mons-cesare-di-pietro

Basilica Cattedrale di Messina 02 luglio 2018

Omelia mons. Giovanni Accolla


[Saluti]

Eminenza reverendissima, Signor Cardinale Francesco Montenegro ed Eccellenza reverendissima mons. Vittorio Mondello vescovi concosacranti, Eminenza Reverendissima, Signor Cardinale Paolo Romeo, Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi, caro fratello vescovo eletto Cesare, carissimi Presbiteri e Diaconi, amati seminaristi, religiosi e religiose, distinte autorità civili e militari, carissimi fratelli e sorelle tutti della Santa Chiesa di Dio che è in Messina-Lipari-S. Lucia del Mela, benvenuti in questa splendida Cattedrale, sotto lo sguardo amorevole della Vergine Maria, Madre della Lettera.

Convocati nell’unità del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, accogliamo con gioia la grazia della misericordia di Dio che ci trasfigura attorno alla mensa della Parola e del Pane di vita.

[Omelia]

Abbiamo gioito con te in Dio, caro Cesare, figlio di questa nostra Chiesa, per la tua chiamata all’episcopato da parte del Santo Padre Francesco, a cui va in questo momento il nostro ringraziamento che si fa preghiera presso l’altare del Signore. Con tanta fiducia in Dio hai risposto di sì. Sei stato chiamato al servizio di Vescovo ausiliare, divenendo partecipe, “in piena armonia delle sollecitudini del Vescovo diocesano” (1) come primo collaboratore per il servizio pastorale e per
realizzare l’unità del presbiterio.

Oggi siamo tutti qui a invocare lo Spirito Santo su di te. Sarai consacrato vescovo, entrerai nel collegio episcopale e servirai la nostra amata Chiesa. Tutti ci uniamo a te con la nostra preghiera, come tuoi compagni nel ministero, affermiamo che ti vogliamo bene e per te rendiamo grazie alla Santissima Trinità!

Il Pontificale Romano per l’Ordinazione del Vescovo esorta l’eletto a “vegliare”: “Veglia con amore su tutto il gregge nel quale lo Spirito Santo ti pone a reggere la Chiesa di Dio.
– Veglia nel nome del Padre, del quale rendi presente l’immagine;
– Veglia nel nome di Gesù Cristo, suo Figlio, dal quale sei costituito maestro, sacerdote e pastore;
– Veglia nel nome dello Spirito Santo che dà vita alla Chiesa e con la sua potenza sostiene la nostra debolezza!

E nel tuo motto episcopale campeggia proprio questa scritta “Vigilate mecum”! Si tratta delle parole che esprimono l’invito rivolto da Gesù ai suoi discepoli  nell’orto degli ulivi (Mt 26,38): un invito alla preghiera per lottare e vincere contro la tentazione e per trovare la forza di compiere fino in fondo la volontà di Dio.

Dunque se il vescovo è colui che vigila e veglia tu, caro Cesare, hai scelto proprio questo verbo per sintetizzare il tuo ministero. Ed io desidero esprimere, alla luce della Parola ascoltata, in cinque punti il senso di questo vegliare e vigilare.

1. Per primo: Vigila e veglia anzitutto con la preghiera

Papa Francesco, in una celebrazione simile alla nostra, ha detto: “Un vescovo che non prega è un vescovo a metà cammino. E se non prega il Signore il vescovo finisce nella mondanità” (2). E’ necessario che il vescovo preghi tanto, ogni giorno, tutti i giorni, tenacemente, fedelmente, appassionatamente. La preghiera autentica introduce nei sentimenti, nelle parole, nelle azioni di Gesù e riempie l’anima di fiducia, pace, gioia, speranza. Così le tribolazioni, le tentazioni, le critiche, ogni tipo di croce e prova pastorale diventano una grazia.

La preghiera deve guidare ogni vescovo che, sulle orme di Gesù, diventa libero, non ha paura di prendere su di sé problemi e miserie altrui, e vola sereno sulle insidie del potere, del ruolo, dell’autoritarismo (3)! Lungo la giornata non si lascia travolgere e soffocare dalle tante cose da fare, ma trasferisce la sua anima davanti a Dio. Così egli, come ci ha ricordato Giovanni (nel Vangelo), non perde la consapevolezza di “essere nel mondo, ma di non essere del mondo” (vv. 14.16), al servizio della Chiesa che è il corpo di Cristo, il cui capo è solo il Signore.

