Addio a don Mariano Randello, giovedì il funerale. Il prete morto nel giorno del 71esimo compleanno | infovizzini.it

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NATO A LICODIA NEL 1947 | Don Mariano Randello, diventato prete a 24 anni.

Dal dicembre del 2004 esercitava la sua missione pastorale nella Matrice della città esagonale. Per 5 anni è stato direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano e anche membro del Consiglio presbiterale.

Nel giorno del suo 71esimo compleanno si è spento don Mariano Randello, presbitero nato a Licodia il 16 gennaio 1947 da Carmelo e Rosa Interligi. Fu ordinato da mons. Carmelo Canzonieri l’1 settembre del 1971. Dopo gli anni del Seminario a Caltagirone, completò la sua formazione teologica e spirituale a Napoli, nella Facoltà Teologica San Luigi, conseguendo la licenza in Teologia.

Ha svolto il suo servizio ministeriale prima a Scordia e Palagonia come vice parroco, poi parroco all’Immacolata di Palagonia (dall’1 marzo 1978), arciprete della Matrice (dal 14 settembre 1995) e di Santa Lucia di Licodia, già parroco dello Spirito Santo e in atto arcidiacono-parroco della Matrice a Grammichele (dal 25 dicembre 2004).
Per cinque anni direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano (1994-1999), è stato anche membro del Consiglio presbiterale e a lungo docente nell’Istituto superiore di Scienze religiose all’Apollinare (centro di Caltagirone).

«Chi lo ha conosciuto più intimamente – afferma il vescovo, mons. Calogero Perine ricorda la personalità forte, la figura a tratti ruvida ma sempre innamorata del suo sacerdozio, il suo servizio competente e appassionato all’annuncio del Vangelo. In un tempo vivace e complesso come l’immediato dopo Concilio, ne ha interpretato con vivacità e fedeltà i valori e la radicalità».

Il funerale con la liturgia di suffragio sarà celebrato giovedì 18 gennaio alle ore 15,30 a Grammichele, nella Chiesa Matrice.

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Il Signore ha chiamato alla Liturgia del cielo don Mariano Randello | Diocesi di Caltagirone

16 Gennaio 2018

GRAMMICHELE – Nel giorno del suo 71° compleanno, il Signore ha chiamato a sé improvvisamente alla Liturgia del cielo don Mariano Randello, presbitero di questa Chiesa che amava profondamente.

L’invito alla preghiera e alla memoria grata ci trovi uniti nella preghiera di suffragio, soprattutto con la celebrazione del sacrificio eucaristico, e vicini con l’affetto e la cordiale solidarietà alla famiglia, di cui sperimentava il profondo legame, e a tutti i congiunti e amici.

Nato a Licodia il 16 gennaio 1947 da Carmelo e Interligi Rosa, fu ordinato presbitero da mons. Carmelo Canzonieri il 4 settembre del 1971. Dopo gli anni del Seminario a Caltagirone, completò la sua formazione teologica e spirituale a Napoli, nella Facoltà Teologica S. Luigi, conseguendo la Licenza in Teologia.

Ha svolto il suo servizio ministeriale prima a Scordia e Palagonia come vice parroco, poi Parroco all’Immacolata di Palagonia (dall’1 marzo 1978), Arciprete della Matrice (dal 14 settembre 1995) e di Santa Lucia di Licodia, già Parroco dello Spirito Santo e in atto Arcidiacono-Parroco della Matrice a Grammichele (dal 25 dicembre 2004).

Per cinque anni Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano (1994-1999), è stato anche membro del Consiglio Presbiterale e a lungo Docente nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare (centro di Caltagirone).

«Chi lo ha conosciuto più intimamente – afferma il Vescovo mons. Calogero Peri – ne ricorda la personalità forte, la figura a tratti ruvida ma sempre innamorata del suo sacerdozio, il suo servizio competente e appassionato all’annuncio del Vangelo. In un tempo vivace e complesso come l’immediato dopo Concilio, ne ha interpretato con vivacità e fedeltà i valori e la radicalità».

