Mons. Perniciaro a trent’anni dalla sua morte | CONTESSA ENTELLINA – Hora e Kuntisës

horaekuntisesMERCOLEDÌ 10 AGOSTO 2011

Mons. Perniciaro a trent’anni dalla sua morte

Leggiamo insieme la rivista ECO DELLA BRIGNA n. 82/2011, edita a Mezzojuso sotto la direzione di Don Enzo Cosentino
   Relazione di Papas Janni Pecoraro, Vicario Eparchiale
A 30 anni dalla sua morte ci siamo raccolti insieme, cari fedeli, nella chiesa che gli ha dato i natali in Cristo, per ricordare e per pregare sulla persona del nostro Vescovo Giuseppe Perniciaro.

Tre sono le linee che vorrei tracciare per presentare la figura di mons. Perniciaro.
Il ricordo personale, la cura della diocesi e la coscienza ecumenica.

L’incontro con Mons. Perniciaro avvenne prima ancora che lo conoscessi personalmente. Mia madre e i miei nonni materni abitavano presso la Chiesa dell’Annunziata nella canonica della quale visse per alcuni anni il vescovo in attesa che fosse finito l’attuale palazzo vescovile. Mia madre mi ha sempre raccontato della vita che ella trascorreva da adolescente nella casa di riposo della parrocchia e i frequenti incontri con il vescovo e le suore basiliane, delle celebrazioni quotidiane, delle feste nei grandi momenti dell’anno del vescovo con gli anziani ricoverati e la gioventù della parrocchia. Della sua mitezza, del suo fine umorismo e della disponibilità verso gli altri. Tant’è che quando entrai nel pre-seminario nel 1972 e conobbi più da vicino Monsignore e con quanto affetto si salutavano con mia madre (“Concettina”), mi sembrava di averlo da sempre conosciuto.
Allora, il seminario era una realtà molto viva; un via vai di sacerdoti, di persone che facevano visita al vescovo, 40 alunni circa che provenivano da tutti i paesi dell’Eparchia. Nella stanza, accanto al refettorio del seminario, dove mangiava il vescovo, c’era sempre qualcuno invitato, e alla fine del pranzo si usciva fuori: noi a giocare a pallone, monsignore e i sacerdoti su quel terrazzo a parlare passeggiando e scambiando qualche frase scherzosa con quei ragazzi che quel giorno non giocavano.
Era presente e protagonista di quella fabbrica di umanità e di cristianità!
L’altra linea che lui tracciò è la costruzione dell’Eparchia. Giovane sacerdote fu voluto vescovo dal Cardinale di Palermo e dai nostri sacerdoti quasi per forza maggiore. C’era già un vescovo ordinante, Mons. Paolo Schirò, uomo di grande cultura albanese rispettato dai suoi papàs ma inviso agli ambienti palermitani. Si optò per il giovane Iosif, dottore in Teologia, fratello dell’Arciprete Lorenzo e ben voluto dai Petrotta (Papàs Gaetano e Rosolino) e la scelta fu indovinata: lo Spirito Santo lo tenne vescovo dei siculo albanesi per ben 44 anni. Diede il via al rinnovamento liturgico della diocesi; rifondò il vecchio seminario di Palermo a Piana e continuò l’opera di P. Gjergji Guzzetta. Con accanto sacerdoti come P. Marco Mandalà, P. Damiano Como, e tanti altri organizza la Diocesi e accogliendo le parrocchie di rito romano presenti nei paesi siculosiculoalbanesi cercò in tutti i modi di amalgamare e imprimere il sensus fidei delle comunità al di là dell’appartenenza.

Cosi come fu un convinto sostenitore del ruolo politico dei cattolici nella società italiana attraverso lo strumento del partito della Democrazia Cristiana. Al di là delle accuse mossegli da ambienti della Curia monrealese riguardo un suo sotterraneo sostegno ai partiti di sinistra negli anni tra il ‘50/’60 nei paesi di Palazzo Adriano e di Piana degli Albanesi, ma anche, al di là della sua visione politica, non ebbe mai atteggiamenti palesi e di pressione politica né chiusure ideologiche nei confronti di chi professava idee politiche diverse dalla linea della Chiesa italiana.
La terza linea che tracciò il Nostro riguardò l’ecumenismo che fu forse l’impegno a cui si dedicò intensamente.
Anche qui egli diresse le sue forze e le sue attenzioni verso tre ambienti perché l’ecumenismo potesse diventare dialogo: far assumere consapevolezza alla propria Chiesa, che gli fu affidata, che per la sua particolare vicenda storica deve diventare un ponte tra l’Oriente e l’Occidente cristiani; far conoscere alla Chiesa romana (in particolare alle Chiese di Sicilia) la vicinanza e la bellezza della fede delle Chiese sorelle d’Oriente (le continue celebrazioni e conferenze, le Settimane orientali, che furono fatte da lui e dai suoi sacerdoti in diverse realtà ecclesiali della Sicilia, la Crociera della fraternità); far conoscere alle Chiese separate la viva e aperta realtà ecclesiale della Chiesa di Roma e la sua nuova visione delle relazioni inter-ecclesiali (l’invito di tanti prelati ortodosso in Sicilia e la venuta del Sinodo della Chiesa greca a Palermo e a Piana degli Albanesi).
Ecco, in poche righe tracciata la figura e l’opera di Mons. Perniciaro, Vescovo mite ma deciso nelle sue scelte, affabile e sorridente ma anche prossimo con gli altri, infaticabile a far crescere e l’Eparchia e il dialogo ecumenico.
Papas Giovanni Pecoraro

Pubblicato da horaContessa Entellina

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