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FAVARA – L’ARCIVESCOVO FERRARO TUONA CONTRO LA MAFIA
Pubblicato 06/08/2012 » 255 Visualizzazioni» Da Diego Acquisto » Top
 “Mafia e Vangelo sono incompatibili”. Lo ha ribadito con forza nel suo stile l’arcivescovo emerito di Agrigento, mons. Carmelo Ferraro nella Chiesa S. Vito, così come aveva fatto, in maniera pacata e discorsiva, lo scorso 15 giugno don Franco Montenegro, lanciando anche lui da Favara un messaggio forte di speranza. Si è conclusa così la giornata giubilare di ieri, nella festa di S. Maria della Neve a cui è dedicata primariamente la Chiesa, che quest’anno festeggia il bicentenario.

Una concelebrazione solenne presieduta dall’arcivescovo Ferraro, a conclusione della giornata, quella di ieri sera a S. Vito,animata dalla corale polifonica “Jerusalem-Pino Russello”, in una Chiesa affollata di fedeli, malgrado il caldo e la concomitante festa e processione di S. Calogero; una concelebrazione che ha visto ancora oltre alla partecipazione dell’abate emerito don Benedetto Chianetta OSB, la presenza di mons. Giuseppe Di Marco (che oggi compie 88 anni-AUGURI !), già vicario generale per un decennio di mons. Ferraro, di don Vincenzo Arnone, Parroco favarese che opera nella diocesi di Firenze con molteplici impegni nell’evangelizzazione della cultura e di don Giuseppe Alotto, parroco della BMV del Carmelo di Casteltermini. Una cerimonia curata nei particolari dal punto di vista liturgico, dal cerimoniere diocesano diacono don Mario Chiara, anche lui parrocchiano di S. Vito e partecipata da molte coppie, perché dedicata alla preghiera e riflessione per la famiglia. E proprio prima della concelebrazione, dalle ore 17 alle ore 19, c’erano state due ore di adorazione eucaristica di preghiere per la famiglia, da parte del Gruppo parrocchiale del “Rosario Perpetuo”.

L’omelia di Mons. Ferraro, attentamente seguita dall’assemblea, ha richiamato al ruolo fondamentale dei genitori cristiani, consacrati dal sacramento del matrimonio, nella formazione ed educazione del cuore e delle coscienze dei figli, superando pregiudizi e stimoli culturali negativi propri del nostro che sollecitano all’illecito arricchimento, a discapito di quella laboriosità ed onestà che sono caratteristiche proprie della stragrande maggioranza del popolo siciliano.

Mons. Ferraro ha richiamato l’appello forte di Papa Giovanni Paolo II contro la mafia nella Valle dei Templi , con la conseguente azione di vendetta, successivamente compiuta dalla mafia a Roma, contro gli edifici sacri di S. Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro.

L’omelia di mons. Ferraro ci ha fatti ripensare il ventennio del suo servizio pastorale nella nostra Chiesa agrigentina, dal 1988 al 2008, con l’elaborazione da parte dei vari organismi di corresponsabilità ecclesiale, di numerosi e qualificati documenti, portati sempre puntualmente a conoscenza della comunità agrigentina, attraverso il settimanale “L’Amico del Popolo”, Radio Concordia e Telepace.

Per questo suo impegno antimafia alla luce del Vangelo, ricordiamo che mons. Ferraro era stato scelto dai Vescovi siciliani ad introdurre , nel novembre del ’93, il terzo convegno delle Chiese di Sicilia ad Acireale sul tema “Nuova evangelizzazione e pastorale”. Un convegno che si tenne all’indomani dell’assassinio di padre Pino Puglisi, che perciò fu citato in numerose relazioni. Mons. Ferraro pose con forza la questione della necessità di un’autocritica all’interno della Chiesa. Nella sua relazione aveva avvatoò la riflessione con queste parole: “La cultura mafiosa ha aggredito alcuni valori cristiani e li ha deformati. Famiglia=cosca; dignità=onore; amicizia=spirito del clan. E Cosa Nostra ha anche aggredito alcune parrocchie, appropriandosi talora delle feste religiose e usando i sacramenti per veicolare la sua antropologia”.

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