Mafia: l’esibizionismo vile della vedova del boss | Il Fatto Quotidiano

di | 10 luglio 2013

Il Vescovo di Mazara del Vallo, Monsignor Mogavero, molto noto per il suo impegno in difesa dei diritti umani, ha negato i funerali religiosi al boss mafioso Mariano Agate suscitando l’ira della vedova Rosa Pace.* Secondo la moglie del boss condannato all’ergastolo per la strage di Capaci e per numerosi omicidi e traffici illeciti, Monsignor Mogavero avrebbe voluto, con questo gesto, “adempiere ad una particolare esigenza di lancio di un improprio messaggio mediatico e giustizialista” e fare “carne da macello” della sua famiglia.
In verità, il Vescovo ha semplicemente adempiuto al proprio dovere, applicando peraltro il diritto canonico e interpretando, mi pare evidente, il sentire comune. L’accusa della signora, che addirittura parla di “carne da macello”, è grottesca: di carne da macello ne ha prodotta tanta il suo congiunto, senza pietà né, tantomeno, redenzione.

Si è mai chiesta, la vedova Agate, quanto dolore abbia procurato la condotta del marito alle famiglie delle sue innocenti vittime? Sa quanti morti ammazzati dalla mafia non hanno potuto avere delle esequie perché i loro corpi non sono mai stati ritrovati? Farebbe bene a chiudersi in “religioso silenzio”, invece di tentare, spudoratamente, il sovvertimento dei valori cristiani.

Per moltissimi anni i cittadini onesti, cattolici e non, hanno lamentato, a ragione, il silenzio assordante della Chiesa sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso, espressione lampante del male. Oggi, che Papa Francesco riconosce finalmente l’estraneità dei boss al mondo cattolico, la decisione di Monsignor Mogavero appare, agli occhi di tutte le persone perbene, se non altro appropriata. Personalmente ho molto apprezzato il messaggio di riscatto lanciato dal Pontefice il 20 maggio scorso: i mafiosi si pongono fuori dalla Chiesa. Lo fanno autonomamente, rifiutando il messaggio evangelico.

Quello lanciato dal Papa e raccolto dai Vescovi è un segnale fortissimo, che rinnova il senso di legalità e la speranza in un mondo più giusto. Rosa Pace avrebbe dovuto, semmai, ripudiare il comportamento del marito e spingerlo, quantomeno, a dolersi pubblicamente per tutto il male compiuto, senza chiedere nulla. Cercare, adesso, di riabilitarne l’immagine, facendolo apparire come una vittima, è una forma di vile esibizionismo (la vicenda, infatti, non aveva avuto alcuna rilevanza mediatica prima della scomposta reazione della vedova). Non è la prima volta, del resto, che i parenti dei mafiosi cercano visibilità attraverso proteste risibili ed esecrabili come questa, trovando persino abbondante spazio sui media. Peccato: i familiari delle vittime, spesso, non riescono ad avere lo stesso trattamento dal mondo dell’informazione nonostante si battano per delle giuste e nobili cause nell’interesse della collettività.

Source: Mafia: l’esibizionismo vile della vedova del boss – Il Fatto Quotidiano.


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“Niente funerali per mio marito, Mariano Agate? 
Un’ingiusta esibizione giustizialista” | livesicilia.it

Martedì 09 Luglio 2013 – 18:58
di 

mons-Domenico-MogaveroBOTTA E RISPOSTA. La vedova del boss a cui sono stati negati i funerali religiosi scrive al vescovo Mogavero: “Ha fatto carne da macello di me e della mia famiglia”. Il prelato risponde: “L’estrema unzione non basta”.

Mi chiamo Rosa Pace e sono la vedova di Mariano Agate, ex detenuto del carcere di Viterbo sottoposto al regime del 41 bis, morto per un cancro dopo un’agonia a dir poco terribile il 3 aprile di quest’anno.

Mio marito è stato destinatario, in nome della Chiesa cattolica, di un singolare trattamento a mezzo del suo rappresentante territoriale e Vescovo di Mazara del Vallo Monsignor Mogavero, il quale, pur conscio che Mariano Agate era spirato dopo aver chiesto di avere contatto con il SIGNORE a mezzo di un sacerdote e di accettare, volere e ricevere l’estrema unzione, ha ugualmente vietato che la salma venisse portata all’interno di una Chiesa, pur non opponendosi alla celebrazione in epoca successiva ad una Messa di suffragio.

A seguito di una facile ed univoca interpretazione dei fatti, non posso non essere indotta a concludere che Mons. Mogavero, incurante della manifestazione di fede da parte di mio marito ed incurante della sofferenza che avrebbe inferto a me ad ai miei figli senza un motivo che potesse giustificare il comportamento medesimo nel rispetto degli insegnamenti della Chiesa Cattolica, abbia voluto adempiere ad una particolare esigenza di lancio di un improprio messaggio mediatico e giustizialista, non potendo conseguentemente escludersi che Monsignor Mogavero attendesse un evento del genere, per poter aver a disposizione una tribuna politico-mediatica dalla quale fare propaganda giustizialista, facendo di me e la mia famiglia carne da macello.

