Ragusa, arriva il nuovo vescovo, è un allievo di don Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia | Famiglia Cristiana

fc

Ragusa, arriva il nuovo vescovo, è un allievo di don Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia – Famiglia Cristiana.

UN NUOVO VESCOVO A RAGUSA, NEL SEGNO DI DON PUGLISI

08/10/2015  Riusciva a dare piccole responsabilità persino ai bambini”, ricorda monsignor Carmelo Cuttitta, allievo del parroco ucciso dalla mafia e divenuto vescovo di Ragusa.

Padre Pino Puglisi fotografato insieme con un giovanissimo Cuttitta (con la camicia bianca).

Padre Pino Puglisi fotografato insieme con un giovanissimo Cuttitta (con la camicia bianca).

Riproponiamo l’intervista di monsignor Carmelo Cuttitta, vescovo ausiliare di Palermo nominato vescovo di Ragusa, concessa a Ferdinanda Di Monte nel maggio 2013 in occasione della beatificazione di padre Pino Puglisi.

 

«Ho conosciuto padre Puglisi all’età di otto anni, quando venne a Godrano, nell’ottobre del 1970, dove rimase fino al 1978», rievoca monsignor Carmelo Cuttitta.«Ci ha affascinati tutti: ragazzi, giovani, adulti. Godrano era un piccolo paese rurale ed era la prima volta che vedevamo un sacerdote senza talare, u parrìnu chi càvusi (un prete con i pantaloni). Questa presenza così diversa, il vederlo in mezzo alla strada, visitare la gente, affettuoso e immediato con le persone, mi colpì molto. Aveva, oltre all’immediatezza, anche la capacità di coinvolgere».

– In che modo vi coinvolgeva?

«Riusciva a dare delle piccole responsabilità persino ai bambini come me, nell’aprire e nel chiudere la porta della chiesa oppure nel curarsi dei bimbi più piccoli. Era la pedagogia della partecipazione, del rendersi non solo partecipi ma anche responsabili degli altri. Ne è prova il fatto che lui sceglieva i catechisti tra quelli appena più grandi che andavano già in seconda, terza media, e con l’ausilio di un adulto lo diventavano».

– Cosa le è rimasto più impresso di Puglisi?

«La scoperta di vedere il sacerdote in una veste e in una luce diversa, non come persona distaccata, ma vicina. Non solo fianco a fianco, ma soprattutto una vicinanza fatta di amicizia. Padre Pino riusciva a essere amico degli adulti come amico dei bambini e noi stessi ci affidavamo a lui. Ricordo, per esempio, quando andava a celebrare in un paese vicino, Campofelice di Fitalia, Villafrati, lui chiedeva sempre di accompagnarlo e questo consentiva a noi, di un piccolo paese, durante il viaggio in macchina, di fare una nuova esperienza e di arricchirci. Non solo, ma anche di stabilire una relazione, una relazione quasi alla pari, nel senso che sapeva mettersi al livello dei piccoli, come dei giovani e degli adulti. Don Pino andava anche a trovare gli uomini che lavoravano in campagna e in alcuni momenti dell’anno, il 1° maggio, andava a celebrare la Messa insieme a loro. Un altro aspetto molto bello è che lui ci ha dato la possibilità di vedere gli stessi luoghi ordinari in una luce diversa. Abbiamo scoperto i boschi attorno a Godrano, abbiamo scoperto la bellezza del creato».

– Quanto ha influito sulla sua scelta di entrare in seminario?

«Credo che la mia vocazione sia maturata proprio da questa mediazione umana. La vocazione nasce dal Signore ma credo che padre Pino, la sua figura di sacerdote, abbia inciso molto nella mia vita. Avevo 16 anni e parlai con lui di quanto iniziavo a percepire. Se io non lo avessi incontrato e non lo avessi avuto come parroco, forse la mia vocazione non si sarebbe sviluppata. Credo che sia cresciuta proprio guardando lui, che dedicava tutto il suo tempo agli altri e che, soprattutto, aveva questa dimensione di fede e di vita: non solo come dono di Dio, ma la vita come dono per gli altri».

UN NUOVO VESCOVO A RAGUSA, NEL SEGNO DI DON PUGLISI

08/10/2015  Riusciva a dare piccole responsabilità persino ai bambini”, ricorda monsignor Carmelo Cuttitta, allievo del parroco ucciso dalla mafia e divenuto vescovo di Ragusa.

Padre Pino Puglisi fotografato insieme con un giovanissimo Cuttitta (con la camicia bianca).

