Apertura a Messina della causa di canonizzazione del Servo di Dio mons. Francesco Fasola | Rivista Diocesana Novarese – Bollettino Ufficiale per gli Atti del Vescovo e della Curia di Novara

Rivista Diocesana Novarese – Bollettino Ufficiale per gli Atti del Vescovo e della Curia di Novara, ANNO XCI – Nº 4 – APRILE 2006, pp. 274-279

Apertura a Messina
della causa di canonizzazione
del Servo di Dio mons. Francesco Fasola

Decreto – Note biografiche – Partecipazione novarese


Il 31 marzo 2006 nella Basilica Cattedrale di Messina l’arcivescovo Giovanni Marra ha aperto in forma solenne il processo diocesano per la canonizzazione del Servo di Dio Francesco Fasola, arcivescovo di Messina e archimandrita del SS. Salvatore, dal 1963 al 1977.

Ormai da diversi anni era sorto un gruppo, costituito da laici e da preti delle dio- cesi di Agrigento, Caltagirone e Messina, chiamato “Amici di mons. Francesco Fasola”, allo scopo di mantenere vivo il ricordo di quello che fu uno dei vescovi più significativi nella seconda metà del sec. XX.
Questo gruppo è stato il Comitato promotore dell’apertura della causa. Postulatore è stato scelto Padre Tindaro Cocivera, ordinato sacerdote da mons. Fasola il 13 agosto 1975, laureato in giurisprudenza e notaio del Tribunale ecclesiastico diocesano.

Il primo luglio del 2005 il gruppo degli Amici si è ritrovato all’arcivescovado di Messina, dove in un’atmosfera densa di commozione, l’arcivescovo ha comunicato allo stesso comitato e al postulatore il decreto di avvio della causa di canonizzazione.
Il decreto è contenuto in un opuscolo con una breve biografia e una preghiera scritta dal postulatore. Per tutti ha ringraziato Padre Salvatore Cagarella di Piazza Armerina, quindi i responsabili hanno consegnato le memorie scritte dal servo di Dio negli ultimi anni della sua vita.
Già nel gennaio 2004 la consegna degli scritti editi fu occasione di un evento di straordinaria ricchezza.
Successivamente il Vescovo ausiliare, mons. Francesco Montenegro, ha presieduto la celebrazione Eucaristica, dando lettura del decreto arcivescovile in data 29 giugno 2005.

Nel decreto vi è una breve indicazione delle tappe che hanno portato all’apertura della causa. Il 26 maggio 2005, Padre Tindaro Cocivera, con supplice libello, per incarico del comitato promotore, ha chiesto che si desse inizio alla causa di canonizzazione di mons. Fasola, nato a Maggiora (Novara), il 23 febbraio 1898 e morto a Novara, all’età di novanta anni, il 1 luglio 1988. La richiesta era accompagnata da 18.045 firme di persone che hanno conosciuto e stimato il presule.
Inoltre il postulatore ha presentato i seguenti documenti: una relazione sulla vita, il mini[275]stero sacerdotale ed episcopale di mons. Fasola, le sue virtù e la fama di santità diffusa tra coloro che lo hanno conosciuto nei molteplici campi del suo ministero. Seguiva un elenco di 207 persone che possono testimoniare sulla sua vita.
L’arcivescovo di Messina, dopo avere esaminato quanto esposto dal postulatore, aveva interpellato i vescovi della Conferenza Episcopale Siciliana e aveva avuto il consenso scritto del Vescovo di Novara, dove mons. Fasola è morto. Poiché tutto si era dimostrato favorevole all’apertura della causa, l’arcivescovo aveva dato il proprio assenso, aderendo ai voti del postulatore.

DECRETO

Giovanni Marra
Arcivescovo Metropolita di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela Archimandrita del SS. Salvatore

Causa di Beatificazione e Canonizzazione dell’Arcivescovo Francesco Fasola

Mons. Tindaro Cocivera, con Supplice Libello del 26 maggio 2005, nella sua qualità di legittimo Postulatore, per incarico del Comitato Promotore “Amici di mons. Fasola”, ha chiesto che sia dato inizio alla Causa di Canonizzazione di mons. Francesco Fasola, che fu Arcivescovo di Messina e Archimandrita del SS. Salvatore dal 1963 al 1977, nato a Maggiora (Novara) il 23 febbraio 1898 e
morto a Novara il 1° luglio 1988.
La richiesta è accompagnata da 18.045 firme di persone che hanno conosciuto e stimato il predetto Presule.
Inoltre, il medesimo Postulatore ha presentato, in conformità alle “normae servandae in Inquisitionibus ab Episcopis faciendis in Causis Sanctorum”, i seguenti documenti:
1. una approfondita relazione sulla vita, il ministero sacerdotale ed episcopale di mons. Fasola, sulle sue prelcare virtù e sulla fama di santità che si è diffusa tra coloro che lo hanno conosciuto nei molteplici campi del suo ministero;
2. un accurato elenco di 207 persone che possono testimoniare sulla sua vita.

