Mons. Cataldo Naro (1951-2006) | Bibliografia

1. Il movimento cattolico a Caltanissetta (1893-1919), Ed. del Seminario, Caltanissetta 1977.

2. Vescovi, preti e pietà popolare nella diocesi di Caltanissetta: aspetti storici e questioni attuali, in Aa.Vv., La parrocchia. Lezioni del passato e compiti del presente, Ed. del Seminario, Caltanissetta 1983.

3. Riflessioni sulla storia della parrocchia nella diocesi di Caltanissetta negli ultimi cento anni, in Aa.Vv., La parrocchia. Lezioni del passato e compiti del presente, Ed. del Seminario, Caltanissetta 1983.

4. La spiritualità del clero e la pietà del popolo a Caltanissetta tra le due guerre, in Aa.Vv., Chiesa e società a Caltanissetta all’indomani della seconda guerra mondiale, a cura di P. Borzomati, Ed. del Seminario, Caltanissetta 1984.

5. Dizionario biografico del movimento cattolico nisseno, Centro Studi Cammarata – Ed. del Seminario, San Cataldo – Caltanissetta 1986.

6. Il movimento cattolico nell’area agrigentino-nissena (1870-1925), Centro Studi Cammarata, San Cataldo 1986.

7. L’ultimo ventennio come nodo storico [Don Felice Dierna], in «Argomenti» 10 (1988).

8. Momenti e figure della Chiesa nissena dell’Otto e Novecento, Centro Studi Cammarata – Ed. del Seminario, San Cataldo – Caltanissetta 1989.

9. Spiritualità dell’azione e cattolicesimo sociale. Saggi di storia della Chiesa in età contemporanea, Rd. Solidarietà, Caltanissetta 1989.

10. Chiesa e movimento cattolico a Caltanissetta nel Novecento, Lussografica, Caltanissetta 1989.

11. I cattolici nisseni alla ricerca del partito, in L’Aurora. Periodico del movimento cattolico nisseno, Sciascia, Caltanissetta-Roma 1990.

12. Modelli di spiritualità e associazionismo femminile a Caltanissetta nel Novecento, in Aa.Vv., Chiesa e società in Sicilia (1890-1920), Galatea Ed., Acireale 1990.

13. La Chiesa di Caltanissetta tra le due guerre, Sciascia, Caltanissetta-Roma 1991, 3 volumi.

14. Chiesa, movimento cattolico e mafia a Caltanissetta dalla repressione del prefetto Mori al secondo dopoguerra, in «Nuove Prospettive Meridionali» 2 (3/1992) pp. 49-73.

15. Chiesa e mafia in Sicilia: il problema del silenzio. Una Chiesa sotto accusa, in «Studium» 88 (4/1994) pp. 579-596.

16. Il silenzio della Chiesa siciliana sulla mafia: una questione storiografica, in Aa.Vv., Martiri per la giustizia. Testimonianza cristiana fino all’effusione del sangue nella Sicilia d’oggi, Atti del seminario di studio tenuto a San Cataldo il 12 febbraio 1994, a cura di S. Barone, Sciascia Ed., Caltanissetta-Roma 1994, pp. 103-131.

17. La spiritualità di Eustachio Montemurro, in Aa.Vv., Eustachio Montemurro. Un protagonista del Mezzogiorno tra poveri ed emarginati, S.E.I., Torino 1994.

18. Per una storia della spiritualità in Sicilia in età contemporanea, in Aa.Vv., La Chiesa di Sicilia dal Vaticano I al Vaticano II, I vol., Sciascia, Caltanissetta-Roma 1994.

19. Mario Sturzo, le Chiese di Sicilia e il mondo moderno, in Aa.Vv., Mario Sturzo. Un vescovo a confronto con la modernità, a cura di C. Naro, Sciascia, Caltanissetta-Roma 1994.

