Sanremo visto da un Vescovo: «Caccamo canta l’amore eterno, Max Gazzè la fedeltà» | Famiglia Cristiana

antonio-sanfrancesco10/02/2018 Antonio Sanfrancesco
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Monsignor Antonio Staglianò che guida la diocesi di Noto ama utilizzare le canzoni per insegnare ai giovani la fede e invitarli a riflettere. E sul Festival dice: «Da Caccamo a Noemi, da Ornella Vanoni a Max Gazzè, Sanremo intercetta qualcosa di rilevante sull’amore oggi: basta con l’amore è bello finché dura, oggi è tempo dell’amore che vuole durare, anzi, l’amore è bello perché dura»

web_stagliano-canta_2347712No, per monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto, non sono solo canzonette. Nel novembre 2013, durante una catechesi cantò Io vagabondodei Nomadi. Il 22 marzo 2015, durante l’omelia nella celebrazione del sacramento della Cresima ai ragazzi della parrocchia di Scicli, citò alcune canzoni di Noemi e di Marco Mengoni. A maggio, durante un incontro con i giovani a Modica, ha suonato la chitarra, cantando una canzone di Edoardo Bennato e fatto meditare i ragazzi presenti sulla canzone Ritornerò da te di Giovanni Caccamo, vincitore delle Nuove proposte a Sanremo 2015. «I cantanti sono spesso veri poeti», precisa don Tonino, come ama firmarsi. «La qualità letteraria della lingua italiana si sviluppa anche grazie ai loro testi e le canzoni sono tasselli della letteratura. Il Nobel 2016 per la Letteratura assegnato a Bob Dylan lo dimostra». Monsignor Staglianò ha ascoltato attentamente le canzoni del Festival di Sanremo e ha analizzato i testi.

La sua preferita?

«Una vita in vacanza de Lo Stato Sociale. È un bel testo e un’interessante melodia, in una canzone che intercetta sentimenti umani molto diffusi tra la gente: il lavoro è importante, ma non è tutto nella vita; la frustrazione esistenziale per il lavoro che impegna totalmente e non fa respirare; la denuncia dell’ingiustizia di dover “vivere per lavorare”, mentre dovrebbe essere il contrario e cioè “lavorare per vivere”; la tensione di (non) essere all’altezza del lavoro che ti è dato, perché se sgarri sei cacciato; la corruzione di chi delinque per lavorare (“qualche volta fai il ladro”) e di chi patisce (“o fai il derubato”). La domanda allora batte il chiodo: “perché lo fai, perché non te ne vai?”. Da qui il sogno di un mondo diverso. Ritorna l’utopismo di “una vita in vacanza”, come metafora del bisogno di maggiore leggerezza, dove si respira più libertà e il “tempo perso” recuperi la vita al suo scopo principale che è quello di essere felici, gioiosi, come quando uno “canta e danza”. E comunque sia, considerato lo stress della vita moderna nelle società complesse dell’ipermercato, tutti (nessuno escluso) sognano la vacanza, appunto “una vita in vacanza”».

Il tema dominante però resta sempre l’amore. Perché?

«Si, è semplice: perché nell’amore splende l’umano dell’uomo e tutti gli uomini e le donne di ogni tempo sono cercatori del “senso umano”, sono viandanti alla ricerca della propria bella, buona e ricca umanità. Ciò che tutti sentono e percepiscono e giudicano come “umano-umanità” non è purtroppo alla portata di tutti. Non tutti gli uomini e le donne di oggi sono umani allo stesso modo. Taluni hanno smesso di essere “umani” inoltrandosi in vie di barbarie e di disumanità, di disamore. Ecco l’amore rende umani tutti. Tuttavia resta la domanda: quale amore? L’amore romantico, l’amore cinico, l’amore virtuale? O l’amore vero amore?».

A Sanremo quale amore viene cantato? «

Il Festival di quest’anno intercetta qualcosa di rilevante sull’amore oggi: basta con “l’amore è bello finché dura”, oggi è tempo dell’amore che vuole durare, “l’amore è bello perché dura”. O anche “perché comunque dura”. Addirittura Giovanni Caccamo, in gara con Eterno, parla dell’amore come un momento riempito di eterno e sembra stabilire che solo l’amore che è “per sempre… può salvare”».

È un amore controcorrente, nel mondo liquido di oggi, dove nulla sembra destinato a durare.

«Certamente. Le relazioni tra gli esseri umani sono diventate troppo fragili e frammentate, rischiano di non essere neppure relazioni umane reali, ma solo virtuali. Gli osservatori più avvertiti sanno dove si sta andando, per esempio, con l’amore virtuale, dove le persone non si incontreranno più con i loro corpi. E allora l’amore non sarà più tra persone, ma con le macchine o magari con androidi. Il “per sempre dell’amore” salva l’amore dalle sue derive disumanizzanti, rendendo l’amore bello: “siamo senza addio, bellezza che si libera nell’aria”, afferma Caccamo».

giovanni-caccamoSolo lui canta l’amore eterno? O c’è anche in altri testi?

