Il neo vescovo Marciante agli ammalati: “non rassegnatevi” | Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù

106-Vincenzo-LombardoSabato, 14 Aprile 2018 16:15 Vincenzo Lombardo

PRIMA DELL’INSEDIAMENTO LA VISITA AI PAZIENTI E AL PERSONALE DELL’OSPEDALE

“Benedico le vostre mani cari medici e infermieri perché toccando i malati voi toccane la carne di Cristo”. Con queste parole il nuovo vescovo di Cefalù, monsignor Giuseppe Marciante, nel giorno del suo insediamento in Diocesi, ha voluto portare una carezza agli ammalati e al personale della Fondazione Giglio di Cefalù.
“Curare un ammalto – ha detto – significa lasciarsi ferire, ossia la sofferenza dell’altro che ci coinvolge in una compassione anche emotivamente. Gesù ha operato guarigioni condividendo il dolore”.

Agli ammalati il presule ha volto lanciare un invito all’esortazione: “E’ soprattutto nella malattia che rassomigliamo a Cristo, ma questo non deve portarci alla rassegnazione, anzi significa invocare da Lui la forza per combattere la malattia”.

Ad accogliere all’arrivo il nuovo vescovo il presidente della Fondazione Giglio, Giovanni Albano, il sindaco di Cefalù, Rosario Lapunzina, e il cappellano dell’ospedale mons. Sebastiano Scelsi, oltre a al personale sanitario e i pazienti dell’ospedale.

“Siamo felici ed emozionati di averla qui – ha detto il presidente Albano. Il giorno della sua nomina ci ha invitato a dare una carezza ai nostri pazienti, un messaggio che ha colpito i nostri cuori”. Albano ha sottolineato la centralità del paziente. “Dobbiamo incidere sui processi organizzativi per rendere più centrale la persona”, ha detto.
Poi l’invito al vescovo ad “essere vicino alla Fondazione Giglio nel nuovo percorso amministrativo avviato dalla Regione che “permetterà il consolidamento e il rilancio progettuale della stessa”.

Il neo vescovo, prima di lasciare la struttura, ha visitato i pazienti di tre reparti: oncologia, riabilitazione cardiologica e ostetricia e ginecologia 8vl/com 2018.


Il messaggio del vescovo pronunciato al Giglio

mons-giuseppe-marciante

VISITA DEL VESCOVO GIUSEPPE
AGLI AMMALATI E AL PERSONALE SANITARIO
Cefalù 14 aprile 2018, Fondazione Istituto G. Giglio

Dopo aver salutato la Madre, la Patrona della Diocesi, ora vengo a salutare i suoi figli prediletti: gli ammalati. Vi invito a rifugiarvi sotto la sua protezione, invocata nelle litanie salus infirmorum, salute degli infermi. Lei non ha bisogno del termometro per misurare la temperatura del nostro dolore, lei conosce ogni nostra afflizione: per questo possiamo chiamarla al nostro capezzale con fiducia.

Ero malato e mi avete visitato (Mt 25,36).

Su questa affermazione di Gesù si giocherà il giudizio di Dio alla fine dei tempi.

Vengo a visitare voi, ma in realtà è Cristo che viene a visitare me. Mi piace intendere quest’opera di misericordia nel senso che è Cristo che ci visita nel malato, proprio perché è lui che ha preso su di sé le nostre sofferenze.

Vengo a pregare con voi con le parole giuste che la liturgia mette in bocca alla sua Chiesa durante la celebrazione eucaristica:

«È veramente giusto lodarti e ringraziarti, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, in ogni momento della nostra vita, nella salute e nella malattia, nella sofferenza e nella gioia, per Cristo tuo servo e nostro redentore. Nella sua vita mortale egli passò beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri del male. Ancora oggi come buon samaritano viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza. Per questo dono della tua grazia, anche la notte del dolore si apre alla  luce pasquale del [Cristo] crocifisso e risorto» (Messale Romano, Prefazio comune VIII)

Un grande Vescovo, Mons. Tonino Bello, rivolgendosi agli ammalati, ammalato anche lui di tumore, disse una grande verità: “La sofferenza tiene spiritualmente in piedi il mondo”. Cristo ci ha salvati per amore e fu l’Amore a condurlo sulla croce. È soprattutto nella malattia che rassomigliamo a Cristo, ma questo non deve portarci alla rassegnazione , anzi significa invocare da Lui la forza per combattere la malattia. Le guarigioni operate da Gesù sono il segno che Lui è venuto per liberarci dal male.

Un altro pensiero lo dedico a tutto il personale sanitario, medico, para-medico e ausiliario. Nel giudizio finale sentirete la voce del Figlio che vi dirà “venite benedetti dal Padre mio, perché ero malato e vi siete presi cura di me”. Consapevolmente o inconsapevolmente tutto quello che abbiamo fatto anche a uno solo di questi fratelli ammalati, l’abbiamo fatto a Lui.

Curare un ammalato significa lasciarsi ferire, ossia la sofferenza dell’altro ci coinvolge in una com-passione anche emotivamente. Gesù ha operato guarigioni condividendo il dolore. Vivendo la com-passione Gesù ci ha rivelato il volto misericordioso del Padre.

Papa Francesco ai dirigenti degli Ordini dei medici di Spagna e America Latina il 9 giugno 2016 consegnò questa riflessione: «La compassione, questo soffrire-con,  è  la risposta adeguata al valore immenso della persona  malata, una risposta fatta di rispetto, comprensione e tenerezza, perché il valore sacro della vita del malato non scompare né si oscura mai, bensì risplende con più forza proprio nella sua sofferenza e nella sua vulnerabilità. Come si capisce bene la raccomandazione di San Camillo de Lellis per assistere 1 malati. Dice così: “Mettete più cuore in queste mani”».

Il  Vangelo  ci  fa  scoprire  una  terapia  efficace  per  i malati: è la terapia dell’ascolto, la terapia del dialogo e della fiducia.  La  terapia  diventa  più  efficace  se praticata  in  un contesto di cura delle relazioni tra medico e paziente.

In fondo a pensarci bene il paziente fa un atto di fiducia che rassomiglia a un atto di fede nei confronti del medico. Grazie a questo anticipo di fiducia il medico  può operare, curare e addirittura guarire.

Benedico le vostre mani cari medici e infermieri perché toccando i malati voi toccate la carne di Cristo.

Consegno  infine  agli  ammalati  questa  preghiera filiale alla Vergine della Medaglia Miracolosa.

Vergine Maria, Madre di Misericordia con fiducia filiale mi rivolgo a  Te. Credo fermamente che tu mi sostieni nella mia prova, come hai fatto con Gesù, tuo Figlio, nel cammino verso il Calvario. Quando la mia croce sarà troppo pesante, aiutami a portarla e a non scoraggiarmi. Vergine Maria, Madre nostra prega per me e per tutti coloro che mi aiutano e manifestano il loro affetto. Per tua intercessione, Gesù Tuo Figlio ci colmi, della sua Pace e ci mantenga nella Speranza. Amen.

+ Giuseppe

Source: Fondazione Istituto G.Giglio di Cefalù – Il neo vescovo Marciante agli ammalati: “non rassegnatevi”

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