20. Tre preti «sociali», in Aa.Vv., Preti sociali e pastori d’anime, a cura di C. Naro, Sciascia, Caltanissetta-Roma 1994 (e in Aa.Vv., La Rerum Novarum e il movimento cattolico italiano, Morcelliana, Brescia 1995).

21. Cattolici e politica tra le due guerre in Sicilia. La riflessione di Pietro Mignosi sul fascismo, in Aa.Vv., Cristianesimo e democrazia nel pensiero dei cattolici siciliani del Novecento, a cura di C. Naro, Centro Siciliano Sturzo, Palermo 1994.

22. Preti sociali in Sicilia tra Otto e Novecento, in «Notiziario», n. 13 del 1994.

23. Il Concilio e la vita interna della Chiesa. La Chiesa siciliana dopo il Vaticano II, in Aa.Vv., La Chiesa si lascia pro-vocare. Credenti e laici discutono i problemi più gravi del nostro tempo, Centro “Paolo Borsellino”, Palermo 1995, pp. 74-79.

24. L’area siciliana, in Aa.Vv., La Rerum Novarum e il movimento cattolico italiano, Morcelliana, Brescia 1995.

25. L’Azione Cattolica a Caltanissetta (1923-1969). Linee di storia e documenti, Centro Studi Cammarata – Ed. del Seminario, San Cataldo-Caltanissetta 1995.

26. Singolarità e rappresentatività di p. Gioacchino La Lomia nella Chiesa siciliana dell’Ottocento, in Aa.Vv., Gioacchino La Lomia, a cura di C. Naro, Sciascia, Caltanissetta-Roma 1995.

27. L’opzione “culturalista” della Chiesa siciliana, in Aa.Vv., Per un discorso cristiano di resistenza alla mafia. Le categorie teologico-morali di «struttura di peccato» e «peccato sociale», Atti del seminario di studio tenuto a San Cataldo il 10 dicembre 1994, a cura di S. Diprima, Sciascia Ed., Caltanissetta-Roma 1995, pp. 115-131.

28. La spiritualità di don Giuseppe Baldo, in Aa.Vv., Don Giuseppe Baldo e il suo tempo, Morcelliana, Brescia 1996.

29. Fisionomia spirituale di Angelico Lipani, in Aa.Vv., Angelico Lipani, a cura di C. Naro, Sciascia, Caltanissetta-Roma 1996.

30. Inculturazione della fede e “ricaduta” civile della pastorale, in «Synaxis» 14 (1/1996) pp. 57-82.

31. La spiritualità di don Antonio Palladino, in Aa.Vv., Don Antonio Palladino. Un parroco di Cerignola, S.E.I., Torino 1997.

32. L’introduzione della Compagnia di sant’Orsola in Sicilia, in «Notiziario», n. 25 del 1997.

33. Marianna Amico Roxas e le Chiese di Sicilia, in «Notiziario», n. 26 del 1997.

34. La recezione della Rerum Novarum in Sicilia e l’avvio del movimento cattolico isolano, in Aa.Vv., «Rerum Novarum». Ècriture, contenu et rèception d’une Encyclique, Ècole Française de Rome, Rome 1997.

35. Biagio Garzia, prete di San Cataldo, primo redentorista di Sicilia, in «Notiziario», n. 28 del 1988.

36. Modelli del ministero presbiterale in Sicilia dall’unificazione nazionale alla seconda guerra mondiale, in Aa.Vv., In charitate pax. Studi in onore del card. Salvatore De Giorgi, a cura di F. Armetta e M. Naro, Facoltà Teologica di Sicilia, Palermo 1999.

37. L’articolo dimenticato. Un documento nisseno del dibattito sulla parità scolastica, in Aa.Vv., Amicitiae causae. Scritti in onore del vescovo A.M. Garsia, a cura di M. Naro, Centro Studi Cammarata, San Cataldo 1999.

