Mons. Antonino Cavaleri, Vescovo di Agrigento | Memorie storiche di Favara

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di Carmelo Antinoro 

Cavaleri Antonino

(vescovo)

cavaleri_antonino_vescovo-1 Antonino Cavaleri nacque a Girgenti (antica Agrigento) il 10 Settembre 1719 e fu battezzato il giorno successivo nella cattedrale. I genitori erano Gaspare Cavaleri, di Girgenti, e Maria Belmonte figlia del notaio Antonino Belmonte (n. 1644 a Sutera – CL –  m. 1729 e sepolto nella chiesa del Carmine di Favara) e Chiarello Giovanna Maria di Aragona (AG). Morta la Chiarello, il notaio Antonino nell’anno 1682 risposò Angela Piscopo di Favara (n. 1654) e qui si trasferì definitivamente, dove continuò a svolgere l’attività e dove ha avuto altri otto figli.

Da un manoscritto della biblioteca comunale di Palermo dal titolo Ad Favarae notitiam Rochi Pirri, pubblicato dal Boglino (Sicilia Sacra, vol. III, pag. 332), si apprendono le seguenti notizie: Don Giuseppe Belmonte, nativo di Favara, ciantro e seconda dignità nella chiesa cattedrale di Agrigento, eccelse per gravità ai costumi; alle sue cure si deve la felicissima riuscita e progresso nelle lettere, nelle virtù e negli onori dell’ecc.mo e rev.mo D. Antonio Cavaleri vescovo della Chiesa agrigentina che fu anche decoro di Favara; colà, infatti, fanciullo, apprese le lettere e fu educato ed amò sempre Favara come sua seconda patria. Compiuti gli studi nel seminario, li coronò con il corso del Collegio dei SS. Agostino e Tommaso.

Il Lo Presti nella sua Elegia su le memorie agrigentine, parla anche di mons. Cavaleri e nelle note spiega i versi dedicatigli con queste parole: Soggetto sempre applicato alla letteratura. Fin dai primi suoi anni fu parzialissimo delle Muse, colla cultura delle quali si formò un carattere di uomo ameno e piacevole, abituato familiarmente a usar quelle fini arguzie sul fare dei sali lambertiniani o sia Papa Benedetto XIV di f. m. Fra le altre scienze rilusse egli nelle legali facoltà, accompagnate dalla forense pratica, stante aver governato pel lasso di tanti anni avanti da vicario generale, prima la girgentina diocesi e poi quella di Monreale. Il breve governo di tre anni e tre mesi non compiti del prelodato vescovo deluse la comune aspettazione e le fondate speranze dei concittadini. Aveva egli fatto piantare un orticello botanico stipendiando un professore che lo coltivasse; oggidì però ritrovasi disgraziatamente abbandonato. Fece studiare disegno a Palermo all’agrigentino Carmelo Argento. Il Cavaleri nelle Memorie per servire alla storia letteraria della Sicilia, in una lettera inviata da Agrigento il 10 Febbraio 1756, pubblicò un diploma nell’archivio capitolare, aggiungendovi alcune notizie sulla Chiesa Agrigentina. Fu in contatto e in amicizia con parecchi dotti di Palermo e della Sicilia, tra cui il Di Blasi. Richiamò in Palermo, pregandone il capitolo, le pergamene conservate gelosamente nel nostro archivio e le fé decifrare, sebbene non molto esattamente e scrivere in ordinaria calligrafia le copie senza abbreviature e nessi, le quali formano ora i tre volumi detti dei privilegi della Chiesa.

Fu canonico della cattedrale; nel 1751 era ciantro.

Nel mese di Agosto 1764 fu consacrato vescovo titolare di Eritrea.

Partecipò, perché egualmente interessato, alla controversia tra il Capitolo cattedrale di Catania e il vescovo Francesco di Paola Paternò Castello, titolare di Europi, circa la precedenza, dentro il Capitolo, tra un vescovo titolare canonico e le dignità di esso, come narra anche il De Cosmi ed era ciantro durante la controversia con il decano Ugo Papè di cui si dirà.

