MONS. AGOSTINO FELICE ADDEO | IL FOGLIO – Periodico di informazione e cultura Edito dalla PRO LOCO di Palma Campania (Na) – GIUSEPPE ALLOCCA

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MONS. AGOSTINO FELICE ADDEO

[1]Il più giovane Vescovo d’Italia a Nicosia (1913-1942): una fiaccola di bontà e di fede cristiana; profondamente legato alla terra natia. A 60 anni dalla sua morte la cittadina siciliana riabbraccia il suo Vescovo. Gemellaggio fra Palma Campania e Nicosia. – di Giuseppe Allocca

Le figure insigni che emergono per ingegno in un’antica terra sono componenti essenziali nel recupero della memoria storica di un paese, da sole nobilitano un luogo.
Palma Campania nella sua storia può annoverare senza dubbio illustri personaggi in ogni campo della vita sociale, culturale, politica, religiosa.
A partire dal ‘600 con Sebastiano Delli Franci, della nobile famiglia Delli Franci da secoli a Palma, nominato Vescovo di Cariati nel cosentino il 9 agosto 1688 e in quella Cattedrale sepolto nel 1724. Nel Novecento emerge su tutti (anche se nato nel secolo precedente) la figura illuminata di Mons. Agostino Felice Addeo, Vescovo di Nicosia, in terra di Sicilia, per
30 anni.
Felice Addeo nacque il 17 maggio 1876 a Palma Campania, precisamente nella casa paterna di Vico di Palma, da Carlo e Lauretta Carbone. Era il penultimo di sei figli:Teresa e Mario Elio – morti in giovane età – Francesca Giuditta, Teresa, Felice e Filippo.
Carlo Addeo era chiamato “il tenente” perché era stato ufficiale della Guardia Nazionale dopo l’Unità d’Italia. Molto religioso era stimato da tutti. Piccolo proprietario, potè mantenere dignitosamente la sua famiglia, soprattutto far studiare sua figlia Teresa, perché aveva un’industria di latticini di tipo familiare (i suoi freschi prodotti erano venduti a Palma e nei paesi vicini). Lauretta Carbone, nipote di un parroco e sorella di un santo sacerdote, don Giuliano Carbone, educò con amore i figli orientandoli verso il bene.
Felice, circondato dall’affetto dei suoi familiari, faceva il chierichetto nella Chiesa Parrocchiale di Vico insieme a tanti suoi coetanei; frequentò le scuole elementari nel centro storico di Palma, ove ogni mattina si recava a piedi.
Aveva 13 anni quando scelse la via ecclesiastica. Tra i numerosi sacerdoti di Palma, vi erano due Padri Agostiniani i fratelli P. Beniamino e P. Andrea Carbone, quest’ultimo Priore Provinciale dell’Ordine.

