Il primo episodio di resistenza ai tedeschi, così come il primo eccidio tedesco in terra italiana

leonardo-sciascialeonardo sciascia“Il maggiore inglese Hugh Pond, vivace narratore degli sbarchi alleati in Sicilia e a Salerno, nel libro dedicato allo sbarco e ai quaranta giorni di guerra nell’Isola non risparmia feroci critiche alla disorganizzazione delle forze anglo-americane e al loro modo di fare la guerra, in controparte esaltando la perfetta efficienza delle poche forze tedesche che si trovarono a contendere agli alleati, duramente, sanguinosamente, il suolo siciliano. E non solo il maggiore inglese si entusiasma in senso, per così dire, astrattamente professionale, da militare per la macchina militare tedesca così precisa e scattante dovunque e in qualsiasi condizione; ma nel suo giudizio sull’efficienza tecnica finisce con l’implicare un giudizio umano e morale, quasi perdendo di vista quei «valori» per cui le disorganizzate armate di Montgomery e Patton combattevano contro quella sparuta ma perfetta  di Kesselring, e per conseguenza indulgendo ad un ritratto del combattente tedesco in cui sullo sfondo si accampano, oltre alla massiccia superiorità di numero e di mezzi del nemico, il «tradimento» dei soldati italiani che disarmano le fortezze e si squagliano ancor prima dell’urto e l’ostilità della popolazione siciliana; un ritratto cioè di tragica solitudine e di eroismo disperato.

Forse per dare maggiore suggestione a questo ritratto, il maggiore Pond, che sulla guerra di Sicilia sa tutto, che ha interrogato generali e soldati semplici, che ha letto memorie, diari ed articoli (persino il diario di Felicita Alliata di Villafranca), passa sotto silenzio qualche significante episodio. Per esempio: dopo aver raccontato lo svolgimento della battaglia di Troina, dal maggiore generale Eberhard Rodt, comandante della 15ª Divisione Granatieri, raccoglie questa dichiarazione: «Salvo qualche difficoltà e poche perdite causate da incursioni a bassa quota, la ritirata si svolse quasi senza incidenti…»; e a questo punto sarebbe stato il caso di chiedere al generale Rodt se considerava incidenti l‘eccidio compiuto dalle sue truppe a Castiglione di Sicilia e l’insurrezione armata della popolazione di Mascalucia. Ma il maggiore Pond forse non ha voluto turbare il maggiore generale Rodt.

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Mons. Giosuè Russo, Arciprete di Castiglione di Sicilia dal 1937 al 1949

Il 12 agosto 1943 un reparto tedesco, preceduto da un carro armato, entrava a Castiglione di Sicilia tra le sette e le otto del mattino (i testimoni sono discordi sull’ora precisa). Veniva su dallo stradale di Randazzo, ma pare non fosse un reparto proveniente dal fronte.  La gente stava affacciata ai balconi: in pigiama, in canottiera, in vestaglia; qualcuno era già in strada, per aprire bottega o per comprare quelle pochissime cose che in quei giorni si potevano comprare. Nessun gesto di ostilità o di irrisione verso quel reparto in ritirata. E di colpo i tedeschi si aprirono a ventaglio intorno alle autoblinde e cominciarono a sparare. Prima che gli abitanti di Castiglione si rendessero conto di quel che stava accadendo, sedici persone erano già morte, venti ferite. I tedeschi entrarono nelle case, ne portarono via gli uomini, così come si trovavano. Una donna, che aveva avuto il marito ammazzato dal colpi tirati dalla strada, fu buttata giù dal balcone: restò sul selciato con una gamba spezzata. Gli uomini furono chiusi in uno stabbio fuori del paese, come pecore: vi restarono per tutta la giornata, mentre (a parere di alcuni testimoni) tra i tedeschi, che erano granatieri e SS, e quindi di diverso intendimento (ma qui crediamo siano intervenuti restauri di natura giornalistica), nasceva discussione sul destino dei prigionieri: se farne strage o se lasciarli chiusi nello stabbio. Intanto era venuto fuori, a parlamentare, l’arciprete; e i tedeschi persino consentirono che venissero medicati i feriti. Come Dio volle, se ne andarono: ma verso sera. E così il paese poté piangere i morti.

