Annunci

“Ernesto Ruffini cardinale a Palermo”: il libro di interviste e testimonianze raccolte da Francesco Inguanti | BlogSicilia

10/11/2017

francesco-inguantiL’INTERVISTA ALL’AUTORE

Sarà presentato oggi pomeriggio nella Chiesa della Madonna dei Rimedi in Piazza Indipendenza a Palermo il libro: “Ernesto Ruffini. Cardinale a Palermo. Interviste e testimonianze a cinquant’anni dalla scomparsa”. A cura di Francesco Inguanti. Edizioni People&Humanities.

card-ernesto-ruffini

Alle 18 si celebrerà la Santa Messa in memoria del Cardinale che chiese di essere lì sepolto per la grande devozione che aveva per la Madonna, e subito dopo avverrà la presentazione del libro, nel corso della quale prenderanno la parola alcuni degli intervistati presenti nella circostanza.
Modererà Rosalia Pipia, Presidente del Centro Culturale “Uil Sentiero” di Palermo che insieme alla Casa editrice promuove l’iniziativa.

Abbiamo chiesto a Francesco Inguanti come è nata l’idea di raccogliere queste interviste.

Quest’anno è stato ricordato il 50° anniversario della morte del cardinale Ernesto Ruffini. Si sono svolte alcune significative conferenze che sono riuscite, almeno in parte, a rivedere un giudizio storiografico poco veritiero della sua opera pastorale e sociale?
Quale?
Quello che lo ha rappresentato come un cardinale di stampo reazionario, anti comunista e financo poco antimafioso. Le conferenze tenute da insigni docenti hanno potuto rivedere questo giudizio che era privo della necessaria contestualizzazione storica. Oggi tutti riconoscono che Ruffini fu innanzitutto figlio del suo tempo che riuscì a capire spesso prima degli altri anche con grandi intuizioni i cambiamenti che il dopoguerra e il boom economico degli anni ’60 avrebbero portato con sé.

Ma Ruffini rimane sempre un grande anticomunista?
Come anche qualche intervistato ha evidenziato Ruffini combattè il comunismo di quegli anni, che non è certo quello di oggi, perché aveva piena consapevolezza che la caduta dell’Italia nelle mani del PCI avrebbe significato non solo l’instaurazione di un regime come quello sovietico, ma una ateizzazione (non laicizzazione) della società, in cui la Chiesa non avrebbe potuto esercitare il suo ruolo.

Nel libro c’è riferimento anche alla famosa polemica sulla mafia?
Vi è una bella testimonianza che racconta di una intervista rilasciata dal Cardinale a Famiglia Cristina, di cui purtroppo non si ha la documentazione cartacea, in cui le risposte date al giornalista evidenziavano la necessità che la risposta alla mafia fosse innanzitutto una promozione sociale e culturale della Sicilia. Temi da lui ampiamente affrontati con la creazione e promozione di servizi sociali, di scuole, e di altre opere sociali. Poi aggiungeva in modo ancora più profetico che la mafia esiste soltanto perché lo Stato e le istituzioni dello Stato non compiono bene il proprio dovere nei confronti della povera gente. Credo che la storia e il dibattito dopo oltre 50 anni gli diano ampiamente ragione.

Che ritratto umano emerge dal libro?
Innanzitutto quello di un pastore che amava e amò fino alla fine Palermo e la Sicilia. Sorprende che questo giudizio sia espresso non solo dai cinque sacerdoti intervistati, ma anche da tutti i laici. Molti hanno parlato anche di paternità

In che senso?
Nel senso che fu padre per tutti quelli che lo frequentarono più assiduamente, perché vedevano come in lui ideale e azione, pensiero e vita quotidiana si fondessero in uno. E da questo spessore che nasce la sua concezione e attuazione della povertà

