24 agosto 1952. Commemorazione di Mons. Luigi Cannavò (1827-1907) | Mons. G. Alibrandi

mons-gaetano-alibrandi24 agosto 1952.

Mons. Gaetano Alibrandi commemora

Mons. Luigi Cannavò

Signor Sindaco,
Signore,
Signori,

Il 27 agosto del 1907 sulla nave “Saghalien” della Compagnia marittima francese delle Messageries, salpata da Smirne alla volta di Costantinopoli, si spegneva l’esistenza terrena di un venerando vegliardo, ottantenne, il quale, nonostante la debolezza, causata dall’età e dalle infermità, con animo virile e forte, si era accinto a intraprendere quel viaggio col duplice scopo di rendere omaggio al rappresentante del Romano Pontefice, Delegato Apostolico in Turchia, Monsignor Tacci, e di predicare un ritiro ai giovani studenti dell’Istituto dei Padri Cappuccini a Santo Stefano.

Con questo duplice anelito, la devozione verso il Papa e l’attività infaticabile missionaria, Monsignor Luigi Cannavò chiuse in una aureola di gloria la sua giornata terrena.

È con un senso di particolare simpatia che io oggi vi presento a brevi tratti la figura di questo nostro grande concittadino, che per la santità della vita, per lo zelo apostolico, per la lungimirante opera di santificazione delle anime, splende nel firmamento del mondo missionario come luce, che non conosce tramonto. Ed è per questo che a distanza di ormai mezzo secolo, la città di Smirne onora ancora la sua memoria, rimasta in benedizione, e lo ricorda con commozione come padre, maestro, uomo di Dio.

Dinanzi al nostro sguardo di teneri adolescenti, nella sagrestia della Chiesa di san Pietro, in mezzo alle tele raffiguranti i pastori della nostra secolare parrocchia, si presentava il quadro, raffigurante in una posizione ieratica, Monsignor Luigi Cannavò. Lo abbiamo contemplato quel quadro e nella nostra viva fantasia abbiamo indovinato, nella maestà di quel volto, un mare di zelo, un oceano di amore per le anime, una volontà fattiva e costruttiva.

La nostra città ha dato i natali a Monsignor Luigi Cannavò il 17 luglio del 1827. Il 19 agosto del 1843, a 16 anni, entrò nell’Ordine dei Cappuccini, ricevendone l’abito nel Convento di San Marco, Provincia di Messina. Compiuti i suoi studi, ricevette a Palermo l’Ordinazione Sacerdotale il 26 luglio del 1850, a 23 anni; andò quindi a Roma e di là il 23 aprile del 1853 partì per la missione di Costantinopoli. Dopo soli 4 anni di sua permanenza in Turchia fu nominato dall’Arcivescovo di Smirne, Monsignor Musssabini, Parroco di San Policarpo in quella città.

[2] Le cronache di Smirne riferiscono che il suo apostolato risplendeva per il distacco dalle cose terrene, e per un amore ardente verso Dio e verso il prossimo.

Ne 1871 la Sacra Congregazione di Propaganda Fide rivolse le sue cure verso l’Isola di Creta, dove la serie dei Vescovi di Candia era rimasta interrotta dalla partenza dei veneziani. La Sacra Congregazione scrisse al ministro generale dei Cappuccini, chiedendo una terna di elementi idonei per quel Vescovado. L’Ordine presentò la terna e la Sacra Congregazione, in data 22 dicembre 1874, nominò Vescovo di Candia il Padre Luigi da Castiglione, allora missionario e parroco a Smirne.