I cittadini di Castiglione tendono a dare di quel terribile avvenimento un sereno giudizio; dicono che i tedeschi una loro ragione, ingiusta e feroce quanto si vuole, l’avevano: i cesarotani, gli abitanti del vicino paese di Cesarò, davano loro fastidio; e pare che nella notte precedente l’eccidio, nel luogo dove erano accampati, i tedeschi avessero subito non si sa se qualche furto o un piccolo attacco di armati, per cui al mattino erano saliti a farne vendetta su quel piccolo paese che non c’entrava per niente. I cesarotani sono, a giudizio di quelli dei paesi vicini, estravaganti, irrequieti, arrisicati. Francesco Lanza scrisse su di loro alcuni mimi; nei paesi etnei se ne raccontano tanti altri, e qualcuno relativo a quei giorni della guerra di Sicilia in cui i cesarotani più del solito si scatenarono. Come quello del cesarotano che trova un cannone abbandonato, e accanto le casse di proiettili; e poiché aveva fatto il soldato in artiglieria, ecco che gli viene l’uzzolo di caricare il cannone e di spararlo: alla cieca, a chi tocca tocca; e quasi faceva scoppiare una nuova guerra, con gli americani che ad ogni piccolo allarme si mettevano a sparare per giornate intere. O come quest’altro, che ha già una sua forza letteraria degna della penna di Lanza; e non resta che trascriverlo così come ci viene raccontato:

Un cesarotano andava, nei giorni in cui i tedeschi tenevano il fronte a Troina, per una strada di campagna: a cavallo del mulo, e un bel fucile mitragliatore attaccato al basto.
Gli si imbatte uno di un altro paese, e l’occhio gli cade sul fucile mitragliatore.
– Come l’avete avuto? – si informa.
– Se volete, ce n’è un altro – risponde il cesarotano.
– Un altro fucile come questo? E dov’è? E come l’avete avuto?
– Io me ne andavo col mulo – dice il cesarotano: e fa punto fermo, come avesse concluso un discorso.
– Ve ne andavate col mulo, va bene … E che è successo?
– E’ successo che c’erano due tedeschi.
– E questi due tedeschi?
– Volevano il mulo.
– E allora?
– Io ho solo questo mulo. E avevo l’accetta.
– L’accetta?
– L’accetta … Erano due: volevano prendermi il mulo.
– Ho capito … E voi?
– Io ho solo questo mulo: se me lo levano sono morto. Ma avevo l’accetta.
– E dunque?
– Ad uno ho dato di cozzo; e all’altro di taglio.

Un tentativo di requisizione o di razzia fu causa dell’insorgere di un altro paese etneo, Mascalucia, contro i tedeschi. Uccisero, nel tentativo, un uomo: per loro sfortuna era lo zio di uno che aveva bottega d’armi, e le distribuì alla popolazione.

Il primo episodio di resistenza ai tedeschi, così come il primo eccidio tedesco in terra italiana, si registrano dunque nella zona etnea, mentre ancora i tedeschi erano alleati, anche se Mussolini era già caduto. («Panorama», ottobre 1964)” [pp. 179-182]

Fonte: La noia e l’offesa. Il fascismo e gli scrittori siciliani, (Antologia a cura di LEONARDO  CIASCIA), PALERMO, SELLERIO, 1991, pp. 216, (£. 18.000). (Il castello, 31). LEONARDO SCIASCIA, L’eccidio di Castiglione, pp. 179-182.


12 agosto 1943 – Archivio parrocchiale – “Morti 1938-1944 (19-9)”

  Nome Data Ora Luogo Età
 
1. CAMARDI NICOLO’ 12/08/1943 08,00 Via S. Giuseppe 58
2. CANNAVO’ FRANCESCO 12/08/1943 08,00 Via S. Vincenzo (1) 52
3. CARCIOPOLO GIUSEPPE 12/08/1943 08,00 Via S. Vincenzo (2) 82
4. CELANO ANTONINO 12/08/1943 23,00 Ospedale civile (1) 64
5. COSTANZO NUNZIO 12/08/1943 08,00 Via Tenente Piccione 69
6. CRIFO’ GIOVANNI 12/08/1943 18,00 Ospedale Civico (2) 59
7. DAMICO GIOVANNI 12/08/1943 08,00 Via Regina Margherita (1) 82
8. DI FRANCESCO FRANCESCO 12/08/1943 08,00 Via Cesare Battisti 63
9. DI FRANCESCO SALVATORE 12/08/1943 07,00 Contrada Ansalone 55
10. FERLITO GIUSEPPE 12/08/1943 09,00 Via Regina Margherita (2) 59
11. PORTALE SALVATORE 12/08/1943 22,00 Via Chiapparo 48
12. PURELLO SANTO 12/08/1943 08,00 Via S. Vincenzo (3) 16
13. RINAUDO GIUSEPPE 12/08/1943 12,00 Via Guglielmo Marconi 58
14. SEMINARA GIUSEPPE 12/08/1943 08,00 Via S. Vincenzo (4) 66
15. [NASTASI VINCENZO]
16. [ROSANO CARMELO] 23/08/1943 09,00 Via Generale Cantore 51
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Arc. Salvatore Savoca (1905-1998)