Ma Ruffini non esprimeva questa dimensione sociale come oggi la concepiamo.
Solo in apparenza e secondo un giudizio grossolano. Tutti gli intervistati hanno affermato che nel suo modo di concepire e vivere la povertà non c’era differenza tra i due termini. Per lui i poveri, la povertà erano una dimensione normale della vita, certamente frutto della sua formazione familiare e religiosa.
Ma di lui si dice sempre che era un principe della Chiesa, che amasse lo sfarzo che esprimeva nel modo di vestire e agire.
Le accuse che si muovevano al suo modo di apparire in pubblico, con gli abiti del Principe della Chiesa, in nulla potevano scalfire un tenore di vita assolutamente modesto e sobrio che non pretendeva di imporre a nessuno, ma con cui tutti avevano la possibilità di confrontarsi. Il libro in tal senso racconta di tanti piccoli esempi del modo in cui viveva la povertà nella sua vita personale. Una povertà intima, di cui in pochi conoscevano i contenuti, che non aveva necessità di essere gridata sui tetti o indicata come esempio sociale, ma che in lui era poi la molla per aiutare i poveri, tutti quelli che incontrava ai quali non faceva mai mancare un sostegno, seppur piccolo.

Perché molti ritengono attuale il messaggio e l’opera di Ruffini?
Perché Ruffini fu un profeta, nel vero senso della parola. Seppe vedere lì dove lo sguardo degli altri non sapeva giungere e quindi seppe compiere scelte che al momento sembravano incomprensibili.

Qualche esempio?
Seppe individuare nuovi contenuti e sentieri per la pastorale, quella che oggi si chiama pastorale d’ambiente o sociale, seppe intuire il futuro per nuove professioni, che in quel momento “non avevano mercato”, seppe capire l’importanza che avrebbe avuto il Concilio per la Chiesa e l’Italia, adoperandosi subito per una sua attuazione, che la morte gli impedì di proseguire.

Quindi non fu solo un uomo del suo tempo?
Dotato di una grandissima cultura, che spaziava in tutti i campi del sapere, non aveva timore a confrontarsi con tutti e proprio per questo fece giungere a Palermo significativi esponenti della cultura, laica e cattolica, che non erano immediatamente identificabili con la linea ufficiale che gli si attribuiva. In conseguenza di ciò chiese a tutti i suoi collaboratori, a partire dai sacerdoti, un impegno serio e continuo nello studio, soprattutto in campi ancora inesplorati, ma che comprese sarebbero stati ben presto, come in effetti fu, il terreno di confronto con una modernità che avanzava velocemente, insieme allo sviluppo economico degli anni ’60, introducendo mutamenti nel costume e nel pensiero, con cui anche la Chiesa doveva sapersi confrontare. Sono molto belle in tal senso le pagine che ricostruiscono nel libro il dibattito culturale degli anni ’60 a Palermo.

In sintesi come si può definire questa personalità?
Con la parola contemporaneità che è il termine che consente a tutti noi di non archiviare la grande personalità di Ruffini come “un grande della Chiesa” che però è morto e quindi poco ha da dire a noi. L’attualità dei grandi personaggi vive nella capacità dei successori di saperne cogliere le idee e tradurle nel contesto dei tempi che cambiano. Oggi Ruffini non riconoscerebbe Palermo travolta e stravolta da un progresso tanto inarrestabile quanto irrazionale. Ma oggi Palermo e la Sicilia possono fare tesoro delle sue intuizione e della sua testimonianza, quelle nel campo dei servizi sociali, delle nuove professioni, della qualità della vita nelle nostre città, ecc.

E alla Chiesa di oggi cosa ha da dire?
Oggi come allora la Chiesa ha la responsabilità di annunciare un Vangelo che non si fermi alla dimensione spirituale o che non sia riservato a quelli che “ancora vanno in Chiesa”. Una Chiesa viva e presente fondata su un laicato cosciente, consapevole e desideroso di far conoscere quel messaggio cristiano in grado di entrare e giudicare tutti gli aspetti della vita personale e di quella sociale. Questo e tanto altro ci ha lasciato il Cardinale di Palermo, Ernesto Ruffini, un uomo venuto da lontano, diremmo oggi, che seppe amare e servire Palermo forse meglio e di più di tanti palermitani.

Source: “Ernesto Ruffini cardinale a Palermo”: il libro di interviste e testimonianze raccolte da Francesco Inguanti | blogsicilia.it 


***


Il Cardinale Ernesto Ruffini nella formazione culturale e sociale dei laici | vivienna – vivisicilia

novembre 12, 2017

cardinale-ernesto-ruffiniIl Cardinale Ruffini nel volume di Francesco Inguanti (1) e nella nota di Ferdinando Russo, un vero benefattore dei poveri di Palermo, nel ricordo del suo cinquantesimo dalla dipartita.