«In Frida, il gruppo The Colors comincia proprio con quest’affermazione: “non succede mai mai mai, nessun amore è per sempre mai”. Guardandosi intorno, dov’è l’amore eterno di Caccamo? Oggi le relazioni affettive sono assolutamente precarie. E i fatti sono che la gente non sta insieme “per sempre”, anzi ci si lascia dopo sempre meno tempo, sposati o non. L’amore per sempre “non succede mai”. È, tuttavia, una constatazione e non una definizione dell’amore. Quando più avanti si entra nel linguaggio dell’amore vero, allora ecco si evoca la definitività e la durata: “al vento non ti ho promessa mai, l’amore non è che una sfida, sarà la nostra regola”. È una sfida quotidiana, perché l’amore è un’arte e l’arte di amare comporta l’avventura del perdono da imparare. Canta Ornella Vanoni: “bisogna imparare ad amarsi, a perdonarsi, giorno per giorno”. Amore e perdono vivono della stessa luce, sviluppano lo stesso dinamismo della fiducia-affidamento. Amore è dono di se per l’altro, è un “dono-per”, cioè un “per-dono”. Quest’apertura al dono è unilaterale e incondizionata (“senza sapere cosa mi aspetta”), vive dell’attesa del miracolo che solo l’amore può compiere (“ma voglio vedere”): la felicità che esiste e affascina e seduce, per essere vivi: “e vivere ogni istante fino all’ultima emozione”».

E quando due si separano, dov’è l’amore che dura?

«L’equazione dell’amore è spiegata nella canzone di Noemi, Non smettere mai di cercarmi. Se l’amore c’è stato, quell’amore dura, cioè persiste nell’altro anche nei tempi della separazione o dell’abbandono. I due mondi che si sono amati restano inevitabilmente influenzati nell’interiorità dell’anima. Nessuno è più lo stesso, perché l’altro è in lui: “e più sarai lontano e più sarai con me”. Perciò: “non smettere mai di cercarmi dentro ogni cosa che vivi e per quando verrò a trovarti in tutto quello che scrivi”. Anche i sogni sono “i nostri”, irrimediabilmente. La distanza della separazione non impedisce all’amore di esserci e di funzionare. È ovvio, se amore c’è stato. Questo è il problema grosso: spesso si chiama “amore” qualcosa che non lo è (“l’amore ama celarsi dietro amabili parole che ho pronunciate prima che fossero vuote e stupide”, disse Marco Mengoni, vincendo il festival di Sanremo qualche anno fa con la canzone L’Essenziale). Se l’amore c’è stato, è proprio a quell’amore che il figlio può appellare per chiedere a papà e mamma, oramai separati, di tornare a parlarsi, come fa Renzo Rubino in Custodire: “se prima era una corsa per amarci”, se c’è stato amore, allora c’è la speranza: “abbracciami dai, arrabbiati poi, può sopravvivere affetto in questa stanza”».

max-gCome definire l’amore vero, dunque?

«L’amore è un po’ come per il tempo: non si lascia definire in modo esaustivo. Del tempo, Sant’Agostino, dialogando con gli scettici che non credevano esistesse, risponde così alla domanda “cosa è il tempo”? “Se me lo chiedi non lo so, ma se non me lo chiedi lo so”. Mi pare la risposta di Luca Barbarossa in Passame er sale: “ah se me chiedi l’amore cos’è, io non c’ho le parole che c’hanno i poeti, nun è robba per me” e poi incalza: “ah si me chiedi l’amore che d’è, io non c’ho parole ma so che ner core nun c’ho artro che te”. L’amore saputo è la presenza dell’altro nel tuo cuore. L’amore – direbbe poeticamente Karol Wojtyla non è “stare l’uno accanto all’altro”, ma “stare l’uno nell’altro”. D’altronde il Dio dei cristiani è amore trinitario, proprio perché il Padre è nel Figlio e reciprocamente il Figlio e lo Spirito sono nel Padre, essere questa comunione d’amore per sempre, un legame di affetto che resiste a ogni sirena, com’è ben descritto da Max Gazzé in La leggenda di Cristalda e Pizzomunno. Gelose le sirene trascinano con le catene Cristalda nel fondo del mare, perché un marinaio si era innamorato di lei e non aveva ceduto alle loro lusinghe. È il tema della fedeltà che nel rapporto di coppia pretende esclusività: mentre l’onda beffarda affonda nel mare l’amore indifeso, “io ti resterò per la vita fedele e se fossero pochi, anche altri cent’anni… io ti aspetterò, io ti aspetterò, fosse anche per cent’anni ti aspetterò”».