2. Secondo momento: Vigila e veglia con amore

Il vescovo, come ci ha ricordato Paolo nel discorso agli anziani di Efeso (Seconda Lettura), “veglia con amore su tutto il suo gregge” (vv. 28-30), soprattutto sui suoi preti, con cura e premura verso ciascuno di loro, avendo stima verso di essi non secondo le proprie simpatie umane, ma per il rispetto verso la persona e il suo ministero.

Prima ancora di consigliare e correggere, incoraggia e valorizza i sacerdoti nei loro doni, assicura il suo affetto, la sua gratitudine e anche il suo perdono, perché di misericordia abbiamo tutti bisogno (4). E vigila e veglia su tutti i credenti in Cristo, come fratelli da amare, ascoltare, accogliere. Il ministero del Vescovo, infatti, ha una peculiare connotazione apostolica e missionaria. Il Papa lo richiama con insistenza, quando ci ammonisce sul fatto che non siamo funzionari o dignitari, ma pastori che escono in campo aperto e vivono mescolandosi con il gregge per il quale non esitano a spendere e a dare la vita (5).

3. Terzo momento: Vigila e veglia “come povero con i poveri”

Caro Cesare, il profeta Geremia (Prima Lettura) dice di essere giovane e come tale si sentiva inadeguato e povero: inadatto e non all’altezza dinanzi alla chiamata del Signore! La liturgia di Ordinazione (negli Impegni dell’Eletto), ti chiede oggi di essere “accogliente e misericordioso verso i poveri e tutti i bisognosi di conforto e di aiuto”.

In questa nostra Chiesa hai imparato a vivere in profonda unità la mensa della Parola di Dio, la mensa Eucaristica e l’incontro con i poveri. La conformazione a Cristo buon pastore esige che in te, come in tutti noi, sia evidente l’amore per i poveri come tratto distintivo della tua persona e dei tuoi interessi. La premura verso ogni sofferenza e verso quanti si trovano in situazioni di indigenza e di debolezza dell’anima e del corpo, rende bello e credibile il volto della Chiesa e il vescovo è colui che mostra questo volto più di tutti e prima di tutti. L’amore preferenziale per poveri sia un tratto caratteristico della tua fisionomia episcopale! Che tutti i poveri che incontrerai possano continuare a scorgere nel tuo volto quello di Gesù e tu stesso possa essere esempio di sobrietà!

Anche le famiglie siano al centro della tua missione di vescovo: aiuta la bellezza e la luminosità della famiglia cristiana. Trova la tua consolazione nell’andare verso chi è solo, abbandonato, ferito, carcerato, ammalato, verso chi non ha nessuno e proprio per questo è vicino a Gesù.

4. Quarto momento: Vigila e veglia con Maria

Caro Cesare nel tuo Motto, al lato sinistro splende la Croce, simbolo per eccellenza della fede, di cui il Vescovo è annunciatore e maestro. Croce rappresentata nella forma latina tipica dell’emblema dell’Azione Cattolica, a te tanto cara, e che sovrasta due rami di ulivo simbolo di pace e un rametto di nocciolo che, sullo sfondo rosso, richiamano la tua terra di origine e la tua città di Messina. Al lato sinistro, su sfondo azzurro, tipicamente mariano, e sulle acque che richiamano la nostra città, campeggia una “M” e una pergamena che richiamano chiaramente il tuo amore per la Madre della Lettera, nostra Patrona, alla quale come ogni nostro concittadino sei fortemente devoto. Sulla pergamena non compare nessuna iscrizione, ad indicare che, come Maria resta aperta al progetto di Dio in spirito di totale fiducia e obbedienza, così anche tu dai a Dio carta bianca per scrivere sulla sua tua vita secondo la volontà di Colui che ti ha chiamato al ministero episcopale.

Come Maria, anche tu vigila e veglia sul dono di grazia che stai per ricevere; come Maria, vigila e veglia sulla nostra Messina, sulla nostra Chiesa diocesana, sui nostri giovani, sui nostri poveri, per essere strumento della bontà e della misericordia di Dio.