Il Concilio Vaticano II era atteso da noi giovanissimi laici dell’Azione Cattolica, ma non era vicino, ed il nostro cardinale Ruffini ne sarebbe stato protagonista dalla preparazione all’apertura del 1962 alla sua chiusura del 1965.

Aveva assegnato ai laici della sua diocesi di Palermo ed alle opere cattoliche il piano nobile del suo Palazzo, ora sede della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista, con l’obiettivo apostolico della formazione dei giovani, l’incontro con i laureati e le professioni ed una sede per le opere dell’Azione cattolica per i gruppi ed i movimenti dai nuovi carismi.

La custodia organizzativa l’aveva affidata al sacerdote Giuseppe Carcione (2).

Il cardinale Ruffini lo aveva chiamato a Palermo per rendere un servizio al laicato, proveniva dalla diocesi di Monreale, ove aveva iniziato il suo apostolato tra la gioventù, con Benedetto Messina, Rocco Campanella, Bino Li Calsi, F. Russo, P. Viola, M. Cinà.

Carcione fruiva, per i laici, dell’apporto culturale di Mons. Marcataio, di mons.Giuseppe Petralia , di mons.Guercio, del giovane giornalista Antonino Barraco e fu presso il suo studio nei locali del palazzo delle opere cattoliche, ove lo incontrai, per la prima volta, con i dirigenti della GIAC (la Gioventù dell’A.C.), con Mario Fasino, chiamato dal Cardinale a dirigerla al posto di La Barbera, scelto per curare nelle nascenti ACLI tutta la organizzazione formativa dei lavoratori.

Erano presenti, presso le loro sedi, Giovanna Mangano (3), Maria Nuara , Maria Pecoraro, presidente del CIF (Centro Italiano Femminile) un nucleo storico del laicato femminile di Palermo i laureati cattolici e la FUCI di corso Vittorio Emanuele n.463, ove Giovanna contribuiva a far convergere gli studenti universitari dei diversi movimenti laicali nella “Intesa” per una politica, interna all’Ateneo a sostegno degli studenti in difficoltà economiche per trovare loro spazi di ospitalità e nuove aule per l’insegnamento dei corsi di laurea ed i laboratori.

Incontravamo il prof. Michele Pavone, presidente dell’A.C. con Pietro Mazzamuto, Cosmo Crifò, Corsaro e la presenza nella Fuci di mons.Arena e Panzeca, Brighina, Mignosi, Giuseppe Micela, Lucio La Valva, Giuseppe Mazzola e l’arrivo nell’A.C. di Averna, Sinagra, Albanese, Gravano, Di Falco, Lorello, Castagnetta, Pipitone, Madonia, Equizzi, Cimò, Mirabella.

Nell’ufficio riservato al CSI ed al CTG (i due servizi della GIAC) Pippo Nasta, da presidente, ne promuoveva lo sviluppo ,unitamente ad Enzo Milia, Gianfranco Provenzano (4), Nino Picciurro, Butticè, Gueli, Cimò. Negli incontri settimanali affollavano la sede i laici volontari, che, dalle Parrocchie e dagli Oratori, arrivavano con elenchi di studenti e lavoratori al primo approccio con il tesseramento della Giac, del CSI, del CTG con cartellini per la partecipazione ai bandi di gare, e la soluzione dei problemi relativi ai campi, agli arbitri, da utilizzare per educare allo sport. Ad accoglierli e ad animare gli incontri, i programmi delle gare e le proposte organizzative, ci allenavamo con Gianfranco Provenzano ed Enzo Milia. Preparavamo i progetti da sottoporre al Cardinale, per soddisfare le richieste di nuovi impianti sportivi e di spazi per l’accoglienza e la formazione dei giovani dei numerosi oratori promossi nella diocesi e nelle parrocchie.