38. Chiesa e mondo rurale nel Nisseno. Radici storiche e prospettive attuali, in «Notiziario», n. 40 del 2000.

39. Mondo dello zolfo e Chiesa: un rapporto da studiare, in «Notiziario», n. 40 del 2000.

40. Ruffini e gli altri vescovi di Pio XII, in «Notiziario», n. 40 del 2000.

41. Il progetto spirituale di Bartolo Longo, in Aa.Vv., Bartolo Longo alle soglie del duemila, I, Pontificio Santuario, Pompei 2001.

42. Clero e nazione italiana, in «Notiziario», n. 45 del 2001.

43. Miniere, religiosità e tradizione cattolica, in «Notiziario», n. 45 del 2001.

44. Santità e politica: un binomio possibile?, in «Notiziario», n. 46 del 2001.

45. Un nuovo libro su Nunzio Russo, in «Notiziario», n. 47 del 2001.

46. Una figura “minore” del movimento cattolico siciliano, in «Notiziario», n. 47 del 2001.

47. Preti nella transizione, in «Notiziario», n. 48 del 2001.

48. Una nuova biografia di Angelico Lipani, in «Notiziario», n. 49 del 2001.

49. Luigi Sturzo e gli altri preti sindaci in Sicilia nei primi decenni del Novecento, in «Ho Theológos», 20 (2002) n. 1.

50. La via dell’ubbidienza. Fisionomia spirituale di Giovanni Rizzo, in Aa.Vv., Società, Chiesa e ricerca storica. Studi in onore di Pietro Borzomati, a cura di M. Naro, Sciascia, Caltanissetta-Roma 2002.

51. Le Missionarie del Vangelo e gli altri istituti secolari in Sicilia, in Aa.Vv., Il Vangelo per tutti. L’Istituto Secolare Missionarie del Vangelo, a cura di C. Naro, Sciascia, Caltanissetta-Roma 2003.

52. Le trasformazioni della religione popolare, in Aa.Vv., L’Italia repubblicana nella crisi degli anni settanta. II: Culture, nuovi soggetti, identità, a cura di F. Lussana e G. Marramao, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003.

53. Scrivere di storia locale oggi, in «Notiziario», n. 58 del 2004.

54. La lezione di Pina Suriano. Cinque interventi in occasione della sua beatificazione, Arcidiocesi di Monreale, Monreale 2004.

55. Torniamo a pensare. Riflessioni sul Progetto Culturale, presentazione di Angelo Bagnasco, Sciascia, Caltanissetta-Roma 2007.

56. La speranza è paziente. Interventi e interviste (2003-2006), a cura di M. Naro, presentazione di Andrea Riccardi, Sciascia, Caltanissetta-Roma 2007.

57. Mai soli. Liturgia della Parola e Presenza del Signore. Tracce di omelie per le domeniche e le feste dell’anno A, a cura di M. Naro, presentazione di M. Russotto, Sciascia, Caltanissetta-Roma 2007.

58. Montale e la banda di Malvolio, in Aa.Vv., Tra chiaro e oscuro. Domande radicali nella letteratura italiana del Novecento, a cura di M. Naro, Sciascia, Caltanissetta-Roma 2008.

59. Appendice, in Sorpreso dal Signore. Linee spirituali emergenti dalla vicenda e dagli scritti di Cataldo Naro. In appendice dieci scritti brevi di Cataldo Naro, a cura di M. Naro, Sciascia, Caltanissetta-Roma 2010, pp. 327-395.

60. Sul crinale del mondo moderno. Scritti brevi su cristianesimo e politica, a cura di M. Naro, prefazione di A. Giovagnoli e postfazione di Nicola Antonetti, Sciascia, Caltanissetta-Roma 2011.

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aquila

VINCENZO SORCELo sguardo dell’aquila. Elementi biografici di Cataldo Naro Arcivescovo di Monreale,  Cinisello Balsamo, San Paolo,  2013, pp. 238.