Fu anche inquisitore fiscale del Tribunale dell’Inquisizione in Sicilia dal Settembre 1776 alla sua abolizione, nel 1782.

Nel 1760 in Mussomeli si iniziò un processo contro il domenicano Alberto M. Bertini da Caltanissetta, accusato di gravi colpe. Questi il 13 Settembre dello stesso anno fu condannato, ma si appellò al Tribunale Supremo della S. Inquisizione di Palermo, sostenendo che le accuse erano semplicemente calunnie dei suoi nemici. Fu rifatto il processo e gli atti furono inviati alla cognizione del supremo generale inquisitore del Regno, d. Salvatore Ventimiglia, arcivescovo di Nicomedia e, sull’istanza dell’inquisitore fiscale, mons. Antonino Cavaleri, fu dichiarata l’innocenza del sac. Bertini.

Fu vicario generale dal 1780 al 1788 di mons. Ferdinando Sanseverino, arcivescovo di Palermo e Monreale, sedi allora unite, a preghiera di Ferdinando III di Sicilia, eletto da Pio VI il 7 Luglio 1775.

Il 4 agosto 1788 fu presentato come vescovo di Agrigento dal re di Sicilia e, con riserva di pensioni di ducati 1822, ducati d’oro de camera, fu nominato vescovo il 15 Settembre dello stesso anno. In questa occasione Giorgio Demetrio Orlando gli dedicò un’egloga(Antonino Cavalerio, cum Agrigentinae Ecclesiae Episcopus praeficeretur Georgii Demetrii Orlando, Planae Graecorum in Sicilia, Egloga. Panormi ex typographia Cajetani M. Bentivegna, 1788, in fol. – Scinà, o. c. pag. 232, vol. III).

Il Capitolo l’8 Luglio 1788 stabilì di spendere onze 30 per il nuovo vescovo: 20 a suo piacere  e 10 ad arbitrio del Capitolo.

Il 15 Ottobre 1788 mons. Cavaleri prese possesso dell’episcopato per procura. Il 13 ottobre erano stati scelti i canonici Onofrio Alonge e Sebastiano Raimondi per complimentare il nuovo vescovo ed accompagnarlo nella sua venuta.

Restò vescovo di Agrigento solamente tre anni. Era sua intenzione di censire e distribuire al popolo i feudi della mensa vescovile e progettò la fondazione di un orto botanico per venire incontro ai bisogni dei poveri, fornendo loro le medicine necessarie. Il 14 Gennaio 1789 dirigeva al re un memoriale con cui chiedeva che gli concedesse a titolo di vendita o enfiteusi il convento dei Riformati di S. Nicola (da tre anni abolito) e la piccola selva annessavi, onde egli potesse piantarvi un orto botanico di erbe medicinali per la cura dei poveri. Aveva indotto un valente botanico di Palermo a venire in questa, gli aveva assegnato un conveniente stipendio e pensava di condurvi una vena d’acqua per l’irrigazione delle piante. Il botanico o “erbuario” palermitano fu d. Domenico Bettone che venne alloggiato nell’istituto di mons. Gioeni, cui il vescovo pagava vitto e alloggio; ma alla sua morte sorse una controversia tra gli amministratori delle Opere Pie Gioenine e gli eredi del vescovo su cui aveva il dovere di pagare le onze 13, 14 per il Bertone che vi aveva dimorato dal 10 Febbraio al 1 Settembre 1789.

In cattedrale mons. Cavaleri fece costruire le volte delle navate laterali.

Morì a 72 anni, il 10 Dicembre 1791, e fu sepolto prope cappellam aulae capitularis.

Il canonico Raimondo Costa nel 1828 gli fece erigere un mezzobusto all’interno della cattedrale con questa iscrizione: Antonino Cavaleri, agrigentino antistiti, ingenio prudentia clarissimo, can. Raymundus Costa in grati animi argumentum posuit anno MDCCCXXVIII.

– Notizie tratte da: La chiesa Agrigentina. Notizie storiche/Domenico De Gregorio. – Agrigento: [s.n.], 1996-99 (Agrigento : Tip.siculgrafica, 1996);

– Si ringrazia La Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Agrigento per la foto.

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