Un po’ di storia. Mons. Giuseppe Menditto 1° vescovo di Noto e la stampa ecclesiale – di Salvatore Guastella

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Un po’ di storia

Mons. Giuseppe Menditto 1° vescovo di Noto e la stampa ecclesiale

Il vescovado di Noto è auspicato già dal sec. XIII quando Isimbardo Morengia, fatto signore della città da Federico II di Svevia, fondò il 20 agosto 1212 il monastero cistercense di S. Maria dell’Arco col progetto di promozione a sede vescovile. L’imperatore fece eco al desiderio del Morengia, ma le vicende di quel signore di Noto, il rovescio di Casa Sveva e, in seguito, le turbolenze degli Angioini non lo resero possibile allora.

Insignita del titolo di Città da Alfonso il Magnanimo il 27 dicembre 1432 e in un momento di particolare prestigio culturale e politico, tanto da esprimere un viceré in Nicolò Speciale, Noto chiese la bolla di erezione a centro-diocesi il 14 maggio 1433 a papa Eugenio IV e il 22 gennaio 1450 a Nicolò V per intercessione del abate netino Giovani Aurispa bibliofilo e segretario apostolico. Re Alfonso si disse ben lieto di unire i beni patrimoniali delle abbazie netine di S. Maria dell’Arco e di S. Lucia di Mendola di regio patronato, per la mensa vescovile. Ma l’aragonese Mons. Paolo Santafè vescovo di Siracusa (1446-60) si oppose, anche perché  parroco di Noto a tutti gli effetti era il canonico cantore del duomo di Siracusa per prebenda assegnatagli dal sinodo diocesano del 1388.

Vista la fondazione della collegiata di canonici nella chiesa madre S. Nicolò per testamento del barone Carlo Giavanti (29.8.1606), Paolo V con bolla del 20.5.1609 la elevava a Parrocchia autonoma.

Sin quasi alla prima metà del secolo XIX la diocesi di Siracusa comprendeva anche il territorio delle attuali diocesi di Noto e di Ragusa.

Intanto, con bolla del 15 maggio 1844 Gregorio XVI erige a sede vescovile Noto, allora capoluogo di provincia (1837-65) e il 22 luglio seguente nomina a primo vescovo Mons. Giuseppe Menditto primicerio della cattedrale di Capua (Caserta).

Egli era nato il 21 giugno 1794 a Casagiove (Caserta), diocesi di Capua da Liborio Menditto e Marta Scialla. Battezzato l’indomani, riceve la cresima il 31 maggio 1803. Ordinato presbitero a Napoli il 19 aprile 1818, consegue la laurea in teologia all’Università di Napoli il 1 maggio 1831; ha esercitato il ministero di confessore in cattedrale. Per undici anni vicerettore e professore di dogmatica e morale al Seminario di Capua, ne diviene rettore dal 1830 al 1836. Eletto canonico della cattedrale nel 1821, per venticinque anni esercita il ministero di predicatore e di confessore ordinario nei monasteri.

La vigilia di Natale di quel 1844 Mons. Menditto fa il suo ingresso a Noto, accolto festosamente dal popolo, dal clero e dalle autorità. Egli prende dimora nei locali dell’ex monastero di S. Maria dell’Arco, offertigli dal re Ferdinando II. In una tornata letteraria l’Accademia dei Trasformati gli porge il saluto e lo elegge suo membro onorario col nome di “la Guida”. Tempra di evangelizzatore, di pastore d’anime ricco di esperienza e uomo di cultura, egli pone le fondamenta per creare nella provincia e diocesi di Noto una comunità locale compatta e vivace; incrementò il catechismo nelle chiese della diocesi, convinto che così si potesse in qualche modo alfabetizzare tanti bambini nelle popolose zone rurali, che probabilmente non avrebbero frequentato oltre la classe 1ª e 2ª delle Elementari. Esperiente di predicazione e di catechesi già a Capua, dove aveva catechizzato e convertito non pochi calvinisti svizzeri e un ebreo tedesco, quel 1° vescovo nel 1845 organizza un corso diocesano di sociologia religiosa e perciò pubblica un suo ‘manifesto’. Eccone il testo.

«Agli ammaestratori della gioventù e a tutti gli uomini di buona volontà – Per bene spirituale e temporale di tutti i nostri diocesani ci siamo impegnati a ristampare un Catechismo filosofico di un anonimo (1), ad uso delle scuole inferiori, ma può con la giusta ragione dirsi istruttivo de’ nobili ingegni trattando con maestria i seguenti punti: la filosofia, la società, la libertà, l’uguaglianza, i diritti dell’uomo, la sovranità, la costituzione, il governo, la legittimità, la rivoluzione, i poteri, le opinioni, la libertà della stampa, la civiltà, la patria, la indipendenza. Noi poi a maggior dilucidazione abbiamo fatto alcune aggiunte, che crediamo essere molto a proposito. Non permettendo intanto le circostanze economiche nelle quali ci troviamo di far noi la necessaria spesa, preghiamo tutti i nostri vicari foranei e capi di chiese a farne l’associazione per poi fissarsi secondo il n° delle copie un certo prezzo il quale sarà sempre tenue pervenendo il libriccino appena a circa 90 pagine, e decrescendo il prezzo in ragione inversa della moltitudine degli associati. Ci auguriamo che i prelodati reverendi vicari vogliano subito e col più vivo calore secondare i nostri sforzi cooperando così, con la divina benedizione, al vantaggio spirituale e temporale del nostro prossimo per averne gran merito nel cospetto del Signore larghissimo retributore del ben operare. Il trasporto nei rispettivi paesi sarà franco di spese e per ogni dieci associati una copia in dono. Il primo vescovo di Noto, Giuseppe Menditto».