Da Avvenire: http://www.avvenire.it/Chiesa/Documents/naro.pdf

Presentazione del volume di Vincenzo Sorce, Lo sguardo dell’aquila. Elementi biografici di Cataldo Naro Arcivescovo di Monreale, Cinisello Balsamo, San Paolo,  2013, pp. 238.

✠ Mariano Crociata

Dobbiamo essere grati a don Vincenzo Sorce. Grati per questo libro su Cataldo Naro, soprattutto perché solo lui poteva darcelo in questa forma. Nei pochi anni dalla scomparsa di mons. Naro si sono moltiplicati i volumi in cui sono stati raccolti i suoi scritti e quelli che pubblicano gli studi sulla sua figura e sulla sua opera. Non mancano tra le varie pubblicazioni testi che in tutto o in parte nascono dalla conoscenza diretta e dalla frequentazione che molti hanno avuto di lui. E tuttavia solo uno come don Vincenzo poteva darci una testimonianza come quella che abbiamo tra le mani. Essa, con una serie di capitoli, quasi medaglioni di una cospicua e compatta galleria, ricostruisce una amicizia durata tutta la vita e ne riferisce in maniera sobria ed essenziale, come essa stessa deve essere stata, in linea con lo stile di riservatezza e di pudore, quasi, che caratterizzava il modo di essere di Aldo, con il quale l’autore desidera prolungare un dialogo spirituale mai interrotto. L’originalità di questo libro deriva dal suo comporre insieme ricordo personale ed esperienza condivisa di vita ecclesiale, presbiterale, sociale e accademica, ma anche conoscenza accurata e documentata degli scritti di Aldo e di quanti di lui hanno detto e pubblicato. Come Sorce stesso dice nell’Introduzione: «Con fatica emotiva ho cercato di mettere insieme la memoria di una vita condivisa, alcune testimonianze, squarci di suoi scritti, apporti di studiosi della sua produzione storiografica» (p. 7). Don Vincenzo non ricostruisce una biografia ma fa ci entrare nella vicenda, nell’animo e nei pensieri di mons. Cataldo Naro con profondità di intuizione e di conoscenza. Dunque una testimonianza che contribuisce a ricostruire una storia e una storia che fa entrare nei fatti e nelle vicende, perché è in grado di penetrare il mondo interiore del protagonista. In questo modo l’autore rende un servizio prezioso e unico alla figura di Aldo, perché permette di averne una visione d’insieme attraverso una vasta composizione di testimonianze e documenti disposti entro una cornice unitaria disegnata da una profonda conoscenza personale e da una comprensione competente e condivisa del pensiero e dell’opera. Anche la mia lettura del libro non può che assumere la forma di una testimonianza – modestissima rispetto a quella di cui stiamo parlando – per quel poco di conoscenza personale che ho avuto la fortuna di acquisire nella sporadica anche se non breve frequentazione con Aldo e che non consentirebbe comunque di parlarne con il distacco di un estraneo. Mi ha impressionato, nella lettura, la citazione di una lettera in cui don Divo Barsotti gli scrive: «Mi sento nei tuoi confronti come inibito, non so aprirmi con 2 semplicità e manifestarti il mio affetto, la mia gratitudine e la mia venerazione per te. Sei tanto migliore di me per la bontà, la generosità, la semplicità, ma anche per la tua intelligenza […]. Mi sento così inferiore che provo difficoltà a volte a parlarti; anche le mie lettere a Massimo sono un mio modo di parlare con te e di dirti così che come Massimo anch’io sono un fratello minore» (p. 116). Solo i grandi riescono ad avere questa chiarezza interiore, questa verità con se stessi e la capacità di darle adeguata espressione. In ogni modo queste parole interpretano anche il mio stato d’animo in relazione ad Aldo. Usare la parola soggezione potrebbe suonare diminutivo rispetto all’atteggiamento di delicatezza e di attenzione che egli aveva nei confronti delle persone; ma essa non è fuori posto se la si intende come l’effetto che spontaneamente produceva, in chi lo incontrava