Padre Pino Puglisi fotografato insieme con un giovanissimo Cuttitta (con la camicia bianca).

Riproponiamo l’intervista di monsignor Carmelo Cuttitta, vescovo ausiliare di Palermo nominato vescovo di Ragusa, concessa a Ferdinanda Di Monte nel maggio 2013 in occasione della beatificazione di padre Pino Puglisi.

«Ho conosciuto padre Puglisi all’età di otto anni, quando venne a Godrano, nell’ottobre del 1970, dove rimase fino al 1978», rievoca monsignor Carmelo Cuttitta.«Ci ha affascinati tutti: ragazzi, giovani, adulti. Godrano era un piccolo paese rurale ed era la prima volta che vedevamo un sacerdote senza talare, u parrìnu chi càvusi (un prete con i pantaloni). Questa presenza così diversa, il vederlo in mezzo alla strada, visitare la gente, affettuoso e immediato con le persone, mi colpì molto. Aveva, oltre all’immediatezza, anche la capacità di coinvolgere».

– In che modo vi coinvolgeva?

«Riusciva a dare delle piccole responsabilità persino ai bambini come me, nell’aprire e nel chiudere la porta della chiesa oppure nel curarsi dei bimbi più piccoli. Era la pedagogia della partecipazione, del rendersi non solo partecipi ma anche responsabili degli altri. Ne è prova il fatto che lui sceglieva i catechisti tra quelli appena più grandi che andavano già in seconda, terza media, e con l’ausilio di un adulto lo diventavano».

– Cosa le è rimasto più impresso di Puglisi?

«La scoperta di vedere il sacerdote in una veste e in una luce diversa, non come persona distaccata, ma vicina. Non solo fianco a fianco, ma soprattutto una vicinanza fatta di amicizia. Padre Pino riusciva a essere amico degli adulti come amico dei bambini e noi stessi ci affidavamo a lui. Ricordo, per esempio, quando andava a celebrare in un paese vicino, Campofelice di Fitalia, Villafrati, lui chiedeva sempre di accompagnarlo e questo consentiva a noi, di un piccolo paese, durante il viaggio in macchina, di fare una nuova esperienza e di arricchirci. Non solo, ma anche di stabilire una relazione, una relazione quasi alla pari, nel senso che sapeva mettersi al livello dei piccoli, come dei giovani e degli adulti. Don Pino andava anche a trovare gli uomini che lavoravano in campagna e in alcuni momenti dell’anno, il 1° maggio, andava a celebrare la Messa insieme a loro. Un altro aspetto molto bello è che lui ci ha dato la possibilità di vedere gli stessi luoghi ordinari in una luce diversa. Abbiamo scoperto i boschi attorno a Godrano, abbiamo scoperto la bellezza del creato».

– Quanto ha influito sulla sua scelta di entrare in seminario?

«Credo che la mia vocazione sia maturata proprio da questa mediazione umana. La vocazione nasce dal Signore ma credo che padre Pino, la sua figura di sacerdote, abbia inciso molto nella mia vita. Avevo 16 anni e parlai con lui di quanto iniziavo a percepire. Se io non lo avessi incontrato e non lo avessi avuto come parroco, forse la mia vocazione non si sarebbe sviluppata. Credo che sia cresciuta proprio guardando lui, che dedicava tutto il suo tempo agli altri e che, soprattutto, aveva questa dimensione di fede e di vita: non solo come dono di Dio, ma la vita come dono per gli altri».

I VOSTRI COMMENTI

1

LASCIA IL TUO COMMENTO SENZA REGISTRARTI
NOME
EMAIL

TESTO (MAX. 1000 BATTUTE SPAZI INCLUSI) Autorizzo il trattamento dei dati personali e accetto la policy sui commenti.
Tutti i commenti sono moderati dalla redazione e potrebbero passare alcuni minuti prima dell’effettiva visualizzazione sul sito.
SCRIVI

STAI VISUALIZZANDO 1 DEI 1 COMMENTI

 

POLICY SULLA PUBBLICAZIONE DEI COMMENTI
I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

  • – contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
  • – siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
  • – contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
  • – la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
  • – quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  – a suo insindacabile giudizio – inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

EDICOLA SAN PAOLO

QUESTIONI DI FAMIGLIA
PACE A VOI
LA FAMIGLIA GENERA IL MONDO
CUSTODIRE IL CREATO
UN GIORNO CON GESU’
AGENDA DELLA FAMIGLIA 2016

God bless you!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.