L’arcivescovo Pennisi: “Per il boss di Gela io vietai lo show, prete senza colpe” | Repubblica.it

21 agosto 2015 di PAOLO RODARI

L'arcivescovo Pennisi: "Per il boss di Gela io vietai lo show, prete senza colpe"
(reuters)

CITTÀ DEL VATICANO. “Le istituzioni, o almeno i vigili del quartiere, sarebbero dovuti intervenire subito. E aiutare il parroco a prevenire lo show del corteo funebre. Nel codice mafioso, è una glorificazione del defunto. Un brutto segnale. Un conto è la misericordia da riservare a tutti, un altro è arrivare a questi eccessi”.

Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, membro del Pontificio Consiglio vaticano della Giustizia e della Pace, da vescovo di Piazza Armerina visse una situazione analoga, quando morì nel 2007 il capocosca gelese Daniele Emmanuello.

Come si comportò lei allora?

“Negai i funerali all’interno della chiesa Madre mente acconsentii, soltanto per gli stretti familiari, alle esequie nella cappella del cimitero. Vigilò la polizia. Io venni minacciato. Non fu un bel momento “.

Che impressione le hanno fatto i funerali di Roma?

“Mi domando come sia possibile entrare in un quartiere con tutti quei Suv e addirittura con un elicottero che dall’alto lancia petali di rosa. Mi chiedo dove fossero i vigili e chi abbia concesso le autorizzazioni. Perché una qualche autorizzazione devono averla avuta.  sembra quasi un Papa. Assurdo”.

I funerali dovevano essere negati?

“Non dico questo. Ciò che è inammissibile è tutto lo show che è stato creato intorno alle esequie. Credo però davvero che non spettasse al parroco vigilare, ma ad altri, a chi ha concesso i permessi”.

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