e incominciava anche solo un poco a capire l’imponenza del suo mondo interiore quale discretamente traspariva dal suo modo di porsi, dimesso e privo di inutili orpelli. Le parole di don Divo Barsotti riscontrano una profonda risonanza in me, che – se possibile – è accresciuta da una caratteristica libertà interiore di Aldo, il quale – a sua volta – non nascondeva la sua ammirazione e il suo apprezzamento per chiunque possedesse qualità o competenze, per incoraggiarle e promuoverle in chi doveva crescere, e avvicinarvisi per condividerle quando si trattava di persone già affermate. La grettezza d’animo era totalmente incompatibile con la sua natura, e invece l’incoraggiamento e la gioia nel veder crescere i valori delle persone e persone di valore costituivano una sua spontanea costante sensibilità. Già il titolo suggella efficacemente il contenuto del libro e soprattutto dipinge felicemente la figura di Aldo. L’aquila guarda dall’alto e possiede una visione d’insieme invidiabile, ma non minore è l’acutezza della sua vista, ben superiore a quella dell’uomo; unisce, dunque, la più larga apertura dello sguardo e la più penetrante visione dei particolari. Non ho tardato, in generale, a intuire il valore dello studio specialistico, rivolto anche a temi particolari; in fondo è ciò a cui si viene formati quando si deve svolgere ricerca universitaria in senso proprio; ma si fatica a trovare studiosi che riescano poi a elevarsi oltre la conoscenza minuziosa dei particolari, se non capita, addirittura, di incontrarne che si fanno scrupolo di non staccarsi mai dalla ripetizione o dalla sempre più minuta analisi degli aspetti su cui diventano sempre più inarrivabili specialisti. Naturalmente bisogna tenere conto, in tale genere di considerazioni, delle differenze tra i vari ambiti disciplinari; è certo comunque che Cataldo Naro ha dimostrato una rara ed equilibrata sintesi tra conoscenza storica di una vicenda e di un luogo particolari con uno sguardo storico comprensivo di gran lunga più vasto. Ha saputo collocare una storia locale particolare – ecclesiale ma non solo – nel grande corso della vicenda umana e religiosa di una regione, di una nazione, della cattolicità intera. E questo non solo perché è stato un uomo che è vissuto tra i libri – se ne è nutrito, li ha divorati, ne ha creati e fatti creare – ma perché la sua intelligenza aveva maturato ben presto quell’equilibrio che pone in un’inesauribile circolarità il particolare e il generale, il locale e l’universale. 3 Ricordo due circostanze, a cavallo del duemila, in cui egli fu invitato a venire a parlare, una volta a Partanna, al santuario della Madonna della Libera, sulla pietà popolare mariana in Sicilia e una volta a Marsala, all’Auditorium S. Cecilia, per la presentazione di una pubblicazione che riportava gli atti di un convegno che avevamo promosso sulla figura di Pascasino di Lilibeo. In entrambi i casi rimasi colpito dalla capacità di spaziare su una quantità considerevole di informazioni e dalla simultanea abilità nel collocare i singoli dati in un orizzonte più vasto in cui tutto si illuminava di una luce nuova di comprensione e di senso. Il tema mariano mi è stato richiamato, tra l’altro, dalla significativa formula coniata da Aldo e riportata in un testo citato nel libro (p. 43): pietas semper reformanda. L’impressione risultò ancora più vivida quando egli parlò di Pascasino – circostanza in cui riemerse la sua segreta passione per la storia della Chiesa antica, di cui diceva che in essa si misura ancora di più il valore di uno studioso, perché deve misurarsi con una obiettiva limitazione di fonti e di informazioni storiche. In quell’occasione egli mostrò non solo di possedere una conoscenza profonda dell’epoca antica, ma riuscì a evidenziare i movimenti di fondo che, passando attraverso la figura e l’epoca del legato di papa Leone al concilio