Gli atti di morti sono stati redatti dal Sac. Don Salvatore Savoca (parroco dal 1950 al 1981), ‘archivario’, e sottoscritti dall’Arciprete Parroco don Giosuè Russo.

Secondo questi dati [Registro “Morti 1938-1944 (19-9)”], i morti per ‘rappresaglia’ registrati nella data del dodici agosto sono quattordici.

Mancano:

  1. NASTASI VINCENZO FU VINCENZO
  2. ROSANO CARMELO FU NUNZIO

Il signor ROSANO CARMELO è morto il ventitre agosto 1943, alle ore 09,00 in Via Generale Cantore. Assente il riferimento al dodici agosto.

Alla data del 22 agosto 1943 è registrata la morte di NASTASI VINCENZO, ma non corrisponde la paternità. Nella lapide è indicato come “FU VIN.”, mentre in questo atto di morte è “fu Antonino”.

[…]

Il termine ‘rappresaglia’ non viene usato per

  1. CELANO ANTONINO
  2. PORTALE SALVATORE
  3. CRIFO’ GIOVANNI
  4. ROSANO CARMELO

Ora della morte:

  • alle ore 07,00 è stato ucciso per primo il signor DI FRANCESCO SALVATORE, nella contrada Ansalone;
  • alle ore 08,00 sono stai uccisi i signori: CAMARDI, CANNAVO’, CARCIOPOLO, COSTANZO, DAMICO, DI FRANCESCO FRANCESCO, PURELLO, SEMINARA (otto);
  • alle ore 09,00 è stato ucciso il signor FERLITO;
  • alle ore 12,00 il signor RINAUDO;
  • due sono morti nell’Ospedale civile (CRIFO’ alle ore 18,00 e CELANO alle ore 23,00);
  • uno è morto nella propria abitazione nella serata (PORTALE SALVATOREore 22,00 ca.).
  • il signor ROSANO è morto il 23 agosto 1943 alle ore 09,00.
  • Il signor NASTASI …

Le esequie sono state celebrate il quattordici agosto nella Chiesa matrice “Santi Pietro e Paolo” per:

  1. CAMARDI NICOLO’ FU GIUS.
  2. CANNAVO’ FRANCESCO FU SALV.
  3. CARCIOPOLO GIUSEPPE FU VIN.
  4. COSTANZO NUNZIO FU VIN.
  5. DAMICO GIOVANNI
  6. DI FRANCESCO FRANCESCO
  7. DI FRANCESCO SALVATORE
  8. FERLITO GIUSEPPE
  9. PORTALE SALVATORE
  10. PURELLO SANTO
  11. RINAUDO GIUSEPPE
  12. SEMINARA GIUSEPPE

Per il signor CELANO ANTONINO la data del quattordici sembra essere stata corretta con quella del quindici.

Le esequie per il signor ROSANO CARMELO, morto il 23 agosto alle ore 09,00, furono fatte il 24 agosto 1943. Non è indicata la chiesa.

Alla voce ‘esequie’ non è indicata la chiesa per:

  1. CRIFO’ GIOVANNI
  2. ROSANO CARMELO

Atlante delle stragi nazifasciste in Italia | Castiglione di Sicilia 12-8-1943

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Memoria di Suor ANNA AMELIA CASINI, Figlia di S. Anna

[Dattiloscritto]

