Omelia del Card. Tarcisio Bertone in occasione dell’Ordinazione episcopale di Mons. Vito Rallo, Arcivescovo Titolare di Alba  | vatican.va

ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONS. VITO RALLO,
ARCIVESCOVO TITOLARE DI ALBA

OMELIA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE

Mazara del Vallo
Domenica, 28 ottobre 2007

Cari Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
illustri Autorità civili e militari,
cari fratelli e sorelle,
carissimo Mons. Vito!

Poco fa, nella prima Lettura, è risuonato l’annuncio profetico di Isaia: «Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione» (61,1). Annuncio che si è compiuto in modo perfetto e singolare in Gesù Cristo, come Egli stesso ha dichiarato nella sinagoga di Nazaret: «Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi» (Lc 4,21). Ma si tratta di un compimento che rimane sempre aperto e si rinnova costantemente nella vita della Chiesa: la nostra gioia, dunque, non è solo nell’ascolto di questo annuncio profetico, ma nel fatto concreto e vivo che esso si compie quest’oggi, qui, in mezzo a noi. Si compie trasformando il cuore – voglio dire l’essere e l’intera esistenza- del nostro caro Mons. Vito Rallo.

Sacerdote dal 1° aprile del 1979, egli, in questi quasi trent’anni di vita sacerdotale, ha svolto il ministero pastorale a Mazara del Vallo, a Roma e poi, entrato nel 1988 nel servizio diplomatico della Santa Sede, in Corea, Senegal, Messico, Canada, Libano, Spagna, ricoprendo successivamente l’incarico di Inviato Speciale ed Osservatore Permanente della Santa Sede presso il Consiglio di Europa a Strasburgo sino a quando, il 12 giugno scorso, Sua Santità Benedetto XVI lo ha nominato Arcivescovo titolare di Alba e gli ha affidato l’importante missione di rappresentarlo, quale Nunzio Apostolico, nei Paesi africani di Burkina Faso e Niger. Si tratta di una Nunziatura recentemente aperta nella regione che lambisce il deserto del Sahara, una delle più povere dell’Africa a causa della siccità, dove ha sede la Fondazione Pontificia Giovanni Paolo II per il Sahel. Questa nuova Rappresentanza Pontificia, di cui tu, caro Mons. Vito, sarai responsabile, costituisce un ulteriore segno della costante attenzione e dell’affetto che il Santo Padre nutre verso le Comunità cristiane e le popolazioni africane.

E’ pertanto con grande gioia che in questa solenne Celebrazione eucaristica noi ci uniamo al tuo ringraziamento per il grande dono che oggi tu ricevi dal Signore. La nostra è una corale azione di grazie che coinvolge innanzitutto il Pastore di questa Diocesi, Mons. Domenico Mogavero, al quale va la mia e nostra riconoscenza per la fraterna e cordiale ospitalità, insieme agli altri Vescovi presenti ed in particolare i membri della Conferenza Episcopale Sicula con il Presidente Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo. Un saluto speciale agli Arcivescovi di Koupela e di Ouagadougou in Burkina Faso, la cui presenza testimonia la vicinanza spirituale delle comunità cristiane e delle popolazioni africane presso le quale svolgerai il tuo servizio apostolico e missionario. A noi si unisce il Rev. Igúmeno Filerete Bulekov, Rappresentante del Patriarca di Mosca presso le Istituzioni Europee; si uniscono i sacerdoti, i religiosi e le religiose presenti.

Viva gratitudine esprimono al Signore tua mamma Maria e tuo papà Giuseppe, che hanno la gioia di accompagnarti in questo momento così importante per la tua vita, come pure i tuoi fratelli Giacomo e Gino, tua sorella Graziella e gli altri parenti ed amici accorsi numerosi da diverse parti d’Italia e dall’estero, le Autorità civili e militari ad iniziare dal Presidente della Regione, i Diplomatici, le Personalità e gli illustri Ospiti che onorano con la loro partecipazione questa solenne liturgia. A ciascuno do il mio saluto, che estendo a tutti i tuoi concittadini e conterranei, che questa sera ti manifestano il loro affetto, la loro amicizia e il loro legittimo orgoglio per la tua nomina a Vescovo e Nunzio Apostolico. E’ vero, caro Mons. Vito, tutti stiamo vivendo con intensa commozione quest’evento di Grazia che rende ancor più splendida questa Basilica Cattedrale del Santissimo Salvatore, a te molto cara.

L’ordinazione episcopale che tra poco ti coinvolgerà  – in virtù della Grazia di Dio, della preghiera della Chiesa e dell’imposizione delle mani mie e degli altri Vescovi presenti – trova la sua verità stupenda nell’essere una rinnovata effusione dello Spirito del Signore che, portando a pienezza la tua consacrazione di presbitero, ti costituisce per sempre Vescovo, ossia successore degli Apostoli di Cristo. E’ questa la nuova Grazia che il Signore nel suo grande amore ti dona, con la corrispondente dignità e bellezza di cui ti vuole rivestire, e insieme ecco il nuovo ministero, affascinante ed esigente, che affida alla tua responsabilità e alla tua generosa obbedienza. Come il profeta Isaia potrai dire: “il Signore mi ha mandato”.

