Progetto SPRAR Sutera; Lettera al Vescovo di Claudio Lombardo; la risposta di un gruppo di suteresi: “Si scusi col parroco, sarà ben pronto a perdonarlo” | Castello Incantato

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Progetto SPRAR Sutera; Lettera al Vescovo di Claudio Lombardo; la risposta di un gruppo di suteresi: “Si scusi col parroco, sarà ben pronto a perdonarlo”

sutera-a-telescopic-closeSUTERA – Prende carta e penna e Claudio Lombardo, Coordinatore Progetto – SPRAR Sutera ha scritto così al Vescovo:
“Reverendissimo Mario Russotto Vescovo della Diocesi di Caltanissetta, le scrivo da Sutera dove da oltre un anno ho il gravoso compito di coordinare un progetto di protezione ed accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, nell’ambito del sistema SPRAR.
Il progetto è stato finanziato dal Ministero dell’Interno al Comune di Sutera ed attuato dalla Associazione i Girasoli. Prevede l’accoglienza di nuclei familiari e nuclei mono parentali fino ad un massimo di 30 persone. Un anno quello appena trascorso molto intenso e per alcuni aspetti davvero complicato.
Sutera, come Lei ben saprà, è un piccolo borgo collocato nella parte più interna della nostra provincia (e quindi della Sicilia) davvero difficile da raggiungere. Un paese segnato da una emigrazione antica che lo ha privato, e lo priva, delle sue risorse migliori: i giovani, costretti a fuggire in cerca di un lavoro, di una prospettiva, di un futuro migliore. Ho temuto, nelle settimane prima di arrivo dei primi beneficiari del progetto di accoglienza, per le possibili reazioni della comunità suterese, pensando, e sbagliando, che la memoria, il vissuto di un paese “migrante” potesse essere stato cancellato da una cattiva informazione, da pregiudizi, da stereotipi che presentano i migranti, i richiedenti asilo, i rifugiati come invasori, portatori di sciagure e malattie, di tensioni e gravi problemi di ordine pubblico. Mi sbagliavo e anche di molto, i miei timori sono risultati infondati. E se qualche piccola resistenza c’è stata era più legata a questioni di “politica interna” che a forme di razzismo o intolleranza. Ho scoperto in questo anno una straordinaria umanità, sensibilità, disponibilità in tutta la popolazione Suterese che ha accolto i beneficiari del progetto con grande rispetto, con profonda attenzione e partecipazione alle ragioni della loro fuga. Questo senza mai stare a guardare il colore della pelle, il credo religioso, le diversità culturali. Anzi proprio le diversità, specie quelle gastronomiche, sono diventate un fertilissimo terreno di confronto e scambio, di conoscenza reciproca. Le trenta persone oggi accolte a Sutera sono oramai un pezzo importante della piccola comunità suterese.
Martedì 21 aprile, all’indomani dell’ennesima strage nel Mediterraneo, la comunità suterese, con le sue autorità civili in testa, si è voluta stringere attorno ai loro ospiti rifugiati per dimostrare tutta la loro partecipazione, il loro dolore per l’ennesima ed immane tragedia consumatasi. Un abbraccio forte ed intenso, culminato con una preghiera interreligiosa che ha emozionato tutti i presenti, me compreso non credente. E in questi giorni la comunità suterese si è stretta vicino ad una coppia ospite del progetto proveniente dal Nepal (e che in Nepal è stata costretta a lasciare una figlia di 10 anni), condividendone l’ansia e la preoccupazione per la salute della bimba.
Unico assente alla veglia del 21 aprile tra le “autorità” del paese il parroco, l’unico parroco di Sutera, malgrado fosse stato personalmente invitato e la piccola iniziativa si svolgeva a pochi metri dalla chiesa di Sant’Agata. Ed alla stessa maniera non una parola, non un gesto è venuto per sostenere quei genitori nepalesi angosciati per la loro bimba.
Un’assenza avvertita da tutti, suteresi e no. Una assenza che in verità dura da tutto l’anno. Infatti il parroco non è mai stato presente nei diversi momenti promossi dalla amministrazione comunale e dalla associazione i Girasoli per favorire i processi di scambio e di conoscenza reciproca tra le due comunità e questo malgrado sia stato sempre invitato.
Non Le nascondo il mio forte imbarazzo, io non sono credente, ma ho profondo rispetto per tutti. Tra gli ospiti del progetto ci sono diversi cristiani, fortemente religiosi ed assidui frequentatori della chiesa locale. La vicinanza di quello che è ormai anche il loro parroco, una vicinanza pubblica, dichiarata sarebbe stata per loro di conforto, un sostegno in più per affrontare al meglio il lungo viaggio che hanno intrapreso e che è ancora irto di ostacoli ed incognite.
Trovo assai stridente il confronto tra le parole alte e forti che più volte si sono levate dal Papa, che esorta la società e la stessa chiesa ad operarsi ancor di più nell’accogliere queste persone e la distanza del parroco di Sutera.
Una sua parola, un suo gesto ricoprirebbero un valore assai alto, rendendo il mio lavoro e quello dei miei collaboratori se non più semplice sicuramente più pregno di valore. Darebbe un sostegno forte agli ospiti del progetto. Aggiungerebbe valore alla parola accoglienza cosi felicemente esercitata dai cittadini di Sutera.
Confido in un Suo gesto, in una sua parola nei riguardi del parroco di Sutera, esortarlo ad esternare quei sentimenti di solidarietà, fratellanza che sicuramente prova con grande giovamento per tutti. Ne approfitto per invitarLa a Sutera, a trascorrere qualche ora con noi. Lo faccio, e mi permetto di farlo a nome della comunità suterese nella sua globalità composta da chi qui c’è nato e da chi qui trova accoglienza e protezione. Cordiali Saluti, Claudio Lombardo. Coordinatore Progetto – SPRAR Sutera”