A tale notizia il Padre Luigi, il 2 gennaio 1875, scriveva così al Procuratore delle missioni Cappuccine: “Cosa dirLe, Rev.mo Padre! Fin da ieri sera, Iddio lo sa in quale stato mi trovi; penso che essere vescovo in questi tempi “non è cosa per tutti, specialmente per me figlio di un povero contadino; penso d’altra parte che ostare alla volontà dei legittimi Superiori, anche in queste circostanze, potrebbe essere a danno dell’anima mia. Perciò ho risposto al Cardinale di Propaganda che sia fatta in tutto la volontà di Dio, e acca“da ciò che voglia. Se Iddio con questo mezzo vuole salvarmi, che riesca l’affare, e se non sarà per bene dell’anima mia, prego Iddio ce metta ostacolo, o che mi faccia morire adesso in grazia sua”.”

Queste espressioni di umiltà segnano la grandezza della sua anima.

Il P. Luigi ricevette le Bolle Pontificie dall’Arcivescovo di Smirne e siccome in esse si dichiarava la novella Diocesi di Candia suffraganea di Smirne, egli determinò di ricevere in questa città la
sua Consacrazione Episcopale.

Il 17 febbraio del 1875 Monsignor Luigi Cannavò fu consacrato per le mani dell’Arcivescovo di Smirne Monsignor Spaccapietra, assistito da Monsignor Grasselli, Delegato apostolico a Costantinopoli e da Monsignor Reynaudi, Vicario Apostolico di Sofia e Filippopoli.

Monsignor Cannavò, ricevuta la Consacrazione Episcopale, si recò subito nella sua sede. Dinanzi al suo sguardo premuroso di pastore si aprì la visione delle miserie morali e materiali della sua nuova diocesi: chiese mal ridotte e bisognose di urgenti riparazioni, residenze anguste, istituti miseri.

[3] “I cattolici dell’Isola – scriveva Monsignor Cannavò alla Congregazione di Propaganda Fide – sono poco numerosi e generalmente poveri: non giungono al numero di mille. Si possono aggiungere ad essi alcune centinaia di pescatori napoletani, i quali passano, ogni anno, parecchi mesi sulle nostre costiere. Il rimanente della popolazione di Candia monta a 300.000 anime: 160 mila sono greci-scismatici e 140.000 sono turchi.”

Questa situazione faceva sanguinare il cuore apostolico dell’Illustre Prelato, il quale nel suo zelo indefettibile si adoperò di consolidare i cattolici nella fede e di convertire le anime dallo scisma e dall’infedeltà. Per raggiungere questo scopo, egli pensava essere necessario di mantenere le scuole e le chiese. “Alla Canea – così egli scriveva – vi è una scuola di maschi e una di femmine. Due scuole simili sono a Candia: i missionari, con l’aiuto di un maestro fanno scuola ai maschi. Siamo costretti di nutrire e vestire la maggior parte degli allievi e provvederli di tutti gli oggetti necessari al loro ammaestramento. Se avessimo maggiori facoltà, riceveremmo un maggior numero di fanciulli e sarebbe questo il primo mezzo d’intaccare lo scisma … E’ assai malagevole convertire gli infedeli e gli scismatici; mercè unicamente il nostro zelo verso i loro figli, noi perveniamo ad aumentare la nostra piccola greggia. È quindi sommamente necessario che noi apriamo un asilo per ricevere gli orfanelli, io ho già avuto il rammarico di vedere sfuggire alla nostra fede poveri fanciulli, di cui ero pregato di diventare il padre … Ho trovato nell’Isola tre chiese o cappelle. La residenza essendo a La Canea, la Chiesa di questa città mi serve di cattedrale. Conta quasi 15 metri in larghezza; e non è bastevole a contenere la popolazione cattolica. I muri sono di pietre; ma uno di essi ha bisogno di essere consolidato. Il soffitto di legno richiede restaurazioni. Il pavimento è talmente umido che bisognerà sostituirgliene un altro. Ho fatto costruire due tribune destinate alle Religiose e alle donne.”