Al Cardinale, premuroso verso le esigenze formative e ricreative dei giovani, interessava rappresentarci la priorità per gli interventi sociali e religiosi di cui le parrocchie ed i nuovi quartieri avevano bisogno e per i quali ci invitava a dare un apporto generoso ai giovani a vivere, anche attraverso i servizi sportivi, turistici, sociali in gruppo, nel rispetto delle regole dei giochi e della solidarietà fraterna verso tutti i giovani del territorio. Ruffini contribuiva, in quel tempo, a mettere a disposizione della città diecine di scuole materne, di scuole elementari ed avanzare istanze per rispondere alla primaria domanda di case, presente per le nuove famiglie nelle aree dove sarebbe nato il villaggio, che, in suo onore, prenderà il nome “Ruffini”. Analoga attenzione sarebbe stata posta al villaggio di Santa Rosalia ed a Borgo nuovo.

Al Cardinale premeva indicare e testimoniare, anche con dirette azioni, la necessaria offerta di opere sociali, che avrebbero incentivato iniziative da parte delle istituzioni politico-amministrative e valorizzato vocazioni progettuali ed istanze di programmazione pubblica e di volontariato nel settore dei servizi scolastico-culturali, sanitari-sociali ed occupazionali. Nascevano così, per sua volontà, il Poliambulatorio Arcivescovile in Via Matteo Bonello, nel palazzo arcivescovile con ore di “volontariato” primordiale con il prof. Michele Pavone, i coniugi Craparotta, Gaetano Ingrassia, Giuseppe Mazzola, Nicola Piccione, Paola Geraci, e tanti giovani medici e specialisti, accoglienti, aperti a primari interventi ed a segnalare i richiedenti ai servizi sanitari ospedalieri, carenti allora dei pronti soccorso a servizio di una città in espansione.

Oggi quell’azione integrativa, preventiva, sanitaria è ancora valida, se in alcune Parrocchie, come quella guidata da Giacomo Ribaudo di San Giovanni dei Decollati a Brancaccio. Ai servizi i ambulatoriali di Via Matteo Bonello si sarebbero aggiunti quelli successivi di Boccadifalco, Baida, Villaggio Ruffini, Borgo Nuovo, presso i salesiani dell’Oratorio di Santa Chiara ed i Centri di Sampolo, di via Libertà e di Gesù

Adolescente era un fiorire di nuove realtà scolastiche, culturali, sociali di accoglienza dei primi immigrati (le Filippine), iniziative sostenute da padre Naselli, dalle COLF (Collaboratrici delle ACLI, poi API COLF) e dal primo circolo ACLI dei lavoratori, ispirato da Don Gemellaro ed organizzato da Don Tricomi, con Ingrassia, Russo, V.Consoli, Migliaccio, Nuara ei pressi della Parrocchia dei Salesiani di Via Libertà.

La Palermo del primo decennio dalla fine della guerra era formata da interi quartieri del centro storico, fortemente danneggiato e dagli abitanti in mobilità verso le nuove aree urbane, prive spesso di servizi- scolastici ed era alla cura del Cardinale, in una sofferta, missione di carità pastorale, che penetrava nella coscienza di noi giovani universitari dell’A.C.

Una sua espressione era :”Mettiamo l’uomo in “ condizioni umane” e vivrà da uomo“. Si concretizzava nel costruire dodici scuole materne, organizzare il Villaggio dell’ospitalità per 80 nuclei familiari, nel creare la Casa della gioia per i bambini gracili e deperiti e una comunità missionaria per compartecipare all’organizzazione dei problemi connessi. Nel ‘54 il cardinale fondava l’Istituto Secolare delle Assistenti sociali missionarie, che nel maggio del’65 avrebbero ricevuto il “Riconoscimento Pontificio”.

Le ACLI ne avrebbero fatto un motivo di riconoscenza e di ispirazione operativa, formativa e collaborativa attraverso gli addetti sociali del Patronato e la Lettera pastorale del 1963 “Migliorare e crescere“ sarebbe stata una ferma risposta alla drammatica strage di Ciaculli, ed un appello alle forze dell’ordine, alla Giustizia, ai cittadini richiedenti la massima sicurezza.

Mazzamuto scriverà il suo romanzo sul primo quartiere dello Zen ed il Cardinale Ruffini si disperava dei limiti della sua pur super attività sociale, quando affermava: ”Io non so fare miracoli; ma se il Cielo mi desse di compierli, li opererei per tergere le lacrime di quelli che piangono e per salvare dalla miseria quelli che mancano del necessario”.