Source: Sanremo visto da un Vescovo: «Caccamo canta l’amore eterno, Max Gazzè la fedeltà» – Famiglia Cristiana


Che tempo che fa. I giovani e l’amore secondo Caccamo a Sanremo | radiortm.it

Di  Redazione  – 6 febbraio 2018

La pop-Theology non è per attirare le persone in Chiesa, ma per comunicare la verità del Vangelo di Gesù, che dovremmo contemplare nella sua umanità pro-esistente, cioè tutta dono per gli altri nell’amore. A Domenica In è stato presentato il libro Pop Theology per giovani. Autocritica del cattolicesimo convenzionale per un cristianesimo umano e la Parodi insisteva: “attraverso l’uso delle canzonette e della musica pop” i giovani potrebbero arrivare a Dio? In realtà, i giovani dovrebbero essere coinvolti dall’umanità bella e buona di Gesù, la quale soltanto li porterebbe al Dio vero, il Padre suo.

La pop-Theology, allora, segue la “svolta antropologica” della teologia del XX secolo, tutta impegnata a parlare di Dio a partire da Gesù: da questo “uomo singolare” che è, nella fede, creduto Figlio di Dio nella carne umana. L’umanità di Gesù ci interessa. I tratti belli e buoni del suo volto umano dovrebbero essere scoperti dai giovani. Se la Chiesa cattolica – con tutto quello che mette in campo sul piano pastorale (riti, catechesi, impegno nel sociale)- non riesce ad appassionare i giovani a Gesù, allora abbandona i giovani alla mercé dell’ipermercato e non deve lamentarsi se i giovani non entrano più nelle chiese, nei nostri oratori. In gioco c’è la risposta alla domanda di senso che i giovani (lo vogliano o no) portano con loro. Possibile che Vasco Rossi, con la sua vita spericolata e piena di guai, interessi più di Gesù con la sua vita ricca di amore? Certo si tratta del “suo” amore, ma il suo amore è quello vero, l’amore portato alla verità della sua bellezza eterna.

Si, eterna, e, come eterna, vivibile in questa esistenza che passa. Il nostro Giovanni Caccamo (cantante modicano) a Sanremo di quest’anno lo canta, senza vergognarsi. La “canzonetta” si intitola “Eterno” e parla di un momento – quindi di qualcosa che non può durare- riempito invece di “per sempre”. Quel momento è l’amore della coppia: “insieme io e te, per sempre”. E canta l’amore di un momento “che non potrò mai lasciare”, perché è un “tesoro” troppo prezioso: “l’amore che può salvare”. Certo si potrebbe osservare a Giovanni che questa storia del “soltanto gli occhi tuoi, per sempre gli occhi tuoi”, del prendersi la mano per scappare via lontano “in un mondo senza nebbia, in un mondo senza rabbia”, suona di amore troppo romantico e di fuga mundi. E ancora, si potrebbe ricordare a Giovanni che – secondo Sant’Agostino- l’amore non è guardarsi negli occhi, ma guardare con gli occhi nella stessa direzione. E tuttavia, ecco che Caccamo canta: “siamo distanti dagli altri come stelle”. Si, chi predica l’amore eterno, cioè l’amore riempito dal “per sempre” sembra essere un marziano nella società di oggi, dove tutto non dura, perché caduco, impermanente, liquido e gassoso (Z. Bauman). E invece questa è la “bellezza che si libera nell’aria”, la bellezza che ti salva la vita: “siamo senza addio”. Da qui, scatta un amore-impegno per la vita e per la morte: siamo “onde sulla sabbia nella stessa direzione, senza lasciarsi mai”.

E finalmente l’amore che dura ritorna, attraverso Sanremo, nel linguaggio dei giovani e nella cultura popolare trasmessa dalle canzonette. A suo modo anche Noemi lo segnala: “non smettere mai di cercarmi dentro ogni cosa che vivi”, perché l’equazione dell’amore porta a influenzarsi reciprocamente anche nella distanza abissale, quando l’amore della coppia è finito e “tu vai già via, via”.

E questo, cosa c’entra con Gesù? C’entra col “che tempo che fa”. Riguarda cioè lo “spirito del tempo” che le canzonette descrivono e registrano. Dopo lo spettacolo, e dentro lo spettacolo, sarà necessario riflettere, dibattere, comunicare sul futuro della nostra umanità. Se ci poniamo degli interrogativi, se intercettiamo nuovi orizzonti di bellezza, allora capiamo che Gesù propone la vera bellezza, la grande bellezza: “siamo senza addio”. E questa volta non scritto in una poesia, o cantato a Sanremo, ma vissuto nell’esperienza cristiana dei santi, di tutti quelli che “si compromettono” per amare come Gesù ha amato, “perdonando anche i nemici”. E amare s’impara, perdonare s’impara, perché l’amore è un’arte (E. From) che si impara, imparando il perdono. E questo lo canta ora a Sanremo anche Ornella Vanoni in Imparare ad amarsi: “bisogna imparare ad amarsi, a perdonarsi giorno per giorno. Senza sapere cosa m’aspetta, ma voglio vedere”.

Mons. Antonio Staglianò

Source: Che tempo che fa. I giovani e l’amore secondo Caccamo a San Remo – Radio RTM Modica

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