L’arcivescovo Lorefice al Pontificale: “Don Pino Puglisi come Agata” | Blog Sicilia – Quotidiano di cronaca, politica e turismo

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L’arcivescovo Lorefice al Pontificale:
“Don Pino Puglisi come Agata”


SANT’AGATA 05 febbraio 2016
di Redazione

E’ l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, a presiedere il solenne pontificale di Sant’Agata.

“Un saluto colmo di gratitudine per la fermezza e l’audacia della fede della martire Agata, prezioso diadema che come faro di luce illumina e sostiene la testimonianza evangelica della santa chiesa catanese in questo nostro arduo ma pur promettente tempo.

Martin Buber nel suo libro i racconti di Chassidim, racconta che Rabby Bar di Radoschitz, pregò un giorno il Rabbi Giacobbe Isacco: “Indicatemi una via universale al servizio di Dio”. E Isacco rispose: “Non si deve dire agli uomini quale via percorrere perché c’è una vita in cui si serve Dio con lo studio e un’altra tra con la preghiera, una con il digiuno e un’altra mangiando. Ognuno deve guardare attentamente su quale via lo spinge il cuore” (Milano 1979, 357)

Sant’Agata ancora oggi risplende comre esempio completamente consacrata a Dio e alla giustizia fino al martirio. Un cuore verginale e un cuore innanzitutto umano, un cuore retto, integro, trasparente, coerente.

In questo caso quello di una giovanissima donna che non vuole fare della sua vita un coacerbo di esperienze fugaci e disarticolate ma che determina una scelta di vita dentro una ricerca di significato ultima dell’esistenza del Vangelo di Cristo giunto anche a Catania fresco e coinvolgente, nonostante ciò comporti incomprensione e persecuzione in un tempo in cui l’imperatore è chiamato dio, salvatore e signore.

La sua mente e il suo cuore sono saldamente fondati in cristo da lei scelto in tutte le sue forze. Come i 7 giovani del secondo libro0 dei Maccabbei, che non temono le torture pur di non venire meno alla decisione del loro cuore di riporre in Dio ogni speranza. La scelta di vita di Agata non dice una verginità disincarnata di ripiego ed egotista, deresponsabilizzante e alienamte. Lei scegliendo di consacrasi a dio scegli di sposarsi di appartenere all’unico Creatore e vero Salvatore, di coinvolgersi, di mettersi in gioco con una decisione forte e definitiva al servizio del suo Regno, con tutte le sue forze.

Sceglie una via e la percorre con tutto il cuore e la mente compreso il suo corpo con un umile risolutezza. Sceglie di relazionarsi con Dio che non solo è verità assoluta ma che Verità-Amore come dice la prima lettera di Giovanni: “In questo si è manifestato l’amore di Dio che ha mandato il suo figlio unigenito nel mondo e che avessimo la vita per mezzo di lui. Verità non in senso filosofico, ma teologico e cristologico, la verità di chi può aprirsi all’altro, lo raggiunge e lo raccoglie nella sua totale distanza e diversità.

Verità di chi non rimane impigliato nelle maglie di un eterno egoismo infantile che rende immaturi nonostante l’avanzare dell’età cronologica.

E’ significativo che gli atti del martirio dicono che il Signore nella sua giovinezza l’ha fatta agire vilimente, opponendosi con invitto coraggio ad una mera creature che le ordinava di rinunciare alla sua fede.

Un cuore puro, integro, trasparente, casto è un cuore audace, stabile che determina tutta la persona perchè dà un primato assoluto a Dio. Agata ci ricorda che siamo tutti chiamati a d appropriarci di un cuore verginale, casto, retto, trasparente e umano. Che sa porre relazioni autenticamente umani che si coinvolge totalmente per sempre.

Che fa stare al cospetto degli uomini, degli impegni umani e di Dio, con responsabilità; con serietà e onestà con intelligenza e onesta con fermezza e audacia. Che ci fa stare nel mondo e nella storia come servitori, maestri di dio, liturghi di Dio, capace di offrire il culto della vita”.

Questa è la chiamata di ogni cristiano sia laico che prete, questo il progetto di vita di ogni uomo e donna di buona volontà. Questa è una vita vissuta nella ricerca di ciò che è giusto, nella coerenza di ciò che diciamo e ciò che facciamo. Così, come suggerisce al pagina evangelica odierma. Riconosceremo il Cristo davanti agli uomini saremo comunità cristiana e audace del martirio nella testimonianza del martirio come lo è stata al vergine catanese Agata.

Il beato Martire palermitano Don Pino Puglisi diceva che “la testimonianza cristiana e una testimonianza che va incontro a difficoltà (…) quindi dalla testimonianza del martirio il passo è breve anzi è proprio questo che dà il valore alla testimonianza”.

Agata ieri e don Pino oggi ci testimoniano che un cuore puro integro e trasparnte, casto è il vero unico presupposto per superare l’egoismo di matrice idolatrica che attanaglia i nostri stili di vita e le nostre relazioni. Questi due martiri della fede e della giustizia ci avvertono altresì’ che su questa frontiera interiore si gioca la nostra appartenenza a Cristo e il nostro concreto apporto alla costruzione storica di questo mondo sempre pniù segnato dalla disgregazione sociali, dalle diseguaglianze, dall’illegalità, dai soprusi dei potenti di turn, i più deboli e dall’ingiuzia dall’emarginazione dalla violenza. Agata ci indica il martirio della castità e della rettitudine del cuore, cioè la vita di un cuore davvero capace di arricchire molti come ci ricordava l’apostolo paolo nella seconda lettura. Tra un cuore che sta al cospetto di dio, impegnato con Dio e dunque capace di coinvolgersi anche con gli uomini e le donne del nostro tempo nel segno di una vita che cerca ciò che è giusto, buono e onesto per metterlo a sevizio della costruzione della città degli uomini.

Agata ci ricorda l’assoluto primato dell’interiorità dell’imo interiore la ricostruzione delle coscienze e del loro perso interiore. Ci ricorda che c’è un desiderio “di giungere alla gloria del martirio “un’attesa della gloria futura che non avendo persi di vista e depositati dalle lusinghe dell’esteriore e della ricerca del sensazionale e della ricerca della vertigine.

Come ebbe a dire don Giuseppe Dossetti: Solo una chiesa e dei cristiani che vivano in una grande tensione escatologica possono sottrarre i nostri contemporanei a questa stabilità alienante e provare sempre più a guardare ciò che sta davanti. Dimenticando le cose che dobbiamo lasciare dietro di noi: (Cfr. Fil 3,13) “Dimentico del passato e proteso verso il futuro corro verso la meta per arrivare al premio che dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù. Per arrivare ad un’autentica libertà e ad una più autentica liberta e ad una più acuta intelligenza del reale”.

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