La sua umana attività pastorale promuoveva la cultura della donazione e della carità diffusa verso gli altri, verso il prossimo, il suo bene, con crescente senso civico. Nel suo operare coraggioso, inventivo, propositivo, nei suoi incontri spirituali e nelle occasioni promosse per le festività religiose della Pasqua e durante le composte processioni del Corpus Domini, con tutto il laicato organizzato e non, nella conclusione presso Piazza Politeama, Ruffini incoraggiava i numerosi presenti a rendere comprensibile il Vangelo con concrete testimonianze verso i poveri, i disoccupati, i senza casa, incoraggiando iniziative di rinnovata partecipazione privata e pubblica, come attestano i suoi discorsi raccolti dalla Pontificia Facoltà Teologica.

Alcuni di noi, provenienti dall’A.C., ci trovavamo a condividerli nelle ACLI, nei Cenacoli del Vangelo, nelle San Vincenzo, nella rivista Labor, nella comunicazione.
Ci riunivamo dal barone Miche Fatta, studenti e frequentatori della Crociata del Vangelo, il movimento diffuso da padre Rivilli, che coinvolgeva don Pino Puglisi. I nostri piccoli risparmi settimanali delle colazioni e dei biglietti per i cinema li dedicavamo alla San Vincenzo, organizzata dal barone M. Fatta e dai suoi collaboratori: A.Romano della rivista Dialogo, Armetta, Graditi, Ardizzone, Silvestri.

I prof.Crifò, Mazzamuto, Albanese redattori della rivista Labor (5) provvedevano a raccogliere le poche lire possedute dai collaboratori per assistere gli studenti universitari in difficoltà e la Fuci incoraggiava il nostro operare. L’insegnamento di Ruffini era diffusivo, aiutava la nostra vocazione a partecipare nei nascenti Organismi rappresentativi, per trovare strumenti di solidarietà per gli studenti meno abbienti.

Richiamati ai bisogni dei disoccupati nella città e nelle campagne dei vicini comuni della diocesi, imparavamo a studiare gli strumenti della cooperazione, vedi il fucino Gaetano Saporito (6), Crivello, Martino, G.Curreri, Tomasino, mentre nelle ACLI e nei sindacati si diffondevano le iniziative degli Enti di formazione professionale, come l’ENAIP, il CNOS, il Cesifop, la Don Orione, l’Ial ,si approntavano i primi corsi sul piano del recupero dell’obbligo scolastico dei lavoratori mancanti di titoli necessari a qualsiasi impiego, promuovendo la partecipazione dei ragazzi nelle nuove scuole elementari che il cardinale aveva proposto ed aperte.

Il richiamo all’associazionismo pre-sindacale, sull’esempio del presidente dell’A.C. Giuseppe Barbera, invitato dal cardinale Lavitrano e poi da Ruffini a collaborare con le ACLI, ci avrebbe indotto a prendere parte alla Gioventù aclista di Palermo con Alongi, Nuara, Migliaccio, Serio, D.Alessi, F. Cimino, i fratelli Di Cara, Orlando, Targia, Tarantello, Rubino, Manzo, per studiare e contribuire al crescente interesse ed al richiamo che i sindacalisti Muccioli, Zingales e poi Scalia, Rizzo, rivolgevano alle ACLI.

Sentimmo forte il richiamo ad un associazionismo di “volontariato“ da parte di chi maturava per cultura, convinzione, generosità alla donazione evangelica, riflessioni a servire il prossimo come persone singole, famiglie, luoghi di lavoro, diritti e strumenti cooperativistici da organizzare, all’insegna delle indicazioni del Cardinale e delle associazioni dei Coltivatori Diretti e degli Artigiani.
C’erano da additare alla politica delle istituzioni locali, regionali e nazionali le nascenti difficoltà dei lavoratori dei Cantieri Navali (non ancora della Fincantieri), dell’Enel, dell’IRI, le telecomunicazioni, le industrie petrolifere, la Fiat, che si prospettava per Termini Imerese.

Il Cardinale mostrava la sua preoccupazione e pastorale solidarietà ai lavoratori ed ai disoccupati, come nei riguardi degli emigrati e dei primi immigrati internazionali di cui si occupavano le ACLI, le API COLF ed in Sicilia, l’avv.Domenico Azzia, ed il sacerdote Francesco Paolo Azzara, conoscitore dei problemi della mobilità e delle persone ad essa collegati. Ruffini era,consapevole che la Chiesa fosse in cammino per calarsi nella vita di ogni popolo. All’atto della costituzione nazionale dell’ l’UCEI per gli emigrati, Ruffini sceglie don Azzara per detto Ufficio, dandogli una sede ancora nel palazzo arcivescovile.