Questo stato miserevole di coese affliggeva il grande cuore di Monsignor Cannavò. Lo zelo della casa del Signore lo aveva divorato; per cui dopo un anno di dimora nell’Isola, col permesso della Sacra Congregazione di Propaganda, si fece pellegrino in tutta l’Europa per cercare ed avere soccorsi. Così, dopo di aver questuato in varie città della Francia, passò a Vienna, Praga, Budapest, Monaco di Baviera, nel Belgio. Tre anni dopo tornò per lo stesso scopo in Francia, nel Belgio, nella Spagna, in Inghilterra, in Olanda. Nessuno ostacolo era capace di arrestare questo atleta di Dio.

[4] Rientrato nella sua sede, col denaro che aveva chiesto in elemosina, peregrinando per quasi tutta l’Europa, eresse in Canea una magnifica Cattedrale a tre navate; comprò una casa per le Suore di San Giuseppe nelle vicinanze della Chiesa. a Sua acquistò un terreno.

Καθολική Επισκοπή Κρήτης | Cattedrale di Chania dedicata all’Assunzione della Vergine Maria.

La Cattedrale di Canea fu dedicata a Maria Assunta e il 25 aprile 1879 fu solennemente da lui consacrata. Monsignor Cannavò ne dava il lieto annunzio con la seguente lettera del 5 maggio,
inviata al Procuratore delle Missioni: “Grazie a Dio, essendo in qualche modo finiti i lavori di questa nostra Chiesa, lì 25 dello scorso aprile ebbi la consolazione di consacrarla, assistito dal M. R. P. Prefetto di questa Missione e di altri Padri che egli portò seco a tal uopo; vi assistettero pure i consoli di tutte le potenze cattoliche ed eterodosse, nonché il Comandante coi suoi ufficiali e militari di un bastimento di guerra che il Governo Francese, dietro mia domanda, cortesemente spedì. Ho dovuto far debiti, e dovrò farne degli altri onde finire il tutto, e specialmente la sacristia ed i banchi per la Chiesa: voglia Iddio mandarmi qualche altra provvidenza, acciò potessi finire ogni cosa senza gravare affatto questa Missione.”

Mancando a Rettimo ilo cimitero cattolico, i fedeli defunti erano tumulati in quello degli scismatici. a togliere un sì grave inconveniente Monsignor Cannavò acquistò un terreno, parte del quale fu trasformato in un decente camposanto e parte venne destinato ad altro uso utile alla missione. Questa città era stata un tempo sede vescovile. Essa venne devastata dai musulmani nel 1572, mentre Selim II assediava Famagosta. I Veneziani la perdettero nel 1570.

Alla distanza di tre kilometri ad est di Canea sorge un piccolo villaggio, chiamato Kaleppa, il quale per la clemenza del clima e per l’amena posizione topografica, fu scelto a villeggiatura di signori di Canea e da tutti i consoli europei. Monsignor Cannavò vi eresse subito una piccola residenza a una cappella, che dedicava alla Natività di Maria Santissima.

Dopo 15 anni circa di pene e di fatiche, Monsignor Luigi Cannavò, sentendosi affranto, prese la risoluzione di pregare la Sacra Congregazione de Propaganda Fide di essere liberato dal

[5] governo della Diocesi. Appena le popolazioni dell’Isola vennero a
conoscenza di questa sua determinazione, nel timore di perdere il loro venerato pastore, esse fecero pervenire un appello al Generale dei Cappuccini, firmato da 53 capi famiglia:

In esso si dice: “Da qualche tempo si è sparsa la voce che non ha mancato di produrre il più cattivo effetto nei cattolici della nostra isola. Malgrado la stranezza della notizia, alla quale siamo lontani di prestare fede, ma che può essere veritiera, noi abbiamo creduto nostro dovere di non restare con le mani alla cintola in una circostanza così grande, ed esprimere le nostre più calde riconoscenze alla persona che è il soggetto di questi rumori. Monsignor Cannavò eletto al seggio episcopale dell’Isola di Creta nell’anno 1874, dicesi sul punto di dare le sue dimissioni; questa notizia che comincia disgraziatamente a realizzarsi ha commosso tutti e non possiamo renderci un’idea della risoluzione di una determinazione così brusca, perché non vi fu mai lagnanza che si sia potuta formulare contro Monsignor Cannavò; tutto al contrario; il suo merito e le sue virtù cristiane che fanno l’ornamento di questo Vescovo chiamato all’esercizio di sì alte funzioni, hanno servito non solamente ad attirare il rispetto e l’affezione dei suoi diocesani, ma anche la stima di tutta la popolazione di quest’Isola. Le sue elargizioni e i benefici fatti ai poveri hanno riempito tutti i cuori durante il corso del suo sacro ministero d’un sentimento paterno. Sarebbe per conseguenza molto sfavorevole per tutti i cattolici dell’Isola di Creta di essere privi d’un sì buon “pastore, come è Monsignor Cannavò; supplichiamo caldamente il molto reverendo padre Generale d’impiegare tutta la sua influenza presso Mons. Cannavò, per fargli cambiare idea sulla risoluzione da lui presa in un momento forse di dispiacere personale e che rendono molto dispiacenti tutti i cattolici dell’Isola di Creta”.

A nulla valsero le calde suppliche di quelle popolazioni, Le condizioni di salute non permettevano più a Monsignor Cannavò di continuare nell’Isola di Creta. Ottenuto dal Papa d’immortale memoria, Leone XIII, il necessario permesso, nel 1889, Mons. Cannavò lasciava la diocesi di Candia e si ritirava a Smirne, da dove era venuto.

[6] Il Padre Antonino da Pettineo in una lettera al Padre Generale
dei Cappuccini, il 22 aprile 1889, scriveva fra l’altro: “La domenica delle Palme, dopo il canto della Passione, mi feci il dovere di rendere nota a tutti questi miei parrocchiani l’ultima lettere pastorale del nostro dimissionario Prelato. … Finì la sacra funzione con un pianto generale! Il nostro Cannavò per tutti gli abitati di quest’Isola è stato un padre che teneramente ama i propri figli. I nostri cattolici comunemente e apertamente vanno ripetendo che abbiamo perduto il nostro padre, il nostro benefattore, la nostra guida … Il nostro carissimo Monsignore in pochi anni della sua dimora nella nostra isola fece molto, perché fu generoso, umile, pietoso, elemosiniere a tutti e con tutti”.

Così Monsignor Cannavò lasciò la sua diletta diocesi con lo schianto nel cuore, in un alone di santità, di bontà, di virtù.

A Smirne, ricuperata alquanto la salute, Mons. Cannavò si diede subito a lavorare con il consueto ardore. Prese la direzione del Terz’Ordine di san Francesco, attese alla pubblicazione di molte opere di pietà, traducendole in lingua volgare greca. Una memoria fissata nel Registro del Terz’Ordine di S. Francesco di Smirne dice testualmente in uno stile di roboante semplicità:  “Dimessosi (dalla carica di vescovo di Candia) non pensò egli di tornare nella madre provincia dove avrebbe potuto, forse, menare vita più comoda e agiata; no; ma quel coraggioso atleta tornò nell’antica sua missione, sul campo che egli aveva abbandonato non per codardia, ma unicamente per correre su di un altro più spinoso e difficile combattere le guerre del Signore. E fu uno spettacolo commovente quello di vedere un vegliardo, che il canuto crine rendea venerando e caro, non cercare agi e riposo, ma accingersi, qual giovin gagliardo, con un coraggio più unico che raro, al lavoro, alle sofferenze, al sacrificio. Di ciò sono stati testimoni gli Smirnioti tutti e i poveri, i sofferenti, i derelitti della fortuna e dagli uomini, che in lui trovarono sempre un padre, un angelo, un consolatore”.

Monsignor Luigi Cannavò, con la sua industria oculata, diffuse il Terz’Ordine anche tra le famiglie più cospicue della città. Non risparmiava fatiche ed era puntuale e inappuntabile nelle adunanze mensili. Le sue conferenze erano frequentatissime, perché improntato a soda pietà, sana pratica, con un linguaggio semplice ed efficace, operando gran bene e conversioni.