[1]”CRONACA DELL’ULTIMA GUERRA 1943

Castiglione di Sicilia (Catania)

suor-amelia-casiniLa mattina dell’11 agosto 1943 sotto le finestre dell’orfanotrofio “Regina Margherita” si sente un vocìo affannoso ed insistente; Suore, Suore i tedeschi hanno portato via i nostri uomini per fucilarli. In quel momento entra l’Arciprete, Giosuè Russo: Suore voglio salvare i miei parrocchiani, per carità venitemi in aiuto. Io senza esitare rispondo; sono pronta andiamo e in compagnia di un’altra Suora (Sr. A. Speranza Trapanotto) e il vice parroco (Salvatore Savoca) col distintivo della croce rossa al braccio, siamo scesi in piazza S. Martino dove erano i 300 Ostaggi. In quale stato li abbiamo trovati … In un salone pigiati come un branco di pecore, tutti anziani; alcuni in pigiama, di fronte avevano cinque sentinelle con le mitragliatrici al fianco: Noi con tanta sottomissione abbiano chiesto di lasciarli liberi, ma non ci capivano. Fortunatamente con gli ostaggi c’era un Ingegnere di Palermo (Leanza) che sapeva il francese e quindi col permesso delle sentinelle l’abbiamo fatto venire in mezzo a noi per fare da interprete, ma con grande dispiacere hanno risposto che lo doveva decidere il Capitano, che si trovava a Randazzo. D’accordo con le sentinelle abbiamo liberato il Podestà (Travagliante) e un vecchio medico del paese (Platania) pure hanno acconsentito di tenere a nostra disposizione  i due dottori del paese; il sanitario (Mario Pagliaro) il medico condotto (Gaetano Vaccarella) il farmacista (Gino Tuccari) per poter portare i feriti all’ospedale così con le barelle abbiamo girato per tutto il giorno tutto il paese (sempre con l’interpetre vicino a noi) e quanti morti abbiamo trovato lungo la strada.
Fra una incursione ed un’altra si andava nelle gallerie dove erano rifugiati i bambini e le donne, si portava il pane che facevano le orfanelle con la farina offerta da tutte le famiglie del paese, dato che avevamo il permesso di entrare nelle loro case a prendere qualsiasi provvista; gli si portava con tanta premura senza badare al pericolo dei frequenti bombardamenti. Il giorno dopo gli ostaggi li trasferirono nelle campagne di S. Vincenzo ove c’era la mandria di pecore. Finalmente dopo tre giorni e tre notti di questa vita di andirivieni, arrivò il Capitano da Randazzo, che spavento!! sporco in viso e tutto infangato, faceva ribrezzo. Con l’aiuto di Dio insieme all’arciprete, siamo riusciti a condurlo all’orfanotrofio; gli abbiamo dato da mangiare di quel poco che avevamo.
Dopo il pranzo l’interpetre cominciò il dialogo col Capitano, cioè, dicendo che i colpevoli erano fuggiti, anche noi con cenni si affermava ciò che diceva l’interpetre. Siccome in quel tempo che i
suor-amelia-casini
[2]tedeschi si trovavano a Castiglione in un periodo di calma, i paesani avevano uccisi cinque tedeschi, perchè devastavano le campagne e spadroneggiavano a più non posso, (sembravano tanti signorotti, quindi, cinque dei loro morti ne dovevano uccidere trecento. L’interpetre girava intorno al Capitano con insistenza ripetendo le stesse parole, cioè: i colpevoli sono fuggiti, ma il Capitano sempre più si ostinava e con le mani alzate e le dita aperte gridava: cinque me ne hanno uccisi, fucilate subito, subito. Insomma in nessun modo si voleva piegare. Allora io sentii in me una forza sopranaturale feci un passo avanti di fronte al Capitano, pronunciando queste parole: Mi offro io per loro, sì, sì; io dò la mia vita, uccidetemi, date la libertà a quei poveretti. In quel momento così difficile non mancarono le suppliche dell’Arcirpete Russo e le buone maniere dell’Ingegnere Leanza nel tradurre le nostre povere parole.

Il Capitano ci guardò a lungo e dopo una breve pausa pronunciò queste parole: Domani alle 6 sono liberi; in quel momento erano le undici di sera, 13.8.1943.

Il giorno dopo che consolazione! … quando vedemmo arrivare all’orfanotrofio i prigionieri gridando a gran voce: Suore, Suore, siamo liberi, Miracolo! Miracolo!!!!! …

La liberazione fu alla vigilia dell’Assunta 14 Agosto 1943.

Il giorno seguente, siamo andati tutti in Chiesa, a ringraziare la Madonna della Catena. (Patrona del Paese di Castiglione).

15.8.1943

.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.=.