Sì! Gesù ti invia ad evangelizzare il mondo, a consolare i fratelli, a recare dovunque il suo messaggio di amore e di speranza. Tu sarai apostolo della sua pace, profeta della sua verità e della sua giustizia. Egli ti chiede di essere santo, cioè tutto suo e per sempre; solo a questa condizione potrai svolgere con profitto il compito che ti affida: essere a tua volta, nel suo nome, santificatore. Non guardare al senso di pochezza che tutti ci prende davanti al mistero di Dio e alle sue formidabili richieste, ma conserva viva la coscienza che è Lui, il Signore, a fare tutto purché tu sia sempre suo servitore, umile suo discepolo e, nello svolgimento del ministero episcopale, unicamente dedito al bene della Chiesa e dell’intera umanità. La riconoscenza per il dono ricevuto e la volontà di restare sino alla morte fedele ed obbediente a Colui che ti ha scelto devono fondersi fra loro ed assicurare al tuo cuore una costante tranquillità interiore, una gioia autentica e pacificante anche nelle situazioni più difficili, anche – qualora ciò avvenisse – nei momenti dell’incomprensione, del rifiuto, della solitudine.

Abbiamo ascoltato, nella seconda Lettura, le parole dell’apostolo Paolo agli Efesini: “Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto” (4,1). Parole che si rivolgono in maniera speciale a te, caro Mons. Vito. Per quale vocazione, per quale missione il Signore ti ha scelto? E’ la missione degli Apostoli, la stessa di Paolo e di tutti coloro che nella Chiesa sono costituiti Pastori. La eserciterai come Nunzio Apostolico in Burkina Faso e in Niger sostenendo nel loro cammino i Pastori e le locali comunità ecclesiali. Sarai il Rappresentante del Santo Padre, il quale quest’oggi per mio mezzo ti rinnova il suo affetto e la sua fiducia. In suo nome, sarai apostolo di pace e servitore dell’unità e della comunione. Scegliendo come motto episcopale le parole Ad unitatem in caritate, hai voluto esprimere la consapevolezza di essere Vescovo al servizio dell’unità, ad imitazione del Buon Pastore che, come abbiamo ascoltato nel Vangelo – dice di sé: «Ho altre pecore che non sono di questo ovile: anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore» (Gv 10,16).

Sii davvero Vescovo di tutti e per tutti: nessuno ti senta lontano o estraneo! Sii tessitore di fraternità all’interno della Chiesa e con le pubbliche Autorità. In questa tua missione, che deve alimentarsi di un ininterrotto contatto con il Signore nella preghiera e nell’ascolto della sua parola, abbi una cura particolarissima per coloro che trovano un posto privilegiato proprio nel cuore di Cristo: i poveri, i miseri, gli afflitti e abbandonati. Le categorie di poveri che elenca il profeta Isaia sono tuttora attuali e assumono spesso forme nuove: poveri fisicamente e moralmente, persone prive di tutto e spesso condannate a morire di fame, uomini e donne dai “cuori spezzati” dal dolore, dalla solitudine e dalla miseria. Per tutti anche oggi l’annuncio della salvezza diventa uno sguardo di misericordia, un volto amico, un cuore pronto ad accogliere e soccorrere, una parola che come balsamo lenisce ferite incancrenite, un sorriso pieno di amore che riesce a ridare la gioia.

Questo aspetta da te la gente, caro Mons. Vito. Sì, tutto questo. Ma non solo, perché lo sguardo, il volto, il cuore, il sorriso non bastano. Rimandano ad altro: sono segni e strumenti di qualcosa di più grande, di assolutamente necessario e decisivo del quale tutti noi abbiamo fame e sete. Sono segni e strumenti del Vangelo di Cristo che libera, risana, porta novità, riempie di gioia, dona verità e misericordia, salvezza e grazia in pienezza. Tu sei mandato a portare il lieto annuncio della salvezza, che è una persona viva incontrabile e sperimentabile: Cristo Gesù, morto e risorto, unico Salvatore di ogni cuore umano e di tutta la realtà del mondo.

Ma con quali energie potrai portare a compimento questo così alto mandato apostolico? Certo non contando semplicemente sui tuoi talenti e su umane risorse; potrai farlo se ti affiderai totalmente a Cristo e ti lascerai plasmare dalla potenza del suo Spirito. La sorgente del servizio del Vescovo – come del resto di ogni cristiano – è soprattutto l’Eucaristia: dalla comunione con Gesù, che dona la sua vita per noi, possiamo trarre la forza per far dono, a nostra volta, di noi stessi a quanti Egli ci affida. Per questo è indispensabile che l’Eucaristia diventi per te, caro Mons. Vito, come per ciascuno di noi, scuola di vita dove imparare a donare se stessi, giorno per giorno, unendo il nostro al sacrificio di Cristo. Ti accompagnino in questo tuo nuovo ed impegnativo servizio alla Chiesa i santi che tra poco con il canto invocheremo. Ti protegga la Vergine Maria, che Mazara del Vallo venera con il bel titolo di Maria Santissima del Paradiso; sia Maria ad ottenerti di essere perseverante e fedele sino al pieno compimento dell’opera che questa sera il Signore inizia in te.

Amen!

Sorgente: Omelia del Card. Tarcisio Bertone in occasione dell’Ordinazione episcopale di Mons. Vito Rallo, Arcivescovo Titolare di Alba

God bless you!

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