‘IO TANGENTISTA? MI ARRESTINO’ | la Repubblica.it

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‘IO TANGENTISTA? MI ARRESTINO’

MAZARA DEL VALLO – “Arrestatemi. Se quelle accuse farneticanti sono vere, se ho preso o dato mazzette, devono venire ad arrestarmi”. Svegliarsi una mattina e ritrovarsi “delinquente”. Monsignor Emanuele Catarinicchia, vescovo di Mazara del Vallo, è esterrefatto. Respinge con vigore, al limite della provocazione, l’accusa di aver fatto della ricostruzione delle chiese del Belice un affare da Tangentopoli e non sa trovare alcuna spiegazione all’ offensiva di padre Giorgio Malacarne, l’ ex parroco di Santa Ninfa, trasferito in Trentino due mesi fa proprio su proposta del vescovo. “Lo ritenevo inadatto all’ incarico di parroco, non ne aveva le attitudini, e così ho concordato con i suoi superiori il trasferimento di don Malacarne. Forse il suo è un inaudito modo per vendicarsi. Ma non è certo comportamento da religioso”, taglia corto Catarinicchia. “Ora dovrà rispondere delle sue accuse in tribunale, perché io ho già dato mandato ai miei legali di sporgere querela”. Il vescovo di Mazara del Vallo avverte: “Attenzione, se si deve fare chiarezza su quello che è successo nella valle del Belice è ora che lo si faccia. Ma la Chiesa non c’ entra assolutamente nulla, io non c’ entro assolutamente nulla. Sono arrivato a Mazara del Vallo solo sei anni fa, vent’ anni dopo il terremoto, quando la ricostruzione era ormai abbondantemente avviata. Non ho mai partecipato a nessuna riunione, non ho incontrato mai alcuna ditta, non mi è stato chiesto e non ho mai chiesto niente a nessuno. La gara per la costruzione della chiesa di Gibellina è stata bandita dal Comune che ha incaricato del progetto l’ architetto Quaroni e si è poi rivolto, come direttore dei lavori, allo stesso architetto che collabora con noi, De Pasquale, ma da libero professionista. Io non sono mai neanche andato a vedere quella chiesa. Come si fa a dire che la curia di Mazara ha avuto un ruolo in questi appalti?”. Ma l’ appalto di cui parla padre Malacarne, quello per la ricostruzione della chiesa di Santa Ninfa, lo ha bandito la diocesi di Mazara del Vallo. “Sì, quello sì. Quando io arrivai a Mazara trovai già un progetto che prevedeva che la chiesa girasse attorno ad un vecchio muro che doveva ricordare il terremoto. I padri rosminiani che gestivano la parrocchia erano disgustati e così venne rifatto un progetto affidato all’ architetto Paolino Di Stefano, usufruendo del finanziamento di cinque miliardi. Al momento di bandire la gara delegammo tutto a padre Malacarne. Il vicario della curia mise solo una firma in calce alle carte che gli vennero presentate. Ma era tutto in regola”. Il parroco però sostiene di aver ricevuto delle pressioni. “Farneticazioni, pure farneticazioni. E’ vero, un giorno venne da me e io gli dissi solo di fare come prescriveva la legge. Lui ora sostiene che io avevo raccomandato la ditta Celi di Santa Ninfa, ma io non la conosco e tra l’ altro è stata poi esclusa”. Ma la magistratura deve aver trovato qualche riscontro… “Forse, ma la Chiesa non c’ entra nulla. Il mio vicario, che aveva ricevuto un avviso di garanzia, poi è stato prosciolto. Mi creda, io non ho mai accettato una cassetta di limoni come regalo, io rifiuto le offerte dei fedeli. Mi ritrovo ancora con 180 milioni di debiti per la visita del papa dell’ anno scorso. Io non ho mai chiesto denaro a nessuno, non ho addentellati politici, non ho protezioni di alcun genere. In tempi non sospetti ho denunciato i grandi mali, la mafia e la massoneria, e adesso per le accuse folli di un prete mi ritrovo alla gogna. Accostato a quello che succede nella diocesi di Monreale. Se sono davvero così pericoloso, che vengano ad arrestarmi”.

di ALESSANDRA ZINITI

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