[Firma autografa] Sr. A. Amelia Casini

Suor Anna Amelia Casini


CASTIGLIONE LA STRAGE DIMENTICATA. QUEI SEDICI MARTIRI DELLA RITIRATA TEDESCA | la Repubblica.it

EZIO COSTANZO – 28 luglio 2010 

L’ imperativo motto “Due popoli, una vittoria”, che aveva accomunato, almeno nella propaganda e nella colorata iconografia fascista, l’ Italia e la Germania (sono noti i manifesti e perfino i francobolli con l’ immagine dei due soldati dei rispettivi eserciti che marciano trionfanti l’ uno accanto all’altro), si sgretola definitivamente nell’estate del 1943 con l’ occupazione anglo-americana della Sicilia. In quei torridi giorni, ad accomunare i soldati tedeschi e italiani non è più la vittoria, bensì la ritirata verso Messina attraverso la tortuosa strada che s’ inerpica lungo la fascia meridionale della linea dell’ Etna, chiamata anche “linea di Hube” dal nome del nuovo comandante tedesco delle forze di terra Hans Valentin Hube. Un tracciato formato da una serie di posizioni difensive verso cui le forze dell’ Asse ripiegano per sfuggire alla tenaglia alleatae per potersi riorganizzarsi in vista dell’ evacuazione finale dell’ isola verso le coste della Calabria (Operazione Lehrgang). Nella Sicilia rasa al suolo dalle bombe alleate si spezza anche quella sorta di reciproca sopportazione che aveva negativamente contraddistinto, sin dall’ arrivo delle prime truppe naziste nell’ isola, i rapporti tra italiani e tedeschi e, in particolare, tra la popolazione civile e i soldati di Hitler. I già diffidenti rapporti di coesistenza tra i soldati si acuiscono quando bisogna porre in atto la difesa dell’ isola dall’ attacco anglo-americano e combattere «fino alla morte», così come Hitler in persona aveva ordinato ai suoi ufficiali in Sicilia. Già dopo i primi giorni dell’ invasione sale il disprezzo versoi soldati italiani, che si arrendono in massa al nemico. Questo stato d’ animo s’ inasprisce durantei giorni della fuga. Nel corso del ripiegamento verso Messina i tedeschi requisiscono alla popolazione civile tutto ciò che può servire loro per raggiungere in breve tempo la città dello stretto. Qualsiasi mezzo di trasporto è buono: biciclette, carretti, animali da soma. E poi armi e viveri. Per i soldati tedeschiè una questione di sopravvivenza. Per la gente di Sicilia si tratta invece di difendere gli unici beni che la guerra ha lasciato loro. Accadono così degli episodi drammatici che se da un lato è possibile ascrivere alla cinica “normalità” dei momenti di guerra, dall’ altro lato mettono in rilievo l’ importanza storica del tempo in cui essi si verificano, offrendoci motivo di riflessione. È il caso della strage compiuta dai soldati della Hermann Goering a Castiglione di Sicilia, un piccolo paese a nord dell’ Etna, il dodici agosto del 1943. Sedici civili trovano la morte durante un vero e proprio assalto al paese compiuto da quaranta militari della Goering che entrano nel centro abitato ben armati e preceduti da un carro armato. Il gruppo proviene da Randazzo e avanza a piedi lungo la tortuosa salita che conduce alla piazza principale del municipio. Durante il tragitto i soldati aprono il fuoco contro la gente che si trova sull’ uscio di casa e su alcuni passanti. Alcuni soldati entrano con forza dentro le case, sfondando le porte. Altri sparano su coloro che tentano di fuggire. Un uomo viene centrato al cuore perché non rispetta l’ ordine di non muoversi: ma il soldato tedesco non si accorge che davanti a sé ha un sordomuto. Alcuni ufficiali penetrano dentro le case facendo razzia di cibo e oggetti di valore. La ferocia dura mezz’ ora e oltre ai morti lascia per strada una ventina di feriti. Quando il rumore delle armi cessa trecento persone, tutti uomini, sono fatti prigionierie rinchiusi in una grotta adibita ad ovile nelle campagne di San Vincenzo, poco distante dal centro abitato. Nell’ intenzione dei tedeschi c’ è la fucilazione. Quegli uomini rimangono nella grotta fino all’ alba del 14 agosto, quando, increduli, si accorgono che i tedeschi sono andati via incalzati dall’ arrivo dei truppe inglesi. L’ inaudita spietatezza dell’ azione tedesca