di Calcedonia, avrebbero orientato la storia futura della Chiesa, trasmettendo un quadro intellettualmente appagante, che non era possibile conseguire dai pur preziosi contributi che affermati studiosi avevano esposto con dovizia di analisi e di congetture. Questo equilibrio tra analisi penetranti e sintesi illuminanti gli rendeva insopportabile ogni forma di pedanteria e di astrattezza, ma anche di sciatteria intellettuale, di approssimazione e di ideologismo. Era rigoroso nell’esigere da sé e dagli interlocutori precisione ed esattezza, anche nella scelta appropriata delle parole per esprimere un’idea, un’esperienza, un’interpretazione, un fatto. Stargli accanto era una scuola d’intelletto e di vita, a volte anche pungente per le carenze che faceva emergere, ma sempre stimolante e incoraggiante. Mi rimane la sensazione di rammarico per quelle volte in cui circostanze varie non consentivano alla condivisione della mensa o a circostanze analoghe, in facoltà, di averlo partecipe di discussioni spontanee in cui si avvertiva immancabilmente la sua tensione interiore e la sua superiorità intellettuale nell’affrontare le questioni più disparate, momenti da cui si veniva fuori con nuove o rafforzate convinzioni e con un rinnovato segreto ardore spirituale e intellettuale. Ho fatto esperienza personale della sua capacità di abbracciare con questo stile qualsiasi iniziativa, quando mi indirizzò al lavoro editoriale di pubblicazione di libri, attività in cui era maestro passando dalla ideazione alla realizzazione con un raro dominio della materia e una singolare cura fin dei minimi particolari. In realtà non era la vastità delle sue conoscenze, e nemmeno l’elevatezza del suo ingegno, a produrre questa singolare capacità di penetrazione intellettuale e di acutezza di giudizio, ma l’equilibrio e la forza della sua personalità, il cui segreto riposava nella sua coltivata e fine interiorità. Nel libro, don Vincenzo registra, soprattutto negli anni dell’episcopato, una sorta di preoccupazione di non sprecare mai il tempo. In quella fase egli avvertiva con pena e indicibile sofferenza le resi- 4 stenze e gli ostacoli alla sua azione pastorale, e insieme la fatica e la debolezza che si andavano accumulando e accrescendo; ma questo acuiva un senso di urgenza che percepivo, in qualche modo, connaturale a lui. «Un senso acuto del tempo» (p. 16) gli attribuisce l’autore. Non lo spingeva soltanto la necessità di risolvere un problema o di portare a termine un’iniziativa intrapresa, ma una sorta di fuoco interiore, un ardore, un desiderio profondo che nasceva dalla visione lucida, acuta di situazioni e persone, e dal senso della necessità di intervenire, di agire, per rispondere a un appello pressante, a una chiamata, a una vocazione. C’era – mi piace pensare – una passione dentro il suo voler bruciare il tempo e le tappe per giungere all’obiettivo, una passione segnata da una nota spirituale dal timbro escatologico. Se c’è una parola evangelica e neotestamentaria che, in riferimento a questo aspetto, deve essere applicata ad Aldo, è vigilanza. Contro ogni sonnolenza della mente e del cuore. In questo senso torna, in altra forma, quell’equilibrio tra aspetti solitamente da rilevare purtroppo separati nella gran parte delle persone anche credenti: un profondo radicamento nella storia, nella vicenda umana, appassionatamente studiata e amata, e l’aspirazione a un’ulteriorità e a una pienezza che stanno dinanzi, nel futuro e oltre i suoi confini temporali. Queste sono alcune delle costanti che la figura di Aldo ci proietta e che lo definiscono trasversalmente e costantemente nelle varie fasi della sua vita e nei diversi compiti che è stato chiamato a svolgere. Una costante che ancora si segnala emerge fin dai primi anni di sacerdozio, come fa rilevare il volume di Sorce, e si precisa durante il sinodo diocesano e l’attività