Don Rizzo il banchiere solidale | la Repubblica.it

TANO GULLO  

In quel terribile 1902 ad Alcamo due banche erano fallite lasciando sul lastrico centinaia di clienti. Era l’ onda lunga del grande scandalo finanziario, che a cavallo tra Ottocento e Novecento sconvolse l’ Italia, che si abbatteva nei paesi del Sud. I contadini erano costretti a mettersi nelle mani degli usurai. Come se non bastasse la fillossera, un micidiale parassita, aveva messo in ginocchio l’ agricoltura locale. Fu in quella desolazione economica e sociale che a don Giuseppe Rizzo venne l’ idea di fondare la Cassa rurale e artigiana, una banca cooperativa, idea ardita ai tempi, per affrancare i poveri dai «cravattari» che li strozzavano. Oggi i 24 soci iniziali sono diventati 1.400 e la banca ha valicato di confini di Alcamo per mettere radici anche a Palermo, Castellammare del Golfo, Balestrate, Partinico, Camporeale, Trappeto e Borgetto.

Don Rizzo conosceva bene la povertà; i morsi della fame lo avevano tormentato per tutta l’ infanzia. Nonostante gli stenti della famiglia riuscì però a frequentare il Regio collegio di Alcamo e a portare a termine gli studi filosofici e teologici nel seminario vescovile di Mazara del Vallo. Quando nel 1888 venne ordinato sacerdote cominciò la sua intensa attività per il riscatto del paese, mentre a Bisacquino, a poche decine di chilometri, un altro parroco, don Lorenzo, che si autodefiniva «il prete socialista», organizzava i Fasci dei lavoratori, con Vito Cascioferro, allora incensurato, ma destinato a diventare il capo della setta mafiosa “Mano morta”.

Ora la Banca Don Rizzo in occasione del centenario dedica una mostra al suo fondatore nella sede di Alcamo di via Manzoni: giornali e documenti che mostrano la lungimiranza del prete venuto dalla povertà. «Il materiale sarà presto collocato in un piccolo museo permanente che stiamo allestendo nei locali del nostro istituto – dice il presidente Giuseppe Mistretta – I suoi articoli, pubblicati nel periodico da lui fondato “Il granellino” mostrano la sua genialità: fu il primo ad Alcamo a intuire che il futuro del territorio sarebbe stato nell’industria enologica. Dirlo oggi è facile, sostenerlo quando l’ agricoltura era praticata all’insegna della sopravvivenza, significava essere davvero visionari e creativi». Eccoli allineati sui tavoli e nelle bacheche i giornali stampati da don Giuseppe. I suoi articoli sono tantissimi. Proprio per questa iper produzione molti li firmava con fantasiosi pseudonimi: Monsignor Hettler. Enos, Dal galantuomo e Tetis, i più frequenti.

Il museo nelle intenzioni degli organizzatori deve diventare uno strumento per far sì che la memoria storica venga trasmessa alle giovani generazioni. «Oggi – dice Mistretta – i nostri ragazzi non sanno nulla del passato dei loro padri e dei loro nonni. La nostra iniziativa intende colmare il gap tra passato e presente. Solo così il futuro non sarà campato in aria. Inoltre contiamo di attrarre una piccola fetta di turismo culturale». Non fu facile la vita di Don Giuseppe. Ossessionato dalla febbre del fare non perdeva occasione per impegnarsi su tutti i fronti in cui era utile alla comunità: banchiere, giornalista, animatore culturale, consigliere comunale, e, naturalmente, sacerdote. Questo suo attivismo non era visto di buon occhio dai guardiani dei vecchi equilibri, così don Giuseppe finisce in prigione con l’ accusa di essere un sovversivo. Una montatura. La drammatica esperienza minò il suo fisico ma non il suo morale. Dopo il carcere riprese con la vecchia lena la sua sfida per la modernizzazione di Alcamo.

Morì nel 1912, a soli 48 anni, in fama di santità. La Don Rizzo, una delle poche banche di credito cooperativo sfuggire all’ ingordigia dei grossi gruppi nazionali (negli ultimi 15 anni la metà della sessantina esistenti sono state assorbite), continua la sua azione nel territorio, ispirandosi agli insegnamenti del fondatore. «Ad Alcamo assorbiamo il 60 per cento del mercato – conclude Mistretta – Da anni siamo il punto di riferimento per tutti coloro che si adoperano per lo sviluppo della nostra area. Il prossimo obiettivo è raggiungere le stesse posizioni che abbiamo ad Alcamo nei paesi dove siamo presenti».

Sorgente: Don Rizzo il banchiere solidale – la Repubblica.it

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