Fragnelli: «E adesso ridefiniamo la pastorale» | Avvenire

mons-pietro-maria-fragnelliLuciano Moia sabato 9 aprile 2016

«Tutto questo ci scomoda perché obbliga a ridefinire il quadro e gli obiettivi generali della vita pastorale. Ma a cosa serve mantenere un quadro stretto, obsoleto, che non abbraccia più la realtà in movimento?». Il presidente della Commissione episcopale Cei per la famiglia, la vita e i giovani, Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani, scorre le pagine dell’Amoris laetitia con grande soddisfazione, consapevole però del grande lavoro che attenderà nei prossimi anni vescovi e operatori di pastorale familiare. «Sì, è necessario un cambiamento della mentalità pastorale», ammette.

Integrazione, discernimento, misericordia. Lungo le oltre 260 pagine dell’Esortazione sono le parole che ricorrono più spesso. Che distanza esiste tra la nostra pastorale ordinaria e queste sollecitazioni di Francesco?

Il capitolo ottavo dell’Esortazione (“Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”) contiene una prolungata riflessione sulla ‘misericordia pastorale’ (n. 307312), che non si limita a riproporre l’immagine della misericordia come «architrave che sorregge la vita della Chiesa», ma indica «un quadro e un clima» che «ci impedisce di sviluppare una teologia morale fredda da scrivania nel trattare i temi più delicati e ci colloca piuttosto nel contesto di un discernimento pastorale carico di amore misericordioso, che si dispone sempre a comprendere, a perdonare, ad accompagnare, a sperare, soprattutto a integrare» (n. 312). La nostra pastorale ordinaria è invitata a rivelare sempre più e sempre meglio «il volto della Sposa di Cristo, che fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno» (Misericordiae vultus, 12). «Una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna e accarezza», ha detto papa Francesco a Firenze nel novembre 2015. Siamo chiamati a uscire con più decisione dal ruolo di controllori ed entrare in quello di facilitatori della grazia, annunciatori del «primato della carità come risposta all’iniziativa dell’amore gratuito di Dio» (n. 311). Una rinnovata pastorale della misericordia chiede un rinnovamento della riflessione teologico- morale, che – non rinunciando all’integralità dell’insegnamento morale della Chiesa – pone speciale attenzione nel mettere in evidenza e incoraggiare i valori più alti e centrali del Vangelo (n. 311).

Una “rivoluzione” impegnativa o l’inizio di un percorso che non sappiamo dove ci porterà? Insomma, come pastore, è più soddisfatto e più preoccupato?

Il Papa, esperto in umanità, chiede a tutta la Chiesa di entrare più chiaramente nelle «circostanze attenuanti» che il «discernimento pastorale» porta con sé (n. 301-306). In pratica come pastori e come comunità cristiana siamo invitati a frequentare di più gli “ambienti” nei quali si evidenziano situazioni spesso totalmente nuove e imprevedibili. Bisogna portarvi il lievito del Vangelo, non prontuari o ricette. Il Papa incoraggia tutta la Chiesa a uscire per essere sempre più pronta a portare nella mente e nel cuore l’esperienza umana ferita degli uomini e delle donne del nostro tempo. Le esigenze del Vangelo non hanno timore di confrontarsi con i “condizionamenti” e i “fattori che limitano la capacità di decisione”. Qui la frase netta di Francesco: «Non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante » (n. 301). Il cammino pastorale che ci è proposto offre soddisfazioni e preoccupazioni insieme: dobbiamo tornare a formare le coscienze, a dedicare attenzione alla direzione spirituale e alla sana pratica della confessione, a combattere i conformismi pastorali modellati fondamentalmente su schemi sacramentali e non di evangelizzazione. Tutto questo ci scomoda perché obbliga a ridefinire il quadro e gli obiettivi generali della vita pastorale. Ma a cosa serve mantenere un quadro stretto, obsoleto, che non abbraccia più la realtà in movimento? A Gesù interessano tutte le “cento pecore” dell’ovile: il suo Spirito è all’opera e suscita nuovi carismi per la grande avventura della consegna del Vangelo della gioia alle famiglie di oggi. Anche a costo di fare l’esperienza della «letizia di essere giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù» (cfr. At 5,41).

Il capitolo quinto è tutto una “traduzione familiare” dell’inno alla carità di san Paolo, in cui emerge un Papa che conosce nel dettaglio le buone abitudini che cementano la vita familiare. Non crede che anche le nostre comunità dovrebbero fare proprio in modo più sistematico questo sguardo positivo?

I due capitoli centrali dedicati a “L’amore nel matrimonio“ e a “L’amore che diventa fecondo” sono una straordinaria sintesi di tutto ciò che si vorrebbe ricevere e donare in fatto di «Letizia dell’amore ». La “casa” che Gesù e gli apostoli invitano a costruire con la famiglia cristiana è ricca del «nostro amore quotidiano». Una trentina di paragrafi (n. 89-119) offrono l’alfabeto dell’amore applicando le pregnanti espressioni del capitolo 13 della prima Lettera ai Corinzi all’esistenza concreta di ogni famiglia. Lo “sguardo positivo” delinea un orizzonte di grande speranza. È l’amore che tutto sopporta: il Papa cita l’amore «malgrado tutto » di Martin Luther King (n. 118) e del coniuge che, costretto alla separazione fisica, sa andare oltre i sentimenti e continua ad amare in forza della «carità coniugale» (n. 119). Un amore che cresce e diventa sempre più «icona dell’amore di Dio per noi» (n. 121), capace di non cedere alla «cultura del provvisorio» (n. 124).

Nei paragrafi sulla preparazione al matrimonio, il Papa insiste sulla valenza educativa del cammino, sia prossimo, sia soprattutto, remoto. E noi, in Italia, siamo in linea con queste indicazioni?

Il Papa incoraggia ogni Chiesa locale a discernere il modo migliore per organizzare la preparazione al matrimonio, evitando però di ridursi alla consegna di tutto il Catechismo o di «saturarli con troppi argomenti» (n. 207). Ma evitando anche di proporre «idealizzazioni» indebite, che crollano di fronte alla scoperta della realtà. Citando il documento della Conferenza episcopale italiana circa gli “Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia”, curato dalla Commissione episcopale per la famiglia e la vita, papa Francesco invita a cogliere la «preziosa risorsa» e l’«amicizia contagiosa » che coloro che si sposano portano nella Chiesa e nella società.

Di grande interesse anche i paragrafi dedicati all’educazione sessuale (n.280 e seguenti), in cui – tra tante sottolineature forti – invita alla riscoperta del «sano pudore »… Non crede sia una riscoperta che meriterebbe di essere rilanciata con qualche evidenza?

Sì, dopo aver riconosciuto la necessità di ricercare «le influenze positive» e «un adeguato linguaggio» per introdurre i ragazzi e i giovani alla sessualità, papa Francesco richiama la grande importanza di ritrovare un «sano pudore» un «valore immenso », attuale anche oggi come «difesa naturale della persona », protezione della sua interiorità e argine ad ogni banale cosificazione dell’amore. È grande e urgente il lavoro culturale e pastorale da fare in questo campo.

Sorgente: Fragnelli: «E adesso ridefiniamo la pastorale»

God bless you!

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