Il Signore, che ha servito generosamente e fedelmente, e che lo aveva scelto dalla primissima infanzia, chiamandolo al ministero presbiterale con la voce del suo mai dimenticato Padre Salvatore Strazzuso, parroco di Santa Lucia al Borgo di Licodia, facendone un operaio laborioso della sua vigna, lo accolga adesso nella sua casa, perché possa cantare nella liturgia del cielo la sua gloria che non avrà mai fine.

Il funerale con la Liturgia di suffragio sarà celebrato Giovedì 18 p.v. alle ore 15,30 a Grammichele, nella Chiesa Matrice.

ELOGIO FUNEBRE DI DON GIANNI ZAVATTIERI

Source: Il Signore ha chiamato alla Liturgia del cielo don Mariano Randello | Diocesi di Caltagirone

Elogio Funebre


A don Mariano Randello che ci lascia

Nel giorno del suo 71° compleanno, il Signore ha chiamato improvvisamente alla Liturgia del cielo don Mariano Randello, presbitero di questa Chiesa, che amava profondamente.

Nacque a Licodia il 16 gennaio 1947 da Carmelo e Rosa Interligi, famiglia numerosa, di cui ha vissuto e sperimentato sempre la forza di legami tenaci, teneri e attenti, che è qui oggi raccolta con noi in preghiera: il fratello Gaetano, le sorelle Angela e Margherita, i tanti nipoti, e congiunti.

Giunse in seminario accompagnato dal suo mai dimenticato “padre” Salvatore Strazzuso, parroco di Santa Lucia al Borgo di Licodia Eubea, sua parrocchia di origine, che fu per lui sempre modello ed esempio luminoso.

Dopo gli anni del Seminario a Caltagirone, nei quali si segnalò per vivacità di intelligenza e rendimento, completò la sua formazione teologica, culturale e spirituale nella Facoltà Teologica S. Luigi di Napoli, conseguendovi la Licenza in Teologia.

Ordinato presbitero da mons. Carmelo Canzonieri il 4 settembre del 1971, cominciò il suo servizio ministeriale a Scordia in una esperienza-pilota di pastorale giovanile unitaria insieme ad altri giovani confratelli là inviati in solidum come collaboratori dei Parroci della città.

  • Dal marzo 1978 fu collaboratore e poi parroco a Palagonia nella comunità M. SS.ma Immacolata.
  • Il 14 settembre 1995 fu nominato Arciprete della Parrocchia Matrice di Licodia e parroco di Santa Lucia.
  • Il 25 dicembre 2004 fu inviato a Grammichele come Parroco della parrocchia Spirito Santo e Arcidiacono di questa Matrice, che oggi lo saluta e accompagna nell’ultimo viaggio.
  • È stato per cinque anni – 1994 al1999 – Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano;
  • membro del Consiglio Presbiterale, è stato a lungo Docente di Teologia nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare (centro di Caltagirone).

Questa la scarna cronologia dei suoi 46 anni di sacerdozio consacrati” al Signore con zelo e operosa generosità.

«Chi lo ha conosciuto più intimamente – ha scritto il Vescovo mons. Calogero Peri nell’apprendere la notizia della sua morte prematura – ne ricorda la personalità forte, la figura a tratti ruvida ma sempre innamorata del suo sacerdozio, il suo servizio competente e appassionato all’annuncio del Vangelo. In un tempo vivace e complesso come l’immediato dopo Concilio, ne ha interpretato con vivacità e fedeltà i valori e la radicalità».

Ed io sono tra questi e faccio mie queste parole, che condivido pienamente. Come forse pochi altri l’ho conosciuto – pregi e difetti – fin dal suo ingresso in Seminario nei lontani anni Cinquanta e posso dunque testimoniarle, nel comprensibile quanto difficile e doloroso contesto, quasi innaturale, nel quale sono chiamato a dargli l’estremo saluto (essendo io di lui più vecchio di alcuni anni).

E sono contento di poter sottolineare convintamente, con sguardo di intima benevolenza e comprensione, i tratti della sua personalità ricca e problematica, del suo temperamento irruento e a tratti segnato da permalosità, delle sue relazioni a volte selettive, ma sempre autenticamente improntate a franchezza e sincerità.

