08 luglio 2018, 09:30 Adriana Masotti – Città del Vaticano

papa-francesco-lampedusaCinque anni fa la visita di Papa Francesco a Lampedusa in un un momento non facile per l’arrivo massiccio di immigrati e per la difficile gestione dell’accoglienza. Dal Papa l’incoraggiamento alla solidarietà, un valore che oggi in Italia e in Europa sembra entrato in crisi. L’intervista all’attuale parroco dell’isola

E’ stato il primo viaggio del suo pontificato quello a Lampedusa. L’8 luglio di 5 anni fa, Papa Francesco visitava l’isola del Mediterraneo più coinvolta dall’arrivo, allora massiccio, di migranti, luogo simbolo della sofferenza di uomini, donne e bambini scomparsi in mare, ma anche luogo di accoglienza. A Lampedusa quel gesto di attenzione viene ricordato in questi giorni con diverse iniziative con al centro, questa sera, una celebrazione eucaristica di ringraziamento per quell’evento, con la presenza dell’arcivescovo della diocesi di Agrigento, il card. Francesco Montenegro.

Il ricordo e l’oggi dell’isola nelle parole del parroco

Parroco di Lampedusa dal 2016 è don Carmelo La Magra: cinque anni fa, dunque non svolgeva il suo ministero nell’isola, ma conosce l’importanza di quel momento per Lampedusa e per i migranti. Ai nostri microfoni ne sottolinea alcuni aspetti: (Ascolta l’intervista a don Carmelo La Magra)

R. – E’ stato sicuramente un momento importante: il fatto che il Papa venisse a far visita ad una piccola isola come la nostra, già questo ha giustamente segnato la vita della comunità lampedusana. E poi le sue parole che hanno incoraggiato l’accoglienza, hanno riconosciuto Lampedusa come un luogo di salvezza e di umanità facendo sentire anche la piccola comunità lampedusana meno sola.

Il tema dei migranti è diventato sempre più centrale nella politica e nei discorsi della gente, anche se in Italia e in Europa non si sta vivendo l’emergenza di qualche anno fa. Come si vive oggi a Lampedusa l’arrivo e la presenza degli immigrati?

R. – Attualmente la situazione è poco diversa da quella di qualche mese fa; ci sono piccoli sbarchi per lo più dalla Tunisia o qualche soccorso dalla Libia di persone che arrivano qui e rimangono poco tempo per una prima accoglienza. La comunità lampedusana forse non è esente da quello che si respira al di fuori della nostra isola, però i lampedusani sanno che in mare si muore e che il mare restituisce i corpi. Allora pur trovandosi a volte divisa sulle questioni politiche, la comunità lampedusana, proprio per la sua esperienza diretta, non può certo dire di trovarsi davanti a fatti inesistenti, ma, al contrario, davanti a fatti concreti che segnano la vita di persone che qui vediamo, tocchiamo, ascoltiamo. Abbiamo visto persone gioiose o tremanti arrivare qui.

Immagino che non sia facile neanche il suo compito di pastore in mezzo a tante voci, alle esigenze della politica e ad alcune esigenze anche giuste della popolazione e di fronte al messaggio del Vangelo che è sempre attuale. Qual è il suo impegno?

R. – Il mio compito di pastore è quello di annunciare il Vangelo, anche quando questo risulta scomodo da accogliere o molto impegnativo. Il Papa con la sua visita non ha fatto altro che annunciare la Parola di Dio e dirci che dobbiamo prenderci cura del fratello. Purtroppo questa Parola, a volte, l’abbiamo dimenticata; abbiamo dimenticato che essere cristiani ci porta a giocare in perdita, a mettere da parte anche qualche nostro privilegio o qualche nostro diritto per il bene del fratello. Non sempre le posizioni del Vangelo o di un parroco che prova ad annunciarlo o quelle della Chiesa, del Papa stesso, sono ben accette da tutti. Però, credo che la sfida della comunità parrocchiale come quella di Lampedusa sia quella di rimanere una lampada accesa anche quando altri interessi come quelli dell’economia, del benessere, del commercio possono far sottolineare altre priorità. Quindi ci proviamo, tenendo conto che in un posto piccolo, molto concentrato su se stesso come l’isola di Lampedusa, ma allo stesso tempo con una visibilità estrema, ogni parola, ogni gesto ha un peso. Sappiamo che quello che accade a Lampedusa è di monito, di esempio, di ricordo per il resto dell’Italia, ma anche del mondo. Di questo ne sentiamo anche la responsabilità e non manca un gruppo di persone sensibili, credenti e non, credenti di diverse chiese cristiane che, insieme, si sforza di agire in senso solidale più che di parlare.