a Furono questi dotti sacerdoti, amici del padre Carlo, a consegnare il ragazzo all’Ordine Eremitano di S. Agostino. Felice completò gli studi ginnasiali nel Collegio di Carpineto Romano nel 1889.Indossò l’abito agostiniano l’anno successivo. Al nome Felice fu aggiunto quello di Agostino. Dopo l’Ordinazione andò a Vico a celebrare la sua Prima Messa solenne nella Chiesa di S. Martino, dov’era parroco don Manfredi, suo padrino di Cresima che tanto venerava. Trascorreva le vacanze, predicando e dando lezioni di matematica e filosofia.
Nel 1899 laureatosi in Diritto Canonico fu Lettore in Filosofia nel Collegio Internazionale di S. Monica in Roma; venne subito trasferito nel nuovo Collegio della SS. Trinità a Viterbo, ove insegnò matematica, fisica, chimica e scienze naturali fino al 1907.
Il prof. Addeo era stimato dalla classe dirigente locale per la sua vasta cultura. Preparava gli alunni nelle materie scientifiche agli esami di Stato, inoltre insegnava Storia dell’Arte nel Seminario Vescovile. I circoli culturali di Viterbo lo invitavano spesso a tenere conferenze su temi artistici, scientifici e religiosi. Si occupò anche di meteorologia e di astronomia, tanto che pubblicò alcuni suoi studi specifici:”La previsione del tempo” e “La
Cometa di Halley”. I viterbesi non solo apprezzavano le sue doti di insegnamento, furono colpiti dalla sua bontà, santità di sacerdote. A Viterbo fu pregato di supplire, per qualche tempo, come cappellano delle carceri, l’allora D. Pietro La Fontaine che sarebbe stato poi Cardinale Patriarca di Venezia, e conquistò subito la fiducia dei reclusi.
Padre Agostino Addeo fu Reggente del Collegio di Viterbo dal 1904 e poi Rettore della Chiesa del Convento della SS. Trinità, ove diresse personalmente notevoli lavori di restauro. Nel 1911 la fiducia dei superiori lo chiamò a reggere il famoso convento di S. Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, dove il grande re longobardo Liutprando aveva fatto conservare
il corpo di S. Agostino riscattato dai mussulmani di Sardegna. Il Priore Addeo trascorre tre anni a Pavia, reggendo la numerosa Comunità Agostiniana con ammirazione dell’intera cittadinanza.
b Intanto il Patriarca di Venezia La Fontaine seguiva con interesse [2]l’attività del Priore Addeo, che già conosceva negli anni in cui era a Viterbo. Lo stesso nel corso di una udienza pontificia, illustrò al Pontefice Pio X la figura di P. Agostino Felice Addeo. Il Papa Santo annotò con cura quel nome e dispose che venissero raccolte le dovute informazioni; il giudizio degli informatori fu unanime ed il Santo Padre comprese di trovarsi dinanzi ad una creatura eccezionale. Il 15 maggio 1913 gli inviò il Biglietto di nomina a Vescovo di Nicosia in terra di Sicilia.
Agostino Felice Addeo aveva 37 anni; era il più giovane Vescovo d’Italia.Senza dubbio erano state le sue qualità pastorali, morali, intellettuali a determinare la sua Ordinazione Episcopale. Riportiamo quanto scrive Salvatore Mammana nel suo libro “L’anima di un Vescovo”- Catania 1979, suo Segretario negli ultimi anni, rappresenta una pagina importante anche di storia locale. “…La sua discrezione giunse al punto di non fargli comunicare la notizia neppure alla sua famiglia. Questa e il Sindaco di Palma ne vennero informati da un giornalista concittadino, l’avv. Francesco De Crescenzo, redattore capo de “Il Mondo” (altro esimio palmese nella storia locale n.d.r.).
Il vecchio padre si dolse del silenzio del figlio, il quale si giustificò scrivendo che la notizia non era ancora ufficiale, dovendosi aspettare ancora il “regium exequatur”. La consacrazione avvenne in Roma, nella chiesa di S. Agostino. Vescovo Consacrante fu, per un segno di particolare predilezione da parte del Sommo Pontefice, l’allora Segretario di Stato Card. Merry del Val.
Dei suoi familiari assistettero al rito la sorella Teresa, e i nipoti Carlo e Laura Addeo. Il padre, ormai vecchio e afflitto da molti mali, non potè intervenire. Qualche giorno dopo il novello Vescovo ed i suoi familiari furono ricevuti in udienza dal Santo Padre. In quell’occasione Pio X gli offerse in dono la Croce pastorale, e l’anello, che egli portò sempre con venerazione.
A Vico e a Palma ci fu un delirio di gioia quando giunse la notizia dell’ alto incarico conferito al loro figlio migliore. Squillarono a lungo festosamente le campane in tutti i cuori si fece ansiosa l’attesa del Presule. L’Amministrazione Comunale si fece interprete dell’unanime sentimento della cittadinanza organizzandogli un solennissimo incontro.
Alla stazione di Palma erano ad attenderlo il Sindaco, ing. Salvatore Ferrara, le altre autorità, il clero e una fitta folla di popolo. Tutti s’aspettavano di vedere il Vescovo vestito di paonazzo, e certamente non fu lieve la loro meraviglia quando videro dal treno il solito agostiniano, che portava soltanto, come segni indispensabili, lo zucchetto rosso in testa, la croce sul petto, e l’anello al dito. La grande semplicità di Mons. Addeo non si smentiva nei momenti più solenni della sua vita. Il grande vescovo rimase sempre legato al suo abito monacale, come l’uomo alla sua pelle. La carrozza scoperta, sulla quale avevano preso posto il Vescovo e il Sindaco, percorse lentamente le vie del paese pavesate a festa, mentre la folla osannava e dai balconi cadeva una pioggia di fiori. Il corteo si fermò dinanzi alla chiesa parrocchiale di Vico, dove si svolse una solenne funzione. Mancava, anche questa volta, il vecchio don Carlo che attendeva con pazienza sul portone di casa sua, affiancato da alcuni familiari e dal medico di famiglia, dott. Del Genio.
L’incontro tra padre e figlio fu quanto mai commovente. Il Vescovo fece l’atto di baciare la mano al caro vecchio, ma questi lo prevenne tentando di inginocchiarsi dinanzi a lui per avere la benedizione. Il figlio commosso lo rialzò e se lo strinse al cuore in un lungo abbraccio(…).
Poi partì alla volta della sua diletta diocesi, alla quale sentiva ormai di appartenere anima e corpo, per sempre”.
A Nicosia, cittadina di origine romana, eretta nel 1817 a sede di Diocesi (dodici comuni), l’elezione di Mons. Addeo a Vescovo (il settimo nella storia diocesana) suscitò grande entusiasmo nell’intero territorio, ricco di boschi e di valli coltivate a vigneti e a mandorleti.
Sin dal primo giorno Mons. Addeo spese tutte le sue energie a suscitare vocazioni, a circondarsi di dotti sacerdoti.
Nicosia non aveva una residenza vescovile e mons. Addeo dimorò nel Seminario.
Lì trascorse 24 anni di lavoro fino a quando si trasferì nel nuovo Palazzo Vescovile, donato dall’Amministrazione Comunale dell’epoca. Svolse un’attività pastorale molto intensa, seguirono conferenze, riunioni e in vari convegni culturali incontrò Don Luigi Sturzo tra i fondatori del Partito Popolare Italiano. Si impegnò molto per la costruzione di un nuovo Seminario e solenni furono le manifestazioni per il suo Giubileo Episcopale (13 luglio 1913-1938).
Fu reso pubblico l’atto del Sommo Pontefice con il conferimento a Mons.Addeo dell’Alta Onorificenza di Vescovo Assistente al Soglio con il titolo di Conte.