L’ho sentito sempre, lungo il percorso seminaristico, quasi come fratello più piccolo, sopratutto quando emergevano ovviamente i tratti decisi del suo temperamento vivace  e  un  po’  ribelle, la  sua  libertà di parola  e opinione senza reticenze, talvolta fuori dalle righe convenzionali e ai limiti della irriverenza, che tradivano in realtà una aggressiva timidezza, che era bisognosa di attenzione ed affetto. Cosa che nel corso degli anni lo ha reso sovente un po’ impopolare.

Presbitero sempre presente e partecipe, puntuale e puntiglioso, ha incarnato un sacerdozio intimamente vissuto e consapevole, fatto di sostanza più che di forme accondiscendenti. Mi sono tornati alla memoria, in questi due giorni, come sequenze disordinate di un film in bianco e nero, gli anni ormai lontani delle innocenti goliardie adolescenziali, le intemperanze giovanili, gli entusiasmi e i dinamismi travolgenti, gli slanci tenaci e le ‘forti’ motivazioni spirituali di cui si era capaci, gli scenari di impegni radicali e dedizione plenarie, che si alimentavano alla fonte dei fermenti conciliari del Vaticano II, che soffiava come vento impetuoso sulla Chiesa di san Giovanni XXIII e del beato Paolo VI, con impeto rivoluzionario.

In quel clima cresceva un manipolo di adolescenti e giovani, sui quali il Signore aveva posato lo sguardo, convinti di una “vocazione” al sacerdozio fortemente coltivata, nel solco della quale prendevano forma desideri e sogni ardimentosi, e quella voglia di essere “preti” a tutto tondo per il Signore e la Chiesa. Una generazione impegnata e fortemente provata da difficoltà, fatiche e fragilità di tempi e vicende a volte non facili. Ma ci abbiamo creduto, vero Mariano?!

Come non ricordare in questo contesto gli incontri settimanali del martedì, proprio a casa tua a Palagonia, fatti di preghiera, confronto, progettazione e gioiosa fraternità?

Nel momento in cui il Signore ha chiamato inopinatamente te prima di me a incontrarlo, possiamo ribadirlo ancora una volta, senza timore alcuno e in tutta sincerità: quella passione ha resistito a tutte le intemperie, non si è mai sopita e ha dato senso pieno alla nostra vita, anche quando le strade di ciascuno si sono divise e diversificate.

Altri occhi e altri cuori possono pensare e giudicare di noi diversamente, forse legittimamente giudicare della nostra vita, dei nostri atteggiamenti e comportamenti, e perfino dissentire e condannare. Ma sono giudizi umani che scalfiscono solo alla superficie la corteccia delle cose vere credute e vissute nella profondità del cuore di ciascuno, che solo il Signore conosce.

E a Lui soltanto e al suo giudizio va consegnata questa nostra unica vita che abbiamo. Un giudizio, il suo, che ha criteri e coordinate di infinita amabilità e benevolenza, che conosce la verità vera tutta intera, come è scritta nel suo libro che nessuno può leggere, e che conosce il perdono, e perciò ci salva. Serenamente, come il giovane Samuele, gli dirai: Eccomi, Signore, vengo a restituirti i talenti che mi hai dato, moltiplicati di quel tanto che ho potuto e saputo.

Questa preghiera di suffragio e l’Eucaristia che stiamo celebrando come presbiterio attorno al Vescovo di questa nostra Chiesa calatina, e al popolo di Dio qui raccolto, insieme alla tua famiglia terrena, ti sia conforto e viatico umano, spirituale e sacramentale, e segno della nostra stima e della nostra gratitudine. E ti accompagni all’incontro col Signore che ti ha chiamato per dirgli il tuo ultimo SÌ nell’obbedienza al mistero della morte che nella Fede diventa mistero di Luce e Risurrezione.

Non un addio, dunque, Mariano, ma un arrivederci.

Don Gianni Zavattieri

God bless you!

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