Source: Lampedusa ricorda la visita del Papa: il Vangelo è spesso scomodo, ma sempre attuale – Vatican News


Il coraggio di accogliere: Francesco 5 anni fa a Lampedusa | Vatican News

L’8 luglio di 5 anni fa Papa Francesco visitò Lampedusa, luogo simbolo della sofferenza di tanti migranti nel Mediterraneo. Nel primo viaggio al di fuori del Vaticano, volle denunciare quella “globalizzazione dell’indifferenza” che rende insensibili alle grida degli altri. Oggi ancora un tributo: la Messa in San Pietro

Giada Aquilino – Città del Vaticano

“Il primissimo viaggio è stato quello a Lampedusa. Un viaggio italiano. Non era programmato, non c’erano inviti ufficiali. Ho sentito che dovevo andare”. Così Papa Francesco, in un’intervista che apre il libro ‘In viaggio’ del giornalista Andrea Tornielli, edizioni Piemme, ricorda la visita a Lampedusa dell’8 luglio 2013, la prima appunto fuori dai confini del Vaticano, che già portava alcuni dei segni che avrebbero poi contraddistinto il Pontificato: le periferie, gli ultimi, i gesti carichi di significato. Il Papa racconta di essersi sentito “toccato e commosso” dalle notizie sui migranti morti in mare, “inabissati”: persone comuni, bambini, donne, uomini che continuano a perdere la vita anche oggi, cinque anni dopo quel viaggio, in traversate della disperazione, a bordo di imbarcazioni spesso di fortuna, affidate e gestite da gente senza scrupoli.

L’omaggio e l’abbraccio con i sopravvissuti

Il programma della visita condensato in un’ora e mezza, in cui il Pontefice rese omaggio alle vittime del Mediterraneo, tra i sopravvissuti di quelle traversate, gli abitanti dell’isola delle Pelagie, la Chiesa e le istituzioni locali, con i sacerdoti e gli operatori umanitari. Un tributo che rinnova, nel quinto anniversario di quella giornata, con l’odierna Messa per i migranti in Basilica Vaticana.

Una via di morte

Lì, in quel lembo di terra tra Tunisia e Italia, Francesco parlò di “immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte”: queste le parole, riprese dai titoli di giornali, che scelse per aprire l’omelia della Santa Messa al Campo sportivo “Arena”, davanti a 10 mila persone, celebrata da un palco costruito anche con i relitti di quelle barche naufragate, con un pensiero “come una spina nel cuore” per una e, insieme, tante tragedie. Il viaggio a Lampedusa volle dunque “risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta”. Purtroppo il dramma dei migranti morti in mare, a Lampedusa e non solo, continua: poche settimane dopo la visita del Papa, il 3 ottobre di quello stesso anno, a morire in un naufragio al largo delle coste lampedusane furono in 366. Una delegazione di superstiti venne poi ricevuta l’anno successivo dal Pontefice in Vaticano. Ma la lista delle vittime nel Canale di Sicilia arriva ai giorni nostri.

La globalizzazione dell’indifferenza

E, incessante, torna alla memoria il grido di Francesco lanciato nel luogo simbolo della sofferenza nel Mediterraneo: “in questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza”, “ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro”! Ci è stata tolta “la capacità di piangere”. La preghiera fu allora quella di chiedere al Signore “perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle”, “perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore”, “perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”, affinché il mondo abbia “il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore”.

Source: Il coraggio di accogliere: Francesco 5 anni fa a Lampedusa | Vatican News

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