30) Nazaret: un catino colmo di azzurro, in Ibidem, 75.
(31) All’ombra di Nazaret, in PIO VIGO, Lasciatemi le ali, op. cit., 48.
(32) Cfr. A. SERRA, Maria di Nazaret, op. cit. 10.
(33) Riempita del vigore di Dio, in PIO VIGO, Inseguirò la luce, op. cit. 64-65.
(34) Cfr. A. SERRA, Maria di Nazaret, op. cit. 17.
(35) All’ombra di Nazaret, in PIO VIGO, Lasciatemi le ali, op. cit., 48.
(36) Nazaret: un catino colmo di azzurro, in PIO VIGO Inseguirò la luce, op. cit., 75.
(37) Cfr. A. SERRA, E c’era la Madre di Gesù. Saggi di esegesi biblico –mariana, Cens – Marianum, Milano – Roma 1983, Cap. I: Esulta Figlia di Sion. Principali riletture di Zc 2,14-15 e 9,9 nel giudaismo e nel cristianesimo del I-II Secolo, 3-43; J. CANTINAT, La Madonna nella Bibbia, Paoline, Cinisello Balsamo 1987, 51-60; J. DE LA POTTERIE, Figlia di Sion. Lo sfondo biblico della mariologia dopo il Concilio Vaticano II, in Marianum 49(1987), 356-376.
(38) All’ombra di Nazaret, in PIO VIGO, Lasciatemi le ali, op. cit., 48.
(39) Aprici il cuore, in PIO VIGO, Scintille di gioia, op. cit., 54.
(40) Esultando sui passi di Dio, in PIO VIGO Come un raggio di sole…, op. cit., 35.
(41) Cfr. A. GRASSO, La Vergine Maria e la pace nel magistero di Paolo VI, PAMI, Città del Vaticano 2007, 230-292.
(42) Lembo d’eterno, in PIO VIGO, Oltre il silenzio, op. cit., 27.
(43) Visitazione, in PIO VIGO, Inseguirò la luce, op. cit., 59.
(44) Nella tua voce porti l’eterno, in PIO VIGO, Inseguirò la luce, op. cit., 88.
(45) Tra le tue mani povere, in PIO VIGO, in Ibidem, 99.
(46) A Maria Pellegrina, in PIO VIGO, Oltre il silenzio, op. cit., 117-118.
(47) Cfr. I. CALABUIG, Il culto alla beata Vergine: fondamenti teologici e collocazione nell’ambito del culto cristiano, in AA.VV., Aspetti della presenza di Maria nella Chiesa in cammino verso il Duemila, Marianum – Dehoniane, Roma – Bologna 1989, 185-313; G. P. DI NICOLA, La maternità verginale di Maria, in Theotokos, 1(1995), 108.
(48) Nel tuo manto la nostra casa, in PIO VIGO, Mani cariche di canto, op. cit., 90.
(49) Preghiera a Maria, in PIO VIGO, Oltre il silenzio, op. cit., 111-112.
(50) Con le campane di gloria, in PIO VIGO, Come un raggio di sole…, op. cit., 39.
(51) Lottando con le tenebre, in PIO VIGO, in Ibidem, 110.
(52) Rivestita di stelle, in PIO VIGO, Mani cariche di canto, op. cit., 23.
(53) Cfr. Lumen Gentium, Costituzione Dogmatica sulla Chiesa del 21 novembre 1964, in Enchiridion Vaticanum, EDB, Bologna 1971, vol. I (I documenti ufficiali del Concilio Vaticano II), nn. 284-445.
