20 Ottobre 2016 Claudio Stazzone

Non amo l’autolesionismo italo-peloritano-centrico, e non mi associo mai dunque per civico amor proprio e per principio a un tale mal vezzo di cori consolidati delle ‘prefiche’, cantori lamentevoli di una eterna agonia della città; e pur tuttavia in qualità di messinesi, spesso ci viene tentazione di raffrontare questa strapazzata città a quanto cantò De Andrè in “Faccia di cane”: «… in questa città vorrei piantarci un faro per vederci più chiaro, in questa città vorrei trovarci il sale, in questa città che prende a calci un cane mentre muore di fame, in questa città che affoga senza il mare [ndr: perché lo abbiamo emarginato], in questa città in cui facilmente si nasce alla stazione [e/o] dentro una barca a forma di vagone, ghiaccio a Natale sopra i marciapiedi!.. »

Bene: in questa città oggi 91^ per qualità della vita sulle centosette d’Italia oggetto di attenzione di ‘Sole 24 ore’, ultima per tenore di vita, fiorirono e fioriscono ancora le eccellenze, e questa volta non sto parlando di Martino, di la Pira, di mille altri e della sua vetusta illustre storia, né di Nibali, l’attenzione va ad un uomo di chiesa, che non è vanto per la sola chiesa, ma che è vanto di identità peloritana.

L’acronimo nel titolo ci consente un utilizzo traslato dalla sua etimologia enologica ai fini di conclamare dichiaratamente l’identificazione dell’origine, la qualità e la rinomanza, l’influenza ambientale ed il concorso umano su questo uomo di eccellenza, ascrivibili inequivocabilmente alla sua città di provenienza: sessant’anni di presenza a Messina, ivi formato presso il nostro seminario arcivescovile S. Pio X da quella docenza liceale, filosofica e teologica e da studi condotti presso l’ ‘Ignatianum’, che lo videro d’appresso ordinato sacerdote ad agosto del 1969, e che svolse il suo ministero in città fino al 1988, sotto i vescovi mons. Fasola e Cannavò.

A far data dal 1988 la Caritas diocesana e regionale lo annoverò come suo punto di riferimento di spicco in abbinata con il suo ruolo di docente di religione; sempre la Caritas lo vedrà suo presidente nazionale fino al 2008. Direttore diocesano dell’Apostolato della preghiera, nonché mansionario del capitolo archimandritale, rettore del santuario di S. Rita, padre spirituale del Seminario e membro del Consiglio presbiteriale, fino – tra il 1997 e il 2000 – alla nomina a provicario generale della nostra diocesi, canonico del capitolo protometropolitano della cattedrale e prelato d’Onore di Sua Santità; con il 2000 S.S Giovanni Paolo II lo elevò a nostro vescovo ausiliare e nello stesso anno l’arcivescovo mons. Giovanni Marra, coconsacranti gli arcivescovi Calabrò e Sgalambro, gli conferì l’ordinazione episcopale.

Su nomina di S.S. Benedetto XVI diviene arcivescovo metropolita di Agrigento nel 2008, e dal maggio 2013 diviene presidente della Commissione episcopale della Conferenza episcopale italiana per le migrazioni.

E’ del 4 gennaio la sua preannunciata nomina a cardinale, che avrà luogo il 14 febbraio in concistoro.

Noi tutti in città abbiamo avuto modo di conoscere, entrare in contatto, apprezzare quanto questo prelato ha speso di sé per la civica comunità al servizio della Causa religiosa, e non solo; più di noi, il nostro presidente Angelo Miceli è testimone primo della qualità dell’Uomo, essendo stato suo amico di giovinezza, beneficiario del suo intervento sacerdotale in più occasioni, come la celebrazione del suo matrimonio e del 25° anniversario; il Battesimo e la Prima Comunione dei propri figli, e soprattutto è stato a lui collegato durante la propria militanza nel Centro Sportivo Italiano del quale, all’epoca, mons. Montenegro fu assistente diocesano, continuando a mantenerne i contatti durante la sua attività dirigenziale con numerosi incontri ai quali Mons. Montenegro ha sempre partecipato con molta disponibilità e con entusiasmo.

Morale – laica e religiosa allo stesso tempo – di una riflessione: ancora una volta dunque in questa città si accende un faro per farci vedere più chiaro, si riesce ad assaporare il sapore sapido dell’eccellenza, si riesce a non affogarvi e a goderlo il mare, si riscopre il concittadino che ha bloccato il piede di chi prende a calci il cane, che ha dato il suo contributo a che non si muoia di fame, che ha dato la coperta per riscaldarsi dal gelo a chi è rinato da migrante in una barca, ed è pure colui che ha acceso una luce in più sul Natale dei messinesi: la luce della speranza.

ADSeT, costituitasi a coscienza civica e identitaria della nostra Comunità di ‘educatori per sempre’, sente il dovere di porgere un grazie a nome della Città a mons. Francesco Montenegro per … esserci stato!

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