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Catarinicchia il vescovo coraggioso compie oggi 90 anni | cefalunews.net

Mario Macaluso – 12/07/2016

Anniversari

mons-emanuele-catarinicchiaAveva 52 anni quando il 20 gennaio del 1979 fa il suo ingresso solenne nella cattedrale di Cefalù. Qualche mese prima lo aveva nominato il Papa appena eletto Giovanni Paolo II.

Il vescovo Emanuele Catarinicchia compie oggi 90 anni. Nel porgergli il nostro augurio vogliamo ricordare gli anni che ha trascorso a Cefalù quale suo vescovo. Il suo ingresso solenne è nel gennaio del 1979 dopo essere stato nominato l’11 novembre dell’anno prima e consacrato un mese dopo. Per Cefalù era un vescovo giovane se si considera che appena dieci anni prima era morto il vescovo Cagnoni che guidò la diocesi per 36 anni. Aveva 52 anni quando il 20 gennaio del 1979 si presenta alle porte della città. Ad attenderlo in piazza Garibaldi il sindaco Nicola Imbraguglio ed una folla di persone che arrivava da tutta la Diocesi. «Super omnia charitas» è il motto del suo programma che troneggia nel suo stemma. La Cattedrale quel giorno è gremita come non mai. Mai così tanta gente si era vista all’interno del Duomo normanno e mai se ne vedrà più così tanta negli anni futuri. In Catarinicchia vengono riposte le speranze per la rinascita della chiesa cefaludese. Lui lo sa bene e alla fine della celebrazione lancia il suo primo segnale: annuncia per l’indomani la sua prima visita alla sua nuova comunità. Dice di volersi recare a Valledolmo perché è la parrocchia più distante dal centro diocesi. Quella domenica lo accompagnano diversi cefaludesi che già erano affascinati dal nuovo Presule.

Catarinicchia non trascorre le sue giornate dentro l’Episcopio. Preferisce il contatto con la gente che ascolta senza alcun pregiudizio. La porta della sua casa è aperta a tutti. Non ha un portiere per tutte le ore. Chi vi bussa, a qualsiasi ora, lo trova sempre disponibile all’ascolto in quello studio che si ricava con due poltrone giallastre a ridosso del Salone Sansoni. Parla con tutti, dialoga senza riserve e guarda al suo ministero senza risparmiare la sua persona.

Va in giro per la Diocesi per incontrare i suoi sacerdoti ma anche e soprattutto giovani e laici. Non guida l’auto pur avendo la patente. Per questo si affida ad un giovane, Salvatore, che porta con se da Corleone. Un giovane che per nove anni, a bordo di una 127 bianca, lo accompagna in ogni angolo della diocesi.

La giornata del vescovo Catarinicchia inizia sempre abbastanza presto. Subito la preghiera in cappella, poi la messa in Seminario. La colazione la fa al piano terra dell’Episcopio dove si ricava la sala da pranzo. E’ una stanza che da sul giardino e alla quale si accede subito dall’ingresso dell’Episcopio. Le colazioni di Catarinicchia sono momenti di incontro. Ascolta il suo segretario, conversa con qualche amico, progetta con il giovane Salvatore dove andare in auto. Fin dal primo mattino non manca mai l’ascolto della radio per informarsi su quanto accade nel mondo e in Sicilia in particolare. Ne tiene una portatile nella sala da pranzo. Alle 8,15, quando il giornalista annuncia la fine del notiziario, il vescovo è già pronto per ricevere le persone. Prima di iniziare le sue udienze si mette al telefono e chiama alcuni parroci della sua diocesi. Si informa della vita nei diversi paesi della diocesi.