Dopo aver esaminato diligentemente quanto esposto dal Postulatore, aver interpellato i Vescovi facenti parte della Conferenza Episcopale Siciliana e aver avuto il consenso scritto del Vescovo di Novara – dove mons. Fasola è morto – ed essendo convinto dalle testimonianze acquisite della santa vita di questo amato Pastore, ho deciso di accogliere la richiesta del Postulatore.
Pertanto, avvalendomi dell’autorità che mi deriva dalla Costituzione Apostolica “Divinus perfectionis Magister” del 25/01/1983, comunico all’Arcidiocesi di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela l’apertura del Processo di Beatificazione e Canonizzazione di mons. Francesco Fasola, già Arcivescovo di Messina e Archimandrita del SS. Salvatore e, precedentemente, Vescovo coadiutore di Agrigento e Vescovo di Caltagirone.

[276]A tale scopo invito tutti e singoli i fedeli a comunicarmi direttamente o a far pervenire al Tribunale Ecclesiastico Diocesano quelle notizie o quei documenti di qualsiasi genere che riguardano la Causa in questione, dai quali si possano in qualche modo dedurre elementi favorevoli o contrari alla fama di santità del menzionato Presule, entro il 30 settembre del corrente anno o, comunque, in qualsiasi momento, all’apposito Tribunale per la Causa di mons. Fasola che sarà prossimamente costituito.
Unisco una Nota biografica di mons. Fasola, come redatta dallo stesso Postulatore, al fine di meglio conoscerne la figura.
Invito tutti a pregare e ad invocare lumi dallo Spirito Santo, affinché, attraverso la Causa che ora si avvia, si compia il necessario discernimento per la gloria di Dio e il bene della Chiesa.

Messina, 29 giugno 2005
Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

NOTE BIOGRAFICHE

Mons. Francesco Fasola nacque a Maggiora (No) il 23 febbraio 1898 e fu battezzato il giorno successivo. Entrato in seminario, dopo la scuola elementare, ricevet- te il diaconato il 26 marzo 1921 e l’ordinazione sacerdotale il 26 giugno dello stesso anno. Nel 1929, dopo essere stato coadiutore a Galliate, entrava nella congregazio- ne degli oblati dei Santi Gaudenzio e Carlo, ricoprendo incarichi diocesani, che lo hanno visto impegnato per l’Azione Cattolica.
Durante l’episcopato di mons. Ossola, svolse il ruolo di provicario generale con il compito di visitare la diocesi, rendendosi presente soprattutto dove esisteva qual- che difficoltà.
Era dotato di grande umanità, di ottimismo e di capacità comunicativa, anche con i ragazzi, che sapeva attirare con un linguaggio semplice ma coinvolgente. Il Vescovo mons. Gilla Vincenzo Gremigni acconsentì alla sua nomina a vescovo coadiutore di Agrigento. Fu consacrato a Novara il 2 maggio 1954 e raggiunse la diocesi siciliana il 20 giugno dello stesso anno. Successivamente il 22 gennaio 1961 venne trasferito come vescovo a Caltagirone; infine il 15 settembre 1963 divenne arcivescovo di Messina.
Erano gli anni del Concilio e il Vescovo Fasola con grande impegno e serietà cercò di promuovere la conoscenza del Concilio e la sua applicazione in diocesi. Il 30 luglio 1977 rinunciava alla diocesi, ritirandosi a Novara. Infine il 1 luglio 1988 entrava nella pace del Signore.
Quanto sia vivo il suo ricordo nelle diocesi che videro il suo ministero, lo si evince dal bollettino degli Amici ed anche dalle biografie che lo riguardano. Ave Gaglio è stata la prima a raccogliere le notizie biografiche, intitolando la sua opera:

[277]“Grazie, Padre”, ora più compiutamente denominata: “Mons. Francesco Fasola, un Vescovo Padre” (III edizione, Messina 1998). Ultima sua pubblicazione, edita nel febbraio 2006, è intitolata “Ricordando l’Arcivescovo Servo di Dio Mons. Francesco Fasola”. Altre quattro biografie, di cui qualcuna con discreto successo editoriale, furono pubblicate in Sicilia e a Maggiora. Ultima pubblicazione, in ordine di tempo, il profilo biografico stilato per la causa di canonizzazione, Messina 2005.
In diocesi di Novara il ricordo di Mons. Fasola rimane vivo tra i preti ed i laici che con lui hanno vissuto la stagione iniziale di ripresa dell’Azione Cattolica, dopo il periodo bellico.
In particolare ricorda con riconoscenza e devozione il Padre Francesco il senatore Oscar Luigi Scalfaro, che fu presidente dell’Azione Cattolica di Novara.
Mons. Fasola è stato un uomo che si è donato senza misura. Amava tutti perché amava Dio, con tutti sapeva stare e tutti stavano bene con lui. Coinvolgeva ed era capace, quando era necessario, di una sottile e francescana ironia; aveva acutezza di intelligenza indagatrice, ma sapeva dosare le sue intuizioni con una grande carica di amabilità e di benevolenza; sapeva ascoltare e tacere; si immedesimava nelle sofferenze altrui, era pronto a condividere e si proponeva di farlo anche se non richiesto; era delicato e attento nel non far pesare le sue croci sugli altri.
La sua umanità, appassionata e piena di calore, era nutrita dalla comunione con Cristo e dalla devozione a Maria, a cui l’aveva iniziato il venerabile don Silvio Gallotti.
Ebbe anche difficoltà e incomprensioni, soprattutto nei tempi non facili del dopo Concilio e della contestazione sessantottesca. Non ha mai barattato la verità, annunciando la parola in modo forte e chiaro, con semplicità e fermezza. Si è espresso con la voce, con gli scritti e con delle scelte concrete. Il suo stesso corpo parlava quando con le braccia aperte sembrava voler raccogliere tutti in un abbraccio.
Il suo volto solare, con un sorriso schietto e pulito, con le dita delle mani sempre in movimento, erano segni inequivocabili del suo slanciarsi verso gli altri con una pienezza dell’amore di Dio che lo riempiva. L’immagine più vera fu quella del Pastore, conosceva tutti per nome, chiedeva, anche a distanza di anni, notizie di persone che non aveva mai dimenticato. Riusciva per la sua umanità a rendere ordinario lo straordinario. Celebrava con una dignità che lo distingueva e con lui era facile l’incontro nel dialogo con Dio. La vicinanza a Dio non l’ha mai però allontanato da nessuno tra gli uomini.
Anche la Diocesi di Novara deve gioire per questa iniziativa di grazia che è cominciata a Messina. Il vescovo Mons.Corti ha scritto all’arcivescovo di Messina:
“Ringrazio il Signore per questo evento di grazia. Le nostre Chiese possono affidarsi alla sua intercessione, mentre sono sospinte ad imitarne lo zelo pastorale, la grande umanità, la generosa dedizione”.
L’archivio storico diocesano ha già messo a disposizione, tramite Padre Adriano Erbetta degli Oblati dei Santi Gaudenzio e Carlo, diversi documenti autenticati che riguardano il servo di Dio.

don Mario Perotti

[278]DELEGAZIONE NOVARESE A MESSINA PER L’APERTURA DEL PROCESSO DIOCESANO DI CANONIZZAZIONE

 Il 31 marzo scorso alla celebrazione solenne dell’insediamento del tribunale ecclesiastico che nell’ambito diocesano seguirà la procedura per la beatificazione di Mons. Francesco Fasola era presente anche una delegazione novarese composta da: Ermanno Fasola, sindaco di Maggiora con la moglie, i coniugi Pigato, Poggia Piero tutti di Maggiora e Padre Adriano Erbetta in rappresentanza della Diocesi di Novara e della Congregazione degli Oblati.

Era una presenza doverosa poiché Mons. Fasola prima dell’elezione a Vescovo di Agrigento aveva lavorato per trentatré anni con un ministero di infaticabile e fervorosa dedizione nella Diocesi di Novara, ricoprendo vari ruoli ministeriali, si è sempre sentito novarese e dopo ventitré anni di servizio episcopale in Sicilia è ritornato a Novara nella famiglia degli Oblati fino a concludere la sua lunga giornata “di semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore” il 1° luglio 1988.

La celebrazione si è svolta nella Cattedrale di Messina con inizio alle ore 17,30 e presieduta dall’Arcivescovo-Archimandrita Mons. Giovanni Marra, che ha seguito (a detta dello stesso Arcivescovo) lo schema celebrativo che era stato adottato a Roma per l’apertura del processo del Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II. Dopo il canto solenne del Vespro seguì l’insediamento del Tribunale con i prescritti giuramenti: presidente, il promotore della fede, il Segretario, il Postulatore, e la Commissione storico teologica incaricata dell’esame degli scritti.

