Il profilo di Mons Vincenzo Maria Marolda, Vescovo della Diocesi Caputaquensis et Vallensis dal 1852 al 1854 | Cilento Notizie

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Come riferisce la cronotassi dei Vescovi di Paestum e di Capaccio, ultimo Pastore della Chiesa di Capaccio, fu Gregorio Fistilli, fortemente condizionato nella sua azione pastorale a causa delle dinamiche dei moti insurrezionali locali. Influirono significativamente nel suo esercizio di apostolato le situazioni politiche che caratterizzarono il 1848. Con la Rivolta del Cilento, capeggiata dal capaccese Costabile Carducci, il presule prese la via di Sala e si scagliò con il sacerdote Filippo Patella in un momento di grande difficoltà. Si trasferì a Rossano per ragioni di salute, per respirare l’aria “sua” mentre le galere di Salerno raccoglievano centinaia di ecclesiastici. La Diocesi restò sede vacante dal 1848 al 1852. Mentre, nello scenario macrocosmico della penisola, Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, concludeva la funzione di ministro del Regno di Sardegna, accoglieva la nomina di capo del governo e chiedeva, nell’affermarsi del colonialismo, ai missionari d’Africa di cercare un posto adatto per stabilirvi una colonia penale, che fosse però “idoneo ad un futuro sviluppo commerciale”, sotto il pontificato di Papa Pio IX, ultimo Sovrano dello Stato Pontificio, nel 1852, Vincenzo Maria Marolda fu fatto Vescovo della Diocesi di Capaccio-Vallo. Ora la Diocesi, dopo un anno dalla istituzione della Diocesi di Diano (oggi detta di Teggiano-Policastro), a seguito del provvedimento del 16 luglio 1851, emesso con la Bolla “Cum propter iustitiae dilectionem”, fu detta di Capaccio-Vallo (Caputaquensis et Vallensis). Pio IX volle con lo stesso provvedimento, in via definitiva stabilire la residenza vescovile dei vescovi di Capaccio a Vallo, dove la chiesa di “San Pantaleone”, consacrata il 5 maggio 1878, fu eretta a nuova cattedrale. Mons. Marolda, tenuto in gran considerazione a Corte fu proposto dal re Vescovo di Trapani nel 1844. Ottenne la nomina di Vescovo di Samosata e venne poi, come accennato, prescelto per la Diocesi di Capaccio-Vallo, con sede a Vallo, a seguito della nomina di Pio IX del 1851. Marolda sovente era assente da Vallo, resse la Diocesi firmando “pro vescovo impedito” del Licteriis, confermato Vicario Capitolare dopo la morte di Mons. Marolda. Marolda, nacque in Lucania, a Muro Lucano, nel 1803 e mori a Napoli; la morte lo colse nel 1854, durante il terribile colera. Svolse la funzione di Amministratore Apostolico della Diocesi di Capaccio-Vallo dal 1852 al 1854. Giunse da Muro, in provincia di Potenza, uno dei borghi più belli d’Italia e Comune più importante della Lucania. Fra le brevi biografie dei redentorista defunti si rilevano scarse note intorno al Vescovo Marolda. Fu Vescovo di Trapani e di Vallo della Lucania. Poche parole ci ha lasciato il P. De Luca: «Nipote del vescovo P. Pietro Ignazio Marolda, anch’egli fu distinto colla mitra, perché ne aveva le virtù e la dottrina, benché poco ne faceva conoscere. Educato tra noi fin dai teneri anni, la Congregazione lo decorò della carica di rettore di Somma, in età giovanissima. Sotto il governo del rettore maggiore Ripoli fu consultore generale per pochi anni; e in età di circa 43 anni fu fatto vescovo di Trapani in Sicilia, il 5 novembre 1844. Venuti i torbidi del 1848 scappò in Napoli. Dopo essere stato cinque anni senza vescovado, gli fu affidato in amministrazione la chiesa, novellamente innalzata a sede vescovile, del Vallo di Novi. A quest’epoca 1854, mese di luglio, si portava in Napoli per le acque, ma la morte lo tolse dai vivi, dopo avergli rapito un fratello e la cognata col colera, del quale anch’egli colpito in Napoli, moriva nel bacio del Signore l’8 agosto 1854. La comunità di Pagani, come tutta la Congregazione gli celebrò le Messe in numero di 126, perché non cessano i vescovi nostri di esser membri dell’Istituto; e Marolda ha meritato molto anche nella ricorrenza dei nostri affari». Monsignor Vincenzo Maria Marolda è di Muro Lucano, ove sortì i natali nell’anno 1803, il 24 luglio. Ai piè del suo bellissimo ritratto che trovasi in Pagani si legge la seguente epigrafe: «Vincentius M. Marolda C.SS.R. Muri in Lucania ortus die 24 Jul. 1803 pro ingenii perspicuitate munia Lectoris, Rectoris, Visitatoris et Consultoris Generalis functus est, Episcopus Drepanensis, et postea Samotasensis electus, die 8 Aug. 1854 mortalem hanc vitam cum aeterna commutavit». Nel libro delle Messe di Napoli si leggono queste parole: «Trovandosi di passaggio in questo collegio, fu assalito dal colera, che gli durò tre giorni; indi convertì in tifo, che lo rapì il dì 8 agosto 1854». Morì assistito fino all’ultimo respiro dai nostri Padri, e munito di tutti i Sacramenti, nonché uniformato, pienamente ai divini voleri”. (Biografie manoscritte del P. S. Schiavone–vol.2 Pagani, Archivio Provinciale Redentorista). Dopo sette mesi dalla morte di Mons. Marolada, nel Concistoro del 29 marzo del 1855, il Pontefice Pio IX, nominò Vescovo di Capaccio-Vallo, Mons. Francesco Giampaolo.

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Pubblicata il 10/03/2015 08:49

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