Azzara sarà confermato nel suo incarico dal successore di Ruffini, il cardinale Francesco Carpino che affronta, molto serenamente la crisi delle ACLI, durante la scelta socialista e quella dell’A.C. da Gedda a Bachelet per la virata verso un cammino più religioso e meno politico o partitico. La presenza dei laici delle associazioni di A.C. alla vita politica era avvenuta per trascinamento occasionale ed in genere solo nei momenti delle consultazioni elettorali più decisive per il Paese.

Le ACLI, presenti nei paesi europei, avrebbero nel contempo sostenuto campagne per la piena occupazione, la formazione professionale, la dignità e la sicurezza nel lavoro, in Italia e nei paesi europei, i diritti aziendali, l’espansione dell’obbligo scolastico, l’attenzione alle famiglie, alcune specie in Svizzera non accolte per i ricongiungimenti, la riforma sanitaria e lo Statuto dei Lavoratori. L’opera sociale di Ruffini, aveva nel frattempo potenziato i servizi degli Assistenti sociali di via Bonello e di Boccadifalco, con l’organizzazione, sin dal ’52 dell’IPAB (Opera Pia Cardinale Ruffini). Avrebbe operato con la collaborazione degli ing.Caprì e Tarantello presso il Centro di Boccadifalco, dove organizzarono,tra l’altro, dei corsi serali per il recupero dell’obbligo scolastico e le iniziative di formazione professionale. Il Centro diviene presto sede delle “Assistenti missionarie” per i bisogni educativi e sociali del Quartiere.

Il Cardinale partecipa a Palermo ad un convegno per i sacerdoti della sua diocesi e gli assistenti ecclesiastici dei circoli ACLI, nella visione di Paolo VI, a cui le ACLI riconoscevano l’ispirazione avuta per la loro associazione di lavoratori nel promuovere la formazione di una laicità operativa, pienamente vissuta nell’A.C. ed ora nel mondo dell’associativismo operaio cattolico, presente nelle Parrocchie e nei nuovi movimenti di apostolato, affidandone l’assistenza religiosa ai suoi sacerdoti, ricercando e valorizzando talenti e vocazioni sociali e civili.

Tra il ’48 ed il ‘56 è così, da parte del Cardinale, un fiorire di iniziative sociali tese ad offrire servizi di umana fraternità ai cittadini ed alle famiglie richiedenti interventi di solidarietà e di esempi operativi per le istituzioni pubbliche e private.

Il rapporto con il mondo politico era già allora di realtà separate. I collateralismi, che erano nati, erano legati ai contrasti ideologici della politica internazionale dei primi decenni della Repubblica ed i compiti della Chiesa era quello di indirizzare la politica ad iniziative sociali (le case ai lavoratori che arrivavano in città per la mobilità del lavoro, alle famiglie, che vivevano in abitazioni disagiate). Per combattere la povertà si avviava nelle campagne la riforma agraria con nuovi insediamenti di coltivatori nelle terre assegnate.

Nel 1952 il Cardinale fonda l’OPCER (Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini), ente di natura giuridica pubblica che riunisce la maggior parte delle opere sociali promosse. Hanno queste un valore esemplificativo, sono i Centri di Servizio Sociale, che precedono iniziative additate alle istituzioni pubbliche come necessarie per molte famiglie. Sono la Comunità Alloggio per minori, il Centro Diurno di Riabilitazione, COR, la Casa dll’Accoglienza, il Centro Giovanile ODIGITRIA, la Casa Albergo per Anziani di Via Castellana 141, sorta nel 1955.

La necessità di formare Assistenti sociali, culturalmente preparati (conoscevamo solo gli addetti sociali delle ACLI, generosi e stimati, come quelli dei patronati dei sindacati), induceva il cardinale Ruffini a fondare nel 1952 la sezione accademica “Santa Silvia LUMSA”, che solo ne 1984 sarà incardinata nella Libera Università Maria SS.Assunta in Roma.

