Cultura Libri – Caravaggio in Sicilia protetto da Secusio vescovo di Catania | RagusaNews

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Cultura Libri – Caravaggio in Sicilia protetto da Secusio vescovo di Catania – RagusaNews.

“Caravaggio in Sicilia. Il percorso smarrito”

Si deve ad una ricerca di Alvise Spadaro, romanziere e saggista di storia siciliana, la ricostruzione degli ambienti culturali nei quali Michelangelo Merisi da Caravaggio ha operato nel periodo trascorso in Sicilia, circa un anno a partire dall’ottobre 1608, durante il quale il pittore, entrato in relazione con l’Ordine Francescano, produsse quattro grandi pale d’altare destinate a chiese francescane di Siracusa, Messina e Palermo e diverse opere per la committenza privata. In queste tre città, poco più di 4 secoli fa, Caravaggio ha soggiornato esprimendo il valore del suo genio con tangibili testimonianze della sua arte che smentiscono il mito dell’artista maledetto e ne evidenziano la spiritualità e la statura intellettuale. Egli si era formato a Milano, negli anni della peste di S. Carlo, sotto la protezione della famiglia di Francesco Sforza, marchese di Caravaggio, imparentata con i Colonna e i Borromeo, dai quali fu protetto a Roma. Il giovane fu molto vicino agli ambienti pauperistici della Riforma cattolica e agli oratoriani di s. Filippo Neri sensibili al precetto evangelico di vedere nei poveri l’immagine di Cristo.

Lo studioso, nel volume “Caravaggio in Sicilia. Il percorso smarrito” (Acireale-Roma, Bonanno, 2008), la cui tematica è richiamata anche nella successiva opera, pubblicata nel 2010 dallo stesso editore, “Il Caravaggio scomparso. Il mistero irrisolto del quadro rubato e la sua unica copia”, precisa che le opere siciliane del Merisi chiariscono l’ideale libertà creativa in cui si trovò l’artista, cioè quella di non subire dalla committenza condizionamenti, in un’epoca contraddistinta dalla “Maniera”. Rifugiatosi in Sicilia dopo la condanna a morte per omicidio – per “questione di donne”: in un duello aveva ucciso un protettore di prostitute – che poteva essere eseguita dovunque e comunque, attendeva il perdono del pontefice. Nelle sue opere traspare il tumulto spirituale di chi ha davanti a sé la conclusione del suo destino con la morte per decapitazione ma anche la possibilità, ispirata dalla fede cristiana, della risurrezione e della rinascita, anche se pare che sia stato lasciato in pace grazie alla protezione di un uomo influente.

Spadaro è riuscito a focalizzare il penultimo periodo dell’avventurosa vita dell’illustre fuggiasco, identificando i luoghi nei quali operò e soprattutto il determinante soggiorno a Caltagirone, dove avrebbe conosciuto un prestigioso uomo di Chiesa, nobile personaggio di primo piano nelle vicende europee di quel tempo, che gli avrebbe commissionato le principali opere. Non si tratterebbe del vicerè ma del francescano fra’ Bonaventura Secusio, arcivescovo di Messina e già custode della Provincia sicula, ministro generale, legislatore dell’Ordine dei Frati minori osservanti, canonico di S. Pietro in Vaticano, patriarca latino di Costantinopoli, vescovo di Patti, legato pontificio di Clemente VIII (suo amico personale), nunzio di pace tra Filippo II di Spagna ed Enrico IV di Francia. Il 1° giugno 1609 Secusio sarebbe diventato vescovo di Catania, di cui fu ambasciatore presso il Parlamento siciliano a Messina.

Caravaggio a Roma, “primus in Urbe pictor”, era divenuto amico del pittore Mario Minniti. Il Merisi, che nell’ottobre 1608 sarebbe fuggito dalla prigione maltese di Forte S. Angelo (chi ne favorì la fuga per gli accoglienti lidi siciliani? Ci fu, forse, la complicità del Gran Maestro dell’Ordine Alof de Wignacourt e del cavaliere Antonio Martelli che lasciò Malta per la prioria di Messina, nella cui città ne eseguì probabilmente i ritratti?) dopo esser diventato cavaliere d’obbedienza dell’Ordine Gerosolimitano, avrebbe rivisto Minniti in Sicilia, dove si era rifugiato. Nell’Isola avrebbe incontrato il noto vescovo calatino, il “Patriarca”, che sarebbe diventato suo mecenate e protettore e l’avrebbe retribuito. Spadaro in una nota manoscritta prima del 1710 e contenuta in un volume della biblioteca civica di Caltagirone ritiene di aver rinvenuto la prova indiretta di un soggiorno calatino di Caravaggio, mettendolo in relazione con la contemporanea presenza, documentata nel gennaio 1609, di fra’ Bonaventura che proprio all’inizio di quell’anno sapeva di essere destinato, per sua richiesta, alla diocesi di Catania. La nota si riferisce ad un giudizio espresso da Caravaggio sulla statua della Madonna della Catena di Antonello Gagini, che si trova nella chiesa francescana S. Maria di Gesù di Caltagirone nella quale Secusio aveva professato i voti. Si tratta del più antico documento che si riferisca alla presenza siciliana: “Notizie sagre delle Chiese e Case Religiose fondate nella g.tissima Città di Caltagirone trattandosi pure gli elogi degli uomini illustri” del gesuita Francesco Aprile. La nota così recita: «Della statua d(ella)a B(eata) Verg(ine) disse il Michel Angelo Caravaggi(o) chi la vuol più bella vada al Cielo, fa molti miracoli alla giornata vedi il mio m(ano) s(critto) e il libro intitolato Gagino redivivo».

Per gli storici dell’arte il fatto che il senato di Siracusa gli affidasse senza indugio la commissione di un’importante pala d’altare con la raffigurazione della patrona della città continua a costituire un inspiegabile mistero, la cui nebbia Spadaro ha cercato di diradare, convinto del nesso che potrebbe legare il soggiorno di Caravaggio a Caltagirone con le opere eseguite in Sicilia, compresa la pala dell’Oratorio palermitano di S. Lorenzo: «Per questa Natività -, afferma – si tratta di un’ennesima committenza francescana, come per l’altra di Messina, dove l’artista dimorò più a lungo e proprio durante l’episcopato del Secusio, cioè la Madonna del Parto, e a Siracusa per il Seppellimento di santa Lucia, oltre tutti i San Francesco». La critica ritiene che il destinatario dell’Ecce Homo eseguito a Messina sia stato Innocenzo Massimo, dal 1624 vescovo di Catania, il cui vicario generale fu don Angelo Campochiaro, cugino del Secusio. Si tratta di “coincidenze” messe in relazione con il IV centenario della fondazione dell’Ordine francescano ricorrente nel 1609 e che spiegherebbero il perché Caravaggio condannato a morte, evaso, in Sicilia fu lasciato lavorare liberamente.

Antonio Blandini

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