Le sue telefonate ancora oggi le ricordano in tanti. Seduto alla scrivania del suo segretario apriva la rubrica telefonica e componeva dei numeri. La cornetta telefonica era un modo per stare accanto alla sua popolazione. Allora era l’unico modo per sapere e conoscere quanto accadeva nella sua diocesi. E quando restava solo in episcopio, e si ritirava nel suo studio privato che si affacciava nel cortile, continuava ad informarsi della sua gente. Non si fermava mai. Persino quando sentiva il campanello del portone, pur essendo solo in episcopio, si alzava, percorreva il lungo corridoio, attraversava lo studio e si presentava alla porta. Accoglieva tutti. Sul quel divano giallastro, fatto collocare nella stanza dedicata alle udienze, ascolta potenti e persone cui nessuno presta attenzione, giovani ed anziani, preti e laici. Quando va in giro con la sua auto i viaggi non sono mai brevi. Il rientro in Episcopio è quasi sempre a tarda ora. Ad attenderlo a qualsiasi ora il suo segretario, Salvatore Mormino, ma anche alcuni giovani dell’azione cattolica della cattedrale che avevano la loro sede proprio all’ingresso del vescovado. Il rientro di Catarinicchia in Episcopio è quasi sempre motivo di dialogo. Molte volte lo stesso presule scende dall’auto ed entra nella sede dell’Azione cattolica. Racconta quanto ha vissuto e molte volte non esita persino a fare una partita a carte. Quando rientra in Episcopio la sua prima meta è la Cappella. Si inginocchia e racconta tutto al suo Signore. Resta fermo li dentro a volte anche per ore quando rientrando porta sulle sue spalle un carico pesante.

Condivide la vita con i suoi parroci e s’interessa della vita quotidiana della sua popolazione. Pensa di celebrare il sinodo diocesano ma arriva come fulmine a ciel sereno la notizia del suo trasferimento a Mazara del Vallo. Era il 7 dicembre del 1987 e quel giorno Cefalù si apprestava a celebrare l’Immacolata sua Patrona. Quella sua ultima processione tra le strade della cittadina, che nove anni prima lo aveva accolto novello vescovo, quel martedì pomeriggio ha il sapore della nostalgia. Lui che pensava di chiudere per sempre gli occhi a Cefalù, e per questo aveva anche indicato in Cattedrale il posto dove riposare per sempre, dovrà lasciare la città per andare verso una terra nuova, quella di Mazara.

In procinto di lasciare la cittadina normanna Catarinicchia affida una sorta di testamento ad un’intervista che rilascia al giornalista Michele Bellipanni. Viene pubblicata sul “Corriere delle Madonie” ma le dichiarazioni vengono riprese dai grandi quotidiani e fanno il giro del mondo. Il Presule parla della Cefalù che ha conosciuto nei suoi nove anni di permanenza. Per la prima volta nella storia della cittadina normanna un Vescovo alza la voce per descrivere i problemi della città.

«La classe dirigente di questa città – dice – è stata sempre più attenta al bene personale, particolare o di gruppo, che non all’interesse generale». Parole dure anche per la classe politica che il Presule definisce molto divisa non per colpa delle ideologie o dei programmi ma per interessi più o meno particolari. Il Vescovo chiama ad un serio esame di coscienza quanti erano preposti alla vita amministrativa e avevano responsabilità dal punto di vista istituzionale. E aggiunge: «Questa città ha una componente mafiosa non di stampo tradizionale ed una prepotenza oscura capace di manovrare e di riuscire a qualunque costo, che lascia molto pensierosi. E poi c’è la massoneria che era in sonno e che ora si è svegliata». Catarinicchia descrive nei dettagli quanto accadeva a Cefalù. «Qualcosa di pauroso. C’è un tale imbroglio di potere da mandare in svendita Cefalù. La città sta per essere svenduta. Ci pensino i cittadini, perché sui poteri occulti, comunque essi si chiamino, si gioca sempre l’interesse della comunità. Non è mia competenza individuare come, dove, di che cosa si sono impadroniti o come sono riusciti a farlo. Non fatemi passare per coraggioso, quanto dico è sotto gli occhi di tutti ogni giorno. Solo chi non vuol vedere non vede».

Per il giovane vescovo bisognava azzerare tutto e ci voleva un ricambio perché proprio questi poteri rischiavano di schiacciare la città. Ci voleva un ricambio totale in tutte le istituzioni: dalla magistratura, al Comune, persino alle unità sanitarie locali.

Catarinicchia lascia Cefalù la mattina del 30 gennaio del 1988. Otto giorni prima, in Cattedrale legge il suo testamento di povertà che aveva preparato al suo arrivo nella cittadina normanna dove pensava di finire i suoi giorni.

Ad accompagnarlo verso la nuova diocesi di Mazara, in quell’ultimo sabato di gennaio, tanti cefaludesi che quel pomeriggio nella cattedrale mazarese non riescono a trattenere le lacrime agli occhi. Lui che per loro restava il Vescovo li saluta tutti, e per l’ultima volta, alla fine della celebrazione li incoraggia. Le sue dichiarazioni, quelle che qualche giorno prima aveva pronunciato prima di andare via, scuotono il Municipio cefaludese, ma soprattutto il consiglio comunale dove la democrazia cristiana aveva quattordici consiglieri. Un vero e proprio terremoto si abbatte su tutte le istituzioni. Increduli verso quanto aveva dichiarato il vescovo, invece, restano alcuni ambienti ecclesiali della cittadina normanna. Catarinicchia segue anche da Mazara le vicende di quella che è stata la sua casa per nove anni.