Ci domandammo perché il Cardinale abbia scelto il nome di Santa Silvia,una santa poco conosciuta tra noi giovani. Sarà il dr.Sandro Migliaccio, in un incontro aclista sulle Encicliche sociali dei Papi a parlarci di San Gregorio Magno figlio di Santa Silvia,che scrivendo al già Papa Gregorio sulle condizioni di vita dei contadini siciliani, lo aveva indotto ad una direttiva, valida intanto per le terre di proprietà della Chiesa, a porre le basi di una riforma nei rapporti contrattuali con i lavoratori della terra. Era stata una intuizione del papa ad una riforma “ante litteram“ che precedeva (oltre) un millennio la grande Enciclica di Leone XIII.

E saranno le ACLI, in seguito alle idee ed all’operosità delle Assistenti sociali, alla generosa formazione alla responsabilità sociale dei cittadini e delle istituzione, a dare priorità ai bisogni di lavoro, di sicurezza, di giustizia, di cultura e di responsabilità, rompendo barriere ideologiche e politiche e ricercando nuove occasioni di partecipazioni legate ai poteri delle autonomie creative.

Non è mancata, infatti, alla crescita nella Regione, da parte delle ACLI, dei loro servizi e del variegato laicato cattolico, durante e dopo le presidenze regionali di N.Cavallaro, F.Russo, N.Alongi, C.Riolo, a promuovere, sulle indicazioni di Ruffini e dei successori Carpino e Pappalardo, a riconoscere nella città di Palermo, tra i laici, formatisi negli anni di Ruffini i fondatori del Movimento di” Città per l’Uomo”. Vogliono offrire un contributo politico e partecipativo alla vita delle comunità, partendo dal territorio, dai quartieri, dalle circoscrizioni per proporre più incisivi interventi in risposta ai bisogni antichi e nuovi delle famiglie e dei cittadini con eroiche testimonianze civili e religiose fuori da ogni condizionamento.

L’Uomo e la famiglia, unitamente ai poveri tornano al centro di una svolta culturale che supera barriere partitiche consolidate e ridà alla persona la dignità e la diffusa possibilità di partecipazione al proprio futuro di cittadinanza responsabile, libera e creativa per il bene comune nel vivere la propria città.

Ferdinando Russo onnandorusso@alice.it

1) F. Inguanti (a cura) Ernesto Ruffini, Cardinale a Palermo, Intesviste e testimonianze a cinquant’anni dalla scomparsa, Prefazione di M.Bianca Curreri a.s.m.,Edizioni People &Humanities Palermo
2) F.Russo in Giuseppe Carcione, il primo assistente della GIAC e collaboratore della GF di Palermo ed i laici Bino Li Calsi, Nino Alongi, in CNTN settimanale di ispirazione cristiana di Palermo
3)F.Russo per le note 3-4-5-6-7-8-9-10-11 il rinvio in Diario Ferdinando Russo in CNTN-Annali 2000.2015, in Labor Pontificia Facoltà teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista
4) F.Russo in Gianfranco Provenzano in ViviEnna.it
5) F.Russo in Cosmo Crifò in Dizionario Enciclopedico a cura di Franco Armetta-Pontificia Facoltà teologica di Sicilia – Gran Cancelliere Arcivescovo Corrado Lorefice – Biblioteca Corso Vittorio Emanuele 463
6) F.Russo in Un laico credente Gaetano Scilia,tra i promotori delle Casse Rurali ora Banche di credito Cooperativo G.Toniolo
7) F.Russo in Vittorio Bachelet in Vivisicilia, in Google, in Twitter
8) F.Russo in Giuseppe Craparotta in CNTN-SETTIMANALE –Annate 2000-2017
9) S.Agueci (a cura di) Francesco Paolo Azzara in Trentanni in emigrazione co prefazione di F.Russo e Anna Buttacavoli, Edizione Asla-Palermo
10) S.Migliaccio note su Santa Silvia,madre di San Gregorio Magno in CNTN
Settimanale di ispirazione cristiana –Palermo Annate 2000-2015

Source: Il Cardinale Ernesto Ruffini nella formazione culturale e sociale dei laici | vivienna – vivisicilia

Annunci

God bless you!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

© 2018 Tentamina | Revolve by AccessPress Themes