attorno alla fucina costituita dalla rivista Argomenti. Innanzitutto, direi, il rapporto integrato e fecondo tra studio e azione pastorale. Qui ritroviamo una peculiarità inconfondibile della personalità dello studioso di prima qualità (apprezzato e ricercato dai maggiori docenti e studiosi italiani e anche stranieri) che non permette all’eccellenza accademica di relegare in secondo piano l’identità e la missione sacerdotale e pastorale. Senza in nulla sminuire l’autonomia e il rigore scientifico della ricerca storica, egli assume nell’unità della sua persona e della sua responsabilità ecclesiale la ricchezza che gli proviene da quella competenza, che conferisce profondità d’intelligenza e di prospettive alla comprensione della realtà credente e dell’attività pastorale. Unisce, in tal modo, in una sintesi originale, rigore storico e senso pastorale, teologia e storia. Tale approccio diventa una sorta di metodo. Sullo sfondo di una cognizione essenziale dello sviluppo storico, che coglie le dinamiche profonde consegnate dal passato di fede e come tali attive nella Chiesa locale, mons. Naro osserva che «ogni decisione pastorale si può collocare nella categoria del “discernimento” cristiano. Ciò significa che l’analisi della situazione, in funzione della decisione pastorale, dovrebbe essere portata al punto di scorgere nella stessa situazione lo “spirito” o gli “spiriti” che vi si manifestano e di dare un “giudizio” su tale “spirito” o tali “spiriti”. La “decisione” dovrebbe scaturire appunto da questo “discernimento” operato con riferimento a criteri orientativi offerti dall’attuale autocoscienza della Chiesa quale espressa dai documenti del suo magistero» (p. 69). 5 «Leggere, discernere, rinnovare» (p. 75) sono le parole chiave del sinodo diocesano, ma esse si propongono come modello di un agire di Chiesa che è destinato a tendere verso l’adempimento della sua missione fondamentale, l’evangelizzazione e la trasmissione della fede. Mi piace riportare, in proposito, ancora un testo di Aldo citato nel libro: «La grande difficoltà, ma anche la grande ricchezza della storia della Chiesa è che la fede cristiana vive solo se è accolta, fatta propria, da ogni generazione. Il cristianesimo può vivere solo rinnovandosi, solo se è rivissuto da ogni nuova generazione, inevitabilmente con novità di modi. Ma ogni generazione cristiana ha il compito di “iniziare” l’altra alla fede cristiana, di trasmettere la propria esperienza credente perché susciti una nuova esperienza di fede» (p. 45). Sono parole (del 2001) straordinariamente attuali, in cui possiamo leggere quasi in filigrana quelle successive di Benedetto XVI nella Lettera alla città e alla diocesi di Roma sul compito dell’educazione, del 21 gennaio 2008. Sembra di sentirlo parlare oggi, mons. Naro, con il suo senso della storia, della memoria e della tradizione, impregnata di comunità e individui animati da interiorità vive, capaci a loro volta di plasmare ambienti e persone. Del resto la sua intuizione spirituale e pastorale sopravanza l’attualità e i nostri ritardi, se è vero, come scrive don Vincenzo Sorce, che i punti centrali della sua azione pastorale di vescovo sono stati «la centralità della fede, l’attenzione alle nuove generazioni, la conversione come compito permanente, l’urgenza della conversione pastorale, la centralità della chiamata alla santità, il primato dell’evangelizzazione» (p. 164). Sono compiti che stanno dinanzi a noi come ancora da assimilare e perseguire. Come è emerso qua e là anche in questi accenni, il nucleo segreto e il fattore unificante della personalità umana, intellettuale e ministeriale di Cataldo è stata la sua spiritualità, il suo rapporto personale con il Signore. Non solo studioso di storia della santità e della spiritualità, egli è stato, come recita il titolo di uno dei capitoli, “Monaco nel cuore” (p. 109), o anche «mistico», come lo definisce don Vincenzo, il quale scrive: «Chi è vissuto accanto a Cataldo Naro difficilmente ha notato in lui espressioni bigotte, atteggiamenti religiosi sentimentali. Il suo modo di vivere la fede era interiore, asciutto, essenziale. Era immerso nel mistero di Dio e lo viveva in modo profondo e silenzioso, nascosto. Era una fede coltivata e maturata, più che ostentata. La irradiava senza enfasi, senza parole» (p. 109). Ricordo che una volta condividemmo la convinzione che la penitenza non è necessario cercarla in forme straordinarie, quando invece consiste innanzitutto nell’accettare i pesi della fedeltà ordinaria al dovere e al ministero, la fatica che comporta quando ci si dona totalmente, le croci che accompagnano spesso il cammino del credente proprio in ragione della sua testimonianza. Sorce, non a caso, lo definisce, soprattutto da vescovo, «Uomo di preghiera ferito» (p. 115). Andando verso la conclusione, vorrei aggiungere sommessamente che questa pubblicazione può segnare una svolta, e precisamente nella direzione della disponibilità e della possibilità di apprendere la lezione di Cataldo Naro nel suo insieme. Non deve arrestarsi la ricerca specialistica sui suoi scritti, sulla sua figura, 6 sulla sua vicenda. Mi sembra, però, maturo il tempo per chiedersi che cosa egli, come pastore e come studioso, lasci in eredità e che cosa abbia da dire a noi oggi. A noi vescovi, innanzitutto. E con noi anche ai preti. A cominciare da qui, dalla sua e nostra Sicilia. Egli ci dice che abbiamo bisogno di santità, di pensiero e cultura, di amore alla Chiesa: è tempo che il suo esempio sia raccolto. La mia breve esperienza pastorale a Noto mi ha dato la percezione di quanto ci sia bisogno di santità e di conversione, come radice e anima di ogni ministero; e poi di intelligenza credente e di capacità di discernimento, per cogliere la situazione religiosa e culturale, spirituale e pastorale dei nostri fedeli e delle nostre comunità; e infine esigenza di adottare le misure necessarie, di abbracciare decisioni giuste e lungimiranti, con la dovuta pazienza ma anche chiarezza e determinazione. «Non siamo espressione di una struttura o di una necessità organizzativa – ci ha detto papa Francesco in occasione della Professio fidei dell’episcopato italiano [23 maggio 2013] –: anche con il servizio della nostra autorità siamo chiamati a essere segno della presenza e dell’azione del Signore risorto, a edificare, quindi, la comunità nella carità fraterna». Una riflessione, infine, che Cataldo Naro ha portato a livello nazionale, grazie ai ruoli rivestiti prima e dopo l’elezione all’episcopato, va svolta sul suo pensiero in ordine al carattere popolare del cattolicesimo italiano e al significato del progetto culturale. Anche a questo livello torna l’ordine delle priorità sopra segnalate. C’è una tentazione che deve essere scongiurata, ed è quella che viene dall’illusione di poter affrontare il travaglio di quest’epoca con misure di carattere tecnicoorganizzativo o, detto in altri termini, con strumenti mondani. È anzitutto la vita di fede, l’esistenza cristiana a costituire la risposta e il percorso di fronte alle difficoltà che la missione della Chiesa soffre in questo tempo; e dentro di essa una riflessione intelligente e un discernimento critico sul tempo presente. Da lì bisogna ricominciare e rimettere ordine. Ma sarebbe ben sterile fermarsi a una ricostruzione della “storia degli effetti”, poiché la storia produce effetti corrispondenti e significativi là dove incontra consapevolezza e decisione, come ha insegnato e testimoniato mons. Cataldo Naro.

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VINCENZO BERTOLONE, Cataldo Naro un Pastore abitato dal Signore. Il Vangelo dispiegato in Sicilia, Milano, Paoline, 2012, pp. 96.

God bless you!

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