5. Quinto momento: Vigiliamo con lui

Il Motto del Vescovo Cesare aggiunge al “Vigilate” anche il “mecum”, da cui appare chiaramente l’invito ad essere con lui e per lui nella preghiera, nel sostegno e nella comunione.

Fratelli tutti nell’unica fede, vescovi, presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, fedeli laici: preghiamo per il novello Vescovo Cesare, accompagniamolo oggi e domani nel suo servizio, sosteniamolo circondandolo di affetto e stima, incoraggiamolo nei primi passi del suo ministero episcopale …
Vigiliamo e vegliamo su di lui perché, fedele alla chiamata del Signore, possa completare e consolidare il suo “” e, come ci ha ricordato Giovanni nel Vangelo, sia “consacrato nella verità” (Gv 17,19)

Conclusione.

E ora, carissimo vescovo Cesare, mi rivolgo direttamente a te. A te che, già vicino e apprezzato come vicario generale, diventi ancora di più aiuto e sostegno nel mio ministero.

Tra poco compiremo un rito molto significativo: l’imposizione del libro dei Vangeli sul tuo capo. È un segno chiaro che si fa messaggio. Tra il Vangelo e te agisce lo Spirito Santo che colma la povertà dell’uomo e ti rende servitore obbediente. Nella misura in cui sei consapevole di essere sotto e non sopra il Vangelo, non rischierai mai di sentirti un arrivato, al contrario avvertirai l’esigenza di rimanere per tutta la vita un discepolo, bisognoso di farti penetrare dal Vangelo fin nelle profondità del cuore, per diventarne umile servo. Questo gesto, che avvertiamo quasi come rinnovato sul capo di tutti noi vescovi presenti uniti a te in preghiera, ci induce a pensieri di umiltà e di consapevolezza della nostra comune povertà nello spirito.

Caro Cesare, vescovo e fratello per il servizio alla nostra Chiesa diocesana, prego con gioia e di cuore per te. Ti affido e mi affido alla Vergine Maria, Madre della Lettera, perché ci guidi in fraterna comunione episcopale a servire i fratelli nella fede di Messina Lipari S. Lucia del Mela, impegnandoci a praticare, per primi, quello che oggi ho predicato su Gesù e sul suo Vangelo.

Auguri di vero cuore!

+ Giovanni Accolla
Arcivescovo Metropolita


(1) Cfr. DECRETO Christus Domini sull’Ufficio pastorale dei Vescovi, n. 25.
(2) FRANCESCO, Omelia nell’Ordinazione episcopale a due nuovi Vescovi, Basilica di S. Pietro, Città del Vaticano, 25 ottobre 2013.
(3) FRANCESCO, Discorso ai nuovi vescovi ordinati nel corso dell’ultimo anno, Sala Clementina, Città del Vaticano, 14 settembre 2017: “Soltanto chi è guidato da Dio ha titolo e autorevolezza per essere proposto come guida degli altri”.
(4) Si tratta di quel “discernimento spirituale necessario perché il gregge raggiunga la conoscenza e la realizzazione della volontà di Dio”: FRANCESCO, Discorso ai nuovi vescovi ordinati nel corso dell’ultimo anno, Sala Clementina, Città del Vaticano, 14 settembre 2017. Sempre nello stresso Discorso: “Il discernimento del Vescovo è sempre un’azione comunitaria … nel dialogo sereno, egli non ha paura di condividere, e anche talvolta modificare, il proprio discernimento con gli altri: con i fratelli nell’episcopato … con i propri sacerdoti … con i fedeli laici..”.
(5) FRANCESCO, Discorso ai partecipanti al corso di formazione per nuovi vescovi, Sala Clementina, Città del Vaticano,16 settembre 2016: “Vi prego di non avere altra prospettiva da cui guardare i vostri fedeli che quella della loro unicità, di non lasciare nulla di intentato pur di raggiungerli, di non risparmiare alcuno sforzo per recuperarli”.

Source: Omelia di mons. Giovanni Accolla, Arcivescovo Metropolita per l’Ordinazione Episcopale di mons. Cesare Di Pietro | chiesedisicilia.org

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