Lampedusa accoglie Papa Francesco | Giornale di Sicilia

08 Luglio 2013

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LAMPEDUSA.  «Lampedusa sia esempio per tutto il mondo, perché abbia il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore», chiede il Papa al termine della messa, ringraziando i lampedusani sia per «l’accoglienza» che per la «tenerezza» verso gli immigrati.

Con il primo viaggio del papa latinoamericano i poveri, come ha osservato mons. Francesco Montenegro, diventano «piattaforma» per la voce dei papi e Lampedusa, come ha osservato il sindaco Giusi Nicolini, da ultima frontiera d’Europa diventa prima tappa del papa pellegrino. Nelle poche ore della sua prima missione, come invece osservano i cronisti, Bergoglio si accredita come voce  mondiale, capace di chiedere giustizia e pace per gli ultimi e perdono per i grandi che decidono sulla tragedia della immigrazione, indicando anche alla Chiesa una agenda e uno stile. Poche ore dunque, ma davvero dense di segni, per la visita di Jorge Mario Bergoglio nell’isola, con l’obiettivo di pregare per i morti in mare, sostenere i superstiti e motivare la popolazione locale all’accoglienza. Obiettivo significativo, visto che i 30mila mila in otto anni morti in questo braccio di mare mentre cercavano una vita migliore simboleggiano i cento milioni di esseri umani che nel mondo vivono la condizione di profugo, tra fughe, violenze, sfruttamento. E quando il Papa arriva al molo Favarolo dove incontra un centinaio di immigrati – cristiani e musulmani, anche tre donne, quasi tutti minorenni, e sente il racconto dell’odissea di un adolescente eritreo e la richiesta di aiuto da questi ai paesi europei – neppure due ore prima, sotto le stesse tettoie volontari e infermieri hanno accolto 170 uomini e donne salvati da un barcone a partire dalle due del mattino, e trasportati a terra da due motovedette, alcuni riscaldati con le coperte termiche, qualcuno parlava francese e diceva, ovviamente, di non aver idea che quel giorno sarebbe arrivato il Papa.  Subito prima il lancio della corona di crisantemi bianchi e gialli davanti alla «Porta d’Europa», che ricorda i morti del naufragio di clandestini l’8 maggio del 2011. Subito dopo, mentre le sirene dei pescatori suonano a distesa, papa Bergoglio sale sulla campagnola targata Milano prestatagli per questa visita e raggiunge il campo sportivo «Arena». Lì indossa i paramenti viola segno di penitenza e celebra con il calice ricavato dal legno di una imbarcazione naufragata, e nei pressi di una carcassa di barcone degli scafisti. Il Papa viene spesso interrotto con applausi. C’è anche il saluto di mons. Montenegro, arcivescovo di Agrigento, che ricorda le esigenze di giustizia e dignità degli immigrati. Ci sono le parole del Papa, dal saluto «oscià, respiro mio», al ricordo del Ramadam, alla denuncia della «globalizzazione dell’indifferenza», che ci fa vivere dentro una «bolla» di benessere individuale, «bella ma sempre bolla». C’è la denuncia di una società ormai incapace di «piangere», cioè di «patire con» l’altro, per questo crudele, e disumana anche con se stessa. Così accanto al grido di Wojtyla contro la mafia lanciato da Agrigento, l’appello di Bergoglio per gli immigrati fa venire in mente il pianto di Ratzinger, a Malta, insieme alle vittime di abusi del clero. Prima che il Papa lasci Lampedusa quelli che lo hanno incontrato, compresi padre Lombardi e mons. Montenegro, dicono che è «soddisfatto» e convinto di aver centrato l’obiettivo di aver sensibilizzato sulla tragedia dei profughi. «Anche i primi riscontri internazionali – osserva Lombardi – sono positivi». Ora dopo l’evento, si passa al quotidiano, per verificare quanto questo grido mite lanciato a Lampedusa possa cambiare le cose.

ORE 10.44: OMELIA DEL PAPA: “LA GLOBALIZZAZIONE DELL’INDIFFERENZA”.
“Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono  state una via di morte. Così il titolo dei giornali”, ha detto il Papa all’inizio dell’omelia. “Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta – ha proseguito -, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza”. E allora “ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare – ha aggiunto -, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore”. “Vorrei dire una parola di sincera gratitudine e di incoraggiamento a voi, abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza, che avete mostrato e mostrate attenzione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore”, ha detto il Papa durante la messa: “Voi siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà! Grazie”.

Nella messa a Lampedusa, papa Francesco ha rivolto un pensiero “ai cari immigrati musulmani che, oggi, stasera, stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l’augurio di abbondanti frutti spirituali”. “La Chiesa vi è vicina – ha aggiunto – nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi, ‘O ‘scià”.

Partendo dalle domande bibliche “Adamo, dove sei?” e “Caino, dov’è tuo fratello”, papa Francesco, con riferimento ai naufragi dei migranti, ha detto a Lampedusa che “queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza!”. “Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo”, e “non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri”. E’ così, secondo Bergoglio, che “si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito”. “Dov’è tuo fratello?, la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio – ha detto il Pontefice -. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi”. “Quei nostri fratelli e sorelle – ha proseguito – cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte”. “Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, accoglienza, solidarietà! – ha aggiunto – E le loro voci salgono fino a Dio!”.

La “cultura del benessere” ci rende “insensibili alle grida degli altri”, ci fa vivere “in bolle di sapone”, in una situazione “che porta all’indifferenza verso gli altri – per il Papa -, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”. “Di fronte alle morti in mare, ha detto il Papa, “domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’é nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo.
“Chi ha pianto?’ Chi di noi ha pianto pe questo fatto e per fatti come questo? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini?”, “siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere”. Così il Papa. “Signore, in questa Liturgia, che è una Liturgia di penitenza, chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”, ha detto il Papa al termine dell’omelia a Lampedusa. “‘Adamo dove sei?’, ‘Dov’è il sangue di tuo fratello?'”, ha ripetuto. Per i morti in mare “Signore, ti chiediamo perdono”, ha detto il Papa al termine dell’omelia a Lampedusa. E ha aggiunto a braccio: “perdono Signore”.

“Lampedusa sia faro per tutto il mondo, perché abbia il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore”. Lo ha chiesto il Papa al termine della messa, ringraziando i lampedusani sia per “l’accoglienza” che per la “tenerezza” verso gli immigrati.

Sorgente: Lampedusa accoglie Papa Francesco – Giornale di Sicilia

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