viene raccontata per la prima volta nei dettagli da un testimone del tempo, Nicola Tuccari, in un articolo sul “Corriere di Sicilia” del 4 ottobre 1943. Egli scrive: «…Un giovane di diciassette anni giaceva sulla soglia di casa, accanto ad un settantenne, trascinandosi morente fin presso ad un letto; la stessa mano che aveva colpito uno nell’ atto d’ arrendersi, insistendo poi contro il corpo martoriato prono nel suo sangue, crivellò il capo canuto di un ottuagenario inebetito; e non si permise che un padre, ucciso a tradimento da dietro una porta, fosse sostenuto moribondo dal figlio che l’ aveva visto colpire: il giovane ancora imbrattato del sangue paterno fu spinto fra gli ostaggi». I corpi dei civili uccisi vengono deposti dentro casse da morto che, a loro volta, sono ammucchiate in un vagone merci di uno scalo ferroviario. Quella di Castiglione di Sicilia è la prima strage contro la popolazione civile compiuta dai tedeschi in Italia. È un eccidio portato a compimento quando ancora Italia e Germania sono alleate e per questa ragione difficile da comprendere. Cosa spinge i tedeschi a compiere questo massacro? Leggendo la drammatica, e unica, testimonianza scritta lasciataci da una suora dell’ ordine delle figlie di Sant’ Anna, suor Anna Amelia Casini, che in quei giorni si trovava all’ orfanotrofio “Regina Margherita” del paese e che nei giorni successivi tratta il rilascio dei civili fatti prigionieri, si comprende che quella posta in atto dai tedeschi è stata una vera e propria rappresaglia: è il crudele anticipo di ciò che sarebbe accaduto nei mesi successivi nel resto d’ Italia per mano nazista. «Siccome nel tempo in cui i tedeschi si trovavano a Castiglione… i paesani avevano ucciso cinque tedeschi – scrive nel suo diario suor Amelia – perché devastavano le campagne e spadroneggiavano a più non posso…, quindi per cinque dei loro morti ne dovevano uccidere trecento». Suor Emilia racconta la trattativa con l’ ufficiale tedesco, per liberare i prigionieri, che aveva preso la decisione di ammazzare tutti: «L’ interprete girava intorno al capitano con insistenza ripetendo le stesse parole: i colpevoli sono fuggiti! Ma il capitano gridava: cinque me ne hanno uccisi, fucilateli subito». Poi la suora racconta di essersi personalmente offerta di morire in cambio di tutti gli ostaggi. Questo gesto, a quando sembra, fece cambiare la decisione dell’ ufficiale tedesco che dopo alcune ore annunciò che i reclusi sarebbero stati liberati. Il giorno successivo i tedeschi fuggirono di buon’ ora e solo nella tarda mattinata i prigionieri si resero conto che l’ incubo era finito. Sull’ eccidio compiuto dai tedeschi a Castiglione di Sicilia per anni è sceso il silenzio; un episodio, chissà per quale ragione, considerato come atto da non accomunare a quelli compiuti dai nazisti dopo la resa italiana. Solo nel 2002 verrà riconosciuta a Castiglione la medaglia di bronzo al merito civile. Eppure, quei civili morti rappresentano indubbiamente il primo segnale di un elemento nuovo nelle vicende storiche d’ ogni tempo, una missione di brutalità programmata contro una popolazione impotente e pacifica; un fenomeno che, come sappiamo, negli anni a venire raggiungerà vertici di inaudita e ancor più gratuita violenza.

Sorgente: CASTIGLIONE LA STRAGE DIMENTICATA QUEI SEDICI MARTIRI DELLA RITIRATA TEDESCA – la Repubblica.it


LA PRIMA STRAGE NAZISTA IN ITALIA. CASTIGLIONE DI SICILIA RICORDA | L’Informazione

Di  | giovedì, 10 agosto, 2017 Attualità 3 Commenti

Una strage dimenticata. La prima dei nazisti in Italia. Prima di Marzabotto, prima di Sant’Anna di Stazzema, prima delle Fosse Ardeatine, prima di tante altre. Sedici morti, venti feriti, trecento prigionieri. È l’eccidio di Castiglione di Sicilia (Catania), un paesino di appena mille anime alle pendici dell’Etna.

[…]

Sorgente: LA PRIMA STRAGE NAZISTA IN ITALIA. CASTIGLIONE DI SICILIA RICORDA – L’Informazione

Una risposta a "L’eccidio di Castiglione [12 agosto 1943] | Leonardo Sciascia. La noia e l’offesa. Il fascismo e gli scrittori siciliani"

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