Oggi quel vescovo giovane compie novanta anni. Da trenta anni ha lasciato la sua Cefalù ma i cefaludesi che gli vogliono bene non lo dimenticano. Auguri Eccellenza.

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Diocesi: Cefalù, oggi radiointervista con il vescovo emerito Emanuele Catarinicchia, in occasione dei suoi 90 anni | AgenSIR

 11 luglio 2016 @ 11:49

Nonostante da quasi 30 anni non sia più vescovo di Cefalù, continua ad avere questa città e la diocesi nel cuore. Monsignor Emanuele Catarinicchia compie 90 anni e per l’occasione il “Giornale di Cefalù”, notiziario diretto da Carlo Antonio Biondo, trasmette oggi alle 13 un’intervista del presule (con la collaborazione di Pino Rinaudo). Il Giornale viene trasmesso da Radio Cammarata e può essere ascoltato anche in internet nel sito murialdosicilia.org  ed in Federico Cammarata tv. Tra gli argomenti dei servizi anche l’apertura di un ufficio Unesco al centro del corso Ruggiero, ad un anno dal riconoscimento del percorso arabo-normanno, commentata con l’assessore Enzo Garbo; il Vespa-Raduno di Termini Imerese al quale secondo il responsabile Dino Gueli partecipano ben 22 i club siciliani ed oltre 200 i vespisti. E ancora: i piccoli dell’Estate ragazzi hanno concluso il 2 luglio l’esperienza proposta dagli Artigianelli; è venuto, ora, il momento per gli animatori di dimostrare le loro capacità, a cominciare da quelle vocali.

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Catarinicchia, il vescovo che spinse i lavori al Duomo | lavoceweb.com

12.07.2016

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Ph. archivio Varzi

HA FESTEGGIATO 90 ANNI

Un giorno di ordinaria quotidianità. In questa forma semplice ma intensa monsignor Emanuele Catarinicchia ha festeggiato i suoi 90 anni. A Cefalù, dove è stato vescovo tra il dicembre 1978 e il gennaio 1988, di Catarinicchia si ricorda la sua adesione alla modernità del messaggio evangelico, l’impegno per la conclusione del restauro del Duomo, l’attenzione ai temi culturali.
Nella fase precedente era stato arciprete di Corleone e proprio in questo ruolo era stato al centro di un caso controverso. Avrebbe promosso una protesta, ma lui stesso poi smentì, per un presunto accanimento giudiziario nei confronti di Ninetta Bagarella moglie del boss Totò Riina. “Non ho mai ho raccolto o promosso – sottolineò – raccolte di firme. Anzi, ho sempre osteggiato la mafia, schierandomi sempre in prima linea”. Ammise solo di avere conosciuto la Bagarella come alunna nel periodo in cui insegnò al liceo classico Corleone. “Era una delle tante ragazze. Non ho nella mente momenti particolari che la riguardano. Da allora non l’ho più rivista. Non sapevo nemmeno che arrivasse da una famiglia di mafiosi”.