c.JPGRe Vittorio Emanuele III lo insignì dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della [3]Corona d’Italia. Le celebrazioni si conclusero con il pontificale di Mons. Addeo e il discorso del Vescovo dal balcone del Municipio.
Nel giugno 1942 Mons. Addeo raccolse i ragazzi del seminario in Chiesa e parlò a loro con commozione, comunicando la sua decisione di ritornare in Convento.
Il ritiro, dopo 30 anni, di Mons. Addeo dalla guida della Diocesi di Nicosia colpì profondamente sacerdoti e fedeli di questa terra.
Partì a luglio, lasciando tristezza in tanti; a Roma riprese tra i confratelli la vita di semplice monaco, al Collegio Internazionale di S. Monica.
Il Papa lo nominò Consultore della S. Congregazione del S. Uffizio e gli affidò delicate missioni fuori Roma. Durante la seconda guerra mondiale insegnava ai Professi dell’Ordine, lavorava in archivio e si prodigava per i perseguitati politici rifugiati nel Collegio di S. Monica, che gode dell’extraterritorialità; tra gli amici il Card. Montini, futuro Pontefice. Nell’anno giubilare del ’50 incontrò spesso, con viva emozione, comitive di ex diocesani.
Si recava ogni anno a Vico di Palma, circondato dai suoi familiari, in particolare dal nipote Carlo, e da tanti concittadini; trascorreva ore di meditazione e di preghiera nella chiesa parrocchiale, recitava il rosario con i fedeli.
Nel 1953 volle ritornare a Nicosia e visitò tutti i paesi della Diocesi tra l’entusiasmo generale.
Nel 1957 fu operato a Roma, assistito dai suoi diletti nipoti, dott. Carlo Addeo e dott.Agostino Alfano; si spense nel corso dell’intervento il 7 febbraio.
La venerata salma fu sepolta nella Cappella cimiteriale dei Padri Agostiniani al Verano.
Autore di scritti su temi specifici, dall’arte alla scienza, alla religione e di trenta lettere pastorali fu un grande pastore di anime, un uomo di profonda cultura, un semplice, umile padre agostiniano: “…se qualche cosa c’è di sentimento e di vita agostiniana in me, lo debbo certo alla mia Campania, ove San Paolino da Nola ha cantato le glorie del suo amico Agostino” ebbe a dire in una Lettera pastorale.
A Palma Campania la nuova strada che scende dal borgo natio Vico al piano è intitolata a questo illustre figlio.
Nel 2017, in occasione del bicentenario della Diocesi e del 60.mo anniversario della scomparsa di Mons. Agostino Felice Addeo è prevista la solenne traslazione delle sue Spoglie dal Verano a Nicosia nella splendida Cattedrale, ove riposeranno in un apposito sarcofago marmoreo.
La Pro Loco Palma Campania, unitamente all’Amministrazione Comunale di Palma, per onorare l’illustre palmese, sarà presente allo storico evento e avvia un’azione di gemellaggio tra Palma Campania e Nicosia: due comunità che hanno fortemente amato Monsignor Addeo, fiaccola di bontà e di fede cristiana.

 

 

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