Partecipavano alla celebrazione oltre ai due Vescovi di Messina Mons. Ignazio Cannavò, Vescovo emerito di Messina e già Coadiutore e poi successore di Mons. Fasola, Mons. Francesco Sgalambro Vescovo di Cefalù, Mons. Ignazio Zambito Vescovo di Patti e molti Sacerdoti provenienti dalle Diocesi di Messina, Agrigento, Caltagirone, e Piazza Armerina e tanti fedeli in rappresentanza delle stesse Diocesi che hanno gremito la Cattedrale. Erano pure presenti il Sindaco di Messina On. Francantonio Genovese e il Presidente della Provincia regionale Dott. Salvatore Leonardi.

Al termine della celebrazione Mons. Franco Montenegro Vescovo Ausiliare di Messina, che fu segretario di Mons. Fasola, ha tracciato un profilo biografico del Servo di Dio.

Ci sembra opportuno a conclusione di questa nota di cronaca riportare da questo profilo biografico qualche citazione che può richiamare un volto spirituale ben conosciuto anche dai Novaresi e ancora vivo è ricordato nella memoria di molti.

“Noi non diciamo ancora che Padre Fasola è santo. Diciamo che certamente è un santo Vescovo che ha dato testimonianza di santità perché è stato sempre animato da uno spirito profondamente eucaristico, capace di profonda preghiera che si trasformava in contemplazione per quel dialogo diretto che egli riusciva a stabilire con Dio, pur essendo profondamente immerso nel ministero apostolico. Così si esprimeva Mons. Giovanni Marra il 1° luglio 2004 nel 16° anniversario della morte di Mons. Fasola.

L’Arcivescovo emerito Ignazio Cannavò disse: Mons. Fasola freneticamente attivo, ma insieme profondamente contemplativo.

…Padre Fasola testimone e maestro di santità era convintissimo sulla necessaria adesione all’esortazione di Dio: “siate santi perché io sono santo”.

[279]Ripeteva a se stesso e insegnava agli altri la giaculatoria: Vergine Maria madre di Gesù fateci santi.

…Desiderava ardentemente la santità come specifico dei presbiteri: “che fossero numerosi, intelligenti, attivi, ma soprattutto che fossero santi”.

Quello del Servo di Dio era una santità vissuta all’insegna dell’obbedienza ai pro- getti di Dio…

…Una santità vissuta nell’umiltà

…Quale la sorgente, quale il compimento della santità del servo di Dio il vescovo Francesco Fasola?

…Dall’incontro quotidiano con il Signore nell’Eucarestia e con la Beata Vergine, attingeva instancabile vigore pastorale e spirituale. Lo zelo che lo animava era grande.

…Vedevamo le sue lunghe, notturne e mattutine soste davanti al Tabernacolo.

…Era inimmaginabile, quasi impossibile, che non trovasse il tempo e il modo per poter pregare, anche durante le frenetiche attività apostoliche. L’autovettura di cui si serviva per i suoi spostamenti, era l’altro luogo della sua preghiera “Seminiamo Ave Maria lungo la strada. C’è gente che ne può aver bisogno”, diceva e intonava il Rosario.

…“Portava con sé nelle celebrazioni il fardello delle pene, delle gioie, delle ansie, dei santi desideri.

…Aveva una straordinaria capacità di immedesimazione. Una specie di “incarnazione” nel mistero degli altri.

…Un ardore missionario gli bruciava il cuore. Non poteva stare a guardare.

…Aveva la capacità di entrare nel cuore di tutti. Perché nel suo cuore c’era posto per tutti.

…La sua vita fu impegnata nel “servire gli altri, nel dedicarsi agli altri, nel pagare per gli altri”.

…Padre e Pastore di tutti nella pienezza del sacerdozio il Servo di Dio Padre Fasola riservava attenzioni specialissime per i suoi Sacerdoti…

Ma non si può omettere né considerare un’appendice della persona e della vita di Padre Fasola la sua eminente e appassionata dedizione alla Beata Vergine Maria. A Lei ha affidato se stesso. Nelle sue mani ha posto il suo ministero, tutte le persone che incontrava.

 A conclusione del suo intervento Mons. Montenegro riferiva le parole che Mons. Aldo Del Monte gli aveva rivolto, inginocchiato presso il capezzale in prossimità del suo transito.

“Caro Patriarca, ti ringrazio per quanto hai fatto per questa nostra Chiesa; ti ringrazio per le preghiere con cui specialmente in questi ultimi anni ci hai sostenuto; ti ringrazio perché ci hai insegnato ad amare la Madonna. E ora ti chiedo di benedirci”.

Egli sollevando la mano, segnò con la croce la fronte del Vescovo Aldo, e chiese a sua volta di essere lui benedetto.

Poi il cuore cessò di battere, ma non di amare.

Un lungo e caloroso applauso di tutta l’assemblea suggellò le parole pronunciate con appassionato affetto da Mons. Franco Montenegro.

padre Adriano Erbetta

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