Nominato vescovo, mons. Catarinicchia arrivò a Cefalù accompagnato dai sindaci di Partinico, suo paese natale, e di Corleone. Nel pomeriggio del 20 gennaio 1979 fece il suo solenne ingresso a Cefalù accolto dal sindaco Nicola Imbraguglio. In una cattedrale strapiena di fedeli si svolse la solenne cerimonia dell’intronizzazione.
Si mise subito all’opera. Già il giorno 11 febbraio 1979, ricorda Sandro Varzi, si recò in visita ufficiale al Comune. Diceva che intendeva essere il vescovo di tutti e chiedeva di essere sostenuto nella sua opera di calare la sua missione pastorale nei problemi di Cefalù e della diocesi, di andare incontro alle necessità della gente anche a costo di attingere alle modeste risorse della mensa vescovile e di portare avanti il difficile caso dei restauri della Cattedrale.
Per mons. Catarinicchia e per la Chiesa di Cefalù il 1981 ha segnato un importante avvenimento: la celebrazione del 850° anniversario della fondazione della basilica cattedrale, che prevedeva periodi prevalentemente religiosi affiancati da temi culturali e turistici ma dava spazio anche a manifestazioni come mostre, esposizioni e un convegno internazionale sul Duomo di Cefalù e sul gravoso problema del suo restauro. Nella comunicazione del 14 settembre 1980 al presbiterio e ai fedeli della diocesi, sottolineava che non pensava tanto a “celebrazioni trionfalistiche” quanto alla “necessità di porre una pietra miliare nel cammino faticoso appena intrapreso per il rinnovamento alla luce del Concilio Vaticano II”. E aggiungeva: “Il 7 giugno 1131 Ruggero rifondava la Chiesa, il 7 giugno 1981 segnerà il punto culminante della nostra preparazione alla visita pastorale… La ricorrenza dell’850° suggerisce che la Chiesa non è mai ultimata, la nostra Cattedrale è in continuo rifacimento, segno di quella Chiesa che nel Concilio Vaticano II si è riconosciuta santa e peccatrice, sempre da riformare spinta misteriosamente dallo Spirito a realizzare il Regno, che è venuto, che viene, che verrà “.
Proprio sul problema degli annosi restauri della Cattedrale il 19 dicembre 1981 sulla prima pagina del Giornale di Sicilia, ricorda ancora Sandro Varzi,apparve un amaro sfogo del vescovo: “Adesso basta, il Duomo non si tocca”. Uscendo dal suo riserbo, come custode del Duomo di cui si sentiva legittimo difensore, disse: “Il nostro Duomo è diventato una miniera di denaro…. Tanta gente si è fatta una sorta di comodo impiego permanente….. Da oltre cinquanta anni si interviene senza mai sapere che fare, questa è una leggerezza inaudita…. Non esistono progetti di intervento adottati o da adottare per il Duomo, c’è una fantomatica commissione che studia da cinque anni senza che si sappia nulla dei progetti, ammesso che ne abbiano. Il chiostro è inagibile ormai da tempo, tutto va definitivamente in malora mentre loro studiano. Tutto è pagato con denaro pubblico, di tutti. Bisogna fare chiarezza, assoluta chiarezza”.

Le reazioni non si fecero attendere. Si rispose al vescovo che tutti gli studi erano stati da poco ultimati e in fase di pubblicizzazione, che i risultati ottenuti sarebbero stati messi a disposizione degli studiosi in una mostra e in un Convegno Internazionale. Quindi sarebbero state tracciate le linee definitive per un restauro globale del monumento.
L’attività del vescovo proseguì senza sosta con una pastorale della famiglia, rapporti con associazioni e gruppi giovanili, la promozione del laicato, l’attenzione al mondo degli anziani e dei sofferenti. Durante l’episcopato di Catarinicchia nacquero corsi di aggiornamento teologico, venne costituito l’Istituto di scienze religiose e iniziò finalmente il restauro definitivo del Duomo.
Quasi inaspettatamente il 7 dicembre 1987, dopo nove anni, venne chiamato a reggere la Diocesi di Mazara del Vallo. La decisione suscitò grande discussione. Ma lo stesso vescovo gettò acqua sul fuoco delle polemiche: “Non vedo manovre nascoste, ma la necessità della Chiesa e di chi presiede istituzionalmente i movimenti, di provvedere ad alcuni cambiamenti. Non dimentichiamo che la situazione della Diocesi è uguale a quella di altre diocesi italiane. Pertanto non bisogna esagerare nel dire che siamo penalizzati o si debbano sospettare chissà quali manovre per avere avuto in questi ultimi due decenni un movimento di vescovi. Direi che è tutto normale nel senso che è avvenuto tutto non ad arte, si sono determinati questi avvenimenti e dobbiamo accettarli”.

Il 23 gennaio 1988 durante la liturgia conclusiva del suo ministero pastorale a Cefalù, celebrata in una cattedrale ancora una volta stracolma, mons. Catarinicchia dava lettura del suo testamento e delle sue ultime volontà: con i suoi risparmi, aveva commissionato all’artista milanese Virginio Ciminaghi un altare bronzeo fuso a cera persa, laminato in oro, come ricordo del suo episcopato da collocarsi, a restauri ultimati, come poi accadde, nel presbiterio dove esisteva l’antico altare aureo voluto da Ruggiero II, andato perduto.
Oggi mons. Catarinicchia, ritiratosi a vita privata, vive a Mazara del Vallo dove è stato vescovo dopo Cefalù.

Sorgente: Cronaca – Catarinicchia, il vescovo che spinse i lavori al Duomo

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