[7] Non aveva un momento di tregua. Sue occupazioni predilette erano confessare, predicare, visitare gli infermi, mettere la pace nelle famiglie e aiutare i poveri con quel poco che riceveva dalla Sacra Congregazione e dal Governo Italiano. Esercitò tale ministero per 18 anni sino alla tarda età di 80 anni, sino alla notte del 27 agosto 1907, quando in alto mare, viaggiando, pieno di meriti e amaramente compianto a Smirne e a Candia chiudeva i suoi giorni terreni. Una pleurisia cronica con diffusione alla parte sinistra e una affezione cardiaca spezzarono la forte fibra di Mons. Cannavò. Messo dentro una bara al suo arrivo ai Dardanelli, alla presenza del medico sanitario, il corpo fu subito sbarcato e trasportato nella Chiesa Cattolica. Ivi ebbero i funerali alla presenza del Corpo Consolare, capeggiato dal Vice Console Francese, Girodroux, e dei cattolici del luogo. La sua salma fino al 24 maggio di quest’anno ha riposato in quel cimitero cattolico sotto l’ombra della santa Croce.

Al mio giungere, or sono tre anni e mezzo, in Turchia, trovando benedetta la memoria del santo vescovo castiglionese, mi prefissi di riesumare le sue ossa, per darne più degna sepoltura. Dopo tre anni di lunghe e laboriose pratiche, finalmente ho potuto sciogliere questo mio voto. Le sue ossa, composte in una triplice cassetta, di legno, di metallo e ancora di legno, sono state trasportate a Istanbul da persona di mia fiducia. Io stesso poi ho accompagnato il venerato deposito alla sua ultima dimora, la Chiesa di Santo Stefano, luogo per dove egli si era incamminato nel lontano 1907 per predicare gli esercizi ai giovani studenti cappuccini, e dove egli aveva consacrato l’Altare Maggiore. Così dopo 45 anni il suo corpo poté raggiungere la meta del suo cammino terreno.

Chiesa Cattolica Latina dei Cappuccini – Santo Stefano, Yeşilköy.

Nell’angolo sinistro del presbiterio della Chiesa di Santo Stefano, a Yesilköy, in cornu evangelii, una lapide di marmo, che ho fatto appositamente scolpire, indica il luogo dove riposano le venerate ceneri del nostro grande e illustre concittadino. L’iscrizione posta sulla lapide porta semplicemente:

 

 

MONSIGNOR LUIGI CANNAVÒ
Cappuccino
Vescovo titolare di Patara
Castiglione di Sicilia 17.VIII.1827 –  Dardanelli 27.VIII.1907mons-luigi-cannavo

[8] Ho inteso in questa maniera, a nome anche della nostra città, pagare il tributo di venerazione verso questo degno e autentico figlio di Castiglione.

Mi piace chiudere queste brevi note con le parole autorevoli, che la santa Sede ebbe in una lettera indirizzata al Generale dei Cappuccini il 28 settembre 1907. Il Segretario della Sacra Congregazione de propaganda Fide, partecipando le vive condoglianze della Congregazione per la morte del benemerito Monsignor Luigi Cannavò, scriveva in questi termini: “La memoria delle virtù e delle fatiche dell’esimio Vescovo missionario non solo resterà grata all’Ordine, di cui fu alunno, ma altresì a questa Sacra Congregazione, che l’ha riconosciuto sempre come zelantissimo Missionario, nella fiducia che egli già goda nel cielo il premio dei ministri fedeli”.

La memoria di Monsignor Luigi Cannavò, aggiungo, resterà indelebile nell’anima e nel cuore del nobile popolo di Castiglione, finché avrà attrattiva l’eroismo, finché avrà culto la virtù.

Castiglione di Sicilia, 24 agosto 1952

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God bless you!

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