L’anzidetta lettera non è passata inosservata ed un gruppo di cittadini di Sutera gli hanno risposto in questi termini:
“Come cittadini di Sutera , nonché come fedeli e appartenenti alla comunità cristiana, ci sentiamo di rispondere alle parole del sig. Claudio Lombardo, coordinatore del progetto – SPRAR Sutera, contenute nella sua lettera aperta a sua Eccellenza Monsignor Mario Russotto, Vescovo della diocesi di Caltanissetta. Il sig. Claudio Lombardo opera nel territorio suterese con l’ associazione “i Girasoli” all’interno dello SPRAR, sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, finanziato dal Ministero dell’Interno tramite il Fondo Nazionale per le Politiche ed i Servizi dell’Asilo che prevede l’accoglienza e la tutela dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Nella sua lettera, contestava l’assenza del parroco di Sutera martedì 21 aprile in occasione della veglia organizzata all’indomani dell’ennesima strage nel Mediterraneo, nonché alle diverse iniziative di solidarietà organizzate dall’Associazione. Il sig. Claudio Lombardo, dunque, pur identificandosi nella medesima lettera come persona non credente, ha ritenuto opportuno sollecitare l’intervento di Sua Eccellenza Monsignor Mario Russotto affinché Questi potesse “esortare” il nostro Padre Francesco ad esternare sentimenti di solidarietà e di accoglienza. Non ci sentiamo di giudicare le ragioni che abbiano potuto motivare il sig. Claudio Lombardo a compiere tale eclatante gesto, ma il contenuto della sua lettera ha sicuramente suscitato un forte sgomento in tutti noi. Al di là di ogni ideologia politica, religiosa o culturale, riteniamo infatti che chi coordina un progetto che dovrebbe fondarsi sui solidi pilastri dell’integrazione e del rispetto non possa arrivare al punto di muovere pubblicamente accuse ingiustificate verso chi rappresenta la guida di tutti i fedeli della religione cattolica a Sutera. Ci chiediamo, quindi, che esempio di integrazione possa dare il sig. Claudio Lombardo alle persone che coordina all’interno del progetto SPRAR se il primo lui personalmente offende così pubblicamente la nostra religione e chi la rappresenta. Tutto ciò per non aver preso parte a una manifestazione tra l’altro poco partecipata dalla comunità intera perché organizzata e pubblicizzata all’ultimo momento. Tra l’altro, bisogna ricordare che in quella medesima data, il nostro Padre Francesco era già impegnato nella celebrazione della Santa Messa al Santuario del Monte San Paolino e in tale occasione ha per di più ricordato nella sua preghiera le vittime di quell’ennesima strage. Ciò premesso, solo per ricordare a chi poco partecipa o forse conosce la realtà della nostra comunità cristiana di Sutera, ci sentiremmo in dovere di riportare alla memoria di tutti, suteresi e non, l’operato del nostro Padre Francesco. Ma posto che la vera solidarietà, la carità disinteressata, l’amore per il prossimo e la fratellanza non si ostentano con superiorità né si vantano o si gonfiano, con la speranza che ciò non appaia come un asettico elogio della persona di Padre Francesco, ci limitiamo a ribadire la grandiosità del percorso spirituale intrapreso all’interno della nostra comunità. Un percorso che si snoda su tre livelli: il primo livello è la catechesi, per accrescere la nostra fede cristiana e viverla nella vita quotidiana, attraverso le omelie, per mezzo delle lectio bibliche, recitando il S. Rosario prima di ogni Celebrazione Eucaristica, e ogni venerdì con l’ adorazione davanti al Santissimo, con la formazione dei collaboratori della parola e dei catechisti. Altro livello è quello della cura e della salvaguardia delle bellezze artistiche, e da qui l’opera di restauro, di rinnovo, di decoro e di messa in sicurezza di tutte le Chiese del paese di Sutera, che tra l’atro Padre Francesco riesce a tenere tutte aperte pur essendo l’unico sacerdote del nostro paese. Infine, il terzo livello è quello dell’unione e dell’amore fraterno, del perdono, della carità, della solidarietà e della non apparenza. Solidarietà che caratterizza ogni cristiano, perché ogni cristiano accoglie l’altro come fratello in Cristo, e lo fa con generosità e senza interesse. A tal proposito ci sentiamo di ricordare quanto affermato da Papa Francesco durante la visita al Centro Astalli per i rifugiati di Roma: “i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare soldi”. Al contrario, aveva sottolineato: “dovrebbero servire per la carne di Cristo e i rifugiati sono la carne di Cristo. Mostrare che con l’accoglienza e la fraternità si può aprire una finestra sul futuro”. L’appello di Papa Francesco è stato accolto dal vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, che ha individuato nel convento Valverde di Scicli quella che potrebbe essere la prima struttura della diocesi di Noto per accogliere un buon numero di migranti, provenienti dal centro di prima accoglienza di Pozzallo; ciò perché, come dichiarato anche da Mons. Staglianò, “Il cristiano accoglie ed è generoso, lo fa gratis, non per averne un profitto” Ed è a tali parole che noi tutti cristiani indirizziamo la nostra vita quotidiana così come insegnatoci dal nostro Padre Francesco, perché noi tutti abbiamo il dovere cristiano e civile di dare solidarietà. Auspichiamo dunque che il sig. Claudio Lombardo si ravvedi e porga le sue scuse al nostro Padre Francesco, che sicuramente sarà già ben pronto a perdonarlo. ”Firmato “Un gruppo di fedeli”.

di

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