Nella prefazione dello stesso Catechismo, il vescovo scrive: «… Noi abbiamo proposto quanto ci sembrava conveniente per lo stabilimento dell’ordine e per la pace degli uomini; altri soccorreranno la deficienza nostra e ridurranno a perfezione migliore i nostri progetti, e Iddio farà prolificare i semi della giustizia per le viscere della sua misericordia e col soccorso della sua grazia». Il suo vicario generale Can. Giuseppe Hernandez invia ai parroci e ai rettori di chiese sacramentali della diocesi una circolare per sollecitare la prenotazione del volume. Il trasporto nei rispettivi paesi sarà franco di spese e per ogni dieci associati una copia in omaggio.

Altre sue pubblicazioni sono: 1) “I dolori di Maria”, discorso nella basilica del Ss. Salvatore, 2) “Panegirico di S. Agata”, detto nella chiesa dell’omonimo monastero, 3) “Apologia della cerimonia sacra che si fa in chiesa coll’esposizione eucaristica e col Te Deum nella nascita e nel giorno onomastico dei Principi cristiani”, 4) “Sonetti, composti nel tempo della rivolta siciliana, parte per istruire i suoi diocesani contro gli errori dei settario e parte in modo di preghiera a Dio per impetrare aiuto”; 5) ormai cieco, nell’aprile 1848 egli detta in latino ai suoi  collaboratori uno scritto, pubblicato l’anno seguente, riguardante “L’Urna di S. Corrado Confalonieri protettore della città di Noto”, tradotto successivamente da Corrado Bonfiglio Piccione.

Il vescovo è amico del re di Napoli, ma rispetta le nuove idee e non impedisce che alcuni suoi sacerdoti facciano parte del comitato patriottico della provincia di Noto. Il suo clero diocesano e religioso egli lo vuole unito nella carità fraterna e aggiornato nella cultura e prassi pastorale; i laici cattolici siano meglio istruiti nella fede per essere lievito evangelico in una società che si avvia decisamente a tempi nuovi; i monasteri femminili con la preghiera e la beneficenza sarebbero stati in diocesi l’anima di ogni apostolato. Le confraternite vive e tenaci nelle tradizioni locali provvedano ai premi che bisogna dare ai bambini per animarli a venire al catechismo, ed evitino spese futili nei festeggiamenti.

Mons. Menditto incoraggia il giovane don Corrado Sbano nel porre al servizio della verità e del fratelli nella fede il suo spiccato talento di letterato e di giornalista.

Coerente al suo impegno di evangelizzazione e di promozione umana e culturale, in corso di visita pastorale in una parrocchia, il 20 giugno 1847 sostituisce un parroco «con un altro in qualità di vice rettore e idoneo ad istruire i fedeli, avendo conosciuto niente affatto istruita la fanciullezza e gioventù nei primari rudimenti nonché principalissimi di nostra s. religione, cosicché molti moltissimi non sapevano neppure farsi la croce».

Menditto cinquantaseienne, dopo appena 4 anni e 8 mesi di servizio episcopale, essendo ormai gravemente malato di cecità e per consiglio dei medici ritorna a Capua; ma dopo appena sei mesi egli rende l’anima a Dio il 2 marzo 1850.

A fondamento della nostra Chiesa locale sta la sua santità intelligente ed operosa. Egli ha saputo offrire anche la sua cecità irreversibile perché la Chiesa di Dio che è in Noto rendesse visibile il mistero dell’amore divino per ogni uomo.

A chiusura, ascoltiamo l’«Esortazione alla recita del Rosario», poesia da lui composta nel lasciare, commosso e sofferente, l’amata Diocesi:

«Privo di vista e di malor gravato / passo la vita mia tra quattro mura / timida ancor la passo e mal sicura / da ria gente crudel perseguitato. // Son poi dal grado vescovil chiamato / affari a disbrigar d’alta premura, / pensi perciò ciascun se v’ha più dura / sorte di questa a cui son condannato. // E pur chi ‘l crederia, di tanto in tanto / grato mi par dei mali miei l’aspetto / e ‘l cor s’immerge in un beato incanto. // Se ogni afflitto vorrà lo stesso effetto / si faccia amico del Rosario Santo / e si avrà spesso viva gioia in petto».

(1) Catechismo filosofico di un anonimo per uso delle Scuole inferiori, con alcune aggiunte del Vescovo Mons. Menditto (pp. 1-78). Noto 1845.

Salvatore  Guastella

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