(54) Il Sub tuum praesidium [Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν], il più  antico tropàrion dedicato alla Madre di Dio  è un’invocazione  collettiva  che  lascia  intravedere  la  consuetudine,  da  parte  della  comunità  cristiana,  di  rivolgersi direttamente alla Theotokos invocando il suo aiuto nelle ore difficili. Il testo, infatti, esprime con efficacia la fiducia nell’intercessione della Vergine. Il papiro copto, ritrovato ad Alessandria d’Egitto e risalente al III secolo, venne acquistato dalla John Rylands Library di Manchester nel 1917 e pubblicato per la prima volta nel 1938. Esso presenta una scrittura a lettere onciali, alta e diritta, stretta e, nello stesso tempo, ariosa, con elementi ornamentali. La preghiera mostra un’intima relazione con la Chiesa dei martiri, esprimendo l’atteggiamento di un intero popolo che vive in uno stato di pericolo e anela la liberazione. Appare, quindi, probabile una connessione alle persecuzioni di Valeriano e di Decio, sotto il quale furono numerosi i martirizzati africani, proprio nelle stesse zone dove fu composto il primitivo testo della preghiera. Dal luogo originale, l’Egitto, il Sub tuum praesidium col passare dei secoli si è diffuso in tutto il mondo cristiano ed è ancora oggi usato in tutte le principali liturgie, fra cui la Greca, la Bizantina, l’Ambrosiana e la Romana (Cfr. S. DE FIORES, A Colei che ci ascolta, Monfortane Roma 1983, 23; G. GIAMBERARDINI, Il “Sub tuum praesidium” e il titolo “Theotokos” nella tradizione egiziana, in Marianum 31 (1969) 2-4, 324-362).
(55) Preghiera a Maria Ausiliatrice dei Faraglioni di Acitrezza, in PIO VIGO, Oltre il silenzio, op. cit., 107-108.
(56) Preghiera a Maria, in Ibidem, 111-112.
(57) Preghiera a Maria Bambina, in Ibidem, 100.
(58) Aprici il cuore, in PIO VIGO, Scintille di gioia, op. cit., 54.
(59) Nel tuo manto la nostra casa, in PIO VIGO, Mani cariche di canto, op. cit., 90
(60) Sulle tematiche dell’estetica teologia qui accennate cfr. B. FORTE, La porta della bellezza. Per un’estetica teologica, Morcelliana, Brescia 1999; A. M. JERUMANIS, L’uomo splendore della gloria di Dio. Estetica e morale, EDB, Bologna 2005; C. STECK, La gloria di Dio appare. Il pensiero etico di Han Urs von Balthasar, Cittadella, Roma 2005; T. KENNEDY, Praticare la Parola. Vol. 1., L’ascesa dell’uomo al Dio vivente, EDB, Bologna 2007.
(61) Par approfondire il rapporto Via pluchritudinis e Maria, cfr.  AA.VV., Una bellezza chiamata Maria. Ricerca biblico – ecclesiale, in Theotokos XIII (2005) nn. 1-2, 1-240; AA.VV., Via pulchritudinis & Mariologia, AMI, Roma 2003; AA.VV., Mariologia estetica per il nostro tempo, in Theotokos, XIV (2006), n. 2, 251-573; V. MARINI, Maria e il mistero di Cristo nella teologia di Hans Urs von Balthasar, PAMI, Città del Vaticano 2005; E. SENDLER, L’icona, immagine dell’invisibile. Elementi di teologia, estetica e tecnica, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007.
(62) Col manto d’azzurro, in PIO VIGO, Scintille di gioia, op. cit., 56.
(63) È viva la tua luce, in PIO VIGO, Oltre il silenzio, op. cit., 44.
(64) Nel giubilo della gloria, in Ibidem, 75.
(65) Preghiera a Maria Bambina, in Ibidem, 100
(66) Assunzione, in PIO VIGO, Lasciatemi le ali, op. cit., 40.
(67) A Nazaret, in PIO VIGO, Inseguirò la luce, op. cit., 15.
(68) Essere madre è il tuo cielo, in Ibidem, 69
(69) Riempita del vigore di Dio, in Ibidem, 64.
(70) Messaggere di vita, in PIO VIGO, Mani cariche di canto, op. cit., 75.
(71) Rivestita di stelle, in Ibidem, 23.
(72) Con la voce dei pastori, in PIO VIGO, Come un raggio di sole…, op. cit., 118.
(73) Cfr. A GRASSO, La Vergine Maria e la pace nel magistero di Paolo VI, op. cit., 244-252.
(74) Ap 22, 4-5
(75) Cfr. S. M. PERRELLA, Maria di Nazaret, icona e testimone del mistero. Anamnesi e approfondimento interdisciplinare di un tema attuale, in Miles Immaculatae, 2 (2000), 414-489.

God bless you!

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