E’ indubbio che Mons. Mogavero, con il comportamento da me descritto e facilmente riscontrabile non ha sentito la necessità di esercitare il ruolo di Pastore di Anime, e di seguire anche solo in parte i mirabili comportamenti manifestati da giusti Rappresentati della Chiesa, qual deve essere considerato, tra i diversi, Padre Puglisi, che ha veramente dedicato la propria vita alla fede ed ai fedeli.

A questo punto, è esagerato dire che Monsignor Mogavero abbia mostrato di privilegiare l’apparire al sentire religioso!

Assurdo e per niente cristiano giustificare il divieto dei funerali per persone condannate per reati di associazione mafiosa che non abbiano mai manifestato alcun cenno di pentimento. Mi chiedo cosa ci sia di più intimo del pentimento dell’essere umano; (dolore, rammarico rimorso per aver fatto delle scelte in violazioni di norme giuridiche, religiose eo morali ). Essere un collaboratore di giustizia non è e non sarà mai condizione necessaria del pentimento morale o religioso di qualsiasi uomo, detenuto, criminale. La collaborazione con la giustizia e’ solo un mero strumento necessario ai nostri magistrati per la lotta alla mafia ed alla criminalità organizzata.

*L’autrice è la vedova del boss di Mazara Mariano Agate, morto il 3 aprile dopo aver trascorso 20 anni al 41 bis per vari reati, fra i quali la strage di Capaci

Source: “Niente funerali per mio marito, Mariano Agate? Un’ingiusta esibizione giustizialista” | livesicilia.it


Vescovo nega i funerali al marito mafioso. Lei scrive e protesta: “Solo propaganda” | Il Fatto Quotidiano

Rosa Pace, vedova del boss Mariano Agate, scrive una lettera contro il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, reo di avere negato le esequie private al marito, detenuto al 41 bis e morto di cancro lo scorso 3 aprile. Nella lettera gli attacchi ai collaboratori di giustizia che non cercano “vero pentimento”

di  | 10 luglio 2013

No alla Chiesa che vieta i funerali di un mafioso, no ai pentiti. Non sono le parole di un boss, ma di una vedova di boss. “Mi chiamo Rosa Pace e sono la vedova di Mariano Agate, ex detenuto del carcere di Viterbo sottoposto al regime del 41 bis, morto per un cancro dopo un’agonia a dir poco terribile il 3 aprile di quest’anno…”. Comincia in questo modo la lettera, il cui contenuto è stato reso noto dal sito Live Sicilia. La vedova del boss mafioso Mariano Agate ha voluto protestare contro il vescovo di Mazara, monsignor Domenico Mogavero, che ha vietato anche le esequie private, dopo che il questore aveva vietato quelle pubbliche.

Per la vedova una decisione “più per apparire che per sentire religioso”. Parole che sono sembrate quasi un atto postumo di sfida proprio del marito: “Una mera propaganda giustizialista che ha fatto di me e della mia famiglia carne da macello… non ha sentito la necessità di esercitare il ruolo di Pastore di Anime, e di seguire i mirabili comportamenti manifestati da giusti Rappresentati della Chiesa come Padre Puglisi, che ha veramente dedicato la propria vita alla fede ed ai fedeli…”.

A seguire il disgusto per i collaboratori di giustizia: il pentimento religioso del marito in punto di morte “è un vero pentimento… Essere un collaboratore di giustizia non è e non sarà mai condizione necessaria del pentimento morale o religioso… La collaborazione con la giustizia è solo un mero strumento necessario ai nostri magistrati per la lotta alla mafia”. Secca e severa la risposta del Vescovo Mogavero: “Non si accosti il Beato Puglisi, che ha dato la propria vita per sconfiggere la mafia e il disprezzo di essa per la vita, a un uomo condannato per omicidi e strage”.

E’ rimasto un dialogo a due, quello tra la vedova e il vescovo.”La moglie di Mariano Agate non chiama in causa il vescovo di Mazara del Vallo, ma la comunità cristiana in quanto tale.…”. Più che alla vedova Mogavero si è rivolto alla sua comunità che pochi mesi addietro ha affollato la Chiesa per il funerale di un imprenditore, Paolo Forte, accusato di essersi associato alla mafia di Messina Denaro. Mogavero ha parlato a quella comunità che ha lasciato da soli anni addietro i figli che rinnegarono il padre perché colletto bianco colluso con Agate, quella comunità che oggi continua a chiamare “padre Pio” un altro boss mafioso, Giovanni Bastone. Era un potente Mariano Agate, “il signore del male” come lo hanno definito in tanti, “socio” dell’”Escobar” calabrese Roberto Pannunzi, custode della latitanza di Totò Riina, massone.

Una strategia di potere costellata poi da delitti, omicidi eccellenti, stragi come quella di Capaci. Nel 1983 passeggiando per i corridoi del carcere di Trapani annunciò l’imminente omicidio del giudice Ciaccio Montalto, nel 1988 – imputato in Corte di Assise a Trapani – mandò a dire a Mauro Rostagno, che in tv a Trapani raccontava le sue gesta mafiose, di smetterla di “dire minchiate”. Mariano Agate, lui più di Matteo Messina Denaro, è stato “l’inventore” della mafia sommersa e della mafia che fa impresa e che però “sa sparare e sa mettere le bombe” quando è ora “di sparare e mettere le bombe”.

Source: Vescovo nega i funerali al marito mafioso. Lei scrive e protesta: “Solo propaganda” | Il Fatto Quotidiano

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